I segreti del cervello, tra illusioni ottiche e nuovi modi di vedere

Sofia Bronzetti

Al via la serie di incontri promossi da Euresis e Camplus: un innovativo filone di conoscenza al Meeting

 

Rimini, 18 agosto – Può un’illusione diventare un’opportunità per il nostro cervello o rimarrà pur sempre un inganno? Domanda intrigante, che ha fatto da sfondo al primo di una serie di incontri sui processi del cervello umano che animeranno nei prossimi giorni un innovativo filone del Meeting, curato dall’Associazione Euresis e da Camplus. Quello odierno, nell’Arena Brain D3, è stato introdotto da Francesco Mambretti, dottorando in Fisica all’Università degli Studi di Milano, che ha dato una definizione di illusione ottica: «Fenomeno che si verifica quando il cervello si lascia ingannare dai sensi e percepisce cose che non esistono o non possono esistere oppure interpreta in modo sbagliato ciò che vede».

Alessandro Farini, responsabile del Visual Optics Lab all’istituto Nazionale di ottica Ino del Cnr a Firenze, ha aggiunto che «le illusioni ottiche non sono un errore del cervello ma sono una forza che aiuta a vedere meglio». Coinvolgendo un pubblico attento e curioso con una serie di esempi di illusioni ottiche, Farini ha ricordato che «la scienza parte da farsi domande e dare risposte, non importa che la risposta sia giusta ma tentatela». Attraverso i giochi sottoposti, ha dimostrato che l’occhio non è un rivelatore assoluto ma compie sempre un confronto o un paragone che permette di vedere le differenze che la tecnologia non mostra. Non vedere la realtà fisica e tecnologica così come è un aiuto ad affrontare meglio ed a cogliere tutte le sfumature la realtà. Quando si parla di visione, infatti, sono tre le forze che entrano in campo: luce, oggetto e io che vedo. L’io lega alcuni tipi di illusioni alla cultura, alla storia di ognuno perché quando si osserva qualcosa si guarda con tutto quello che abbiamo dentro.

Dopo l’interruzione di uno spettatore daltonico, Farini ha aggiunto che «i daltonici vedono meno sfumature delle altre persone ma che, a loro volta, loro ne vedono di meno delle aquile e che quindi messi a confronto col rapace, tutti sono daltonici. Permettermi un’ultima citazione: ”Molte domande affascinanti nascono dal sapere scientifico: questo può soltanto accrescere il senso di meraviglia, di mistero, di rispetto”. Ebbene, il sapere non deve essere per forza scientifico ma può essere di qualsiasi natura».

(B.M.)

 

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