Giovedi, 25 agosto ore 11

INCONTRO CON JEAN GUITTON E CONSEGNA DEL "PREMIO FONDAZIONE FIUGGI-MEETING '88"

Partecipano:

Giulio Andreotti, presidente Fondazione Fiuggi-Meeting '88

Giuseppe Ciarrapico, sponsor generale del Meeting '88

Conduce l'incontro

Antonio Smurro, presidente Associazione Meeting per l'amicizia fra i popoli

Jean Guitton è giunto a Rimini per ricevere il Premio "Una vita per l'uomo" dalle mani dell'on. Giulio Andreotti, Presidente della Fondazione Fiuggi-Meeting '88. Il cardinale Achille Silvestrini ha così commentato il discorso di Jean Guitton: "Questa è una giornata storica: Jean Guitton ha passato il testimone di Paolo VI a questi giovani. Questo è il metodo: quello che pare scontro è per l'incontro, per la vera unità".

ANTONIO SMURRO

Con la nona edizione del Meeting si inaugura il Premio Fondazione Fiuggi-Meeting '88. Esso si articola in due sezioni: la prima sezione riguardante l'attribu zione di un premio da assegnarsi ad una personalità vivente della cultura mondiale distintasi per l'impegno dedicato alla difesa dei valori culturali, spirituali e religiosi dell'uomo, viene denominata Una vita per l'uomo; la seconda sezione prevede un premio da assegnarsi, ad un lavoro monografico inedito, di ricerca su temi, argomenti e personaggi attinenti al titolo del Meeting "Cercatori di Infinito, Costrut tori di Storia" da svolgersi individualmente o in gruppo. Hanno fatto parte della giuria che ha stabilito i vincitori dei due Premi l'onorevole Giulio Andreotti, in qualità di Presidente della Fondazione Fiuggi-Meeting '88, il Prof. Adriano Bausola, il Prof. Rocco Buttiglione, Monsignor Fiorenzo Angelini, il Prof. Carlo Petrocchi, Antonio Smurro in qualità di Presidente del Meeting e di vice presidente della giuria.

Il premio riguardante la II sezione è stato assegnato alla Rivista "Synesis" (che raccoglie il lavoro di numerosi centri culturali in tutta Italia). Per la I sezione è stato premiato il prof. Jean Guitton per la testimonianza feconda di un pensiero cristiano fedele e originale, che ha saputo illuminare con le ragioni della fede il travaglio contemporaneo dell'umana ragione.

GIULIO ANDREOTTI

Cari amici, mi sembra pieno di significato che in questa tornata del Meeting nella quale si consegnano i premi sia qui presente il Cardinale Achille Silvestrini. Nella Divina Commedia vi sono molti ruoli: pur apprezzando dal punto di vista letterario tutto, noi siamo un po legati ai ruoli del Paradiso. Perché un premio? Si dice qualche volta che i premi sono troppi, ma agli uomini di cultura non ne vengono poi assegnati molti (perché ci sono quelli che si definiscono da soli tali, ma che ancora devono dimostrare di esserlo) e ai veri uomini di cultura non sapremo mai abbastanza dare il riconoscimento per il valore del loro apporto per tutto l'insieme della vita sociale: per quello che appare, quello che è preliminare e anche quello che non appare. Questo premio legato dal gemellaggio che la Fondazione Premio Fiuggi Cultura ha fatto con il Meeting, nasce all'insegna

