INNOVAZIONE E INDUSTRIA 4.0 - Meeting di Rimini

INNOVAZIONE E INDUSTRIA 4.0

INNOVAZIONE E INDUSTRIA 4.0

Partecipano: Massimo Carboniero, Presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE (Costruttori italiani di macchine utensili); Nicola D’Erario, Capo Area Relazioni Industriali di Farmindustria. Introduce Alberto Sportoletti, CEO e Partner di Sernet Group, Docente di Management e Scelte Strategiche all’Università di Milano-Bicocca.

 

Ore: 15.00 MeshAREA TALK Intesa Sanpaolo B1
INNOVAZIONE E INDUSTRIA 4.0

Partecipano: Massimo Carboniero, Presidente di UCIMU-SISTEMI PER PRODURRE (Costruttori italiani di macchine utensili); Nicola D’Erario, Capo Area Relazioni Industriali di Farmindustria. Introduce Alberto Sportoletti, CEO e Partner di Sernet Group, Docente di Management e Scelte Strategiche all’Università di Milano-Bicocca.

ALBERTO SPORTOLETTI:
Buon pomeriggio a tutti, grazie di essere intervenuti a questo incontro su “Innovazione e Industria 4.0”, che si colloca nella giornata relativa ai nuovi lavori nella MeshArea di oggi. Con noi ci sono, e li ringraziamo subito per il loro intervento, il presidente dell’UCIMU, dott. Massimo Carboniero, e il dott. Nicola D’Erario, Capo delle relazioni industriali di Farmindustria. Allora, il tema che affrontiamo oggi, come tutti i temi caldi, attuali, che ci riguardano un po’ tutti perché siamo davanti alla rivoluzione industriale 4.0, chi come protagonista, chi come fruitore, è un tema di cui si dibatte moltissimo. Spesso lo si affronta con una certa genericità, con alcuni stereotipi, e ci sono una molteplicità di letture, di approcci. Per non sconfinare anche noi nella retorica, vogliamo invece dare, d’accordo con i relatori, un taglio molto concreto, di persone che si occupano di questo tema quotidianamente e che ci porteranno testimonianze, esperienze in atto, e anche politiche in atto, perché la rivoluzione 4.0 sia un’occasione per tutti. Il Meeting ci dimostra che questo è il metodo per abbattere stereotipi e genericità e schemi precostituiti: bisogna parlare di esperienza, bisogna portare delle esperienze vive, testimonianze dirette perché danno una strada di conoscenza diretta del tema. Intanto, mi permetto di dire di cosa stiamo parlando. Di Industria 4.0 si parla tanto, lo dirò in maniera molto sintetica e sommaria, mi perdoneranno gli esperti. Fondamentalmente, stiamo parlando della possibilità di una capacità elaborativa, di una capacità di recepire, analizzare fatti ed eventi, di intelligenza distribuita su reti, macchine, prodotti, processi, che, attraverso le tecnologie digitali, vengono interconnesse fra loro. Questa intelligenza distribuita è interconnessa fra loro, e questo abilita non appena una maggiore automazione ma la realizzazione di nuovi prodotti, nuovi processi e nuovi servizi. Forse mai come adesso, con queste potenzialità della tecnologia, si possono unire potenzialità di prodotto e di servizio insieme. E quindi, siamo di fronte a nuove organizzazioni, a intere nuove filiere e nuovi modelli di business. E questo, evidentemente, ha un impatto importante sul tema della MeshArea di oggi, cioè le competenze che servono a gestire questo processo in modo da non esserne travolti ma da poterlo governare. È un taglio, questo, che ci è in qualche modo suggerito dal titolo stesso del Meeting: «Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice». La quarta rivoluzione industriale e l’innovazione tecnologica, sempre più rapida e pervasiva, sono sicuramente forze che muovono la storia, e in sé non sono