sabato 29 agosto, ore Il

ESPERIENZE CULTURALI E FLUSSI TURISTICI

partecipano

Neil Young

docente di Psicologia presso l'università di Scattle

Arthur Anzalone

console onorario d'Italia a Rochester (New York)

Lamberto Garbarino

dirigente dell'ENIT

conduce l'incontro

Ivo Colozzi

Il turista estetico, il turista etico, il turista spirituale. Tre modalità diverse di vivere l'esperienza dello stupore e dell'ammirazione suscitata dall'incontro con altri uomini, altre culture. Tre modalità diverse che si fondono nella figura del pellegrino.

N. Young:

La prima volta che sono venuto in Italia è stato venticinque anni fa, per incontrare Padre Pio in San Giovanni. L'interesse principale del mio viaggio era di incontrare un autentico uomo di spirito italiano, un esempio vivente dell'ideale dell'essere umano. In un certo senso un po' tutti i turisti sono pellegrini, perché sono alla ricerca di una sorta di paradiso terrestre. Vivere una cultura, incontrarsi con una cultura, ha un triplice aspetto. Innanzitutto abbiamo un apprezzamento estetico o sensibile di una cultura, poi un apprezzamento etico o morale ed infine un apprezzamento spirituale, religioso. Un turista può visitare una cultura con il fine di apprezzare una, due o addirittura tutte e tre queste componenti; inoltre amiamo visitare culture diverse per poter vivere l'esperienza della gioia, dello stupore e dell'ammirazione. Non soltanto noi sperimentiamo la gioia quando siamo ammirati, ma direi che proviamo maggiore gioia, un maggiore stupore, quando siamo messi nella condizione di provare ammirazione per gli altri. Abbiamo questo bisogno di provare ammirazione, di provare stupore, perché questo fa parte della nostra natura umana. La nostra capacità di ammirare gli altri è proprio quello che ci rende in maniera specifica umani, perché nessun animale, macchina o computer può provare stupore: e il turismo nella sua accezione più salutare è proprio l'arte dell'ammirazione culturale e della meraviglia. Quando noi ammiriamo una cultura dal punto di vista estetico, praticamente esprimiamo apprezzamento per i suoi paesaggi terrestri o marini, per il suo clima, per la sua arte, la sua architettura, il suo cibo, il suo linguaggio o i tratti fisici della gente di quella data cultura. Conoscere una cultura da questo punto di vista è sinonimo di gustarla; non di meno un turista può averne soltanto una cognizione epidermica: questo significa che un tale turista corre il rischio eventualmente di non penetrare nelle profondità della carne, delle ossa di quella che è la vera struttura, il vero corpo di una data cultura, in quanto sono proprio gli aspetti socio-politici, economici, filosofici e giuridici che costituiscono l'incarnazione dell'esperienza etica e morale delle genti di cui sono propri. Il turista che si incontra con le genti di un'altra cultura in uno spirito di amicizia e ricerca la conoscenza delle sue realtà sociali, non solo di quelle puramente sensibili, è appunto un turista etico, o, se vogliamo, morale. Il turista spirituale ricerca la conoscenza di Dio in maniera più chiara attraverso le manifestazioni dei suo amore, bellezza, verità e bontà nelle varie culture. Possiamo paragonare ciascuna cultura a una finestra fatta di vetri colorati attraverso la quale la luce di Dio penetra e illumina con diverse forme e colori l'ambiente circostante. L'intero mondo è come una fantastica cattedrale che è illuminata appunto da queste vetrate coloratissime che spandono una luce fatta di colori diversi e contrastanti, quanto diverse e contrastanti sono le culture del mondo. Il turista spirituale va alla ricerca dell'ammirazione, della gioia per le espressioni dell'amore divino nei luoghi sacri, alla ricerca di quei sentimenti noti come compassione, gioia e pietas dei vari popoli. I turisti spirituali o pellegrini viaggiano con lo spirito carico di preghiera e con l'intento di poter condividere la propria fede, la propria speranza e il proprio amore per Dio con le genti che incontrano nel mondo. Viaggiano non soltanto per ricevere ma anche per dare qualcosa del proprio cuore e quindi questo tipo di turismo è un autentico incontro inteso in uno spirito di compassione e di amicizia. I turisti spirituali sono anche i più liberi, in quanto sono in grado di percepire i segni della luce creativa di Dio nelle manifestazioni artistiche, nella natura e nella vita comunitaria: ma costoro sono anche in grado di scoprire Dio fra i più poveri, fra i poveri di Calcutta, nella solitudine del deserto o in qualunque altro luogo. Come ci dice Madre Teresa, "quando i vostri occhi sono puri, potrete vedere la bellezza nel povero". I turisti spirituali sono liberi perché non sono schiavi del sensibile o dei sistemi sociali e delle relative modalità di pensiero. I turisti del sensibile, coloro che sono privi di questa libertà spirituale, può capitare che si lamentino proprio come dei bambini viziati e quindi le soddisfazioni che possono trarre dalla vista sono molto passeggere; sono schiavi dei loro appetiti sensibili perché internamente sono governati dai loro impulsi cangianti, e questo li rende potenzialmente molto pericolosi. Può capitare che vadano a visitare un'altra cultura non soltanto per ammirare quella che può essere la vita di questa cultura, ma eventualmente anche per manifestare un senso di superiorità e disprezzo per quella vita comunitaria (mi risulta che abbiate lo stesso problema proprio oggigiorno in Italia). L'Italia è famosa per la sua dolce vita, ma le cose dolci attirano mosche, formiche e api che possono pungere, e il pericolo della bellezza è che attira sempre la bestia, ovviamente insieme al buono e al bello. Nondimeno i turisti non sono insetti, sono esseri umani; siamo sempre stati, e lo siamo sempre, turisti in qualche modo e in qualche momento. Ognuno di noi, ogni turista, è un membro di quella famiglia divina che è il creato e ogni incontro con un turista è un'opportunità offertaci da Dio per poter vivere questa reciproca ammirazione e per sperimentare la conversione: questo perché la nostra vocazione come cristiani è di incontrare ogni turista sulla nostra stessa terra con spirito di amicizia, di senso della famiglia e di fede. Dobbiamo incontrarci con il turista e convertirlo alla vita cristiana: dobbiamo essere altrettanti missionari del messaggio di amore di Cristo. Ecco come il turismo a questo punto non è più una mera opportunità di carattere economico o educativo, ma semplicemente e più profondamente l'opportunità di sperimentare i significati profondi dell'Eucarestia.

