Economia, sussidiarietà e bene comune: nuove sfide ed opportunità

Redazione Web

Economia, sussidiarietà e bene comune: nuove sfide ed opportunità

Superare l’incertezza con la consapevolezza che si possa rimettere in moto il Paese

Rimini, 23 agosto 2021 – Un parterre di ospiti di altissima caratura ha caratterizzato l’incontro “Economia, sussidiarietà e bene comune” proposto dal Meeting in collaborazione con Fondazione per la Sussidiarietà: Domenico Fanizza, executive director for Italy, Portugal, Greece, Malta, Albania, and San Marino at International Monetary Fund; Eduard Heger, primo ministro della Repubblica Slovacca; Corrado Passera, fondatore e amministratore delegato Illimity Bank; Rajan Raghuram, Katherine Dusak MillerDistinguished Service professor of Finance at the University of Chicago Booth School of Business, introdotti da Samuele Rosa, senior economist al Fondo Monetario Internazionale (FMI).

L’analisi proposta ha voluto concentrarsi sulle dinamiche che legano i tre termini del titolo, alla luce dei cambiamenti in atto che coinvolgono economia e società.

Passera, nel suo primo intervento, si è concentrato sulle possibilità di superare questo periodo di grande e profonda incertezza. E per compiere questo passo occorre «ricreare un “noi” come comunità, rimettendosi in moto assieme allo Stato ed al mercato. Ritrovare la fiducia significa», secondo Passera, «lavorare su tutte le sue dimensioni con la convinzione che si possa rimettere in moto il Paese, anche attraverso piani ambiziosi di cui il PNRR è esempio concreto».

Raghuram ha poi focalizzato l’attenzione sulle conseguenze della sfiducia nel mercato, poiché la dicotomia mercato-Stato tende a lasciare da parte la comunità trattando il singolo come anonimo, mentre ciò che conferisce identità alle persone è proprio la comunità cui appartengono: «Queste comunità non sono in grado di aiutarsi da sole, poiché il mercato stesso ha tolto loro la capacità di azione. La crescita», secondo il docente indiano, «non è stata sostenibile e tali comunità non hanno fondi, potere e le capacità a livello legislativo per far fronte alle criticità. La crescita sarà sostenibile solamente quando questo squilibrio sarà superato». La soluzione viene ravvisata da Raghuram nella ricostruzione delle comunità, riprendendo con forza il concetto di sussidiarietà, che significa operare al livello più basso, in cui, però, le cose vengono fatte meglio proprio per un contatto diretto tra i decisori e la realtà concreta.

Heger ha illustrato, invece, gli sviluppi concreti del Documento di rinascita e resilienza nazionale attivato nel suo Paese di concerto con l’UE. Le riforme, che interessano, tra l’altro, il sistema scolastico, quello sanitario e la giustizia dovranno accompagnarsi ad una forte digitalizzazione del Paese. «Tutto ciò», ha sottolineato il Primo Ministro, «dovrà essere sostenuto da importanti investimenti. La creazione di comunità integrate e servizi migliori si raggiunge operando sulle riforme e sugli investimenti».

Gli interventi operativi del Fondo Monetario Internazionale sono stati al centro dell’intervento di Fanizza. che ha annunciato ufficialmente la messa in pratica della quarta emissione di diritti speciali di prelievo del Fondo. Liquidità e risorse date a tutti i membri con l’idea che i Paesi che non hanno bisogno di tali risorse operino per metterle a disposizioni dei Paesi più poveri. «La risposta delle politiche economiche alla crisi», ha osservato Fanizza, «è stata formidabile. Le politiche fiscali si sono occupate di dare sussidi ad imprese e famiglie. I governi hanno pensato a preparare dei piani impensabili e sono riusciti a realizzarli perché le Banche Centrali sono intervenute comprando titoli governativi sul mercato e rimuovendo il vincolo di bilancio alla politica fiscale. Nei paesi poveri e in molti dei paesi emergenti», rileva Fanizza, «questa strategia non si è potuta attuare, perché le Banche Centrali di quei paesi non possiedono la capacità e la credibilità per controllare le attese inflazionistiche e, purtroppo, il gap che si stava riducendo ha preso nuovamente la direzione opposta. Il Fondo Monetario è intervenuto in maniera parziale per provvedere delle risorse per questi paesi attraverso tre linee: erogando prestiti di emergenza con pochissima condizionalità, raddoppiando i limiti ai prestiti da dare ai paesi con programmi di riforma economica ambiziosi e attraverso i diritti speciali di prelievo da usare per politiche di solidarietà a livello globale».

Passera è stato invitato ad esporre il suo punto di vista sul futuro del capitalismo: «Quello di tipo neoliberista ha portato a crisi gravi che sono diventate crisi politiche, elettorali, con l’emersione del populismo come risposta alle inadeguatezze del sistema capitalistico stesso. Il sistema economico dovrà essere in grado di lasciare un pianeta migliore di quello che ha ricevuto, attraverso un approccio sostenibile a livello di equilibrio sociale ed a livello finanziario. Occorre evolvere praticamente e ideologicamente. Ideologicamente dobbiamo toglierci la convinzione che il mercato si autoregoli: le regole ci sono ed è necessario applicarle cercando di guardare ad orizzonti temporali più ampi del cosiddetto medio periodo. Nel muoverci in queste direzioni», rileva l’ad, «vi è un ruolo per tutti, perché il bene comune è una responsabilità condivisa a cui ciascuno deve dare un pezzo della propria vita, del suo tempo, del suo impegno».

Gli ospiti si sono poi confrontati con l’apporto dato dalle nuove tecnologie, che possono giovare anche a quelle comunità locali ad oggi emarginate dal mercato e con i benefici che una decentralizzazione reale può determinare sui territori che devono essere interessati da azioni poste in essere dalla sussidiarietà, dal settore privato e dalle iniziative individuali. In tal modo nessuno può essere lasciato indietro attuando, in sostanza, il fondamento del bene comune.

(S.Z.)

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