Mandolesi Nazzareno
Mandolesi Nazzareno

Laureato in fisica alla fine degli anni ’60 all’Università di Bologna, ha percorso l’usuale e fortunato iter dell’epoca: prima assistente all’Università ,poi borsista dell’allora ESRO (oggi ESA) in UK ed infine assunto al CNR. È poi tornato come Prof. a contratto ad insegnare all’Università di Ferrara. E’ già stato detto da molti ma è la verità: ha iniziato prima con lo studio dei raggi cosmici di altissima energia (nel mondo dell’infinitamente piccolo) poi è passato all’infinitamente grande: l’universo attraverso lo studio della radiazione fossile o di fondo cosmico (la prima luce dell’universo). In questo percorso, diametralmente opposto, ha sempre utilizzando metodi radio. Da sperimentale ha guidato per decenni il suo piccolo gruppo a Bologna in esperimenti sempre in collaborazioni nazionali e internazionali con altri gruppi di ricerca in tutto il mondo. Ha girato perciò il mondo in lungo e in largo e si considera molto fortunato per questo, ringraziando chi lo ha sempre condotto per mano nella sua vita. Ha ricoperto e ricopre tuttora incarichi manageriali in Italia e all’estero. È approdato a Planck quando a White Mountain (4000 mslm in US), durante una pausa dell’esperimento sul fondo cosmico che stavano conducendo con altri gruppi, discutendo con l’amico, oggi premio Nobel George Smoot, si convinsero che le “anisotropie” del fondo cosmico potevano essere trovate solo con missioni spaziali. George, supportato dalla NASA approntò una veloce missione (COBE) che scoprì le anisotropie, mentre lui percorse la più lunga strada accessibile in Europa, l’ESA. Percorso lungo ma che alla fine diede loro il miglior satellite del settore. In questi anni, George gli raccomandò un giovane laureato come deputy: Marco Bersanelli. Da allora, era il 1973, Planck li ha sempre unito in una fraterna collaborazione e amicizia.

ultimo aggiornamento: agosto 2013  
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