né buone né cattive, dipende da come noi le utilizziamo, le indirizziamo, le governiamo. Vorrei, introducendo, citare questo aspetto che è molto presente anche nei giudizi e nei messaggi che papa Francesco ha dato sui temi economici e sociali. Al World Economic Forum di Davos, nel 2016, dove si paventava la perdita di cinque milioni di posti di lavoro nei prossimi cinque anni, nelle 15 economie più avanzate del mondo, proprio a causa della rivoluzione industriale 4.0, il Papa ha detto: «L’uomo deve guidare lo sviluppo tecnologico senza lasciarsi dominare da esso». E nella sua enciclica Laudato si’, al capitolo “La necessità di difendere il lavoro”, ha anche affermato con molta nettezza che «i costi umani sono sempre anche costi economici, e le disfunzioni economiche comportano sempre anche costi umani. Rinunciare a investire sulle persone per ottenere un maggior profitto immediato è un pessimo affare per la società». È impressionante che non parli di valori morali, non è un problema morale. È un problema di un pessimo affare per tutti, se lo sviluppo non è indirizzato al bene comune, e anche allo sviluppo dell’occupazione. Da qui, dice il Papa, «emerge con chiarezza il bisogno di dar vita a nuovi modelli imprenditoriali, che nel promuovere le tecnologie avanzate» attenzione, nel promuovere le tecnologie avanzate, perché non è che si possa non promuoverle, lo sviluppo va promosso, non ha senso difendersi da esso, «siano anche in grado di utilizzarle per creare un lavoro dignitoso per tutti». È un appello, dunque, alla consapevolezza dello scopo dello sviluppo e alla libertà di governarlo da parte dell’uomo. E per governarlo senza esserne travolti, bisogna conoscerlo il più possibile direttamente. E allora ci chiediamo: può esserci, e quale relazione c’è, tra queste forze – come la rivoluzione industriale – e l’uomo, il bene comune? È uno sviluppo ingovernabile, che saremo costretti a subire, per esempio, in termini di perdita di occupazione, come molti dicono, oppure vi sono esperienze concrete e tentativi in atto virtuosi che tracciano una strada che possa essere di ispirazione per imprenditori, manager, lavoratori e parti sociali? A quali condizioni e quali approcci si stanno dimostrando efficaci a questo scopo? Quali sono le nuove competenze e i nuovi lavori che stanno emergendo? E di questo parleremo con i nostri illustri ospiti. Intanto, due parole sul ricco curriculum dei nostri relatori. Inizio dal primo a cui daremo la parola, che è il presidente Massimo Carboniero. È Amministratore delegato ma innanzitutto è un imprenditore, contitolare di Omera, società che ha sede a Chiuppano vicino a Vicenza, leader nel settore della produzione di macchine utensili lavoranti con tecnologia a deformazione della lamiera. E poi, è qui in veste di presidente dell’UCIMU: dal giugno 2016 è presidente dell’Unione costruttori macchine utensili italiane ed è anche presidente della Fondazione UCIMU, organizzazione senza scopo di lucro che opera come istituto per la ricerca economica e scientifica e per l’approfondimento culturale, lo sviluppo, la promozione e il sostegno delle imprese italiane costruttrici di macchine utensili. È componente del Consiglio generale nazionale di Confindustria e del Consiglio generale di Federmeccanica. Allora, a lui chiediamo subito: che cosa la sua realtà associativa sta facendo sul tema di Industria 4.0? Che giudizio dà delle politiche messe in atto a livello nazionale su questo tema, e che strada vede per indirizzare questo sviluppo per il bene comune? Prego.

