In clausura: le estreme frontiere

 

‘”Compresi che la Chiesa aveva un cuore, e che questo cuore bruciava d’amore… che l’amore racchiudeva tutte le vocazioni, che l’amore era tutto… La mia vocazione, finalmente l’ho trovata, la mia vocazione è l’amore”. “Per provarti il mio amore non ho a disposizione altro mezzo che quello di gettare fiori, di non lasciarmi sfuggire, cioè, nessun piccolo sacrificio, nessuno sguardo, nessuna parola, di approfittare di tutte le più piccole cose e di farle per amore.” Santa Teresa di Gesù Bambino è stata definita “la più grande santa dei tempi moderni” (San Pio X) e proclamata nel 1927 da Pio XI “patrona principale delle missioni del mondo” insieme a San Francesco Saverio. Nel settembre 1995 è iniziato l’anno centenario della sua morte in cui si spera di ottenere la proclamazione di Teresa a dottore della Chiesa. Teresa recupera il primato della fede e della confidenza nella Divina Misericordia in un tempo in cui la fede era ridotta dall’influsso del rigorismo giansenistico a moralismo delle opere davanti a un Dio giudice terribile. Dal “voglio tutto” di Teresa bambina, alla consapevolezza matura della vocazione ad essere “cuore della Chiesa” e quindi di tutte le vocazioni e i carismi, la sua è una fede vissuta come confidente e amoroso abbandono alla volontà di Dio, oltre ogni riduzione sentimentale e ogni calcolo di “merito”. Questo cammino culminerà nell’atto di offerta “come vittima di olocausto all’Amore Misericordioso”, contrapposto all’uso di offrirsi come “vittime alla Giustizia divina per stornare e attirare su di sè i castighi riservati ai peccatori”, di cui aveva avuto esempi anche nel suo monastero. L’impeto missionario è l’altra caratteristica essenziale del carisma teresiano. La giovane monaca di clausura vive tutta la sua vicenda personale in una crescente consapevolezza di appartenenza e responsabilità di costruzione di tutta la Chiesa. La sua missione, a partire dall’età del positivismo in cui visse, appare propria di un’epoca ormai scristianizzata. Teresa è presente al suo tempo e partecipa in prima persona, con la preghiera e l’apostolato, alla lotta che la Chiesa deve sostenere contro la massoneria (essa stessa sarà vittima di una clamorosa beffa ai danni della Chiesa), che in Francia culminerà con lo scioglimento delle congregazioni religiose e la denuncia del concordato nel 1905. La prova dell’aridità e delle tentazioni contro la fede, attraversata negli ultimi mesi della sua vita, nel periodo della malattia e delle crescenti sofferenze fisiche, è stata da lei consapevolmente vissuta ed offerta a Cristo come partecipazione alla tragedia dell’ateismo dell’uomo moderno. Infine, proiettandosi oltre la morte, chiederà di trascorrere il suo Paradiso in terra, ancora impegnata nella costruzione della Chiesa. I pannelli della mostra sono stati realizzati grazie alla collaborazione dell’Office Central di Lisieux che ha messo a disposizione il materiale fotografico prodotto dalla sorella di Santa Teresa, Celine, che aveva ricevuto l’autorizzazione a portare nel Carmelo la macchina fotografica. Altre foto sono state concesse da padre Girolamo Salvatico. L’esposizione presenta inoltre alcuni oggetti appartenuti alla Santa (sarà possibile vedere anche la ricostruzione della cella) grazie alla collaborazione del Carmelo di Lisieux. In occasione della mostra del Meeting, la Parrocchia di Santa Giustina di Rimini, esporrà la reliquia del corpo della Santa.’

Data

18 Agosto 1996

Edizione

1996

Luogo

Agorà C1 (Area CdO)