"La schiena di Parker"

di Flannery O’Connor (ed. BUR Rizzoli)

Presentazione del libro

Lunedì 23, ore 20.00

 

Rondoni: Flannery O’Connor è americana, profondamente americana, ed è scrittrice che svolge una funzione particolare: ricordare alla cultura americana la sua radice cristiana. Una radice così forte come la radice cristiana ha continuato a produrre, come in questo caso, espressioni alte, capaci di far guardare la vita. Inoltre, il suo punto di vista, il punto di vista della fede, le ha permesso un’opera d’arte, in cui la fede non è una sorta di morale tirata alla fine, quanto piuttosto una provocazione di profondità.

A Flannery O’Connor facevano spesso questa obiezione: "Come fai ad essere artista e cattolica nel Novecento?". Lei rispondeva non tirando conseguenze schematiche, ma ribaltando la questione: "Proprio perché sono cattolica, non posso che essere un’artista". La scrittrice americana sapeva benissimo che i suoi lettori, lo scriveva in una lettera, è gente che pensa che Dio sia morto, o un suocero che sorveglia quello che fai; si dispiaceva poi del fatto che non avessero più una visione viva e positiva della fede. Forse per questo motivo Fernanda Pivano, sacerdotessa dell’importazione della cultura americana degli ultimi 40 anni, non capisce Flannery O’Connor.

Buzzi: Flannery O’Connor suscita, generalmente, passioni violente oppure reazioni ostili altrettanto forti; è difficile spiegarne le ragioni anche perché lei stessa non hai mai creduto che fosse possibile, per un’artista, avere altre giustificazione al di fuori della propria opera. Per qualsiasi artista, l’unica giustificazione, è la sua opera: bisogna leggerla e amarla leggendola. Non so se ci sia stata, effettivamente, una volontà di emarginare questa scrittrice e eliminare quello che non risultava riducibile a certi schemi ideologici. Un critico americano sostiene però che le maggiori cantonate, non sono dovute tanto ad un’incapacità di comprendere quello che Flannery O’Connor dice, ma semplicemente, ad una assoluta ignoranza del grande tema centrale di tutta la sua scrittura e dei romanzi: l’io umano in rapporto con il Mistero.

Questo è anche il tema che lei stessa chiamava il realismo cristiano: non posizione filosofica o religiosa e neanche questione di stile o problema estetico, ma movimento dello sguardo, dell’intelligenza e del cuore. Tutto inizia con l’impatto col mondo sensibile, col mondo fisico, concreto, il mondo delle cose; lo scrittore ha proprio lo scopo di condurre il lettore in una immersione totale nell’universo sensibile. Sotto la spinta estetica e razionale, sotto la spinta di un’esigenza di significato, poi, rende giustizia a questo universo sensibile. Un movimento che culmina nel riconoscimento del Mistero.

Il Mistero è così la definizione della realtà ultima, è l’immagine della sua sorgente. Il realismo non è, quindi, una questione di atteggiamento, una scelta pregiudiziale che viene prima dell’apertura alla realtà: è invece proprio questa apertura. È una questione di ragione prima che di scelta o pregiudizio; l’istinto dell’umano, un istinto che l’artista ha.

Questo realismo aiuta a leggere i suoi personaggi: storie forti, né edificanti, né consolatorie. La visione della positività del reale, quella del senso comune, non le appartiene per la sua vicenda umana personale visto che una gravissima malattia l’ha minata per la maggior parte della sua vita. Era convinta del fatto che i conti non tornano: le cose non finiscono bene come ci aspetteremmo, con una fine consolatoria o moralmente accettabile. Ancora una volta la positività per Flannery O’Connor non è un atteggiamento, una pregiudiziale etica, una questione di scelta, ma è la natura irriducibile della ragione di fronte alla realtà. Le riduzioni possono avvenire solo in secondo momento e dipendono dalla disponibilità o meno a seguire la dinamica razionale del significato fino alle sue ultime conseguenze.

Il punto focale, l’ambito in cui tutto questo può avvenire e avviene realmente è l’io. Lei non usa questa parola ma usa due espressioni, una più filosofica che è il "Mistero della persona" e una seconda molto più bella che è il "Mistero della nostra posizione sulla terra".