dell'umanesimo. Vi è forse un momento che tutti ricordiamo: la conclusione del Concilio Ecumenico, quando il Papa Paolo VI, nel dare ai rappresentanti di tutte le categorie una copia degli atti finali del Concilio stesso, dette agli uomini di cultura questo messaggio, che era diretto in modo particolare ai cristiani. Anche noi abbiamo un umanesimo e da questo ci siamo ispirati per il premio che adesso viene consegnato. Noi cerchiamo anche nella attribuzione dei premi della Fondazione Fiuggi (non quelli legati al Meeting) di aver sempre di mira questo apprezzamento alla conoscenza e alla salvaguardia dell'uomo come tale. Quando l'anno scorso dovemmo dare per la prima volta il Premio Internazionale, scegliemmo non a caso uno scienziato americano che era arrivato ad una grande scoperta, la risonanza magnetico-nucleare. Era un grande radiologo e disse che un giorno, sottoponendo un bambino ai raggi X, ebbe il timore che l'entrata di questi corpi estranei in questa creaturina potesse, magari a scoppio ritardato, produrre dei risultati negativi e si mise a studiare qualche cosa che consentisse di fotografare l'interno dell'uomo, non immettendo delle sostanze, ma carpendo i messaggi, in questo caso i messaggi magnetici che vengono dall'uomo. Ho voluto ricordarlo qui, dove siamo per onorare e ricordare una delle più grandi figure della cultura francese ed europea, ma diciamolo pure, con senso di grande orgoglio, una delle grandi figure del cattolicesimo contemporaneo. Forse la provvidenza di Dio ha voluto che Guitton nascesse nel 1901 per poter fare lungo tutto questo tormentato XX secolo un itinerario di testimonianza e di dono e noi gli auguriamo veramente di completare tutto questo ventesimo secolo. Le sue opere sono molte e non sto qui a rimpicciolire, con una elencazione, il significato simbolico della manifestazione; ma certamente dal primo lavoro, "Il tempo e l'eternità da Plotino a S. Agostino", agli ultimi, vi è una profondità, ma nello stesso tempo, perché cultura vera, una accessibilità a questa elaborazione che è filosofica ed ha anche il pregio letterario, oltre che un profondo significato didattico e religioso. Il premio, appunto, parla di persone che dedicano se stesse alla difesa dei valori culturali e spirituali dell'uomo. Jean Guitton questo lo ha fatto e lo fa in una misura eccezionale, con una qualità che giustamente lo portò, ormai dal non vicinissimo 1961, a far parte della Accademia di Francia. Mi sia però consentito, e spero che a Jean Guitton non dispiaccia, rilevare che nell'elenco delle sue opere ve ne è una, "La Vergine Maria", che è veramente uno studio di una grande profondità, un libro che è insieme di cultura e di meditazione. Jean Guitton venne a Roma per molti anni il giorno del nome di Maria, l'8 settembre, per passare una giornata insieme con il Papa Paolo VI, di cui era veramente amico nel senso migliore della parola. Era molto bello, nella vita di un Papa, abbandonare per un giorno tutte le udienze di tabella, tutti gli altri impegni, per avere un contatto con un uomo della levatura spirituale e culturale di Jean Guitton. Ed era bello, per Jean Guitton, questo fedele pellegrinaggio a Roma nel nome di Maria. Mi pare che questo sia forse il segno più bello che noi possiamo porre all'attenzione di un premio, che certamente è fatto in nome di questi valori culturali, in generale dei valori spirituali, ma è fatto anche in nome dei valori religiosi. A me pare molto bello che l'anno in cui noi abbiamo attribuito questo premio, in cui per grazia di Dio ci troviamo ancora insieme al Meeting, sia l'anno di una grande rivincita della religione. Quella che doveva essere la cancellazione definitiva del valore religioso equiparato alla droga, "l'oppio dei popoli", ha avuto veramente nella celebrazione del millenario della Santa Russia, una nuova fase.

Mi sembra importante che voi, giovani che non avete mai avuto paura di dirvi religiosi, che non avete mai soggiaciuto alla meschinità del rispetto umano, oggi più degli altri possiate gioire, perché vediamo che questa religione non è più considerata una causa di deminutio per l'uomo. Oggi tutti ringraziamo Dio per avere fatto in modo che anche coloro che non credono si avvicinino con rispetto ai valori religiosi. E' l'anticamera per quella cristianizzazione vera del mondo per la quale noi, con tanta fede e con profonda umiltà, cerchiamo di lavorare.

GIUSEPPE CIARRAPICO

Ad alcuni giornalisti che cortesemente mi interrogavano, in occasione della conferenza stampa che ha aperto questo Meeting 1988, circa le ragioni che hanno spinto il gruppo Italfin '80 a sponsorizzare così massicciamente il Meeting di Rimini, ho avuto occasione di rispondere che la nostra scelta (che si era già verificata nella precedente edizione) è la naturale e logica conseguenza di quella volontà di promozione di impresa attraverso la cultura che abbiamo fatto alcuni anni fa. E in questa direzione siamo stati tra i primi, con l'istituzione dei Premi Fiuggi e con la Fondazione Fiuggi per la Cultura. Fu l'onorevole Andreotti, di cui ci onoriamo di essere amici e di riconoscervi un riferimento umano e culturale, a ispirarci in quella scelta professionale.

