menu

Mostra Migranti: l'esposizione che produce cultura

Da Avvenire di Giorgio Paolucci

Una mostra in parrocchia? Non vi sembra di esagerare? La parola, di primo acchito, evoca qualcosa di... mostruoso, di difficile gestione, che richiede mezzi e strutture non alla portata di tutti. E invece ci sono molti esempi che dimostrano il contrario, come testimoniano le esperienze che vengono raccontate in questa pagina. Non è un gioco da ragazzi, sicuro, ma spesso le risorse umane ed economiche profuse sono ben spese.
Ospitare nei locali di una parrocchia, di una scuola, di un centro culturale una mostra che, in formato itinerante, mette a tema un argomento di attualità, un evento a sfondo religioso o ecclesiale, la rivisitazione di un grande artista o di alcune opere, o lo stesso magistero del Papa, è una modalità efficace per produrre cultura nel senso più nobile del termine. Significa offrire la possibilità di conoscere e giudicare in maniera adeguata alcuni aspetti della realtà che troppo spesso vengono 'consumati' in modo superficiale, secondo uno stile 'usa e getta' sempre più diffuso in una società che sembra non avere più tempo per andare alla profondità delle cose. Fermarsi a leggere un pannello, guardare con calma un video, ascoltare la spiegazione di una guida che si è preparata ad hoc (e che magari è persona conosciuta, che si ascolta con più interesse), è motivo di arricchimento personale e in molti casi diventa un’esperienza contagiosa, che alimenta un tam-tam efficace. Per chi si fa promotore dell’allestimento, la mostra è un’occasione per mettersi alla prova su molti piani: la ricerca del luogo adatto, la preparazione delle guide che la dovranno presentare, la pubblicizzazione attraverso le forme più tradizionali o quelle più innovative (in primis, i social), il coinvolgimento di autorità e istituzioni locali, il reperimento dei fondi per il noleggio. Aspetti che implicano un impegno personale e la ricerca di validi collaboratori: amici, colleghi, giovani e pensionati disponibili a offrire tempo e capacità come volontari...
Mattone su mattone, si costruisce un efficace manufatto culturale, nel senso più popolare e insieme più nobile del termine, che in molti casi raggiunge le 'periferie' e le rende protagoniste di esperienze che sembrerebbero patrimonio esclusivo di alcuni luoghi blasonati e 'deputati': il museo, l’università, il teatro, il salone dotato di tutti gli apparati multimediali di ultima generazione. E invece spesso bastano gli ambienti di un oratorio o una parrocchia, il corridoio di una scuola, la sala di una biblioteca... Niente di 'mostruoso'.
Accade così di diventare protagonisti di piccole-grandi avventure culturali che sono al tempo stesso efficaci esperienze di evangelizzazione. E si capisce, guardandosi in azione, cosa significa che la fede è cultura.
Non ha l’ambizione di offrire ricette per risolvere questioni che richiedono una pluralità di soggetti e di interventi. Propone innanzitutto una posizione umana, un percorso di immedesimazione nelle vicende di coloro che, per vari motivi, lasciano il loro Paese alla ricerca di un futuro migliore. È «Migranti, la sfida dell’incontro» il titolo della mostra allestita per una settimana nella chiesa di San Giorgio dei Genovesi a Palermo e che ha registrato oltre 1.500 visitatori. Di mattina le scolaresche di circa 25 istituti palermitani e di pomeriggio tanti cittadini incuriositi dal modo in cui un tema così controverso possa essere affrontato. I 39 pannelli e i video con le testimonianze sono stati presentati durante lo scorso Meeting per l’Amicizia dei popoli di Rimini, appuntamento annuale di Comunione e Liberazione, e da Palermo inizia un tour in numerose città della Sicilia. La mostra, allestita dai volontari del centro culturale «Il Sentiero» e con il contributo di alcuni sponsor, toccherà Caltanissetta, Giarre, Catania, Centuripe, Messina, Termini Imerese, Castellammare del Golfo, Patti, Siracusa, Sant’Agata di Militello, Milazzo e Ragusa.
«La sfida – sottolinea Rosalia Pipia, presidente del Sentiero – è di trovare le basi per il nuovo tipo di convivenza che siamo chiamati a mettere in campo. La mostra per prima cosa cerca di far comprendere cosa sta accadendo, al di là degli stereotipi più diffusi, e poi offre un modo di guardare al fenomeno, in linea con quello che papa Francesco e la Chiesa affermano da tempo».
I numeri tentano di sgombrare il campo da numerosi pregiudizi. In un mondo costellato da conflitti che generano popoli in fuga, solo il 10% dei 60 milioni di rifugiati viene in Europa. Non è vero, per esempio, che si tratta di una 'invasione islamica', se su 5 milioni di stranieri in Italia solo 1 milione e 400 mila sono di fede musulmana, mentre 2 milioni e 800 mila appartengono a confessioni cristiane. In Italia, nel 2016, sono arrivati 181 mila migranti, di cui 123mila in Sicilia e 15.217 a Palermo. E 178mila stranieri nel 2015 sono diventati italiani. Le cifre lasciano il posto a una lettura antropologica del fenomeno migratorio e dell’accoglienza, con riflessioni di pensatori e scrittori sulla crisi dell’uomo. Fino a mettere il visitatore faccia a faccia con le storie di chi arriva in Italia. «L’esperienza dei migranti aiuta la Chiesa e l’umanità a scoprire il senso vero della appartenenza umana – sottolinea don Carmelo Vicari, in rappresentanza della diocesi –: riunirsi per andare insieme verso il destino comune a tutti gli uomini. La Chiesa oggi è provocata dal fenomeno dei migranti perché la sollecita a uscire dal guscio, recuperando il senso della missione universale».

L'articolo da Avvenire

NOLEGGIA QUESTA MOSTRA
Per tutte le informazioni rivolgersi a Meeting Mostre
info@meetingmostre.com
tel: 0541.728565