Arte come presenza - Meeting di Rimini

Arte come presenza

 

‘Anche se intende avere un suo specifico carattere critico, la mostra ha chiari intenti divulgativi. Si dispone su venti pannelli, ricchi di immagini della pittura e della scultura d’Europa e d’America nel Novecento. Con testi didascalici concisi, con poesie, dichiarazioni di artisti, con essenziali riferimenti storici, la mostra propone la sintesi visiva di una certa linea internazionale dell’arte contemporanea: la linea, appunto, dell’arte come presenza. Che significa ciò? Ecco: prendiamo un giudizio di Kandinsky, uno dei massimi rappresentanti dell’astrattismo: “Non viviamo oggi” vi si afferma, “in un’epoca in cui l’arte sia al servizio della vita. In altre epoche l’arte è il fenomeno che fa lievitare il mondo: tali epoche sono oggi lontane. Finchè non siano tornate, l’artista deve tenersi lontano dalla vita corrente”. In questo giudizio si esprime cioè la concezione di un’arte come “assenza”. Non è dunque di questa linea di tendenza che si interessa la mostra di cui stiamo parlando, bensì del suo opposto, vogliamo dire di quelle esperienze figurative dove l’uomo è presente con tutto il suo carico di sentimenti: dolore, felicità, disperazione, speranza, dubbi e certezze, prostrazioni e insorgenze. In questo senso, al pensiero di Kandinsky si potrebbe rispondere con una dichiarazione di Giacometti: “Io faccio certamente della pittura e della scultura… per mordere nella realtà, per difendermi, per nutrirmi, per crescere; crescere per meglio difendermi, per meglio attaccare, per afferrare, per andare avanti il più possibile su tutti i piani e in tutte le direzioni; per difendermi contro la fame, contro il freddo, contro la morte…”. I venti pannelli della mostra illustrano dunque questa linea di tendenza, che attraversa la vicenda dell’arte contemporanea, manifestandosi negli artisti più diversi per formazione, per linguaggio, per cultura e nazione. Il problema non è dunque fare una “storia dell’arte” dal primo Novecento a oggi, bensì mettere in evidenza, fornendo una serie di esempi probanti, l’esistenza e la verità di una tale linea, in cui si rivelano esplicitamente i motivi contraddittori, ma attivi, di una partecipazione diretta alle difficili circostanze del mondo moderno. Il tema di fondo della mostra è perciò quello dell’integrità umana messa a repentaglio, minacciata nei suoi valori dai meccanismi ostili di una civiltà dove tutto sembra funzionare tranne l’uomo, dove il dominio della vita sembra affidato a una ragione che di giorno in giorno diventa sempre più irragionevole. Lungo questo itinerario s’incontrano così artisti come Otto Dix, Grosz, Barlac, Beckmann, Chagall, Deineka, Picasso, Gonzales, Léger, Braque, Ensor, Permeke, Spencer, Bacon, Viani, Rosai, Carrà, Martini, Manzù, Marino, Ben Shahn, Orozco, Siqueiros, Portinari, e tanti altri, compresi molti artisti più giovani. La mostra infatti si articola attraverso i pittori e gli scultori di tre generazioni del Novecento, dalla prima generazione alla generazione di questo dopoguerra, la terza generazione. Muovendo da posizioni diverse, laiche o religiose, mistiche o razionali, rivoltose o rivoluzionarie, tutti questi artisti gravitano però intorno al medesimo problema: l’uomo alle prese con le proprie inquietudini e i propri interrogativi di fronte alla realtà attuale Ognuna delle immagini che, dagli artisti della “presenza” ci vengono proposte, sono sempre immagini dove vive e si manifesta una solidale partecipazione al destino comune dentro le difficoltà storiche in cui siamo posti a vivere. Mario De Micheli’