Martedì, 27 agosto ore 15

LA PROPOSTA COOPERATIVA: CULTURA, SOLIDARIETA, OCCUPAZIONE

partecipano:

Vincenzo Mannino,

Segretario Generale della Confcooperative.

Giovanna Bussolati,

responsabile delle Cooperative di Solidarietà Sociale.

Michele lorio,

Presidente della Federcultura. Walter Williams, responsabile dell'Ufficio Studi della Confcooperative

Vincenzo Mannino

Se dovessi dire con una sola frase perché parliamo di cooperazione qui al Meeting, potrei dire che la cooperazione è una possibilità, una strada, uno strumento attraverso il quale chi vuole può operare, nell'ambito economico e sociale, da Parsifal, cioè con quella posizione umana, che è stata intensamente richiamata in questi giorni di incontro e dibattito. E vorrei ricordare che, proprio un anno fa, in uno specifico messaggio rivolto alle esperienze cooperative in Italia, Giovanni Paolo Il sottolineava questo modo per cui lo strumento cooperativo entra in rapporto con la singola persona, aiuta a percorrere una strada di impegno più vera, ne corregge alcune tentazioni e allo stesso tempo esalta le potenzialità delle singole persone...La cooperazione è sempre stata, fin dalle sue origini, una risposta costruttiva, di responsabilità... t nata scegliendo, ponendosi dalla parte dei deboli, degli emarginati nell'economia e nella società, dei disoccupati, degli sfruttati, di chi aveva minore potere di acquisto, ma chiamando queste persone a costruire insieme, nell'autogestione, condizioni migliori di dignità per la persona e di rapporto tra gli uomini. In Italia la cooperazione nasce, seguendo l'evoluzione della nostra società, nel mondo contadino e in un rapporto strettissimo con la Chiesa. Le prime nostre cooperative sono state le Casse Rurali, cooperative di credito che si proponevano di mettere in condizione di migliorare la loro attività, piccoli contadini e agricoltori che non avevano accesso ai canali ordinari del credito. E spesso queste cooperative nascono nell'800 per azione diretta delle parrocchie...Tuttora l'agricoltura, il credito, la cassa, rimangono i punti forti dell'esperienza cooperativa realizzata in questi anni ed anche di quella rappresentata dalla Confcooperative, che raggruppa e rappresenta appunto la cooperazione di ispirazione cristiana. Accompagnando in questi decenni l'evoluzione della società italiana, anche lo strumento cooperativo si trova oggi ad essere interpellato di fronte ai problemi nuovi, alle sfide nuove...La Confcooperative crede che oggi possa essere un proprio compito, quello che si articola in tre direzioni. La prima è estendere l'imprenditorialità come capacità di intervenire nell'economico, di esprimersi professionalmente in modo efficace e competitivo, ovvero mettere le persone in condizione di esprimere, in modo pieno, la loro statura umana, quindi la loro capacità professionale. Secondo, vi è un grande spazio, nella trasformazione in corso nella nostra società, per nuove professioni, e vi è anche una grande vitalità che si manifesta in aree geografiche spesso rimaste al di fuori della mappa tradizionale del grande sviluppo economico in Italia. Questa fioritura di spirito di iniziativa, di capacità al rischio, che sicuramente è un valore quando significa disponibilità ad assumere una responsabilità maggiore, troppo spesso non riesce ad esprimersi, per mancanza di strumenti, di incontri, di riferimenti, che permettano alla singola persona, al singolo gruppo, di poter contare anche su qualcos'altro che le proprie forze...La terza occasione che la cooperazione può dare, e in cui siamo impegnati, è rendere lo strumento cooperativo, la forma attraverso cui strutturare e dare stabilità allo slancio di generosità che anima così tante iniziative; nel campo della solidarietà sociale, come nel campo delle iniziative culturali... Sono tre punti che corrispondono, non esaustivamente, alle tre parole chiave che formano il titolo dell'incontro di oggi: cultura, solidarietà, occupazione. Temi che non esauriscono certamente la ricchezza dell'esperienze cooperative realizzate nella storia italiana, e della stessa Confcooperative...Esperienze che hanno ancora il loro punto di forza nei grossi settori dell'agricoltura, con presenze importanti e di grande incidenza quantitativa nel mercato, nel settore del credito, nel settore della casa, nel settore dei servizi tradizionali. Sono però sicuramente tre aspetti che toccano immediatamente le urgenze che oggi viviamo. La Confcooperative vuole lavorare su questa strada, ed è questo inizio di dialogo che nell'occasione del Meeting essa vuole proporre, assumendosi la responsabilità propria di un'organizzazione, che è quella di offrire strumenti, esperienze, collegamenti, rimanendo aperta ad ogni nuova partecipazione, nella consapevoleiza che la sua identità più profonda è quella di essere l'organizzazione che prende vita dal confluire e dalla corresponsabilità, sorte, in una storia più lontana, dall'impegno dei cattolici.

