La persona libera e il potere di cambiare il mondo

Redazione Web

l’esempio di havel, dissidente e poi presidente ceco, al centro di un dibattito al meeting con casotto, fisher e occhetta

 

Rimini, 21 agosto – «Václav Havel ha ricostruito soggetti umani partendo dall’io. Quando ha cominciato quest’opera ha scoperto che anche altri lo stavano facendo: da allora, come un fiume in piena, non si è fermato più». Le parole di Ubaldo Casotto hanno riassunto il cuore dell’incontro “Diritti, doveri, verità: il potere dei senza potere”, che si è tenuto questa mattina nel salone Intesa Sanpaolo B3. Il giornalista ha condotto i presenti in un affascinante viaggio insieme a Pavel Fischer, presidente della Commissione Esteri del Senato della Repubblica Ceca, e Francesco Occhetta, giornalista e scrittore de La Civiltà Cattolica.

In un incontro dedicato ad un tema sempre attuale – il potere di influenzare il mondo proprio della persona che vive fino in fondo la sua libertà – l’esempio di Havel è risuonato in continuazione. Persona di grande cultura, Havel voleva fare il drammaturgo ma poi la storia lo ha portato altrove: dissidente e perseguitato politico sotto il regime comunista dell’allora Cecoslovacchia, in quanto figura di spicco del movimento Charta 77, a seguito del graduale processo di liberalizzazione del Paese ha ricoperto la carica di presidente dal 1989 al 1992, anno della sua dissoluzione, e poi quella di presidente della neocostituita Repubblica Ceca dal 1993 al 2003. Come ha ricordato in apertura Casotto «nel pensiero di Havel il primo diritto umano è essere sé stessi con la propria responsabilità. Per questo, è importante non delegare ad altri l’affermazione delle proprie ragioni per cogliere la possibilità dell’esperienza della verità: di questa esperienza ogni forma di potere ha paura».

“Chi era Havel”? ha chiesto Casotto a Occhetta, studioso dell’ex presidente ceco: «Una persona – ha risposto – che non ha mai perso la sua libertà di fronte al totalitarismo del regime comunista in cui ha vissuto. Lui ci ha ricordato il dovere della memoria come aiuto nella difesa dell’umanità dei singoli, soprattutto quando ci si preoccupa di organizzare i bisogni della società. Per lui, in ogni azione politica organizzativa bisogna pensare prima alla persona e alla sua integrità e solo dopo al contesto sociale in cui la persona è inserita. Aveva grandi conoscenze culturali e storiche, aveva la possibilità di scappare in altri Paesi e lontano dal regime, ma ha scelto di rimanere con la sua gente. Un tratto distintivo del suo modo di porsi davanti a chiunque è stato la sua mitezza che ha ispirato la rivoluzione di velluto del 1989 che ha portato al rovesciamento del regime comunista nel suo Paese. Nel suo pensiero ha previsto la nascita dei nazionalismi dopo la caduta dei totalitarismi e per questo non ha mai mancato di sostenere la necessità di un nuovo sviluppo umano integrale come attenzione ad una vita del singolo che continuamente cambia. Prima l’umano e poi le strutture. Havel inoltre ci ha portato a considerare il potere della parola come sintesi tra credere e vivere, come scalpello che modella il mondo». E qui Occhetta è entrato più nel profondo di un tema dibattuto: «Oggi tanti usano le parole di leader sovranisti mentre invece dovremmo imparare ad usare parole nostre. Il rispetto della dignità umana inizia dalle parole che ognuno di noi utilizza per comunicare. Quando riflette una verità di noi stessi la parola è potente, influenza gli altri anche se non sappiamo quanto si propaghi e che effetti avrà. Vive invece nella menzogna chi accetta passivamente un accadimento. Il suddito ideale di ogni regime non è il suo soldato ma chi confonde la verità con la menzogna che prima ci usa e poi ci accusa. Havel non era cattolico ma le sue categorie espressive vivono nella intelligenza delle persone e nella libertà dei popoli».

Da parte sua, Fischer ha sottolineato che «Havel è diventato Havel in un contesto di mancanza assoluta di libertà. È un fatto grande questo perché è stato lì che lui ha fuggito la paura e ha combattuto la menzogna. Io avevo 6 anni quando, andando a scuola, una mattina mia madre mi disse di non parlare a scuola di quello di cui si discuteva in famiglia. Questo era il clima, si viveva divisi in mondi paralleli e questo era doloroso per tutti. Havel allora era un singolo cittadino come tutti quando, probabilmente per ispirazione storica e culturale e di testimoni di dissidenza contemporanei come Jan Patočka decise di darsi delle regole di comportamento personale che da sole hanno trasformato il suo e il nostro mondo. Non aveva potere ma il suo atteggiamento ha cambiato la vita di tutti. Ieri – ha concluso – ho visitato la mostra al Meeting su Havel e a dire la verità non mi hanno colpito né i testi né le fotografie che conoscevo bene: mi ha impressionato il mio colloquio con i tanti giovani presenti che mi hanno dimostrato come l’eredità di pensiero di Havel sia stata pienamente trasmessa».

 

(A.L.)

 

Responsabile Comunicazione Eugenio Andreatta tel. 329 9540695 eugenio.andreatta@meetingrimini.org

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