“Profezie per la Pace” nella città di San Francesco

6 Agosto 2026
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Ad Assisi, nell’Anno Centenario del Transito del Poverello, dall’1 al 6 agosto nella Basilica di Santa Maria degli Angeli è stata allestita la mostra “Profezie per la Pace”. Moltissime le persone  che l’hanno visitata, soprattutto giovani, convenuti nella città di san Francesco da tutto il mondo in occasione del GO! Franciscan Youth Meeting, itinerario spirituale culturale di forte impatto giovanile, che si chiude il 6 agosto con la presenza di papa Leone XIV.  La rassegna propone uno sguardo oltre la guerra, attraverso le dieci storie provenienti da alcuni dei luoghi più feriti del pianeta – dalla Palestina a Haiti, dal Rwanda al Myanmar – che illustrano come, anche nelle ferite più profonde del nostro tempo, continuino a nascere segni concreti di pace e speranza. Dove uomini e donne hanno scelto di rispondere all’odio non con altra violenza, ma costruendo concretamente percorsi di riconciliazione e pace.

La mostra, nata per il Meeting 2025 e realizzata da Gioventù Studentesca, segue la provocazione di papa Francesco ad accompagnarlo nella “profezia per la pace”. Cecilia, una delle giovani guide della mostra ha spiegato come in tutta la rassegna sia declinata la parola “profezia”. «Quando sentiamo parlare di un profeta», ha detto «pensiamo subito a qualcuno che sa prevedere il futuro. In realtà il cardinale Pierbattista Pizzaballa ci ha insegnato che profeta è chi sa guardare in profondità la realtà di oggi. Anche dentro il caos, il sangue e le guerre, riesce a riconoscere i segni del bene che già esistono». La mostra, attraverso le testimonianze di “luce” diviene un messaggio di pace e speranza: mai disperare perché il bene germoglia sempre.

Pertanto, oltre l’orrore della guerra, la mostra focalizza i volti di uomini e donne che, «pur vivendo l’orrore, continuano a essere liberi, lieti e capaci di costruire pace». Sono i testimoni che il cardinale Pierbattista Pizzaballa definisce “i risorti di oggi”: persone che, immerse nella violenza, continuano a testimoniare che una speranza è ancora possibile. Un esempio è la piscina costruita ad Aleppo da Pro Terra Sancta, a testimoniare che in un mondo di macerie la vita continua.

Altro filo conduttore della mostra è la convinzione, cara a don Tonino Bello e ripresa più volte da papa Francesco, che la guerra inizi quando si smette di riconoscere il volto dell’altro. Da qui le storie di persone che hanno scelto di interrompere la spirale dell’odio: madri israeliane e palestinesi accomunate dallo stesso dolore, religiosi che hanno deciso di restare accanto ai più deboli, uomini e donne che hanno preferito il perdono alla vendetta. «La pace», ha osservato Cecilia, «non nasce da un’idea astratta. Nasce quando una persona decide di affermare il desiderio di bene che porta nel cuore invece dell’odio che la guerra vorrebbe imporre». E da Assisi forte e chiaro è diffuso il messaggio insito nella mostra: profeti significa vedere che anche dentro il buio c’è la luce e che la speranza non nasce dall’assenza dei conflitti, ma dalla presenza di uomini e donne che, ogni giorno, scelgono di costruire la pace. (Ileana Rossi)

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