Giovanna Bussolalati:

A chi si occupa di servizi sociali, non sarà sfuggito il fatto che molte strutture nuove che operano nel sociale, si sono organizzate in cooperative. lo credo che la ragione sia semplice. Il movimento cooperativo ha sempre risposto in prima persona, con impegno e con grande interesse, ai bisogni primari delle persone. Non a caso il movimento è nato come risposta ad un bisogno nell'ambito del consumo. Quindi mi sembra una conseguenza logica che, in anni come questi, in cui nuove forme di emarginazione, di povertà, si sono affacciate nel sociale, il movimento cooperativo non si sia tirato indietro, ma abbia cercato di dare risposte, mettendo in piedi servizi sociali professionalizzati. Il campo d'azione è comunque la lotta contro l'emarginazione nelle sue vecchie e nuove formule... Le cooperative di solidarietà sociale si ispirano ai principi che sono alla base del movimento cooperativo mondiale. Non c'è nessna differenza tra i principi delle cooperative di solidarietà sociale e i principi di qualsiasi altra cooperativa...Questi principi sono: la mutualità, la solidarietà, una giusta distribuzione dei guadagni, un lavoro non strutturato sullo sfruttamento, la priorità dell'uomo sul denaro, la democraticità interna ed esterna, l'impegno, l'equilibrio della responsabilità rispetto ai ruoli, e anche la ricerca dell'utopia...."Mutualità" significa un gruppo di persone che si mettono insieme per avere dei reciproci vantaggi, per avere un aiuto reciproco, per continuare insieme questo cammino che è il nostro vivere.La "solidarietà" non vuol dire altro che tenere confinuamente presente che la mia esistenza, il mio vivere bene, non è più esistenza, non è più vivere bene, se minaccia il tuo vivere bene. La "giusta distribuzione dei guadagni" vuol dire che si tende ad alzare il livello medio di reddito e a non creare quelle punte discriminanti, basate sull'agonismo, la concorrenzialità e la prevaricazione. Il 1avoro non strutturato sullo sfruttamento" vuol dire che l'esìstenza della persona umana è presa in considerazìone, ancora prima che l'importanza del lavoro. La "priorità dell'uomo sul denaro", è un concetto abbastanza chiaro. La "democraticità", interna ed esterna, non vuol dir altro che all'interno di una struttura cooperativa, o una società di vario genere, ogni persona conta per la sua testa e non per il suo portafoglio, e mi sembra che questa sia l'unica tutela vera al concetto di democraticità e reale. L`impegno", e qui mi rifaccio alle parole di chi ha parlato prima di me, vuol dire lavorare all'interno di una struttura come se fosse tua, in quanto, di fatto, la proprietà dei mezzi di produzione all'interno di una cooperativa è distribuita tra i soci. L`equilibrio delle responsabílítà rispetto ai ruoli", vuol dire che qualsiasi tipo di responsabilità ha pari diritto all'interno della struttura cooperativa e quindi parì voce, pari autorevolezza, a patto che sia gestita con impegno...La "ricerca dell'utopia", significa cercare di creare, per le nostre possibilità, con umiltà e coraggio, magari all'interno di un microcosmo, una realtà che sia moltiplicabile in un futuro, in un mondo esterno e che riporti in questo mondo tutti questi concetti di uguaglianza, dì partecipazione, di democraticità che abbiamo fino adesso illustrato...Cosa hanno in più delle altre cooperative le cooperative di solidarietà sociale? Il concetto di mutualità, non limitato a un favore reciproco tra i soci, ma allargato... per un servizio agli altri...

Michele Iorio:

