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Medaglia d’oro allo scrittore Eugenio Corti

Il presidente della Repubblica ha conferito allo scrittore brianzolo la Medaglia d’oro ai benemeriti della cultura e dell’arte.

Un altro traguardo raggiunto da Eugenio Corti, uno degli scrittori più importanti del Novecento, che ha saputo descrivere con grande acutezza i tempi della Resistenza italiana, raccontare anche particolari scomodi, ma da lui vissuti in prima persona e guardati con lo sguardo della fede. E come ha affermato il giornalista Alessandro Gnocchi : “Eugenio Corti deve continuare a insegnarci a guardare la vita con gli occhi della fede”.

Questo riconoscimento di Napolitano del 25 marzo 2013 – tra i più alti all’interno del panorama culturale italiano – va dunque ad aggiungersi al Premio Internazionale Medaglia d’Oro al merito della Cultura Cattolica del 2000 e all’Ambrogino d’oro del 2007.

E’ stato più volte ospite gradito del Meeting e lo apprezziamo in particolare per quella schiettezza e per quella sua ricerca appassionata alla verità, che spesso gli è costata l’indifferenza da parte di un certo tipo di intellighenzia.

Tra le innumerevoli opere da lui scritte nel corso della sua vita menzioniamo "I più non ritornano", "I poveri cristi", la tragedia "Processo e morte di Stalin", "La terra dell'indio", "L'isola del paradiso", "Catone l'antico" e "Il Medioevo e altri racconti". Ma in particolar modo ricordiamo il suo grande capolavoro, la trilogia "Il cavallo rosso", a cui ha lavorato per ben 11 anni, che è stato tradotto in ben 8 lingue e di cui ha parlato nel suo primo incontro al Meeting del 1989.

«Io ho impiegato undici anni a scrivere il romanzo, - aveva affermato al Meeting nel 1989 - ne sarebbero bastati, penso, quattro o cinque. Invece ne ho impiegati undici: perché? Perché ho dovuto crearmi da zero tutto il substrato culturale: ad un certo punto avvertivo che tutto quello che noi avevamo intorno, era inficiato dall’illuminismo, marxista e fascista (...).

E purtroppo anche tanta parte della cultura cattolica si era accodata. Dovevo tornare indietro a rileggere tutta la storia passata e questo mi ha portato via veramente molto tempo. Poi c’era da stare in guardia contro tutto quello che si aveva intorno, crearsi un nuovo substrato culturale, un nuovo terreno su cui porre i piedi, mondando dagli eventuali avvelenamenti e inficiamenti. Poi, vedere se c’era qualche voce valida, importante nel nostro tempo, che non fosse conosciuta».

Clicca qui per visualizzare tutti gli incontri del Meeting a cui Eugenio Corti è stato invitato come relatore