MASSIMO CARBONIERO:
Grazie. Buon pomeriggio a tutti anche da parte mia. Ma innanzitutto permettetemi di salutarvi a nome di UCIMU-Sistemi di produrre, che è l’associazione dei costruttori italiani di macchine utensili, robot e automazione di Fondazione UCIMU. Intanto, sono molto contento di essere qua a Rimini. Il Meeting per l’amicizia tra i popoli è sempre un punto importante d’incontro tra imprenditori, ma la cosa che a me interessa in maniera prioritaria è confrontarmi, avere un punto d’incontro con i giovani che vengono qua per avere delle risposte, per trovare degli indirizzi per il loro futuro. Ecco, allora dico ai giovani che sono oggi presenti che interessarvi al mondo delle macchine utensili potrebbe essere un indirizzo stimolante per tutti voi. Il nostro settore va bene, è in salute, si è molto sviluppato negli ultimi anni grazie anche alla digitalizzazione, alla interconnessione, alla completa automazione. E proprio grazie al Piano Industria 4.0, stiamo spingendo molto per l’innovazione tecnologica. È un settore, quindi, di eccellenza dell’industria italiana, con le nostre 400 imprese, con 32 mila addetti, con un fatturato globale superiore a 9 miliardi di euro. Siamo da sempre ai primi posti al mondo, sia come volume di produzione – siamo quarti dopo Cina, Germania e Giappone -, sia come volumi di export: siamo al terzo posto al mondo, dopo Germania e Giappone. Le nostre macchine utensili sono conosciute in tutto il mondo, specialmente per l’elevato livello tecnologico, per l’elevato livello qualitativo, per la grande flessibilità produttiva, per la capacità di personalizzare il prodotto in base alle specifiche esigenze del cliente e per la grande attenzione che diamo al cliente, sia nella fase di pre-vendita che nella post-vendita. Tutto questo, però, è stato rimesso in discussione negli ultimi anni dove, anche grazie al Piano impresa 4.0, a quello che ha fatto il precedente Governo, mettendo appunto in testa alla politica industriale italiana l’aumento della competitività del settore manifatturiero italiano, ecco, grazie a questa trasformazione degli ultimi anni, le nostre aziende, la mia azienda, hanno investito molto per tutto quello che riguarda la digitalizzazione, l’interconnessione tra macchine ed il processo, l’automazione completa, la sensorizzazione, la manutenzione, l’assistenza a distanza e il controllo a distanza e da remoto. Tutto questo ha elevato il livello tecnologico delle nostre macchine, ci ha permesso non solo di avere dei risultati ottimi nel mercato domestico (nel mercato nazionale), ma anche nel mercato internazionale dove, non solo in Italia, ma anche in altri grandi importanti Stati manifatturieri, chiedono di avere delle linee, delle macchine 4.0. Vi faccio un esempio molto semplice per capire, ad esempio con la mia azienda, che si chiama Omera e che produce macchine utensili a deformazione della lamiera (presse meccaniche, presse idrauliche, rifilatrici, bordatrici e lime). Come oggi può funzionare una linea di Omera, una linea che possiamo aver consegnato dall’altra parte del mondo? Ad esempio, abbiamo appena consegnato una linea in Brasile. Ecco, se voglio, con uno smartphone come questo mi collego presso il mio cliente, poniamo il caso di Whirpool, in Brasile, che sta producendo componenti di frigoriferi (porte per frigoriferi). E riesco ad avviare la produzione da qua, riesco a seguire le velocità di produzione, il numero dei pezzi prodotti, tutto il diagramma delle varie caratteristiche di funzionamento della linea. Riesco a fermare questa produzione, riesco a fare un cambio di produzione, a passare alla produzione di un pezzo più piccolo o più grande. E riesco addirittura, se dall’altra parte del mondo ho un tecnico che indossa degli occhiali intelligenti con una cinepresa, a inquadrare in assistenza il punto dove il mio macchinario, la mia linea può avere un difetto, dando delle informazioni direttamente al tecnico a migliaia di chilometri di distanza da me, su come intervenire per riparare l’anomalia o per modificare qualche pezzo. Ecco, questo modo di agire è completamente diverso da quello che si faceva vent’anni fa. È chiaro che oggi le conoscenze, le competenze stanno cambiando, e noi dobbiamo essere aggiornati su queste competenze. Naturalmente, nuovi lavori e nuove competenze vogliono dire nuove mansioni, nuove opportunità. Vorrei fermarmi proprio su questo discorso: nuove opportunità. Naturalmente, nelle nostre aziende, al centro c’è sempre la persona. La persona che deve stare nell’azienda, crescere nell’azienda, essere istruita dall’azienda. Però oggi, in questo mondo che cambia, noi abbiamo anche bisogno di molti giovani capaci, con voglia di fare, che si interessano all’aspetto tecnico dei nostri macchinari. Ecco, io vedo il 4.0 oggi come una grande opportunità di occupazione per i giovani italiani. Noi ci troviamo in Italia, lo sapete benissimo, una situazione assurda: abbiamo una delle più alte disoccupazioni giovanili, il 33%, un numero enorme, eppure in questo stesso momento abbiamo aziende come la mia che non riescono a trovare dei giovani istruiti in meccatronica, informatica, tecnologie dell’automazione. Questo è un aspetto che deve farci ragionare, un aspetto che sto portando in diversi convegni per comunicare ai giovani di interessarsi al mondo tecnico, al settore manifatturiero dove ci sono grandi opportunità di occupazione. Come UCIMU, ad esempio, partecipiamo all’esperienza degli ITS, sette Istituti Tecnici Superiori, percorsi di studio dopo il diploma che durano due anni e formano i cosiddetti super-periti, con un sistema di alternanza scuola/lavoro. Nei Consigli di amministrazione di questi istituti siedono imprenditori, associazioni, aziende e i corsi sono mirati anche alle necessità aziendali. Normalmente, 9 su 10 ragazzi che escono da questi istituti hanno già il posto di lavoro ancora prima di finire gli studi: c’è una grande possibilità di occupazione. Purtroppo, in Italia gli ITS sono pochi, sono iniziati nel 2010 e formano solo ottomila studenti. In Germania e in Francia, ad esempio, dove sono operativi già dal secolo scorso, dagli anni Settanta, Ottanta, ogni anno formano decine di migliaia di ragazzi: ecco, abbiamo ancora tanta strada da fare. Però, il Governo uscente aveva intenzione di sviluppare ancora di più gli ITS: io spero veramente che anche il nuovo prenda questo progetto e si impegni nello sviluppo dei corsi in maniera più diffusa. Concludendo questa prima parte del mio intervento, vorrei dirvi che oggi lavorare in una azienda manifatturiera e metalmeccanica 4.0, è molto stimolante per un giovane. È un ambiente dove si parla di tecnologia, dove c’è formazione continua, dove c’è la possibilità di fare esperienze all’estero, perché tutte le nostre aziende esportano molto all’estero, mediamente il 60, 70% della produzione. Quindi, ritengo possa essere veramente un’alternativa per tanti ragazzi italiani come voi, per avere un posto di lavoro sicuramente gratificante. Grazie.

