«Dati dal cielo, per riportare il mondo al cielo». I portoghesi nel tempo delle scoperte (1415-1580) - Meeting di Rimini

«Dati dal cielo, per riportare il mondo al cielo». I portoghesi nel tempo delle scoperte (1415-1580)

 

«O frati», dissi, «che per cento milia
perigli siete giunti a l’occidente,
a questa tanto picciola vigilia

D’i nostri sensi ch’è del rimanente
non vogliate negar l’esperienza,
di retro al sol, del mondo sanza gente.

Considerate la vostra semenza;
fati non fosti per vivere come bruti,
ma per seguire virtute e conoscenza».
(DANTE, Divina Comedia, Inferno, XXVI, 112-120)

Dio ha voluto che la terra fosse tutta una,
Che il mare unisse, e non più separasse
(FERNANDO PESSOA, Mensagem, L’Infante)

Nel Quattrocento e nel Cinquecento i portoghesi si sono spinti alla scoperta di nuovi mondi, nonostante tutta la loro fragilità, avevano il desiderio di essere protagonisti della propria vita. Sono partiti alla ricerca di ricchezze e di nuove esperienze, ma soprattutto animati da un’ideale per il quale hanno dato la vita senza misurare le forze, né calcolare i risultati. Le scoperte portoghesi si fondano sulla fede di un popolo che dà agli uomini il coraggio, la creatività e una concezione della vita che permette di raggiungere l’impossibile.
La mostra «Dati dal cielo, per riportare il mondo al cielo» non pretende di esaurire la storia delle scoperte portoghesi di quel periodo, ma desidera presentare alcuni fatti determinanti che aiutino a capire le ragioni che hanno portato quegli uomini a lasciare il loro territorio, la famiglia, gli amici e a scoprire nuovi mondi.
Il percorso della mostra inizia con una sintesi degli antecedenti e delle cause della espansione portoghese; prosegue con una descrizione dei viaggi, soprattutto quelli oltreoceano, degli incontri con la terra inesplorata – l’Africa e il Brasile e con le grandi civiltà dell’Oriente – Cina, Giappone e India. Infine, si affrontano tre grandi temi delle scoperte: la scienza, l’arte e la missione. La mostra ricorda che qualche decina di migliaia di uomini sono partiti e si sono stabiliti in tutti i continenti del mondo: anche nel momento in cui la sovranità portoghese si è ritirata, sono rimasti lì, facendo famiglia e integrandosi nei territori appena conosciuti.
In seguito alle scoperte portoghesi si è registrato un progresso nelle più svariate discipline: la cartografia dell’epoca è in grado di identificare già tutti i continenti ed oceani; l’arte della navigazione e la strumentazione marittima ha degli sviluppi considerevoli; i frutti esotici e le spezie che si cominciano a utilizzare in cucina, i progressi in medicina dovuti alle proprietà medicinali e terapeutiche ricavate dalle nuove piante. Mentre gli animali selvaggi, come il rinoceronte e l’elefante sorgono nell’Europa come elementi che cominciano ad apparire nell’arte, s’introducano nella cultura e passano a far parte della quotidianità degli europei.
In tutto il mondo possiamo trovare testimonianze dell’arte portoghese, segno di questo passaggio e di questo incontro: ad esempio a Goa, i portoghesi hanno costruito la loro più grande chiesa.
Dall’incontro dei portoghesi con i diversi popoli traspare tutta la gratuità, l’apertura all’altro e il coinvolgimento: ogni uomo, non prescindendo della propria identità, guarda l’altro nella sua diversità, e così stabilisce rapporti, si coinvolge con apertura, annunziando a loro quello che ha di più prezioso: Cristo nel concreto della vita. Ad oggi possiamo contare circa 500 diocesi in tutto il mondo nate da questo coinvolgimento.
«Tendere a rispondere a ciò che ci è chiesto nella vita significa tendere a diventare protagonisti. Ciò che ci è chiesto è per essere protagonisti nella vita, cioè per essere generatori: “protagonista” vuol dire letteralmente in greco “generatore”, il “primo agente”, ciò che fa scaturire le cose» (L. GIUSSANI, Affezione e dimora, p.36).

“Nascere piccolo e morire grande è arrivare ad essere uomo. Per questo Dio ci ha dato così poca terra per nascere, e tante terre per il sepolcro. Per nascere poca terra, per morire, tutta la terra; per nascere Portogallo, per morire il mondo.” (P. ANTÓNIO VIEIRA, Sermone di Sant’Antonio, VII)

A cura di: Aura Miguel, Carlos Zarro, Diogo Maleitas Correia, Henrique Leitão, Margarida Pacheco de Amorim, Pedro Marques de Abreu, Teresa Nobre de Carvalho.
Con la collaborazione di: Rita Nobre de Carvalho
Coordinamento di: Isabel Alçada Cardoso.

Organizzata dal Museo del Monastero di KyKKos

QUESTA MOSTRA È DISPONIBILE IN FORMATO ITINERANTE. CLICCA QUI PER TUTTE LE INFORMAZIONI