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Mostre, inaugurata a Damasco ‘I millenni per l’oggi. L’archeologia contro la guerra: Urkesh di ieri nella Siria di oggi’

Cosa può voler dire parlare di identità nazionale siriana dopo sette anni di guerra? Un importante evento che ha appena avuto luogo a Damasco ci offre una risposta: domenica 28 ottobre si è riaperto, dopo una lunga chiusura per via dei potenziali pericoli dei bombardamenti, il Museo Nazionale di Damasco. La cultura del passato è profondamente vissuta in Siria, ed ha sempre costituito un fattore importante nell'assicurare la coesione di comunità altrimenti diverse: la loro comune “sirianità” si fonda in radici profonde che l'archeologia rivela anche per i periodi più lontani.

All'ingresso monumentale del nuovo Museo i visitatori troveranno, per le prime settimane dopo l'apertura ufficiale, una grande mostra che illustra come un progetto archeologico che riguarda una città, Urkesh, scomparsa del tutto più di tremila anni fa, possa servire proprio come un motore di identità. Allestita per il Meeting di Rimini quest'ultimo agosto, e resa disponibile dal Meeting in una versione itinerante, la mostra I millenni per l'oggi approda in prima istanza a Damasco (continuerà poi in altre città italiane). Tradotti in arabo, e impostati con la grafica di alta qualità realizzata dal Meeting, i pannelli colpiscono subito l'occhio del visitatore a cui narrano la storia di questo sito straordinario. Anche il catalogo riccamente illustrato è stato tradotto.

Perché “straordinario”? Certo per quello che ci dice sul passato della Siria: una delle prime città della storia (inizio verso il 4000 a. C.), Urkesh divenne un centro urbano di prima importanza per una civiltà altrimenti quasi ignota, quella dei Hurriti, contemporanei con Sumeri e Babilonesi. Ma più straordinario ancora per il modo in cui è divenuto un punto di attrazione e di orgoglio per la popolazione locale. E questo è tanto più sorprendente in quanto la guerra non ha fatto che acuire questo processo di assimilazione e appropriazione del passato remoto in funzione di un presente sempre più sentito e vissuto.

Abbiamo qui il frutto non casuale di una nuova archeologia. Un nuovo modo di riportare alla luce il passato più remoto: da una parte non scavalcando ma anzi coinvolgendo gli abitanti del luogo ove si scava, e dall’altra mirando alla scoperta di quanto la nostra vita e la nostra cultura di oggi devono alle esperienze e alle scoperte di uomini passati sulla scena di questo mondo in un tempo pur così lontano dal nostro.

È questo il progetto portato avanti da Giorgio Buccellati a Marilyn Kelly-Buccellati, direttori della Missione archeologica, ora attiva anche in questa estensione che va ben aldilà della dimensione usuale di uno scavo. La mostra illustra proprio questa dimensione del loro lavoro, che ha in primo luogo garantito la conservazione del sito in uno stato integro di mantenimento, e poi un sistema capillare di interpretazione che coinvolge tutte le fasce della popolazione. Una versione preliminare della mostra era stata allestita prima a Beirut con l'appoggio dell'UNESCO e poi nella città siriana di Qamishli vicino al sito di Urkesh, nell'aprile 2018, che aveva attirato un gran numero di visitatori.

Un vasto sistema di cartelli esplicativi incoraggia le visite al sito: e in effetti c'è sempre stato un grande afflusso di persone di tutti i ceti e tutte le età, provenienti dalla regione attorno al sito, pure in questi tristi anni di guerra. I Buccellati hanno poi organizzato un programma educativo per i giovani delle scuole medie di Qamishli, realizzando un gemellaggio del tutto innovativo con la loro controparte in Italia. Il progetto ha poi anche reso possibile un intenso programma di sensibilizzazione che ha visto due colleghi locali portare in una trentina villaggi attorno al sito il messaggio relativo all'importanza storica che rende necessaria la preservazione.

La ricchezza dei contenuti ha spinto il Direttore Generale delle Antichità e dei Musei della Siria, Dr. Mahmud Hamud, a offrire il prestigioso spazio nell'ingresso monumentale del Museo per ospitare la mostra. Questa si collega infatti perfettamente al tema scelto anche per il congresso che inaugura l'evento, dedicato a come archeologia e musei servono a definire il senso di appartenenza nazionale del popolo. È l'unica mostra temporanea scelta per arricchire l'evento della riapertura del Museo, ed è particolarmente significativa perché celebra non solo la grande sinergia degli archeologi con le comunità attorno al sito, ma anche la sinergia fra la Siria e l'Italia in questo nuovo nobile sforzo che vuole por fine alla guerra anche come stato mentale.

I Buccellati hanno prodotto la mostra iniziale per il Meeting, e hanno reso possibile questa versione tramite Avasa, una associazione che hanno fondato in Italia proprio per sostenere il progetto, per il quale hanno ricevuto finanziamenti, oltre che dal Meeting, dalla Fondazione Cariplo e da altri enti. La versione di Damasco è stata portata avanti assieme alla loro giovane collaboratrice, Yasmine Mahmoud, un membro della loro Missione che è attualmente una dottoranda nella storia di Urkesh all'Università di Pavia.