ALBERTO SPORTOLETTI
Faccio la stessa domanda anche a Nicola D’Erario, ovviamente dal punto di vista di Farmindustria: Nicola è Capo dell’area relazioni industriali di Farmindustria, è dottore di ricerca in sviluppo organizzativo, lavoro e innovazione dei processi produttivi al corso di laurea in Ingegneria meccanica e gestionale del Politecnico di Bari, è specializzato in gestione del personale e relazioni sindacali. È stato docente a contratto in diversi corsi di perfezionamento su questi temi. A lui chiediamo di descriverci innanzitutto l’associazione che rappresenta, e poi anche di entrare nel tema come ha fatto il presidente Carboniero.

NICOLA D’ERARIO:
Buon pomeriggio a tutti. Porto i saluti di Farmindustria e sono particolarmente felice di essere stato invitato a parlare a nome dell’associazione, in questo evento dove si respira un’aria di contaminazione, di confronto, di comunicazione. Specie sul tema nel quale interveniamo, unitamente ai relatori qui di fianco, ci sono diverse considerazioni che normalmente si leggono e vengono discusse. Però credo che la migliore testimonianza di quello che avviene davvero nella realtà sia la comunicazione degli esempi, di quello che le aziende fanno realmente sul territorio italiano. Farmindustria rappresenta il 90% di tutte le industrie farmaceutiche presenti in Italia. Quelle che rappresenta sono sostanzialmente 200, un settore che occupa 64500 lavoratori il 90% dei quali è laureato o diplomato; il 40% di questi sono donne e, se analizziamo il settore della ricerca, uno dei comparti del settore, troviamo una percentuale altissima di presenza femminile che va oltre il 52%. Un altro aspetto da comunicare rispetto al tema dell’innovazione, relativamente al settore, è che le industrie farmaceutiche investono 2,8 miliardi di euro all’anno in ricerca e sviluppo, metà dei quali sulle linee produttive; la restante parte, invece, sulla ricerca. Vorrei anche farvi una panoramica della particolarità del settore farmaceutico. Vorrei dirvi che, per arrivare alla commercializzazione, ma è un termine che non mi piace tanto, diciamo alla messa a disposizione di un farmaco per il paziente, c’è bisogno di un iter temporale che va dai 10 ai 15 anni. Che cosa c’è di mezzo a questo iter temporale? C’è una parte che è collegata alla ricerca della soluzione che poi porterà alla produzione del farmaco, poi c’è una fase di test pre-clinici, infine una fase di test clinici. E poi, tutta una serie di autorizzazioni di organi internazionali per la validità del farmaco, per la certificazione dello stesso: è uno dei settori più regolamentati al mondo, in realtà è il secondo al mondo, dopo quello aereonautico. Quindi, dobbiamo considerare che è un settore che fa dell’innovazione, della ricerca il suo pane quotidiano. Quest’anno festeggiamo i 40 anni dell’associazione di categoria che è nata nel 1978, contestualmente all’istituzione in Italia del Servizio sanitario nazionale. Per questo, abbiamo preparato un breve video che vi fa comprendere il sistema sanitario e come la ricerca abbia migliorato la vita di tutti quanti noi.

VIDEO

NICOLA D’ERARIO:
Innovare per la vita è l’elemento fondante del settore farmaceutico. Se non si fanno innovazione e ricerca, non si trovano soluzioni, e se non si trovano delle soluzioni non ci sono a disposizione strumenti, farmaci per salvare delle vite o per rendere le vite un po’ meno dolorose. Pensiamo al caso dei tumori: negli ultimi anni, la ricerca e la prevenzione hanno portato a un’estensione della vita di chi è affetto da queste patologie, cose che nel passato non erano concepibili. Ma come si raggiungono, rimanendo sul tema dell’innovazione, questi risultati? Attraverso un investimento sulla ricerca. La ricerca poi porta alla necessità di dover innovare, ma innovare che cosa attraverso industrie 4.0? Si deve innovare nel settore della ricerca, della produzione, della disponibilità sul mercato degli strumenti di prevenzione, anche dei farmaci stessi. Parlo anche della digitalizzazione di questi strumenti. Si deve utilizzare l’innovazione nei nuovi strumenti di assistenza e di terapia nei confronti dei clienti. Voglio parlarvi di un settore che fa dell’innovazione non soltanto una parte del proprio segmento produttivo ma un’innovazione totale, a 360°, che va dalla ricerca fino all cura del paziente. Questo ha permesso al settore negli anni della crisi di crescere, ed è cresciuto rispetto agli altri settori economici e ha portato anche occupazione. Già questa è una breve risposta a coloro che temono l’innovazione e temono la tecnologia, rispetto alla perdita ad esempio delle posizioni di lavoro. Allo stesso tempo, è un settore che assume. Negli ultimi ha assunto 4 mila persone, il 55% delle quali è under 35: ma che cosa va a cercare questo settore? Cerca essenzialmente le persone altamente specializzate. Il 90% dei profili professionali ricercati nel settore farmaceutico sono diplomati e laureati. Questo perché, ad esempio, il 10% di tutti i lavoratori del settore farmaceutico – circa 6500, 7000 lavoratori – lavorano nel comparto della ricerca, per cui, nel prossimo giro di parola, vorrei parlarvi di cosa fa Farmindustria per la formazione, riguardo all’Industria 4.0, quali sono gli aspetti di ricambio generazionale e come l’innovazione, non soltanto sui giovani e sull’occupazione ma anche su chi è attualmente impiegato, potrebbe creare sconvolgimenti sul lavoro. E poi, come vengono reclutate le figure professionali all’interno del settore.