Se la Fondazione Fiuggi per la cultura, attraverso i premi annuali e il Premio Internazionale Triennale, ci consentono un rapporto con la cultura vissuta oggettivamente, la sponsorizzazione del Meeting di Rimini ci consente di vivere la cultura. Checché se ne dica, tanta forza spontanea e di buona volontà umana, di impegno e di disponibilità di migliaia e migliaia di giovani, sono senz'altro e inequivocabilmente una delle più grosse realtà culturali dell'Italia e della società di oggi. Qualcuno ha creduto in questi giorni, consentitemi di parlare al plurale perché ormai mi ritengo uno di voi, di venirci ad insegnare qualche cosa in fatto di cultura. Credo che a Rimini ci sia da imparare prima ancora che insegnare.

JEAN GUITTON

Onorevole, cari amici. Il vostro invito è stato una grande felicità per me e, come per Eugène Ionesco, una grande data, forse una delle più grandi date della mia vita e vi dirò subito il perché. Come è stato ricordato, sono nato con questo secolo, il 18 agosto 1901, e tutto sta ad indicare che sto per arrivare alla fine del mio cammino in questo mondo. Ora però per un uomo, qualunque esso sia, c'è forse una più grande felicità, esiste una migliore e più bella data nella propria vita, di quella di poter trasmettere un giorno alla gioventù, cioè all'avvenire del mondo, ciò che è essenziale, ciò che fu essenziale nel proprio pensiero e nella propria vita? Un grande poeta francese un giorno disse: "Veniamo al mondo vecchi, bisogna cercare di morire giovani". Sono oggi a Rimini per tuffarmi nuovamente nella vostra giovinezza e per cercare di morire giovane.

Io vi parlo pensando che ormai siamo arrivati ad una data straordinaria, forse anche il momento più drammatico della storia del mondo e dell'umanità su questo pianeta terra, perché senza rendersene conto, nel 1945 con Hiroshima, l'umanità è entrata in una era assolutamente nuova.

Non c'è mai stata nessuna data più drammatica, più importante nella storia, nella lunga storia degli uomini che voi volete testimoniare e rappresentare in questo Meeting. Perché? Ve lo dirò in due parole. Prima di Hiroshima l'uomo era mortale, si sapeva mortale, ma l'umanità non sapeva che anch'essa poteva morire. Da Hiroshima in poi, l'uomo continua ad essere mortale ma oramai anche l'umanità sa di essere mortale e che può morire, forse in pochissimi secondi. Ora, l'avvenire che questa gioventù, che voi vivrete all'orizzonte del 2000 ed oltre, sarà una scelta come mai nessuna generazione ha dovuto compiere, una scelta tra il meglio e il peggio. Questa scelta, gioventù del mondo, gioventù di Rimini, gioventù del Meeting, è tra le vostre mani.

