Mercoledì 23 agosto, ore 15

INCONTRO TRA I CRISTIANI E LE RELIGIONI

Seminario di Julien Ries

Modera:

Roberto Barbieri.

  1. Ries:

(…) Che cosa significa l'incontro delle religioni? Il Consiglio Pontificio per il dialogo tra le religioni ha pubblicato nel 1969 una guida intitolata Verso le religioni africane. Nella prefazione si legge: "Andare verso le religioni africane significa in realtà andare alla ricerca delle "tracce di Dio" nella coscienza e nel cuore degli uomini". L'incontro è dunque considerato come un tentativo di penetrare in profondità, come un confronto spirituale. Quanto alla parola "dialogo", il suo uso è divenuto frequente all'indomani della seconda guerra mondiale poiché, dopo la catastrofe, il bisogno di comunicare si è fatto sentire. Si è cominciato a parlare di dialogo tra gli uomini, tra le comunità, tra i popoli. Dialogo è un termine del Concilio Vaticano II, utilizzato più di quaranta volte nel testo. Si parla del dialogo fraterno tra cristiani e giudei, del dialogo leale e prudente tra tutti gli uomini in vista della costruzione del mondo, del dialogo ecumenico, del dialogo con i non cristiani. Un documento del Pontificio Consiglio per il dialogo tra le religioni dice: "Dialogo non significa soltanto il fatto di parlarsi, ma anche l'insieme delle relazioni che intercorrono tra le religioni, positive e costruttive, con persone e comunità di diverso credo, al fine di imparare a conoscersi e ad arricchirsi gli uni gli altri" (…). Avvaloriamo ora la dichiarazione del Vaticano II, "Nostra Aetate". Questa dichiarazione fu promulgata da Paolo VI il 28 ottobre 1965, alla fine della IV sessione del Vaticano II (…).Nel preambolo troviamo lo sguardo della Chiesa sulle origini del genere umano. Questo sguardo parte da una visione moderna e al tempo stesso scientifica ed evangelica del genere umano. Per prima, la visione evangelica. La Chiesa ritiene di avere una missione da promuovere, l'unità e la carità tra gli uomini e tra i popoli. Questa missione è fondata su di una sola origine che ci è presentata dalla rivelazione biblica. Secondariamente, la visione scientifica. È utile, infatti, aggiungere che la paleoantropologia presenta una visione identica. Diverse scuole di storia delle religioni hanno voluto fondare l'unità della specie umana sulla storia. Una simile base è debole. Due nuovi dati si sono presentati: l'unità nell'emergenza africana dell'uomo da una parte e, dall'altra, l'unità spirituale, unità di coscienza e unità della coscienza religiosa, l'homo religiosus. È molto importante che l'orientamento del Vaticano II di ventisei anni fa sia confermato dalle scoperte scientifiche di questi ultimi anni. La Chiesa si rivolge al progetto di Dio sull'uomo, al suo destino ultimo. Questo consiste nell'universalità della salvezza: raduno di tutti gli uomini nella città santa, nella luce di Dio (…). Dopo aver insistito sull’origine e sul destino dell'umanità, il Concilio affronta l'attesa dell'homo religiosus: "E’ la risposta delle religioni agli enigmi nascosti della condizione umana": l'uomo, il senso e lo scopo della vita, il bene e il male, la morte e l'aldilà (…). Qual è l'atteggiamento della Chiesa nei confronti delle religioni, dell'homo alla ricerca di Dio? La "Nostra Aetate" afferma che "la Chiesa cattolica non rifiuta nulla di ciò che è vero e santo in queste religioni". È il riconoscimento di verità e della presenza della santità nelle religioni non cristiane. Giustino martire e Clemente d'Alessandria parlavano di "Verbo Divino che genera", Spermaticòs Logos. Ci rifacciamo alla più antica tradizione della Chiesa. Il testo conciliare continua ed afferma che la Chiesa "considera con sincero rispetto questi modi di vivere e di agire, queste regole e dottrine; sebbene differiscano in molti punti da ciò che essa sostiene ed afferma, tuttavia sono spesso portatrici di un raggio di verità che illumina tutti gli uomini". Tuttavia, la Chiesa annuncia ed è tenuta ad annunciare continuamente il Cristo che è "La Via, la Verità, la Vita" (Giovanni 14, 6), nel quale gli uomini devono trovare la pienezza della vita religiosa e attraverso il quale Dio ha riconciliato a sé tutte le cose. La Chiesa esorta dunque i suoi figli perché con la prudenza e la carità, attraverso il dialogo e la collaborazione con coloro che professano altre religioni, testimoniando la fede e la vita cristiana, riconoscano, preservino e facciano progredire i valori spirituali, morali e socio-culturali che si trovano in essi. Ecco dunque tre direttive per i cristiani: - riconoscere i valori e rispetto delle religioni non cristiane; - annuncio di Gesù Cristo, pienezza della vita religiosa; - dialogo e collaborazione, pur testimoniando la fede e la vita cristiana. Si tratta di un vero paradosso che noi possiamo formulare come segue: "Dialogo con i non cristiani e annuncio di Gesù Cristo" (…). Il dialogo è un'esperienza religiosa molto profonda. A un giornalista che ieri mi chiedeva che cosa sia per me il Meeting, ho risposto che il Meeting è il luogo più importante e privilegiato per un dialogo tra religioni e cultura. Quali le forme del dialogo? Il documento del Consiglio Pontificio per il dialogo interreligioso pubblicato nel 1984 con l'approvazione del Papa Giovanni Paolo II, ha proposto di parlare di quattro forme di dialogo. a) Il dialogo di vita: un atteggiamento di rispetto e di accoglienza. Tale dialogo deve ispirare la vita quotidiana del cristiano e diventare l'atmosfera dell'intera Chiesa. b) Il dialogo delle opere: si tratta dell'incontro nella collaborazione al servizio dello sviluppo dell'uomo. E’ il dialogo nella costruzione della città e del mondo. Questo dialogo è alla base delle organizzazioni per la pace, per lo sviluppo, per la libertà, nelle quali cristiani e non cristiani sono invitati a collaborare. c) Il dialogo degli specialisti delle tradizioni religiose. È il lavoro dei colloqui, dei congressi, dei corsi, delle conferenze, delle riunioni internazionali, dei seminari. È in questo lavoro che noi siamo occupati per il momento. Esso presuppone una conoscenza o un desiderio di conoscenza delle religioni. d)Il dialogo sull'esperienza religiosa. Questo dialogo è vario, esperienze di preghiera, tradizioni monastiche, contemplazione, ricerca di Dio, studi sulle Sacre Scritture, e sempre più in sviluppo nel momento attuale. In queste quattro forme noi abbiamo contemporaneamente l'incontro e il dialogo. Queste quattro forme sono degli orientamenti, dei modelli che possono essere vissuti separatamente o insieme. Così l'incontro di Assisi è un dialogo sulle opere ed un dialogo sull'esperienza religiosa, poiché si tratta di pellegrinaggio, digiuno e preghiera per la pace. Esso è nello stesso tempo un'opera comune al servizio della pace mondiale. Voglio terminare discutendo questo paradosso: dialogo e annuncio di Gesù Cristo.