ALBERTO SPORTOLETTI:
Grazie, Nicola. In questo secondo giro di domande affronteremo due temi. Il primo: chiederei al presidente Carboniero, che è molto impegnato su questi fronti, di dare un giudizio sulle politiche che sono state messe in atto a proposito di Industria 4.0, per esempio l’iper e il super ammortamento, che effetti hanno dato, che strada hanno indicato, che cosa c’è da migliorare e su quale aspetti dobbiamo ancora puntare. Si è parlato di formazione 4.0: cosa vuol dire, e poi, appunto, casi pratici, esperienziali di quello che stava dicendo Nicola a riguardo della riqualificazione professionale dei giovani, non solo di quelli che sono già impegnati. Che casi di successo, che casi emblematici possiamo guardare per la riqualificazione di chi già nei settori c’è e deve in qualche modo rimettersi in discussione?

MASSIMO CARBONIERO:
Vorrei partire dal principio. Vedo molti giovani e vorrei dare anche un’enfasi storico- cronologica e non solo tecnica, sebbene la tecnica e i tecnicismi siano molto importanti. 4.0 vuole dire rimettere al centro la competitività dell’industria manifatturiera italiana che deve migliorare. Il Piano 4.0 è riuscito a metterla con i propri cardini iper, super ammortamento. In primis, ne abbiamo beneficiato tutti, ne ha beneficiato il produttore di macchine utensili come la mia azienda. Noi abbiamo avuto, ad esempio, un +46% dell’entrata ordini nel 2017 rispetto al 2016, abbiamo avuto una produzione per il mercato italiano del 17,4% in più nel 2017 rispetto al 2016, e anche i dati del 2018 sono in doppia cifra. Ma in realtà ne hanno beneficiato anche i nostri clienti, sotto due punti di vista. Da un lato, perché hanno avuto i benefici fiscali, dall’altro perché hanno sicuramente migliorato l’efficacia e l’efficienza della loro produzione. Aspetto molto importante, sono ritornati competitivi sul mercato internazionale. Come è nato il Piano Industria 4.0? Noi abbiamo dato un contributo, penso importante. Tutto è nato nel 2015 quando, come ogni anno, la nostra associazione fa il censimento del parco macchine utensili in Italia, per vedere il grado di vetustà dei macchinari-robot presenti nella nostra nazione. Da questo censimento è risultato un dato molto allarmante, cioè il parco macchine utensili italiano era invecchiato da 10,2 anni di media del decennio precedente, 1995-2005, a 13 anni di media di vita nel decennio 2005-2015. Questo voleva dire che non si era più investito in tecnologia e macchine utensili. Noi stessi, produttori di macchine utensili, vendevamo la nostra migliore tecnologia fuori dall’Italia. Abbiamo presentato questa nostra indagine al Governo, al ministero dello Sviluppo economico, e Claudio Calenda, l’allora ministro, e anche il direttore generale Stefano Firpo, hanno preso in seria considerazione questa nostra istanza. Perché anche loro ci tenevano a far sì che il settore manifatturiero italiano – che, ricordiamoci, è al 2° posto in Europa dopo la Germania, siamo da sempre il settore manifatturiero più forte in Europa -, poteva entrare in crisi se non si investiva più. Da qua, è nato il Piano Industria 4.0, da qua sono nati i cardini più importanti: super ammortamento al 140%, iper ammortamento al 250%, rifinanziamento legge Sabattini, l’imposta per la ricerca e lo sviluppo. Da qua, tutte le nostre aziende e tutti i nostri clienti ne hanno sicuramente beneficiato. Però, dal nostro punto di vista, si è ancora a metà del guado. Abbiamo fatto fare una ricerca, come fondazione UCIMU e anche come Omera, che è un istituto di ricerca guidato da Renato Mannheimer, per vedere lo stato dell’arte del super e dell’iper ammortamento da quando è entrato in vigore nel 2017. Da questa nostra indagine, che ho presentato a Milano con il professor Mannheimer a giugno di quest’anno, è risultata purtroppo un’Italia divisa in due dal punto di vista manifatturiero. Da un lato, ci sono le aziende che erano il 46% dell’importante campione scelto da Mannheimer per le aziende che hanno usufruito dei vantaggi del Piano Industria 4.0, che hanno investito in nuove tecnologie, hanno investito