L'arte come espressione di religiosità - Meeting di Rimini

L’arte come espressione di religiosità

 

‘Le comunità medioevali vivevano organizzate in un ambito territoriale in condizioni di equilibrio quasi ideale. Lentamente la vita si evolveva, consentendo all’uomo di estrinsecare la propria personalità in una sfera culturale che sapeva valorizzare le risorse derivanti dalle sue molteplici attività. La vita era intesa come sintesi intima del suo aspetto naturale, espresso dalla sacralità del lavoro, e dal suo contenuto trascendente, manifestato attraverso la fede dall’esigenza di significare qualsiasi gesto in un profondo e sentito senso di religiosità. Tutte le attività umane erano considerate equipollenti, proprio perché sintesi intima di vita sofferta ed offerta, conosciuta ed amata, sino a diventare scopo preciso, campo di servizio e fonte di speranza. Il costruire un carro per il trasporto pesante era considerato arte di alto livello come quella di guidarlo, “Arte theatrica”, per la quale esperienza, intuito e destrezza erano indispensabili come al nocchiero maestro dell’arte della navigazione. I grandi monumenti costruiti per necessità sociali quali le Cattedrali, le Residenze Comunali, gli Ospedali, offrivano l’occasione per rimarcare il concetto di una vita in cui così chiaramente si credeva. Così il Campanile del Duomo di Firenze presenta, con le sue ventisei formelle il mosaico delle risorse umane, in quelle varietà e specificità che rendono completo l’arco di una vita così ben bilanciata e coerente. I cicli di rappresentazione sono intercollegati per realizzare il concetto di continuità della vita, anche se in ciascun ciclo i temi tendono ad illustrare più specificatamente la peculiarità del settore. Il ciclo della genesi si ricollega alle origini della tradizione per dar senso alla vita come processo evolutivo che usufruisce delle esperienze precedenti. Il ciclo delle attività materiali precede quello delle attività speculative e scientifiche per proseguire con quello delle attività creative. L’ultimo ciclo richiama nell’ordine la religiosità della vita nella esposizione dei sacramenti e delle virtù teologali e cardinali. L’importanza di queste rappresentazioni era considerata così indispensabile per il significato di “simbolo di vita” dato al Campanile, che per le formelle compromesse dalle intemperie, si provvedeva al rimpiazzo superando il rischio della diversa fattura dipendente dalla differente epoca di esecuzione. Va precisato che l’esposizione dei calchi ricavati dagli originali delle formelle è stata preferita ad una rassegna fotografica delle stesse formelle, per rendere più immediata e diretta l’interpretazione delle opere stesse. Evitando volutamente il suggestivo mezzo fotografico, si è cercato di aderire meglio alla natura stessa della tecnica antica del bassorilievo, che con il suo sapientissimo modellato sa offrirci anche oggi tutta la ricchezza spirituale di un mondo che riscopriamo così vicino alla Verità della vita.’

Data

21 Agosto 1982

Edizione

1982