La favola dell’universo

A cura di George V. Coyne, Giulio Giorello, Elio Sindoni

Presentazione del libro

 

 

Martedì 26, ore 18.30

Relatori: presso l’Università degli George V. Coyne,

Elio Sindoni, Studi di Milano Direttore della Specola Vaticana

Ordinario di Fisica Generale

 

 

 

 

 

 

Sindoni: "E quando miro in ciel arder le stelle / Dico tra me pensando: / A che tante facelle? / Che fa l’aria infinita, e quel profondo / Infinito seren? che vuol dir questa / Solitudine immensa? ed io, che sono?"

Il volume di saggi La favola dell’universo non pretende di rispondere alle domande del leopardiano pastore errante dell’Asia, ma vuole proporre al lettore un dialogo che si è svolto tra persone provenienti da discipline e da culture almeno in apparenza distanti l’una dall’altra. Nessuno abbandona le proprie concezioni, i propri ideali, la propria specificità linguistica, ma, come insegna Karl Popper, "perché un dialogo cominci, basta la volontà di dialogare", non è necessario avere già un linguaggio comune o dei valori condivisi, è nel corso del dialogo che si forma quel senso di comunanza che scaturisce dalla volontà di non richiudersi dentro le proprie convinzioni, considerandole inattaccabili, ma di aprirsi a quelle degli altri, disposti a discutere con mente aperta, fino al punto di, come dice ancora Popper, "far morire le nostre idee al nostro posto".

Ne La favola dell’universo, scienziati, teologi di diverse fedi, biblisti e filosofi confrontano appunto la loro visione sul problema dell’origine. Talete, per guardare troppo le stelle, inciampa in un sasso, cade in una pozzanghera e diventa lo zimbello delle donne di Tracia. Eppure il filosofo con la testa tra le nuvole, in realtà, anticipa lo scienziato di oggi, che esplora con successo la struttura del cosmo servendosi delle più raffinate e costose tecnologie.

Per le più diverse culture, l’enigma dell’universo ha costituito nei secoli il banco di prova del mito, della religione, della filosofia e naturalmente della scienza. L’attuale cosmologia, grazie non solo alle raffinate costruzioni dei matematici, ma anche ai dati sperimentali provenienti dalle sonde spaziali e dai nuovi grandi occhi puntati sul cielo, come Hubble, il telescopio in orbita, si sta rivelando sempre più una genuina disciplina scientifica, che si interroga su origine, struttura ed evoluzione dell’universo.

Il lettore scoprirà tuttavia che gli scienziati non sono d’accordo sull’origine, sull’età, sull’evolversi e sulle dimensioni dell’universo e nemmeno su quell’evento straordinario rappresentato dalla comparsa della vita in un’infima porzione di esso. Come hanno mostrato le vicende del pensiero, da Galileo a Darwin, da Newton a Einstein, il contrasto delle idee non è un disastro, ma un’occasione da cogliere, almeno per società aperte, in cui le domande sono più numerose delle risposte. Eppure sussiste una tensione tra domanda e risposta che porta a un incremento della conoscenza.

La nostra speranza è che il libro riesca almeno a comunicare al lettore il senso dello spessore di tali domande e risposte. E sarà nelle pieghe dell’indagine scientifica più avanzata che ritroveremo la filosofia, intesa come spregiudicata interrogazione sul significato dell’universo e del nostro essere abitatori, abitatori piuttosto particolari, perché capaci di osservare, intervenire, riflettere. Oggi più che mai questa dialettica, al di là di artificiosi distinzioni disciplinari, attrae scienziati e filosofi, teologi e artisti. Per il lettore non specialista costituirà una piacevole sorpresa il constatare quanto interagisca ancora oggi con l’impresa scientifica quel vasto patrimonio di esperienze intellettuali che costituisce il nucleo di una disciplina piuttosto peculiare: la teologia.

Un tratto comune, che si ritrova in tutti i saggi contenuti nel libro, è la percezione di trovarsi di fronte a un immenso mistero, e ciò induce a meditare sul poco che sappiamo, ci richiama l’umiltà con cui dobbiamo lavorare per cercare di carpire dalla natura qualche squarcio di luce. Ci ricorda che dobbiamo fare buon uso della potenza dei nostri apparati tecnologici, ma soprattutto delle nostre costruzioni intellettuali, poiché, come ci ricorda Blaise Pascal, nei suoi Pensieri, "tutti i corpi, il firmamento, le stelle, la terra e i suoi regni, non valgono il minimo degli spiriti, perché questo conosce tutto questo e se stesso; e i corpi, nulla (...). Da tutti corpi messi insieme non si potrebbe ricavare un piccolo pensiero: ciò è impossibile, è di un altro ordine. Da tutti i corpi e gli spiriti, non sarebbe possbile trarre un moto di vera carità: ciò è impossibile, è di un altro ordine, soprannaturale".

 

 

Coyne: Una delle principali novità della fisica moderna, è l’indeterminismo del mondo. È una fisica dell’indeterminato e dell’indeterminismo, è un micromondo, un mondo quantistico. La meccanica quantistica già da decenni, ha trovato la legge dell’indeterminismo: nel mondo micro, non possiamo conoscere né la posizione di un oggetto microscopico, un elettrone, né il suo moto con completa esattezza. O conosciamo uno con completa esattezza e dell’altro non sappiamo niente, o bilanciamo, sappiamo con una certa incertezza sia la posizione che il movimento.

Quale è una legge intrinseca del mondo? E, prima ancora, cosa vuol dire intrinseca? Molti, anche fisici, vogliono negare quell’aspetto intrinseco al mondo e dicono che è solo un nostro modo di investigare il mondo, il mondo è ancora determinato, ma noi non possiamo conoscere quel mondo determinato, perché quando cerchiamo di misurare il mondo, c’è questa incertezza. Per intrinseca, io intendo il fatto che la legge è intrinseca al mondo, come noi investigatori siamo intrinseci al mondo, perché io misuratore, investigatore, faccio parte di quel mondo. L’importante nel mondo non sono gli oggetti isolati, qua e là, ma il rapporto tra diversi oggetti o fra tutti gli oggetti insieme: l’importanza è il rapporto. Il rapporto tra il mondo e me, come investigatore, è indeterminato, ha una certa inesattezza intrinseca. La novità principale della nuova scienza è dunque questo: indeterminismo, in un senso macro dell’universo.

Se noi conosciamo Dio, solo per analogia, Dio risponde a questa nuova fisica: se per Newton Dio era il creatore e dominatore che controllava il mondo, per me Dio è un creatore che ha lasciato andare il mondo, e questa è una favola, è una favola nel senso stretto della parola, è una favola scientifica. Dio ha creato il mondo non in modo determinato, ma in modo da lasciare al mondo stesso la libertà degli esseri umani. Il mondo indeterminato è la creatura di Dio, non di un Dio dominatore del mondo, ma di un Dio che lascia andare il mondo.