in digitale e vogliono continuare ad investire anche in futuro, se ci saranno queste forme di incentivazione; dall’altro, purtroppo, un 54% delle aziende intervistate, che sono normalmente di dimensione anche più piccola (piccole e medie aziende), che non hanno investito alcunché nel 2017 e neanche in questi primi mesi del 2018, molte delle quali purtroppo non hanno neanche intenzione di investire nel breve periodo. Questo è la preoccupazione, perché rischiamo di avere un’Italia divisa in due: da un lato, aziende che continuano ad investire, che crescono, che internazionalizzano, che sviluppano nuove tecnologie. Dall’altro, aziende che chiamo statiche, che non investono e che rischiano di uscire nel breve periodo fuori dal mercato, con evidenti problemi dal punto di vista occupazionale. Il compito di associazioni come UCIMU, come Confindustria, è continuare ad informare e formare sull’importanza delle nuove tecnologie, del digitale, dell’interconnessione, della automazione, della sensorizzazione, perché anche le piccole aziende devono investire in questa direzione però hanno bisogno di più tempo. La piccola azienda deve cadenzare nel tempo gli investimenti, non può fare tutto in due anni come dovrebbe essere in base alle normative vigenti. Per questo, noi stiamo chiedendo al nuovo Governo, e speriamo che ci ascolti, la possibilità di estendere i benefici dell’iper e del super ammortamento nei prossimi anni. Inoltre, stiamo chiedendo di far sì che il super ammortamento, che sarebbe anche in parte fiscale minore 130%, possa diventare un incentivo strumentale e duraturo, quindi strutturale, proprio per far sì che le piccole aziende possano cadenzare i loro investimenti negli anni. Inoltre, vorremmo far sì che i coefficienti di ammortamento dei beni che sono fermi dal 1988 cambiassero. Oggi le nostre aziende accantonano, come ammortamento ogni anno per gli investimenti che fanno, con coefficienti che sono stati decisi con un decreto ministeriale del 1988, trent’anni fa. Voi sapete meglio di me che in trent’anni il mondo è cambiato, che l’invecchiamento dei beni è cambiato. Noi cambiamo lo smartphone ogni due o tre anni perché non è più aggiornato, non è più valido. E siamo ancora fermi ai coefficienti di ammortamento del 1988. Queste cose vogliamo chiederle al nuovo Governo, e ne stiamo discutendo. Avevamo piena condivisone ed era già in progetto un ulteriore upgrade in queste direzioni, oggi dobbiamo parlare con il nuovo Governo. Legato a questo, c’è il problema della formazione. Io non posso dare in mano una Ferrari ad una persona, se non ha ancora la patente o se ha una patente per auto di minore cilindrata. La formazione 4.0 è molto importante. Noi dobbiamo fare una grande formazione per tutti i nostri collaboratori. C’è, fortunatamente, fino a fine anno, un 40% di crediti in posta per la formazione 4.0 fatta dal precedente Governo. L’importante è che il nuovo Governo lo proroghi per i prossimi anni perché, ripeto, la formazione 4.0 è fondamentale, e quindi ci stiamo attivando in questa direzione perché, dato in mano uno strumento, dal punto di vista tecnologico, molto premiante, è giusto che anche il nostro personale, che per anni ci ha permesso di crescere, di diventare aziende di successo, possa avere la formazione adatta per capire, per conoscere e per condividere queste nuove tecnologie. Naturalmente, questo unito con la possibilità di creare nuove opportunità per i giovani, che è un aspetto fondamentale per le nostre aziende. Concludo questo mio intervento con la speranza di avere dal Governo, che adesso sta lavorando, un aiuto, come siamo riusciti ad avere dal Governo precedente, facendo un’unica considerazione. Come sapete benissimo, il settore manifatturiero è il settore economico trainante dell’economia italiana. Un settore manifatturiero in salute è attivatore di benessere e occupazione per tutta la nazione e noi vogliamo ancora che l’industria italiana e le aziende manifatturiere possano continuare ad essere leader mondiali in diversi settori operativi. Grazie a tutti per la vostra cortese attenzione.

