Venerdì 31 agosto, ore 15

LE RIDUZIONI DEI GESUITI IN PARAGUAY

Presentazione di:

Francesco Ricci,

Bernardo Jsmachoviez

VERSO LA TERRA DELLE PROMESSE',

Presentazione di:

Antonio Ria,

Maria Barbagallo,

Sisto Caccia

In contemporanea sono presentate due mostre: "Le riduzioni dei gesuiti in Paraguay" e "Verso la terra delle promesse". Francesco Ricci ripercorre la storia delle "riduzioni" mettendo in luce come questa vicenda, tanto obiettivamente rilevante e carica di valenze positive quanto ignorata e mistificata dalla storiografia, corrente, costituisca uno degli esiti più interessanti della storia latino-americana (si veda anche al riguardo, in questo stesso volume, l’intervento di Guzman Carriquiry alla tavola rotonda "Promised Land", sabato 25 agosto. Ndr). Prende quindi la parola il curatore della mostra, Bernardo Jsmachoviez, architetto paraguaiano d’origine polacco-lituana. Jsmachoviez si sofferma sulla cultura guaranì e sull’esito del suo incontro con il Cristianesimo e con l’esperienza delle "Riduzioni" sottolineando come, se oggi il Paraguay è un paese non soltanto di lingua spagnola ma anche di lingua guaranì, e nel quale la cultura india originaria non soltanto perdura ma anche continua in modo non subalterno (caso unico in tutta l’America Latina), ciò si deve alle "Riduzioni". Al di là della catastrofe materiale costituita dalla sua brusca e violenta interruzione, l’esperienza delle "Riduzioni" ha lasciato dunque al Paraguay un eredità positiva che tutt’oggi persiste. La mostra "Verso la terra delle promesse", un'esposizione di documenti grafici e fotografici sull'emigrazione italiana nelle Americhe, è presentata da Antonio Ria, autore di una ricerca sulle feste delle comunità italoamericane, da suor Maria Barbagallo, superiora delle Missionarie del S. Cuore di Santa Francesca Cabrini, e da padre Sisto Caccia, superiore dei Padri Scalabriniani. Antonio Ria presenta mediante un audiovisivo la festa del Giglio, che da novantaquattr’anni è celebrata a Brooklyn (New York) dai discendenti degli immigrati dalla città campana di Nola sul modello dell’analoga festa patronale della città d'origine, - si sofferma quindi sulla funzione della festa etnico-religiosa all’interno della cultura degli italoamericano. Suor Maria Barbagallo, superiora di una congregazione specificamente dedicata all’assistenza degli emigranti, nel rievocare la figura di Madre Cabrini, la definisce fra l’altro: "Una donna che scopre il suo ruolo specifico nella Chiesa e la sua femminilità matura e autonoma come segno privilegiato dell'esercizio della misericordia." A proposito dell’emigrazione aggiunge:Della storia dell’emigrazione, come spesso accade, noi conosciamo tutte le ombre e poche luci. Conosciamo, per esempio, i tragici sistemi di arruolamento, con cui venivano illuse schiere di bisognosi, con la promessa di lavori ben retribuiti in America. Conosciamo l’ingordigia degli speculatori, senza coscienza, le insidie dei potenti, le tragiche motivazioni che sottendono all’emigrazione: guerre, fame, disoccupazione, povertà, persecuzioni politiche e religiose. E conosciamo anche le tremende conseguenze di tutto questo: gli abusi, le oppressioni, i pregiudizi, la malavita e la perdita di identità. Questo lo ritroviamo scritto in tutti gli studi sull’emigrazione, nei film, nelle cronache, nei libri, nelle canzoni. Occorre pertanto rilevare che, nonostante tutto, l’emigrazione è anche il cammino che fa possibile una fraternità universale. Che forse solo i profeti, i veri profeti sanno ancora sognare e sperare. A fare possibile questa fraternità, reale e non fittizia, io credo che sia proprio la presenza della Chiesa, una presenza fatta persona nei suoi santi; una presenza credibile Padre Sisto Caccia, egli pure superiore di una congregazione tipicamente dedicata agli emigranti, rievoca il fondatore, Mons. Scalabrini, e sottolinea come il suo fosse uno sguardo che abbraccia l’uomo totale, e sa andare oltre il fatto contingente per scoprirne i disegni nascosti e i segni della Provvidenza. Spesso l’emigrazione mostrava un volto tragico, ma questo non gli impediva di scoprire un senso ed un valore. Vediamo adesso questi valori Scalabrini sottolinea che l’emigrazione è un fenomeno naturale, espressione di una legge di natura e in tal senso un diritto inalienabile. Però libertà di emigrare, ma non di far emigrare, perché quanto è buona l’emigrazione spontanea altrettanto è dannosa quella che è frutto di costrizione. A questo proposito si può affiancare la constatazione propria di Scalabrini che l’emigrazione è un fenomeno permanente. Vedeva giustamente e profeticamente nell’emigrazione non un fenomeno passeggero, ma l’espressione di dire che c’è uno stato permanente di cose, quindi un fatto, quindi un evento storico. Lo Scalabrini, uomo di Dio, uomo di fede e teologo, riconosce il valore il dell’emigrazione, nella considerazione stessa che è un evento storico e in quanto tale ascrivibile alla storia della salvezza tu