Ex Jugoslavia.

La guerra civile in Europa

Sabato 29, ore 15

Relatori:

Diuro Koksa

Mustafà Cedric

Mons. Diuro Koksa, vescovo ausiliare di Zagabria.

Koksa: Noi non consideriamo questo come una guerra civile, ma come una guerra di aggressione. In tutto il mondo per anni e anni si parlava della via nazionale del comunismo jugoslavo: è un concetto falso, sbagliato. Non esisteva la via nazionale jugoslava al comunismo, perché la nazione jugoslava non è mai esistita. Tito, che forse è l’unico fra i capi del comunismo jugoslavo di origine croata, di per sé era anazionale, perciò poteva guidare tutta l’organizzazione che il mondo ammirava come via al comunismo.

Il comunicato della sala stampa dice: "Il Santo Padre ha sempre denunciato l’inutilità di quei combattimenti fratricidi e ha condannato la violazione dei diritti umani". Ciò facendo egli adempie al proprio dovere spirituale in favore di tutti, sia cattolici, ortodossi o musulmani. "Come pastore universale della Chiesa Cattolica sono particolarmente addolorato dalle notizie di uccisioni, maltrattamenti e altre sevizie a donne e bambini inermi, nonché a sacerdoti, religiosi, religiose e laici, di ostacoli frapposti ai vescovi a visitare le proprie comunità, dalla distruzione di numerose chiese, ospedali, scuole; di deportazioni di intere comunità parrocchiali, della situazione nella diocesi di Sarajevo, Banja Luka, Mostar e altre città". E’ qualche cosa di impensabile quello che succede in Bosnia e anche in altri paesi circostanti, sono cose peggiori di quanto succedeva durante l’ultima guerra, che era in queste regioni pure molto crudele e spietata. Il problema non si può risolvere in Jugoslavia per vie ecumeniche, come molti, non ecumenisti, soprattutto i politici della Francia, dell’Inghilterra e anche della Germania pensano, non è problema ecumenico quello che succede fra noi, è un problema politico!

Mustafà Cedric, capo spirituale dei musulmani della Bosnia e della Slovenia.

Cedric: Mons. Duros Koksa mi ha insegnato alcune cose relativamente alla repubblica bosniaca: egli sa di questa terra e dei mussulmani bosniaci più di me, perché si interessa proprio ai problemi vissuti da questi mussulmani. Sono nato nella Bosnia Erzegovina, sono vicino a voi perché sono anch’io europeo e sono contento di essere nato in Europa.

Assomiglio a voi, ho il medesimo aspetto, non provengo dall’Anatolia, né dalla Libia, né dal Pakistan, tuttavia vorrei andare a visitare l’Anatolia, la Libia e il Pakistan. Voglio vivere in Europa, e voglio viverci come mussulmano, sono molto lieto di poter avere l’occasione di rivolgermi a voi come mussulmano bosniaco. Avrei voluto potervi parlare dell’arte e della poesia, della bellezza, dell’architettura della città di Sarajevo, tanto amata, seconda Gerusalemme dell’Europa, città in cui, soltanto in cento metri quadrati, per secoli, esistevano la cattedrale della chiesa ortodossa, la sinagoga ed anche la moschea. Mi sarebbe anche piaciuto parlavi dell’amore, della collaborazione, della solidarietà umana, dell’umanità, della tolleranza religiosa nella Bosnia-Erzegovina, ma sfortunatamente devo parlarvi della tragedia che si sta consumando a carico della mia popolazione bosniaca; devo parlarvi a nome di tutti quegli orfani i cui genitori sono stati massacrati, di coloro che oggi si trovano rinchiusi nei campi di concentramento, delle giovani che sono state oggetto di violenze.