Ecco perché sono qui, in un momento che credo essere solenne a una data capitale della mia esistenza. Volevo in pochissimo tempo, avrei bisogno di cento ore, riassumervi il mio messaggio, la mia testimonianza, la mia esperienza di filosofo e di cristiano, oppure, per cogliere una parola oggi di moda e che riassume tutto, la mia formazione. La mia vita si è svolta praticamente su due binari: da un lato sono stato per l'intera esistenza un filosofo (ho insegnato anche filosofia alla Sorbonne) e insieme sono stato un pensatore cristiano, cioè ho cercato di proporre la fede cristiana, dico anzi cattolica, a tutti i miei contemporanei, con ciò che Giovanni XXIII chiamò l'aggiornamento, usando il loro linguaggio, parlando al loro cuore. Due parole dapprima sulla mia esperienza personale di filosofo. Mi sembra che in questo mondo ci sia una profonda crisi dell'idea di verità. Quando parlo con i giovani francesi, per esempio, osservo sempre che non hanno più idea della verità, cioè pensano che la verità sia relativa, pensano, come Protagora, che l'uomo è la misura delle cose, oppure, come Pirandello, che ognuno ha la propria verità. Invece per me, filosofo, questo è falso. In altri termini, non ci sono delle verità particolari, delle sincerità peculiari oltre a tutte le sincerità. C'è qualcosa che non cambia mai, che è identico, non muta mai, qualcosa di eterno, che si può tradurre in vari linguaggi e gerghi, naturalmente, ma che è la verità. Penso quindi che la prima verità, la prima cosa da insegnare ai giovani oggi e la prima cosa che i giovani devono capire, è di ristabilire, riaccendere questa fiaccola della verità. L'amore della verità ci insegna a vivere, e soprattutto, come abbiamo visto con Padre Massimiliano Kolbe, è l'unica cosa che ci può insegnare a morire, cosa più difficile che imparare a vivere. Se parlo di amore della verità e di ricerca della verità è perché penso, e mi scuserete se vi dico ciò, che la formazione filosofica, la formazione della ragione, dell'intelletto, dell'intelligenza, deve essere primigenia e se smettiamo di credere nella verità il cattolicesimo crollerà nella relatività.

Passo ora al secondo trittico della mia esperienza. Ho cercato per tutta la mia esistenza, sin dall'età di dieci anni, per tante ore al giorno, di pensare il Cristianesimo. Non dico pensare al Cristianesimo come fanno tutti, a prendere sul proprio cranio il peso totale della religione, no! Ho cercato, seguendo l'esempio di San Tommaso, di S. Agostino, di pensarlo in uno spirito e una mente formata dalla critica moderna. Ora vorrei riassumere questa mia idea, che coinciderà con l'indicazione che mi è venuta dall'Onorevole Andreotti, di parlarvi della mia esperienza sul problema della continuità e della perpetuità della religione cristiana. Per darvi qui il frutto in poche parole di ore e ore di riflessione, direi che la storia, o almeno ciò che noi chiamiamo storia, assomiglia ad un grande fuoco d'artificio. Vedo dei razzi che sono lanciati nella notte, ma la maggior parte di questi razzi dopo esser saliti per un pò nel cielo, ad un tratto scoppiano e cadono a terra. Questi sono gli Imperi, le civilizzazioni, le culture, le nazioni. Guardate la storia, la storia dell'Egitto, della Grecia, di Roma, la storia di tutti gli Imperi

orientali ed occidentali, guardate la storia stessa della nostra cultura scientifica moderna, che inventò tutto e che domani è capace di distruggere tutto. Questi razzi che salgono nel cielo, poi ad un tratto scoppiano e ricadono a terra, crollano, ma nello stesso tempo in cui vedete questi razzi salire e poi scomparire sull'unico asse che parte da Abramo e che continua con Giovanni Paolo Il, vedete la verità comunicata agli uomini, la verità morale eterna. E, come diceva l'onorevole Andreotti, vedete un fenomeno di continuità che inizia con Abramo, i Profeti ebrei, che cambia sempre perché si evolve, progredisce con l'incarnazione del Figlio di Dio e poi trova il suo seguito a Roma, nei successori di Pietro, Papa dopo Papa fino a Giovanni Paolo II. Ecco l'asse, ecco la perpetuità, ecco il miracolo storico, miracolo che ognuno di noi può vedere: basta riflettere un attimo sulla storia, e paragonare la civiltà, le culture, che salgono come un razzo e poi crollano. C'è una continuità, una perpetuità e identità che cammina su un unico asse in mezzo a un vortice di crisi. Questa Chiesa è sempre minacciata ma, nonostante tutte le crisi, attraverso le crisi (come vediamo oggi) essa continua sempre. Ovviamente questa è stata la mia esperienza. E' sempre molto difficile riassumere un pensiero di tanti anni e, come diceva uno dei nostri scrittori, ci vuole tanto e tanto tempo per essere brevi. Occorre molto tempo per tagliare e lasciare l'essenziale. Bisogna sacrificare, bisogna sapersi piegare a un orario spaventoso, però si può arrivare ad una conclusione. Sono convinto che a favore della Chiesa cattolica ci sia comunque uno straordinario privilegio e cioè, per riassumere i due emisferi del mio pensiero, il privilegio di avere incarnato la verità nel mondo.