A. Anzalone

Italia, mia diletta Italia! Il sogno di ogni americano è quello di avere la possibilità, almeno una volta nella vita, di scoprire il fascino tipicamente italiano. Per ogni visitatore, infatti, il primo viaggio in Italia è soltanto l'inizio di una grande avventura. Una visita non può essere abbastanza per abbracciare lo spettro multiforme delle bellezze di questa nazione. La sua atmosfera, i suoi colori, i suoi paesaggi incantevoli, il suo clima e soprattutto la ospitalità calda e aperta della sua popolazione, fanno sì che chiunque venga per la prima volta sia propenso a ritornare ancora ed ancora per rivivere le stesse piacevoli esperienze. Tante cose si dicono dell'Italia. Ma una in particolare è vera: trovandosi in questa affascinante nazione, ammirandone le bellezze naturali ed i capolavori artistici, si può leggere l'evoluzione del genere umano come in un libro. Si può capire alfine chi si è e da dove si proviene. Il problema che si pone davanti al turista che viene a visitare l'Italia per la prima volta è quello di dover decidere fra tante innumerevoli mete, tutte fra l'altro degne della massima attenzione. Ma non ha importanza da dove si incomincia, sia dal paesaggio o dall'arte, dalla storia o dal folklore, dalla gastronomia o dalla moda. Ogni aspetto di essa ha insito parte di altri aspetti che formano una Italia unica ed indimenticabile. Ad ogni angolo ci sono tesori nascosti e non un solo momento passa senza una scoperta eccitante. Una delle numerose sorprese di un viaggio attraverso l'Italia e senza dubbio uno dei più grandi piaceri, è la ricerca di articoli artigianali locali, che da regione a regione sono sempre vari e numerosi. In molte città, specialmente le più grandi, come Milano, Firenze o Venezia, esistono ancora le vecchie strade che portano il nome della categoria degli artigiani che continuano, ancora oggi, ad esercitare, con lo stesso orgoglio ed estrema abilità, il loro mestiere. Gli articoli artigiani sono ovunque un insieme di colori, di idee e di emozioni. Ci sono molte cose da scoprire, da ammirare, da osservare da vicino e da mercanteggiare. Sia che si scelga un oggetto di grande valore, o un puro e semplice souvenir, tornando indietro esso diventerà un prezioso ricordo. (...) Si dice che l'Italia è una nazione che quasi rifiorisce nelle crisi. Negli anni '80, l'Italia sembra essere tornata a nuova vita, con una economia in continuo sviluppo e un governo relativamente stabile. Molto credito va dato alle piccole industrie, che continuano a mantenere un interessante scambio commerciale con i paesi esteri nonostante la spietata concorrenza. Sembra quasi che gli italiani siano abituati a vivere sul filo dei rasoio. Dal periodo di S. Agostino a Macchiavelli, nel secolo sedicesimo, si è sempre temuta la fine, ma in qualche modo si è sempre superata la crisi. Forse questa flessibilità ed adattabilità sono un fatto comune ed una necessaria realtà per una nazione che fino a poco tempo fa non era altro che un insieme di principati.