Devo parlarvi a nome di tutti coloro che sono stati espulsi dalle loro case, che improvvisamente, da un giorno all’altro, hanno perso tutto ciò che possedevano, che oggi si trovano nella strada; devo parlavi anche a nome di tutti coloro che ancora oggi credono che l’arte, l’architettura, gli edifici e le costruzioni di valore speciale non devono essere toccati, contaminati. Sfortunatamente devo attirare la vostra attenzione sull’idea della distruzione piuttosto che sulla costruzione. Per me è molto difficile parlarvi di queste cose, non so neanche che cosa dirvi; temo che non mi crediate ma intendo dirvi che noi mussulmani bosniaci che volevamo e vogliamo vivere in Europa, ci sentiamo insicuri in Europa, abbiamo la sensazione di non essere voluti. Questo sta succedendo nella regione dei Balcani. Oggi ci troviamo di fronte ad una malattia, che proviene dalle menti dei serbi e che si sta divulgando innanzitutto nella Slovenia e poi anche nella Croazia, nella Bosnia Erzegovina. Questa malattia un giorno potrebbe anche contagiare voi, e prima che raggiunga anche voi dovete fare qualche cosa, non solo per noi mussulmani bosniaci, ma proprio per voi che siete qui riuniti a Rimini e anche altrove in Europa. Una volta in Europa e nella zona dei Balcani c’erano gli Ottomani: essi hanno rappresentato una minaccia per i cristiani e per l’Europa. Ci sono state molte guerre, in Europa, tra la cristianità e l’Islam; la gente è morta ed è stata uccisa nel nome di Dio. Noi mussulmani bosniaci, insieme ai mussulmani del Kosovo e dell’Albania, siamo il prodotto di questo processo in Europa e nei Balcani, ma gli Ottomani non ci sono più e nessuno più intende imbarcarsi in una guerra santa, portata avanti in nome di Dio.

Questa guerra viene fatta in nome di Satana e non è una guerra civile, etnica o religiosa: questa è una guerra tra persone normali e persone selvagge, è una guerra tra eserciti armati e civili, bambini uccisi e massacrati a Sarajevo, persone innocenti, che in fila aspettano il proprio turno per prendere un pezzo di pane, vengono uccisi. Questo non è un esercito, quindi cari fratelli, vi chiedo di cominciare la pace santa, piuttosto che la guerra santa, se la gente non teme di venire di fronte a Dio nel giorno del giudizio, per aver ucciso delle persone nel nome di Satana, perché noi dovremmo aver paura di avviare questa pace santa nel nome di Dio?

Potrei raccontarvi molte storie su ciò che sta avvenendo in Bosnia Erzegovina. Credo comunque che sia sufficiente che guardiate quello che scorre in televisione, che leggiate i quotidiani, per capire quello che sta succedendo. Noi siamo una popolazione molto pacifica, siamo persone molto cordiali, dolci, e anche molto ingenue. Perché noi crediamo nella umanità europea, crediamo che l’Europa non ci considererà degli esseri umani di minor valore, come mussulmani bosniaci. Sfortunatamente siamo dovuti giungere alla conclusione che a questa Europa non importa nulla di noi, abbiamo addirittura la sensazione che l’Europa intenda cancellarci da questa zona, forse questo è il prezzo che dobbiamo pagare per una passata presenza ottomana in Europa, ma non è giusto e l’Europa lo deve capire. La conferenza di Londra è stata un grosso show, una manifestazione chiarissima dell’ipocrisia del mondo moderno. Il peggior nemico della civiltà sono i cetnici serbi, che hanno il permesso di detenere delle armi sofisticate mentre noi mussulmani bosniaci non possiamo nemmeno acquistarne per difenderci da queste aggressioni. Questa Europa deve vergognarsi: ci dicono che se ci dovessero armare allora ci sarebbe ancora più spargimento di sangue. Un’ora dopo la conclusione di questa Conferenza, 200 bambini bosniaci sono stati uccisi. Come possiamo avere fiducia in questo mondo civilizzato in cui viviamo? Non sono certo qui nella posizione di poter giudicare i serbi, chiedo a Dio di farlo e di giudicare anche la loro storia. Certo non sono nella posizione di poterli perdonare, o dimenticarli, perché non ho diritto di perdonarli: questa è la terza volta in 100 anni che i mussulmani bosniaci sono esposti alla forma più grave di massacro, di genocidio, solo e soltanto perché sono mussulmani. Io temo purtroppo che in Bosnia l’umanità europea sia stata seppellita, temo che la tolleranza religiosa europea sia anch’essa stata seppellita. Noi vogliamo vivere in Europa, vogliamo rimanere, vogliamo poter contribuire con il nostro patrimonio, la nostra saggezza, la nostra conoscenza, e con i nostri principi islamici alla gloria della civiltà europea, ma dobbiamo fare qualche cosa, trovare il modo per sradicare questa malattia che proviene da Belgrado. Io tornerò nella mia Bosnia, alla mia famiglia, tornerò presso i miei amici e presso tutte quelle famiglie da cui 50.000 mussulmani bosniaci sono stati sottratti e uccisi. 100.000 persone oggi mancano, 200.000 si trovano nei campi di concentramento, più di un milione sono stati dispersi e tutto questo sta succedendo molto vicino a voi, nello stesso continente. Proviamo ad unire la nostra responsabilità a favore dell’umanità; solo allora incontreremo Dio il giorno del giudizio, orgogliosi, fieri della nostra fede e soprattutto fieri della nostra civiltà europea.