NICOLA D’ERARIO:
Anche per avvalorare quello che il presidente di UCIMU ha appena esposto, volevo lanciarvi un messaggio: la ricerca e l’innovazione non devono spaventare, sapete perché? Perché quest’anno il sistema farmaceutico italiano – è vero che l’Italia non ha partecipato ai Mondiali, però ha vinto – è diventato il primo tra i Paesi europei, abbiamo scavalcato la Germania. È vero che siamo a livello industriale il secondo Paese per produzione manifatturiera, dopo la Germania, però il settore farmaceutico è stato in grado di superarla. Di superarla come? Alcuni esempi sono la ricerca e l’innovazione, ma questo perché – tenendo presente quello che vi dicevo in apertura dell’arco temporale che ci vuole dalla ricerca fino alla possibilità di utilizzare un farmaco e metterlo a disposizione di un paziente – questo presuppone che la ricerca e gli investimenti devono essere fatti con un largo anticipo. Il settore farmaceutico è stato, da diversi anni, un settore trainante per le politiche industriali italiane. Possiamo affermare che sicuramente Industria 4.0, tutto il Piano approvato dal Governo di incentivi, formazione, finanziamenti, è stato senza dubbio utilizzato ma sette imprese su dieci del settore farmaceutico sono già automatizzate e digitalizzate. Da un’inchiesta che abbiamo condotto, abbiamo fatto un indagine, il 50% delle stesse ci dice che continuerà a fare investimenti e non è affatto vero che l’occupazione è calata. Vi dicevo prima che negli ultimi tre, quattro anni sono state fatte quattromila assunzioni, la metà di giovani. Ma perché di giovani? Perché attraverso i giovani, attraverso la formazione, attraverso le eccellenze che ci vengono riconosciute in Italia, si possono affrontare nuove frontiere. Quali sono i nuovi aspetti che vengono indagati come nuove professioni nel settore farmaceutico, e che poi si rivedono anche in altri settori? Le prossime frontiere, almeno da quello che possiamo intravedere, riguardano l’intelligenza artificiale e i big data. In un settore come quello del farmaco, specie per quanto riguarda i big data, più conoscenze abbiamo, più elementi abbiamo a disposizione, più saremo in grado di creare una medicina, una terapia in linea con le peculiarità del paziente. Questo non deve spaventare. È vero, c’è bisogno di una regolamentazione sulla privacy e su altri aspetti sui quali ora non sto a dilungarmi, però non dobbiamo fermare gli aspetti innovativi che ci permettono di migliorare lo status quo. Farmindustria si è prodigata con diversi esempi, con diverse iniziative, nell’aiutare le aziende del settore. Vi cito alcuni esempi. L’associazione è divisa in aree e direzioni, ogni area e direzione ha gruppi specifici. A questi gruppi, partecipano i responsabili delle aziende. Nel gruppo responsabili delle risorse umane, nel gruppo finanziario, nel gruppo produzione, nel gruppo fiscale, nel gruppo tecnico-scientifico, che cosa abbiamo fatto? Abbiamo lavorato, insieme ai responsabili delle aziende, per dare informazione su che cos’è Industria 4.0. I nostri gruppi di lavoro devono poi essere intesi come fucine, cioè luoghi in cui ci si confronta insieme alle aziende per dare delle idee, per proporre delle iniziative. E da lì, che cosa è nato? È nata essenzialmente una sezione sul nostro portale, sul sito di Farmindustria, dedicata a Industria 4.0 dove chi è interessato può andare a leggere le informazioni, può cercare gli incentivi messi a disposizione dello Stato per fare degli investimenti. Allo stesso tempo, come associazione di categoria, noi offriamo ovviamente i servizi di supporto alle aziende stesse e partecipiamo, nella cabina di regia di Confindustria, ai Digital Innovation Hub. Quindi, cerchiamo di essere aggiornati sulle nuove modalità, i nuovi approcci, sia a livello nazionale che internazionale, per fare un fattore comune e dare agli associati un servizio in linea con quelle che sono le loro attese. Voglio citarvi un caso interessante che è partito nel 2012. Non riguarda esclusivamente Industria 4.0 ma Industria 4.0 fa parte dello stesso. Dal 2012, Farmindustria ha dato vita a un’iniziativa, essenzialmente un roadshow, chiamata produzione di valore. È un tour a tappe che si fa in tutta Italia dove si creano degli eventi nelle realtà, nelle regioni in cui ci sono le industrie farmaceutiche. Noi andiamo a sottolineare e a confrontarci, anche con le istituzioni, su quello che è il valore che un’industria farmaceutica produce al Paese, come ricerca e come produzione, sotto l’aspetto scientifico e sotto l’aspetto sociale. Perché è vero che vi ho parlato di 64.500 addetti del settore, però c’è poi anche un indotto che rappresenta l’eccellenza italiana. Se facciamo una considerazione relativamente ai fattori sui quali si viene a investire in Italia, è perché abbiamo aziende famigliari, italiane, e poi aziende a capitale estero. I motivi fondamentali attraverso i quali si comprende il perché si viene ad investire in Italia, sono dati da alcuni fattori tra i quali citiamo il livello della ricerca elevato, quindi le competenze, un elevato livello della nostra Università, la presenza nell’indotto. Parlo dei settori tipo quello che rappresenta il presidente Carboniero, dell’indotto dei macchinari e delle linee produttive. È un’eccellenza che ci invidia tutto il mondo ed è anche il motivo per cui riusciamo ad attrarre investimenti da parte di soggetti a capitale estero. Questo è un fattore che non dobbiamo farci sfuggire di mano. Continuare sulla strada tracciata, come chiedeva il presidente, è fondamentale proprio per sostenere una serie di dinamiche che portano poi a più occupazione, più ricerca, eccellenza, riconoscimenti anche a livello internazionale. Qui di fianco, vedete, c’è un contatore. Quel contatore rappresenta un’idea che abbiamo voluto lanciare: attraverso gli investimenti e la ricerca nel settore farmaceutico si vive di più e meglio. Tecnicamente, quel contatore misura che ogni quattro secondi la nostra vita, attraverso