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Blues don’t change
Happening di musica, poesia e immagini
con l’artista Al Young accompagnato dai musicisti Tuck Andress e Patti Cathcart
A seguire:
Violino Jazz con Christian Escoudè e Didier Lockwood dalla Francia
Ingresso a pagamento
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BLUES DON’T CHANGE
HAPPENING DI MUSICA, POESIA E IMMAGINI con AL YOUNG, TUCK ANDRESS e PATTI CATHCART
Di scrittori, poeti e artisti negri come Al Young è piena la tradizione della letteratura nordamericana: in genere si tratta di scrittori di protesta, anche perché così vuole l’estabilishment critico bianco che di tale letteratura ha bisogno per trovare confermate le proprie teorie sulla rivoluzione.
Young, nato nel Mississipi nel 1939, oggi di casa in California, autore di numerosi romanzi e libri di poesia, tende invece ad ironizzare sugli schematismi di una cultura per cui un negro negli States o butta molotov o è un collaborazionista.
La sua vena più autentica è di tipo intimista, meditativa, personale: da essa traspare un desiderio di umanità e di vita che finisce sempre per contrapporsi dolorosamente alla triste realtà delle condizioni di vita della gente di colore nelle metropoli nordamericane.
Nel corso del Meeting Al Young, insieme a Patti Cathcart e Tuck Andress, californiani anch’essi, realizza un incontro tra jazz e poesia che era stato cercato fin dai tempi della beat-generation, ma che solo con lui avviene in maniera non giustapposta.
Il che è reso possibile dal fatto che lo stesso Young viene dalla tradizione della musica afroamericana e spesso la sua recitazione si tramuta in canto in modo naturale.
Insomma, un avvenimento da non perdere!
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VIOLINO JAZZ
con DIDIER LOCKWOOD e CHRISTIAN ESCOUDE
La caratteristica fondamentale della musica di Didier Lockwood, francese, nato a Calais nel 1956 da una famiglia di musicisti, è quella di una tale confidente maestria con lo strumento (il violino) da scioglierne l’originale legame con il genere classico in un impasto singolarissimo in cui la musica rock e jazz inglese la fanno da padroni, accanto al timbro originario, senza mai scadere nel kitch o nell’eclettismo di consumo. Dotato di una tecnica raffinatissima, capace di improvvisazioni folgoranti, Didier Lockwood continua la tradizione dei grandi violinisti francesi da Stephane Grappelli e Yean Luc Ponty.
Pure legato alla tradizione della musica jazz, già chitarrista dei più famosi quartetti (basterà fare i nomi di Slide Hampton, Art Taylor e Johnny Griffin), Christian Escoudé completa con la sua esibizione il programma del concerto.







