Joe Tilson

Terracotta e maiolica, sculture e rilievi

alla Cooperativa Ceramica d’Imola

In collaborazione con la Cooperativa Ceramica d’Imola

Presentazione della mostra

Martedì 26, ore 11.30

Relatori: Joe Tilson, Vittoria Coen,

Marco Comissari, Pittore e Scultore Critico d’Arte e

della Sezione Artistica della Corrispondente di Flash

Cooperativa Ceramica d’Imola

 

 

 

 

 

 

Comissari: La Cooperativa Ceramica d’Imola è la Cooperativa più antica d’Italia: 122 anni di storia, la storia di un’azienda e degli uomini che hanno fatto questa azienda, perché non si deve dimenticare che la Cooperativa è una società di persone. Di questo, chi ci incontrava si accorgeva subito: è stato così ad esempio per Giò Ponti, l’architetto che ha progettato, tra gli altri, il grattacielo Pirelli di Milano e la cattedrale di Taranto.

Negli ultimi quindici anni la Cooperativa Ceramica d’Imola ha lavorato e ha fatto ceramica attraverso un lavoro con alcuni dei più grandi nomi dell’arte contemporanea: l’incontro con Joe Tilson che consideriamo un amico, un artista, ma soprattutto un maestro capace di insegnare attraverso la sua arte, è stato sicuramente tra i più fecondi e proficui degli ultimi anni. Non ha paragoni nella nostra storia un rapporto così duraturo, ma soprattutto così intelligente, capace di stimolarci, capace di portarci nuovamente sul mercato, capace di portarci a conoscere e percorrere nuove strade che indubbiamente sarebbero impercorribuili attraverso una pura logica commerciale. Ecco allora che l’arte, l’arte-industria, si trasforma in arte-indutria-uomini, e diventa ancora una volta lavoro, capacità di trasformarsi, di nascere e di rinascere. Joe quando lavora la ceramica, quando mette le proprie mani nella terra, ha la capacità di trasmettere delle sensazioni che non sono di tutti, non sono comuni, ma che diventano di tutti.

 

 

Tilson: La base per il mio lavoro in Italia è stata proprio l’incontro con la Cooperativa Ceramica d’Imola, che ha permesso di iniziare un lavoro in gruppo di tipo bottega, il modo in cui lavoravano Giotto o Benedetto Antelmi, come hanno lavorato i grandi artisti italiani. L’idea dell’artista che lavora da solo soffrendo è un’idea romantica, e non è vero che è più facile lavorare in gruppo: invece è molto difficile lavorare in gruppo. La Cooperativa Ceramica mi ha dato questa grande occasione di riprendere la vecchia tradizione di lavorare la terracotta e la maiolica.

 

 

Coen: Avevo studiato Joe Tilson sui libri di storia dell’arte: la nostra conoscenza è avvenuta in un’occasione insolita, quando abbiamo curato insieme alla Cooperativa Ceramica d’Imola a Bologna una sorta di working process, il lavoro di alcuni artisti tra cui Joe Tilson, che in ambito ceramico sperimentavano in diretta davanti al pubblico. Io fungevo da "cicerone" della situazione, dovevo raccontare questi artisti con parole molto semplici, cercando di coinvolgere il pubblico che nei quattro giorni della fiera era entrato così in sintonia con il lavoro di questi artisti da avventurarsi a provare a dipingere a sua volta, a colorare.

Joe Tilson è un artista che nega il valore sciamanico dell’artista stesso: si considera colui che fa, colui che opera. Questo rapporto con la terra concretizzato attraverso la terracotta, la maiolica, la ceramica e quindi totalmente in sintonia con il discorso della Cooperativa Ceramica d’Imola, è uno dei tanti modi in cui Tilson realizza la propria idea dell’artista che fa, che si pone a confronto, che si sperimenta continuamente attraverso dei materiali cosiddetti naturali.

Tilson è un artista internazionale, nato a Londra, che ha conosciuto negli anni altri artisti internazionali, e che ha vissuto in prima persona il dibattito culturale degli anni ‘50, ma soprattutto il dibattito culturale nell’America degli anni ‘60. Di questo ambiente inizialmente Tilson fa parte, se ne stacca proprio per la sua individualità, perché attraverso le sue opere si legge un percorso preciso, una ricerca particolarmente individuale che usa il mezzo in modo diverso dai pop artisti americani. Tilson non è un pop artista, ma un vero artista concettuale, che dà forma al segno finché il segno diventa un simbolo. Il gioco del concetto della forma e della parola che identifica quella forma è uno dei punti chiave per capire il lavoro mentale che c’è nel lavoro di Tilson.

Tilson è un artista del XX secolo, quindi guarda la natura dal punto di vista esistenziale, non guarda la natura come sorta di imitazione, tanto è vero che lui inventa delle forme, dove le forme ci sono, dove le forme sono presistenti, identificabili come l’albero della vita. L’idea del simbolo, che è centrale per la comprensione di questa poetica, è l’idea del mitico, dell’archetipo, in qualche modo del primordiale: questa idea si concretizza proprio nella terra, nella terracotta con cui Tilson si esprime. Tilson si esprime sempre: questo è un punto molto importante per un artista, quello di non eccedere mai, quello di non diventare mai compiaciuto di se stesso, di rimanere sempre a uno stadio prima del lavoro così detto finito, di dire ‘basta!’, questa cosa non può andare oltre. Il carattere evocativo nell’arte è quasi tutto questo stimolo che l’osservatore ha nei confronti di un’opera che non gli spiega del tutto, perché non deve spiegare, deve suggerire, deve evocare, deve evocare delle suggestione, delle emozioni: è il punto focale del lavoro di Tilson.