... Una caratteristica della vita culturale del nostro paese in questi ultimi anni, è data dalla assenza nella cultura ufficiale, tranne in alcune isole del potere, della presenza dei cattolici (tranne alla RAI dove ci sono sempre stati dei cattolici, o al Ministero o in alcuni altri settori). Questo è stato il risultato di un tentativo, posto in atto dalle forze laiche e marxiste, di eliminare i cattolici dalla vita politica e culturale del Paese. C'è stata una strategia ben precisa, cominciata intorno agli anni '60, con una sistematica tattica di scardinamento delle iniziative dei cattolici.. Negli anni 60-70 assistiamo all'abbandono dell'esperienza cristiana, delle parrocchie e alla scoperta di nuovi miti: Ho Chi Min, Che Guevara, Mao, ecc. A metà degli anni '70 cambia anche l'atteggiamento delle forze politiche nei confronti dell'attività culturale vera e propria, che era allora forse un po' musona.... cupa rifletteva un atteggiamento, una moda... Comunque, anche nelle forze di sinistra, a un certo punto ci si stancò di essere così tristi e impegnati e venne fuori quella politica culturale cosiddetta dell'effimero, la politica delle feste in piazza, delle mega-rassegne culturali. Anche questo tipo di politica culturale non era scelto a caso. Continuava quel tentativo sistematico di scardinare la cultura cristiana del nostro Paese. E questo avviene anche, sempre più, attraverso l'intromissione dell'Ente Locale che comincia ad interessarsi direttamente della produzione culturale... Le feste e le iniziative promosse dall'Ente locale avevano lo scopo dichiarato di aiutare l'uomo a divertirsi, dimenticando la propria essenza. Non so se molti di voi ricorderanno che lo slogan dell'estate romana era all'insegna del divertimento, del non pensare, del non senso... Un tentativo che in qualche modo era l'esatto contrario dell'esperienza che viviamo al Meeting, dove ci divertiamo, vediamo film, ascoltiamo musica, assistiamo a dei balletti, nel tentativo di ricondurre l'uomo alla riscoperta della propria radice, della propria esperienza, del senso della propria vita... Ma dagli anni'60 ai'70, dopo l'abbandono dell'esperienza cristiana da parte di molti di noi, c'è anche il crollo dei miti, ci si rende conto che l'esperienza non è più vera...Forse anche questo contribuisce a far rinascere nell'uomo quel sentimento religioso che in molte esperienze era andato via via scomparendo. In questo periodo, nascono molti movimenti cattolici, molte esperienze di base, che si esprimono attraverso iniziative culturali, nei settori più disparati, dal cinema al teatro, dalla musica alla scuola, all'educazione ... Arriviamo al '79, anno in cui ... si dà vita alla Federazione della Cooperative Culturali. All'inizio sono soltanto duecento cooperative che lavorano nei diversi settori - alcuni li ho già accennati prima - cinema, teatro, musica, balletto, educazione, gestione di scuole libere, università, centri culturali polivalenti, librerie, editorie, beni culturali, restauri. Posso citare anche alcuni nomi: ad esempio, tra le scuole private la "Zolla" di Milano è stata uno dei primi tentativi, insieme all'esperienza di Cinisello Balsamo, di gestione diretta del momento educativo; la Cooperativa dell'Arca nel settore del teatro, oppure l'esperienza delle CUSL nel settore universitario, la cooperativa editoriale LCA che è l'editrice, poi, del settimanale Il Sabato. Tutte esperienze che nascono da diversi mondi cattolici, con l'unico fine di creare strutture culturali. Oggi, a distanza di alcuni anni, la nostra esperienza si basa su oltre 1200 cooperative con 80.000 soci, sparse per tutto il territorio nazionale. Queste cooperative, col tempo, hanno trovato gusto ad una battaglia culturale anche nel settore politico, una cosa secondo me molto importante che dimostra come le iniziative culturali non sono fini a se stesse. Ad esempio nel campo della libertà dell'educazione, le nostre cooperative stanno portando avanti una battaglia perché venga riconosciuto realmente il diritto di educazione, non solo per le cooperative scolastiche, ma per tutte quelle forme che oggi lo stato non riconosce. Da qui è nato il nostro appoggio alla battaglia politica di numerosi deputati e senatori del gruppo politico democristiamo, per un riconoscimento di quella che viene chiamata normalmente la legge Casati. Nel settore dell'emittenza, ad esempio, il nostro contributo - molti di voi avranno visto lo stand del Corallo, all'interno del Meètiíig - è un'esperienza di oltre 150 cooperative di emittenti radiofoniche che quotidianamente trasmettono cultura. E accanto a questo, c'è la battaglia politica per la regolamentazione dell'etere, per l'attribuzione delle frequenze...Queste iniziative, nascono da una esperienza che è vera per ognuno di noi, che non si ferma davanti alle difficoltà economiche né davanti alla repressione, ma si rendono riproponibili anche agli altri.

