Afghanistan, tutto perduto?

Redazione Web

Afghanistan, tutto perduto?

Rimini, 25 agosto 2021 – Roberto Fontolan, direttore del Centro Internazionale di Comunione e Liberazione, introduce il tema con le parole pronunciate al Meeting 2015 della ex first Lady afghana Rula Ghani: «La guerra è orrenda perché distrugge non solo cose e persone, ma soprattutto il tessuto sociale. Trasforma gli esseri umani, che perdono la loro umanità. Dobbiamo ricostruire il tessuto sociale, la vita era un bene quando esisteva lo stato di diritto. Che Dio ci aiuti». Fontolan ricorda che l’occupazione militare degli USA, in risposta agli attentati dell’11 settembre 2001 e al diniego del governo locale di consegnare i terroristi, volle definirsi Enduring freedom, “una libertà che dura”, e fece intravvedere la possibilità che l’Afghanistan costruisse, anche grazie alle ONG, qualcosa di nuovo. Tutto ciò è finito lo scorso 16 agosto, e ciò, con la morte di 65mila soldati e 80mila civili afghani, viene indicato col termine “disfatta”. «È finita la democrazia?», si chiede, come molti, e «perché i valori non hanno attecchito?»

Il giornalista Fernando De Haro: «Noi occidentali abbiamo questa immagine di sconfitta», concorda, «ma in Egitto, all’indomani della caduta del governo dei Fratelli Musulmani, il giudizio era “voi occidentali avete troppa fretta”, e Cassese nota che la democrazia è un diritto universale astratto, ha bisogno di un’educazione per diventare reale. D’altronde», si chiede, «in Europa quanto ci abbiamo messo? E adesso a che punto siamo?»

Wael Farouq, professore di Lingua e Letteratura Araba all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, provocato sul silenzio del mondo islamico, ribatte: «Il mondo islamico è sconvolto, allarmato dalla pretesa di Islam “puro”, come lo invocava un leader talebano nel 2016, perché la religiosità viene chiusa in uno schema fatto di regole». E precisa: «La sharia talebana consta degli 80 versetti che contengono regole su un totale di 6mila, ed è perciò una incredibile riduzione di quella islamica. “Sharia” significa “traccia per arrivare” ed è metafora del cammino religioso. Nella versione talebana è ideologia, ha bisogno del nemico». Inoltre, secondo Farouq, i talebani «non hanno un’organizzazione, sono individualisti. Chi volesse cambiare mentalità, non avrebbe come dotarsi di seguaci». Fontolan, conscio dei rischi di eccessiva semplificazione, provoca l’accademico egiziano sulle differenze tra sharia, terrorismo, e ISIS. «Le differenze sono marginali», ribatte. «Il problema è aver trasformato la religione in ideologia politica».

De Haro, dal canto suo, individua nella situazione afghana due fattori, antropologico e geopolitico. Per il primo «manca il soggetto e chi lo costruisce, mentre in Occidente pensiamo di averlo consolidato per sempre e per tutti, dimenticando che il soggetto si dà sempre storicamente», mentre sul versante geopolitico c’è eccessiva semplificazione. Per Bush, Obama, Trump «è una guerra contro il male», ma il mondo è più complicato. Nel jihadismo «hanno molta forza il Qatar e la Turchia, che è membro della NATO». Poi c’è il Pakistan «da cui sono dovuto scappare perché il mio contatto era minacciato di morte. Il Pakistan è un buco nero». E non dimentichiamo la Cina, che «ha la volontà di destabilizzare il concetto di mondo libero, anche con strategie economiche».

Farouq amplia il concetto: «il jihadismo è figlio della modernità, anzi c’è chi lo ritiene figlio del nichilismo. Ed esattamente come il potere occidentale, guarda il proprio interesse. Se oggi però i talebani non trovano soldati, è perché sotto l’occupazione americana chi oggi dovrebbe essere reclutato come combattente ha conosciuto istruzione ed esempi diversi. Nel ’94 l’Arabia saudita era come l’Afghanistan talebano, ma 200mila sauditi hanno studiato fuori. Tutte le religioni, poi, possono cadere nella tentazione ideologica, ma c’è un lavoro in atto contro di essa. Penso al Papa, all’imam della Fratelli tutti, al Marocco. Chi fa il gioco islamista sono Qatar e Turchia, e quando arriva il denaro dal Qatar o l’alleanza della Turchia bisogna ricordarsene. Vi sono poteri occidentali che contribuiscono all’ideologia islamica, ma la libertà rimane al centro del cuore del musulmano».

Fontolan ricorda che 20mila rifugiati si stanno incamminando sulla rotta balcanica, e che un milione cercheranno rifugio. Per De Haro «c’è un uso inaccettabile della Turchia di Erdogan. Ricordiamoci che in Europa non si è data alcuna crisi da rifugiati, ne abbiamo solo paura. In Europa siamo trecento milioni, possiamo accoglierne uno». Farouq rilancia sul tema della presenza: «Il problema è il vuoto che abbiamo creato in Afghanistan. Bisogna fare come Rose Busingye e come ha indicato il Papa: la parola è presenza». Telegrafico Fontolan: «Impulso, sguardo acuto, imparare dalle sconfitte, riguadagnare un soggetto nuovo».

(A.C.)

Scarica