Koksa: Anche i cattolici soffrono in Bosnia. Il vicino uccide il suo vicino con cui viveva da tante generazioni. Finite queste inimicizie, queste uccisioni, come si potrà vivere una vita comune? Lavoravano insieme, facevano tutto insieme: non si sa se poi il diavolo è entrato nell’uomo, sono storie dell’altro mondo che succedono da noi, cose che non si possono normalmente capire ed accettare ed è grido comune della nostra gente, che l’Europa dovrebbe far finire. Io pensavo che gli italiani non potessero guardare tranquillamente quello che succede in Dalmazia, soprattutto quella costiera (Dubrovnic fa parte in modo stretto della civiltà italiana). Questa guerra è più crudele, più spietata, più disumana che non l’ultima guerra.

La Chiesa cattolica è molto interessata, molto impegnata a non commettere nessun errore ecumenico. Noi vogliano essere contro l’odio, contro la vendetta. Questo è un grande pericolo ed una grande prova che noi dobbiamo superare, perché sono i nostri fratelli serbi che noi ripaghiamo con l’odio e con la vendetta.

Nel 1944, nel tardo autunno, vivevo in Italia; allora i professionisti italiani sul lago di Bracciano dicevano: "Il popolo italiano non si scoraggia, è un popolo di lavoratori: noi ci rialzeremo". L’Italia è arrivata al vertice del mondo economico europeo, possiamo dire mondiale, quelli che hanno vissuto il tardo 1944 sanno che l’Italia praticamente non esisteva, esisteva la fede italiana negli italiani.

Io credo che esista nel mondo ex comunista, un enorme vuoto, vuoto umano, spirituale, dopo tanti anni di devastazione spirituale del comunismo, vuoto che non è semplice da riempire. Dare alla gente la fede, la fiducia, tutto quello che deve avere l’uomo non si fa con una predica, non si fa con un libro, non si fa con tante buone iniziative cinematografiche ed altro, devono essere movimenti che cambiano la gente, ed è mio sommesso avviso che il movimento che deve riempire il vuoto dell’Europa orientale lasciato dai comunisti è proprio il vostro movimento di Comunione e Liberazione. Questo lo dico per mia convinzione, basandomi su alcuni fatti. Sempre sono necessari dei fatti che condizionino e formino la vita della società e poi degli indivudi. L’invenzione della stampa era necessaria per l’umanesimo e per Martin Lutero, sono certe invenzioni che condizionano la vita. I mass media hanno liquidato il bolscevismo, tutto quello che dicevano serviva a far continuare la resistenza. Nella chiesa cattolica non conosco uno strumento simile a voi; questo vostro movimento è sommamente contemporaneo, anzi è una cosa del futuro. Che cosa nascerà da questo futuro non tocca a noi discuterlo, si vede, si sente la vita, anziani e giovani che si mettono in ascolto così naturalmente. Disse il Pontefice dieci anni fa, al Meeting: "Mi fa piacere che l’iniziativa sia espressione delle vitalità del laicato cattolico d’Italia, un tale laicato consapevole ed attivo è una ricchezza inestimabile per ogni chiesa locale, come ho detto ai vescovi della Liguria, un laicato consapevole, cioè cosciente della comunione che lo lega a Cristo e alla Chiesa, e attivo, cioè generoso di esprimere nella libertà delle iniziative la bellezza e l’umanità di ciò che ha incontrato". Il Papa ha indicato la strada. Voi con questo spirito italiano, dovete fare un gran servizio all’Europa ex comunista e poi a tutto il mondo.