
La mostra itinerante dedicata ad Amadeo Peter Giannini continua a registrare un successo crescente nelle diverse tappe in Italia e all’estero. Dopo aver toccato numerose località – dalle Marche all’Abruzzo, con diverse esposizioni in più città – ed essere arrivata fino a New York, l’esposizione sarà riproposta a novembre anche a Rimini. A colpire non è solo la diffusione geografica, ma soprattutto la risposta del pubblico. Ce lo ha raccontato Roberto D’Addario, volontario riminese e appassionato narratore della storia di Giannini, per il quale il vulcanico banchiere italoamericano ormai è un amico: «l’amico A.P. Giannini», così lo chiama.
La dinamica della partecipazione è sorprendente: «Solitamente l’affluenza a una mostra parte con una grande impennata iniziale e poi si affievolisce. Con Giannini accade l’esatto contrario: all’inizio c’è curiosità, poi, seguendo la mostra e la sua vita, cresce l’entusiasmo. Si accendono gli animi e, quando si arriva alla fine, il tutto è accompagnato da un po’ di tristezza, ma tutti vanno via contenti per aver conosciuto una grande persona e una storia meravigliosa».
Una storia che, come sottolinea D’Addario, «genera stupore: è talmente bella che sembra il racconto di un film da Oscar. Eppure Giannini era una persona normale, uno qualunque, poteva essere uno di noi. Un uomo che non ha cercato il successo a tutti i costi, ma è stato alla realtà, seguendo ciò che la realtà gli chiedeva».
È proprio questa immediatezza a rendere la mostra capace di coinvolgere pubblici diversi. D’Addario individua due elementi centrali nella vita del fondatore della Bank of America. Il primo è che nulla accade per caso: «la sua vicenda è attraversata da eventi drammatici – dall’assassinio del padre alla perdita di tre figli adolescenti, fino ai terremoti e alle crisi finanziarie – che diventano occasione di costruzione». Il secondo è che ognuno si trova nel posto giusto al momento giusto, se accetta la realtà che ha davanti. Fin da bambino Giannini aiuta i genitori, poi accompagna i turisti alla locanda di famiglia, sempre pronto a dare una mano a chi è in difficoltà. «Una persona che non si è mai sottratta a ciò che aveva davanti, rispondendo sempre in modo positivo», osserva D’Addario.
Eppure, nonostante sia stato un protagonista della storia economica internazionale – fondatore della Bank of Italy poi diventata Bank of America – in Italia il suo nome è poco ricordato. «Non ha una via, una piazza, una strada che lo ricordi e nei libri di storia è praticamente ignorato. Forse perché è un personaggio scomodo». Ciò che emerge con forza dalla mostra è invece la sua fiducia negli altri: «Ha creduto nelle persone e nelle loro capacità, offrendo una cosa fondamentale: la fiducia. Credeva nel talento e rischiava nei rapporti».
Un esempio emblematico è il sostegno dato a figure come Walt Disney, senza il quale «nessuno avrebbe conosciuto il mondo di Topolino», ma anche a Charlie Chaplin, Frank Capra, alla nascente Hewlett-Packard e ai protagonisti della costruzione del Golden Gate.
Alla base di tutto, ricorda D’Addario, c’è anche l’educazione ricevuta, in particolare dalla madre Virginia, che scelse di portare con sé un solo libro: il Vangelo. E nella sua vita personale si intravede la stessa decisione: l’incontro con la futura moglie a febbraio e il matrimonio a settembre. «Forse un colpo di fulmine, ma sicuramente la volontà di costruire una famiglia».
Il cuore della mostra – ed è forse ciò che ne spiega il successo – sta però nella risposta a una domanda molto attuale: è possibile oggi vivere così? «Spesso si dice: lui ha fatto ciò che ha fatto, ma oggi non è più possibile. Ma non bisogna dimenticare le difficoltà che ha attraversato e soprattutto che non voleva costruire una banca. Quando ha visto come venivano trattati gli ultimi, si è chiesto: cosa posso fare per restituire dignità alle persone?».
Emblematico è l’episodio del terremoto di San Francisco, quando Giannini si presentò al porto tra gli sfollati e iniziò a prestare denaro sulla parola. «Ha avuto il coraggio di ridare speranza a persone che avevano perso tutto». È proprio questa fiducia che, secondo D’Addario, continua a colpire chi visita la mostra: «Se trovi qualcuno che crede nelle tue potenzialità, nasce un debito morale prima ancora che economico. Questo fa crescere l’autostima nelle persone».
Da qui la conclusione, che è anche il messaggio che i visitatori si portano a casa: «La finanza, l’economia, le relazioni umane si fondano sulla fiducia. Se non si costruisce fiducia, tutto il resto non può fiorire». (Ileana Rossi)
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