Detto questo, vorrei aggiungere che siamo arrivati ad un tornante, ad un momento capitale e drammatico, meraviglioso anche per la gioventù, nella storia del mondo. Perché la gioventù che è qui davanti a me, voi tutti che rappresentate qui a Rimini la gioventù del mondo intero, a questa gioventù che tra poco varcherà la soglia del 2000, vorrei dire una cosa. A voi tocca una scelta meravigliosa, splendida, ma in un certo senso anche terribile, cioè aiutare l'umanità, con la Chiesa, attraverso la Chiesa, a continuare la vita e a non affondare, a vivere e non a sopravvivere. Veramente, ho motivo di pensare che non c'è in tutta la storia un secolo paragonabile a questo e forse il XXI secolo sarà, grazie alla gioventù, grazie a voi, un secolo ancora più luminoso. Perché? Perché io penso che se una briciola di critica e di scienza, un pò di informazione, ci portano lontani da Dio e dalla Chiesa, come vediamo oggi, molta scienza ci riporta a loro. Se nella mia vita c'è un'esperienza, è proprio questa: la scienza in una prima fase allontana e in una seconda fase riporta a Dio, alla Chiesa. Ecco perché veniamo al mondo vecchi e bisogna cercare di morire giovani e grazie a voi, in questa giornata veramente unica nella mia vita, dopo questo quarto d'ora che sta per concludersi con voi, ho la speranza di una nuova gioventù e vi vedo nell'avvenire. L'altro giorno a Olimpia si è accesa la fiaccola del maratoneta olimpico che fra quindici giorni arriverà a Seul per i giochi olimpici; allo stesso modo, io mi considero un povero atleta olimpico che però ha l'immensa gioia di potere trasmettere un testimone, una fiaccola. La corsa olimpica è poca cosa in certo senso, perché riguarda solo il mondo dei corpi, il mondo fisico, il mondo che tra poco verrà seppellito nella tomba, mentre la corsa olimpica, quella della fede, quella vera, è sì una corsa, ma attraverso il tempo e verso l'eternità.

Vorrei ricordare una parola di Paolo VI, perché è un Papa che ho amato molto. La prima volta che ci siamo incontrati era l'8 settembre 1950 (pensate, erano le 15 del pomeriggio, me lo ricordo ancora, e non aveva ancora fatto colazione). Mi guardò negli occhi e mi disse: "Le chiederò di prestarmi giuramento". Sul momento, un pò stupito, aprii le orecchie. Mi chiese: "Le chiedo di venire per l'intera sua vita, breve o lunga che sia, per tutta la sua esistenza, l'8 settembre, giorno della Vergine, a trovarmi". E così ho fatto 27 volte l'8 settembre e volevo tornare l'8 settembre, quando morì il giorno della Trasfigurazione. Era una festa perfetta, fatta su misura per lui, perché l'intera sua vita era stata uno studio della trasfigurazione, della morte e della vita eterna. Monsignor

Montini e poi Paolo VI mi dissero l'ammirazione che avevano per un personaggio chiamato Andreotti, nel quale ponevano le loro speranze, e non credo sia un caso che oggi Andreotti sia qui accanto a me.

Questa amicizia misteriosa con Montini non veniva solo dal fatto che egli era pregno di cultura francese, ma dal fatto che è stato il Papa probabilmente più vicino alla cultura francese che si sia mai avuto. Questa amicizia veniva da lontano, ed è una cosa molto segreta: sono stato cinque anni prigioniero di guerra dei tedeschi e avevo scritto un libro sulla Vergine Maria. Questo libro è stato tradotto all'epoca, e Montini che lo ha protetto, mi ha aiutato e mi è stato molto vicino. Quindi è la Vergine Maria che ci ha uniti in modo temporale ed eterno. Ebbene, vi ho detto, cari amici, tutto ciò che volevo dirvi. Dimenticate ciò che ho dimenticato anch'io, rimaniamo amici senza vederci, io me ne andrò e voi rimarrete, ma rimaniamo amici oltre il tempo, cioè eternamente.