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Rhein Meeting: si può vivere da uomini?

A Colonia la quarta edizione del Meeting del Reno. Il tema? «Essere un uomo, questo mi interessa». Tre giorni di dialoghi e incontri. Non solo fra cattolici. «Lutero e Giussani? Avevano la stessa passione per la persona», ha detto il luterano Klink.

Da Tracce.it

Sono arrivato alla Maternus Haus di Colonia con una piccola compagnia di nove persone: alcuni studenti, il mio parroco, i miei figli e mia moglie. In nove, proprio come la compagnia che nel Signore degli anelli parte per distruggere l’anello del potere. Qui, invece, per partecipare alla quarta edizione del Meeting del Reno, dal 10 al 12 marzo. Uno dei miei studenti mi ha raccontato che quando i suoi amici gli hanno chiesto quale fosse il tema del Meeting del Reno, aveva fatto fatica a rispondere: l’uomo o qualcosa del genere. Un tema talmente universale, con cui forse la nostra epoca dal “sapere specializzato” fa fatica ad identificarsi.

Padre Gianluca Carlin, presidente del Meeting, racconta che sentendo la frase di Camus, che dà il titolo Meeting: “Ein Mensch zu sein, das interessiert mich” (Essere un uomo, questo mi interessa), ha immediatamente pensato che questo fosse il punto focale, ciò che realmente lo interessava. Proprio per la sua universalità, proprio perché «essere uomini, rimanere uomini e diventare uomini» è un compito che non può essere delegato.

Il primo incontro, con monsignor Paolo Pezzi, arcivescovo della Madre di Dio di Mosca, e con il filosofo luterano olandese Huib Klink, ha immediato valore ecumenico. L’Arcivescovo, a capo di una diocesi che ha un’estensione sei volte la Germania, parla del battesimo non come atto formale dell’appartenenza cristiana, ma come passione per l’uomo, per il singolo uomo. Parla dei 35 secondi del suo unico incontro con san Giovanni Paolo II. In quei 35 secondi, per il Papa di allora, esisteva solo il suo interlocutore, solo quel singolo uomo.

Il filosofo luterano Klink insiste su un’intuizione che colpisce: Lutero e don Giussani hanno la stessa passione per l’uomo, la stessa intenzione che Klink riassume con un chiaro «abbi cura di te stesso». Una cura possibile solamente se riscopriamo che la nostra anima può essere educata a un’attenzione alla voce dello spirito. Spirito che a sua volta è attento alla voce di Dio. Una cura alla scoperta dell’uomo che è spirito, anima e corpo, di un uomo aperto all’infinito. Di un uomo che se perde il contatto con Dio, perde anche il contatto con la ragione.

Nella mia “piccola compagnia”, mio figlio ed un altro studente vogliono studiare Medicina. Ho ascoltato la conferenza del dottor Markus Schlemmer, sul titolo del Meeting, con la gioia intima che due giovani, forse futuri medici, stavano ascoltando con me un uomo fuori dal comune. Schlemmer è il responsabile del reparto di Medicina palliativa all’ospedale Fatebenefratelli di Monaco di Baviera.

Secondo lui, non la malattia, ma l’uomo deve stare al centro dell’attenzione del medico. E non solo la morfina, ma l’incontro, per esempio, con un figlio che non si vede da anni, può diminuire l’intensità del dolore. Per lui il medico non è un eroe solitario, ma uno che lavora con un team.

Schlemmer è un medico che sa che l’uomo è corpo ed anima e che bisogna aver il coraggio di affrontare questi pazienti che stanno morendo, perché sono uomini con un’anima immortale e che spesso danno molto di più di ciò che ricevono.

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