mercoledì 29 agosto, ore 11.00

FRATEL ETTORE E LE SUE OPERE

INCONTRO PROMOSSO DALLA COMPAGNIA DELLE OPERE

Partecipa:

Fratel Ettore

Religioso camilliano

F. Ettore:

Per iniziare questo nostro incontro, vi chiedo, come faccio sempre, di recitare almeno una decina del Rosario. Oggi recitiamo il Mistero gaudioso. A me piace dire questo Mistero del Rosario perché lo ha proclamato Madre Teresa dieci anni fa allo Stadio di San Siro. lo quando sento queste forze potenti che m’incoraggiano, pur cosciente della mia povertà, divento più forte. Il mio pensiero di questa mattina, suggerito dal canto d’inizio della Messa, era proprio questo: camminiamo insieme con Cristo, perché, senza di lui, nemmeno il servizio ai poveri porta frutto. Senza Cristo camminiamo invano, con lui avremo frutti indiscutibili e assoluti. Noi vogliamo essere di Cristo, farci portare dalla misericordia di Dio, proprio perché ci riconosciamo poveri, cioè sentiamo il bisogno di Cristo.

Dopo la preghiera comune, Fratel Ettore commenta alcune immagini che illustrano momenti signifícativi della vita e della storia delle sue comunità d’accoglienza.

Tredici anni fa mi trovavo al San Camillo di Milano e Padre Giannino Martino, mio carissimo superiore, mi ha invitato a servire i poveri che venivano alla portineria. I Padri Camilliani, oltre che servire gli ammalati nelle corsie d’ospedale e nelle case private, hanno sempre avuto molta cura dei poveri, cosi come faceva San Camillo che li andava a raccogliere per le vie di Roma. Dunque il Venerdì Santo del 1977, dopo 27 anni di vita camilliana, ho iniziato il mio servizio al poveri accogliendo e ripulendo Sabatino che è diventato il mio primo collaboratore. Dopo di lui è arrivato Angiolino Conti, un ex domatore del circo Togni, abbandonato a se stesso da quindici anni, con il corpo coperto di piaghe e i pantaloni attaccati alla carne. Gesù si era mostrato per me, in quel Venerdì Santo, sotto le spoglie di un uomo ridotto peggio delle immondizie più ripugnanti. Quando il Padre Superiore venne nel salottino per salutare Angiolino mi disse: "Bravo! Continua." Mi vennero in mente le parole che il Crocifisso aveva detto a San Camillo: "Tu pensi che l'opera che hai in mente di fare sia tua, invece è mia". Certamente senza l’amore e la carità di Cristo, che io cercavo di vivere, non sarebbe stato possibile durare a lungo. Da quel giorno ci fu la fila continua dei poveri che venivano a medicarsi e a mangiare; ormai al San Camillo non ci si stava più, bisognava cercare altrove. Anche il mio Superiore era d’accordo con me e fu così che saltarono fuori i due famosi capannoni sotto le ferrovie della Stazione Centrale. Lì abbiamo cominciato davvero con fiumi di poveri che venivano per le loro necessità. Anche il rifugio di Milano in tre mesi è diventato strapieno: 170 persone ogni pasto da sfamare, lavare, medicare, cambiare, una cosa incredibile, possibile solo con la fede e con l’amore ai fratelli. Certo non ero solo, dopo Sabatino sono venuti tanti altri volontari e abbiamo fondato un'altra casa a Ravenna e poi a Seveso dove abbiamo costruito un Santuario in onore della Madonna di Fatima che avevamo invocato quando volevano darci lo sfratto dal rifugio di Via San Martino a Milano. Concludiamo leggendo l'atto d’affidamento alla Madonna di Fatima.