Walter Williams:

Credo che il problema della disoccupazione giovanile sia uno di quei temi da far tremare i polsi a qualsivoglia relatore, perché sappiamo tutti che non esiste una soluzione magica per un problema di un così drammatica evidenza e attualità. E questo vale anche per la cooperazione. Bene o male nessuno disconosce la formula cooperativa, le sue capacità di stimolare i sentimenti migliori dell'uomo, di essere una concreta ed efficace pratica di solidarietà. Quello che molto spesso viene contestato alla formula cooperativa è di essere invece una vera e propria realtà economica, di essere una possibilità per dare occupazione, non in maniera assistenziale, ma in maniera tale da contribuire alla crescita del Paese...La scelta cooperativa è invece di per sé una scelta di razionaità sul piano economico...E una scelta di accentramento delle fasi della produzione, che oggi viene più o meno affermata in tutti i campi...Ma veniamo più direttamente al problema che forse può interessare la maggioranza di noi: che cosa poter fare in concreto per questo grosso problema che è quello della disoccupazione giovanile? Ebbene, la cooperazione indubbiamente non può rappresentare la soluzione, non può essere la panacea di ogni problema. Di fatto però ha sviluppato una propria esperienza e da questo tipo di esperienza ha finito per fare delle proposte. Si è così sviluppato, a partire dagli anni '70, un fenomeno che abbiamo chiamato cooperativismo giovanile, non solo perché legato a un fatto generazionale... ma perché ha portato, in effetti, un modo nuovo di fare cooperazione. Prima di tutto, c'è stato l'inserimento in settori nuovi... Poi è cambiato il modo di fare cooperativa.Per lungo tempo chi andava in cooperativa lo faceva per una scelta di carattere difensivo, o perché non trovava occupazione nell'industria privata o pubblica, o perché voleva evitare forme di sfruttamento. Con la generazione che esce dal '68, cioè i giovani che entrano nel mercato del lavoro a metà degli anni '70, c'è invece un desiderio diverso di lavorare, di affermare la qualità del lavoro e la qualità della vita...Evidentemente questo non era possibile in imprese di carattere tradizionale, dove c'è un rapporto contrattuale di dare e di avere e dove si ha a che fare con una controparte, sia essa pubblica o privata. Ci voleva una formula che permettesse invece a ciascuno, di potersi autorganizzare e autogestire, evidentemente reclamando su di sé diritti e doveri di questa scelta. Infatti, nel momento in cui si accetta di diventare imprenditore di se stessi, così come succede in cooperativa.... bisogna assumersi il rischio, porsi di fronte a un mercato. Questo era la prima grossa scommessa...Attraverso la cooperativa, assumendosi il rischio della propria attività, gruppi di giovani potevano inserirsi direttamente in un mercato, cercando di conquistarsi di fatto una committenza, il lavoro. Evidentemente non è sufficiente fare una cooperativa per risolvere i propri problemi di lavoro. Bisogna anche dimostrare di saper fare il proprio lavoro e farlo anche a dei costi che sono quelli che il mercato dispone, perché c'è una concorrenza, altri che fanno le stesse cose che noi ci proponiamo di fare... In questa maniera quindi ci si autogestiva, si creava autoimpiego, si dava risposta a un problema di carattere occupazionale. Sono piccoli numeri, non siamo nelle grandi quantità: si tratta però di interventi estremamente concreti. Questo tipo di esperienza ci ha fatto capire anche tante altre cose, ad esempio la possibilità di rendere flessibile il tempo di lavoro. C'è chi non ha bisogno di un lavoro a tempo pieno, perché ha tutta una serie di esigenze di altro tipo, ma oggi i rapporti tradizionali sono essenzialmente rapporti a tempo pieno. Nella cooperativa, invece, nel momento in cui ciascuno era imprenditore di se stesso, poteva anche decidere di lavorare di meno, magari mezza giornata, ben sapendo, evidentemente, che a questo corrispondeva anche una diminuzione del proprio salario...E chiaro che poi da questo discorso di singole cooperative nasceva l'esigenza di trovare un coordinamento; quindi per le cooperative che agivano, ad esempio, in settori analoghi, nasceva l'esigenza di fare il servizio assieme, di unire la gamma della propria produzione e magari di diventare interlocutori di una committenza più vasta di quello che la singola cooperativa poteva fare da sola, perché richiedeva investimenti più vasti, una mano d'opera superiore. Se si mettevano insieme un piccolo gruppo di cooperative, magari a livello territoriale, si poteva fare un consorzio. Ecco che allora quell'investimento, che al singolo non era possibile fare, diventava invece possibile al consorzio, al gruppo di cooperative...E chiaro che questo tipo di esperienze non procede mai solo sul piano organizzativo, sul piano economico; unisce sempre la pratica di quei valori come la solidarietà e la democrazia, che sono poi la base stessa della cooperazione.. La cooperazione permette di vivere l'esperienza dell'associazionismo nel campo economico, nel campo del lavoro. Quindi diventa una proposta non solo di carattere economico, non solo di razionalità, ma anche di vita, di modo di testimoniare la solidarietà in una maniera che non sia di carattere assistenziale.