Il tipico italiano viene spesso presentato all'estero in maniera non esattamente rispecchiante la realtà. Ovvero sempre felice di poter dar scacco matto al sistema, godendo quasi del caotico traffico cittadino, sempre approfittatore della buona fede del prossimo e per colmo sempre pronto ad intonare una canzone. Fortunatamente, questa immagine viene sovrapposta dall'altra immagine dell'italiano professionale e competente, che ha ottenuto successo e prestigio in tutto il mondo. Infatti molti sanno della ditta Cometto, nel borgo di San Dalmazzo, a sud di Torino, che ha costruito il veicolo che è stato usato per trasportare un missile dalla base aerea Vanderberg alla California. La ditta ha ottenuto il contratto da sola, senza l'intervento del governo italiano. Questo non è che un esempio del ruolo dei nuovo italiano nel mondo.

Signore e signori, con questa mia breve carrellata volevo soltanto sintetizzare quella che è la percezione dell'Italia di oggi, in tutte le sue sfaccettature, in tutti i suoi contrasti. L'Italia nobile, tradizionale, artistica. L'Italia del passato, l'Italia inserita nel contesto di un mondo dinamico e moderno, capace di rivoluzioni e di evoluzioni, intraprendente e geniale. Un'Italia sempre pronta dare al mondo ciò che rende l'uomo più nobile e più vicino a Dio, sai esso arte, musica, poesia o l'ambizioso programma, che è nato proprio qui a Rimini, otto anni fa, sotto forma di movimento mondiale.

