Passeggiando su un raggio di luna. Il mito del progresso e l’attesa dell’Altro in Michail Bulgakov - Meeting di Rimini

Passeggiando su un raggio di luna. Il mito del progresso e l’attesa dell’Altro in Michail Bulgakov

 

a cura di Adriano Dell’Asta. Realizzazione a cura della Fondazione Russia Cristiana.
Il diavolo fa una delle sue misteriose e sconvolgenti incursioni nella Mosca rivoluzionaria degli anni Trenta del XX secolo, incontra due scrittori sovietici e si mette a discutere con loro dell’esistenza di Dio. A un certo punto, di fronte all’insistenza con la quale i due scrittori sostengono non tanto il carattere reazionario del cristianesimo ma la sua totale mancanza di realtà e di riferimenti storici, il diavolo replica con un disarmante: “Tengano presente che Gesù è esistito”. Non è questione di punti di vista, continua, e neppure di prove, ma del semplice fatto della sua esistenza; e comincia a raccontare la storia della Passione con i dettagli di uno che vi ha assistito di persona.
Così si apre Il Maestro e Margherita di Michail Bulgakov, uno dei più grandi scrittori russi del secolo scorso: un romanzo segnato da presenze ed evocazioni misteriose, dal senso di una lotta continua col potere e con le sue pretese di trasformare la realtà in quello che risulta più comodo ai prìncipi di questo mondo per poterla dominare. Ma è anche un romanzo segnato da una presenza e da una sete: la presenza di un personaggio misterioso, che ha tutte le caratteristiche o quasi (ed è un “quasi” molto importante) del Gesù storico; e la sete del procuratore di Giudea, che ha perso la pace ed è tormentato, più che dal senso di colpa per il male commesso o per non essersi opposto al male, soprattutto dal fatto di aver rinunciato alla possibilità di continuare a porre domande a quel personaggio eccezionale che nel romanzo riceve il nome di Jeshua. C’è questo tormento e, alla fine, inattesa e sorprendente, la consolazione di poter ricominciare a camminare e a parlare in sua compagnia.
Bulgakov non era e non può essere considerato un teologo. Veniva, certo, da una famiglia profondamente legata alla Chiesa ortodossa e aveva avuto come padre spirituale un testimone della fede, poi coronato dal martirio durante le persecuzioni antireligiose; eppure, nonostante tutto, la sua opera dev’essere considerata assolutamente al di fuori da qualsiasi lettura confessionale o dottrinale: tutta una serie di elementi (nomi cambiati, particolari diversi, ecc.) fanno capire quanto Bulgakov volesse distinguere il proprio romanzo da una pretesa di riscrittura o di reinterpretazione dei Vangeli.
Scrittore mistico, come si definì lui stesso in un’impressionante lettera a Stalin, Bulgakov era preoccupato esattamente di evitare ogni tipo di riduzione, e soprattutto la pretesa di ridurre il rapporto dell’uomo con la vicenda di Cristo entro i limiti precostituiti dettati da un punto di vista. Non è questione di punti di vista, diceva persino il diavolo, contava piuttosto il mistero di una presenza irriducibile alla quale il procuratore aveva rinunciato e della quale da allora aveva una sete inestinguibile. Certo, c’è in questa sete, se si vuole, il senso di una preghiera che non è la meccanica lettura di formule, ma il reale e profondo incontro con uno che ti sta accanto e che i rumori, le illusioni e le opinioni del mondo (o le tue) ti impediscono di vedere. Ma soprattutto c’è la preoccupazione che nulla di tutto questo sia ridotto a quanto può pensarne l’uomo da solo, sia esso il più geniale degli scrittori o il più potente degli uomini.
Scrittore mistico, come si era definito, Bulgakov deve essere letto con questo rispetto per il mistero del reale, un mistero che egli ha colto nella persona di Jeshua e che attraversa ogni sua pagina: là dove si prende gioco delle pretese dell’uomo moderno di autotrasformarsi – ed è la fantasmagoria di Uova fatali e di Cuore di cane, con la loro follia rivoluzionaria -, come là dove invita quello stesso uomo a ricominciare a camminare sotto le stelle o su un raggio di luna, per ritrovarvi una direzione smarrita – ed è allora l’inizio e la fine de La guardia bianca, dove gli uomini scendono sin negli inferi della morte, apparentemente soli, ma in realtà sempre accompagnati da una presenza che impedisce loro di disperdersi e permette di ricreare i legami perduti o minacciati dalla rivoluzione.

QUESTA MOSTRA È DISPONIBILE IN FORMATO ITINERANTE. CLICCA QUI PER TUTTE LE INFORMAZIONI

Data

22 Agosto 2004

Edizione

2004