a) La missione cristiana.

La religione del Cristo è missionaria (…). Gesù ha inviato i suoi apostoli: "Andate, ammaestrate tutte le nazioni". Andate e predicate. È la missione donata da Cristo risorto. Egli ha proclamato il Regno di Dio ed ha chiesto alla Sua Chiesa di proclamarlo, "Voi sarete miei testimoni". La missione della testimonianza e dell'annuncio è la missione della Chiesa e dei cristiani (…). - La "Nostra Aetate", dopo aver parlato del rispetto verso le religioni non cristiane, aggiunge: "Tuttavia, la Chiesa annuncia, ed è tenuta ad annunciare senza sosta il Cristo che è la Via, la Verità, e la Vita (Gv. 14.6)". C'è dunque per i cristiani una missione di annuncio e di testimonianza. Come conciliarla con il dialogo? Ecco quindi il nostro problema, il nostro paradosso. Arriviamo al problema più importante:

b) Dialogo e fede

Impegnata nel dialogo, la Chiesa è a conoscenza del mistero della creazione. Vede l'homo religiosus, dopo il suo emergere, ricercare Dio e ascoltate il messaggio di Dio, da Abramo fino a Gesù Cristo. Non c'è dialogo senza la fede tra i due partners. Il cristiano ha in sé la fede in Dio Padre, che ha creato il mondo per amore, in Gesù Cristo, il Verbo di Dio. Egli ha fede nello Spirito Santo che opera nel profondo della coscienza e conduce ogni essere umano verso la Verità e la Vita. Nel dialogo, egli non nasconde la sua visione dell'umanità e della storia. Ciò significa che il sincretismo è escluso dal dialogo. Il cristiano vede il seme del Verbo nelle tradizioni religiose ed ha fede nell'azione dello Spirito Santo. Si tratta di una visione cristiana della storia. Il cristiano, nel dialogo con l'indù, il buddista, il musulmano, ascoltando il compagno cerca di comprenderlo e di comprendere la sua esperienza religiosa ma, siccome si tratta di un dialogo, egli spiega la sua esperienza religiosa personale. Egli spiega conformemente alla pedagogia divina, rivela il messaggio e lo fa vivere fedelmente, umilmente, rispettosamente, ma con audacia, perché non nasconda niente del messaggio. Egli non lavora per convertire il suo compagno, egli si accontenta di testimoniare la sua fede. Questa testimonianza integrale della sua fede costituisce un annuncio di Gesù Cristo. A causa della sua fede in Cristo (…) il cristiano si sente solidale con tutti gli uomini, con quelli che soffrono e con quelli che lavorano, con tutti i fedeli delle diverse religioni. Per lui non ci sono che dei fratelli e delle sorelle, figli di uno stesso Padre, al quale egli si rivolge ogni volta che dice la preghiera donata da Gesù: "Padre Nostro" (…).In altre parole, il cristiano nel dialogo non cerca di convertire l'altro, ma di convertirsi sempre di più a Cristo. Da parte dei cristiani questo dialogo esige, di volta in volta, un approccio positivo alle altre religioni e un approfondimento del Vangelo. Questo li conduce a pensare e a ripensare il senso della creazione dell'uomo, il fatto e la prova dell'unità della specie umana, il significato del Cristo, nuovo Adamo e autore della nuova creazione. Fa loro comprendere il senso della Chiesa al servizio di Dio e dell'uomo e la sua missione che richiede coraggio, audacia, pazienza, umiltà, servizio alla verità e alla giustizia, rispetto dell'uomo, della sua libertà, della sua cultura. Così, il dialogo tra le religioni è legato all'annuncio. Costituisce una nuova tappa del cammino dell'homo religiosus che, dopo un milione e mezzo di anni, alza gli occhi verso la volta celeste. Terminiamo con le parole di Giovanni Paolo II ad Assisi, il 27 ottobre 1986: "Vediamo in questo un anticipo di ciò che Dio vorrebbe vedere realizzarsi nella storia dell'umanità: un cammino fraterno, nel quale noi ci accompagniamo vicendevolmente, verso un obiettivo trascendente che Egli prepara per noi".