L. Garbarino:

C'è stata in passato, e per molti versi dura ancora, una lunga discussione tra le varie scuole di studiosi per stabilire se il turismo è un fatto essenzialmente culturale oppure un fenomeno decisamente economico. Di certo, questo credo sia indiscutibile, esso ha costituito e costituisce nelle sue varie forme un momento nella vita di relazione dell'individuo con luoghi ed ambienti umani dai quali trae beneficio ed arricchimento. Un tempo ovviamente era molto più facilmente definibile l'apporto culturale che i viaggi potevano dare alla formazione di appartenenti alle élites intellettuali che ne godevano i benefici; è quasi d'obbligo a questo punto ricordare i "grandi viaggiatori", da Goethe a Stendahl... Oggi ci troviamo di fronte a un modo completamente diverso di accostarci alla fruizione dell'arte come cultura. Siamo legati al fenomeno consumistico e dobbiamo fare i conti con questo. Siamo certamente lontani, in questo senso, dal turismo culturale inteso in senso tradizionale. Siamo certamente in una dimensione culturale ben diversa da quella degli antichi viaggiatori ai quali il viaggio offriva tempi e margini di riflessione, di fruizione e di approfondimento molto più intensi e molto più produttivi. Il turismo culturale oggi, se non è di massa, è certamente un turismo di grandi numeri e spinge verso una sorta di "fast food" culturale da cui l'unica cultura che emerge, purtroppo, è quella del consumo turistico del bene culturale stesso. Scindere cultura e economia nel turismo non è quindi a nostro avviso più possibile. Bisogna allora porsi dei problemi specifici che implicano scelte profonde, che coinvolgono anche il mondo della imprenditoria turistica. Essa si pone infatti come servizio a corredo della domanda ma anche come elemento di forte interpretazione dei suoi bisogni, avvalendosi della sua particolarità di basare il proprio successo più su valori umani che su automatismi economici, come è stato finora, data la forte integrazione esistente nelle imprese turistiche tra struttura umana e struttura aziendale. La crescente importanza del fattore motivazionale, che dipende ovviamente da un insieme di esperienze e di bisogni, pone infatti la imprenditoria turistica nella situazione di non poter più privilegiare i cosiddetti fattori naturali, tradizionali, e le rendite di posizione. A questo punto si dovrà quindi fare uscire il concetto di imprenditorialità turistica da quella ristretta fascia di azione che corrisponde ai servizi di accoglienza, di soggiorno, come si è sempre fatto tradizionalmente, allo scopo di individuare degli spazi in cui possa essere individuata una nuova offerta turistica che non si limiti alla tradizionale fascia di attività e servizi ma che accentui gli aspetti relazionali, cultura li, creativi. Basta una semplice occhiata ai fenomeni emergenti nel mondo del turismo per rendersi conto della piccola rivoluzione culturale necessaria nel mondo di cui stiamo parlando. Basta osservare in primo luogo come il fenomeno turistico si vada estendendo a nuove fasce di utenza con un peso crescente della domanda giovanile, a cui siete direttamente interessati. E’ dunque in atto un processo di differenziazione tra la crescita in massa del fenomeno e il riutilizzo di valori qualificanti che investono in primo luogo l'arca dei beni personali e culturali, vedasi ad esempio la presenza nei cataloghi e nei programmi di viaggi individuali di una scelta crescente di vacanze motivate da occasioni culturali, artistiche, ecologiche; sono questi i settori che aumentano più rapidamente di quelli tradizionali, ponendo nuovi problemi di accoglienza, di ospitalità, di servizio e di infrastrutture tra cui hanno rilievo eminente quelli aventi capacità di soddisfare le richieste a carattere psicologico dell'individuo, con rilevanti mutamenti nella pratica e nel comportamento turistico. Ciò comporta e comporterà sempre di più, a mio avviso, una profonda rivoluzione anche nel modo di concepire la politica turistica in un paese; e qui entra in ballo più direttamente la responsabilità dell'ente a cui ho l'onore di appartenere: l'ENIT. Il nostro ente è stato creato da molti decenni per promuovere l'immagine dell'Italia all'estero, e quindi per promuovere i flussi turistici dall'estero verso l'Italia. Ma il problema non è così semplice. Finora generalmente le determinanti di comportamento della domanda turistica sono state troppo spesso ricercate nei riflessi dei provvedimento di politica turistica, ad esempio incentivi promozionali, pubblicità: abbiamo in cantiere a Roma vari films che io ho finito di progettare e organizzare, impostati su temi di estrema attualità, il tema ecologico, il tema dell'Italia attraverso il costume. Questo nuovo atteggiamento è l'effetto di questa deduzione a cui stavo accennando poco prima. C'è anche un altro elemento da considerare... cioè le variazioni dei condizionamenti economici globali dovute al tasso di inflazione, prodotto lordo, andamento dei costi, dei cambi e così via. Se noi consideriamo questo punto non si può non osservare che l'esperienza ci ha insegnato che non è possibile cogliere significati e coerenze tra variabili economiche e variazione dei flussi turistici, anche se una correlazione tra i due fenomeni certamente esiste.

Provvedimenti di politica turistica e variabili economiche sono infatti ambedue certamente in grado, se non di determinare, almeno di produrre degli effetti sui movimenti congiunturali; ma sugli andamenti di lungo periodo dell'interscambio turistico sembrano incidere molto di più una serie di fattori strutturali legati all'evoluzione storica della società dei consumi. Non c'è dubbio che le imprese turistiche debbano fare i conti sulla base di orizzonti congiunturali e non sulla base degli andamenti di lungo periodo; è altrettanto vero però che la politica turistica va fatta su di uno scenario che tenga conto di questi mutamenti profondi a lungo termine, mutamenti che devono essere correttamente interpretati e assecondati per poter in questo modo continuare a giocare un ruolo da protagonisti sul mercato turistico.