i miglioramenti e l’evoluzione, le scoperte che sono state fatte in ambito medico, cresce di un secondo. Quindi, ogni quattro secondi abbiamo un secondo in più di vita grazie alla ricerca scientifica. Un aspetto fondamentale, abbiamo detto in precedenza, è la formazione. Ieri, anche seguendo altri incontri sul mondo del lavoro e la formazione, venivano citati dati contrastanti. Da un lato, ci sono molti laureati in Italia; dall’altro, non sono tanti rispetto a quanti servirebbero. C’è un’alta disoccupazione giovanile: sono tutti fattori che vanno indagati per comprendere il match giusto per far incontrare il mondo della formazione, quindi il mondo accademico, il mondo delle istituzioni formative e il mondo delle imprese. Come associazione di categoria abbiamo provato a farlo in diversi modi, lo facciamo e continueremo a farlo su tutti i versanti, su tutta la filiera della formazione, a partire dai rapporti con le Università, i rapporti nei master, nei corsi di formazione, ora anche con le scuole superiori, con il progetto alternanza scuola-lavoro. A breve, inizieremo a lavorare anche sugli ITS citati dal presidente Carboniero. Voglio citare un esempio sul versante della formazione, l’ottima relazione, almeno nelle facoltà scientifiche, con alcuni professori titolari di master o corsi di formazione, basata su un fatto essenziale, come superare le difficoltà, come creare un ponte tra la scuola e il lavoro. Abbiamo pensato anzitutto di incontrarci per parlare e trovare delle soluzioni. Ad esempio, recentemente abbiamo condiviso iniziative attraverso le quali ci chiedevano come migliorare i programmi universitari o i programmi dei master, per renderli più appetibili alle esigenze professionali richieste dalle imprese. Lì abbiamo capito che il dialogo e il confronto sono fondamentali, altrimenti i due sistemi del lavoro e della formazione restano paralleli. Devono iniziare a confrontarsi per individuare delle soluzioni. Una peculiarità del nostro progetto di alternanza scuola-lavoro: lo abbiamo avviato come fase sperimentale nel Lazio e in Emilia Romagna, a breve partirà anche in Lombardia e in Toscana e ci sarà una nuova edizione nel Lazio. È stato complesso avviarlo, gestirlo, perché è un processo nuovo, sono dinamiche che coinvolgono diversi soggetti, però nel momento in cui i giovani studenti hanno fatto esperienze formative nei contesti aziendali o nei moduli di formazione che noi stessi abbiamo erogato, sia a scuola che all’interno delle aziende, siamo stati testimoni di un’ottima esperienza. Crediamo di avere seminato una buona iniziativa che possa portare frutti futuri. Come lo abbiamo pensato? Non abbiamo voluto fare la semplice alternanza episodica: avevamo criticato più volte che un ragazzo, uno studente vada a fare un breve stage in azienda e poi ritorni a scuola senza avere compreso molto di questa esperienza. Noi l’abbiamo pensata con un elemento di sistema, dando ai ragazzi la possibilità di conoscere il settore farmaceutico, dalla ricerca alla commercializzazione, al paziente. Ci siamo messi in prima linea come associazione di categoria con le risorse interne, facendo formazione a scuola, incontrando i ragazzi, portandoli nelle aziende dove fanno delle iniziative in base alle diverse tipologie: chi fa ricerca, chi fa produzione, chi fa meramente commercializzazione dei prodotti farmaceutici. Questa iniziativa l’abbiamo condivisa anche con la filiera e quindi abbiamo abbracciato tutto il settore e adesso la stiamo condividendo con il mondo sindacale. Perché nel momento in cui parliamo ai ragazzi del mercato del lavoro, di quali sono le dinamiche, di come si entra, di quali sono le tutele e gli strumenti contrattuali di accesso per i giovani, crediamo che l’apporto delle rappresentanze sindacali sia un valore, perché dà testimonianza di un connubio dell’associazione datoriale con l’associazione sindacale per offrire un’esperienza concreta e completa. Vorrei concludere sull’aspetto di cui anticipavo, come incide l’innovazione e Industria 4.0 su quei lavoratori che possiamo chiamare senior? Ecco, effettivamente è un problema perché, molte volte, la risposta è essenzialmente la riqualificazione. Però proviamo ad interrogarci, quanto è complicato riqualificare un lavoratore over sessanta in una linea produttiva completamente nuova? In un luogo di lavoro dove c’era un lavoro prevalentemente manuale e che diventa digitale? Ecco, effettivamente è un problema. Come settore, abbiamo fatto due passaggi: abbiamo istituito un fondo chiamato “fondo tris”, che permette ai lavoratori che si trovano per esempio a cinque anni dalla pensione di decidere volontariamente di lasciare il posto di lavoro e in cambio ricevere una somma pari a quello che sarebbe il trattamento pensionistico. È una forma di solidarietà nei confronti del lavoratore che vuole uscire dal contesto produttivo, vuole uscire prima, però allo stesso tempo viene attuata in un settore dove non c’è necessità di espellere del personale, anzi, è un settore che assume, e quindi attraverso questo fondo si va a creare un sistema di ricambio generazionale. Esce il lavoratore anziano, il lavoratore senior, e permette che assumiamo nuovi giovani. Questo è un esempio, il primo in Italia, che viene gestito attraverso gli strumenti legislativi esistenti, dove c’è una compartecipazione trilaterale: c’è una compartecipazione degli strumenti dello Stato, i sussidi di disoccupazione, c’è una compartecipazione aziendale, dove l’azienda contribuisce con le proprie risorse economiche a riconoscere a questo lavoratore un importo che è pari al trattamento pensionistico, e addirittura, se il lavoratore vuole, può contribuire su questo aspetto mettendo un proprio istituto, la cosiddetta RITA, l’anticipo pensionistico. Noi ci aspettiamo che venga varato il Decreto istitutivo di questo fondo dopo aver fatto un accordo con le parti sociali, con i sindacati. Infine, c’è un altro aspetto nel contratto collettivo che abbiamo appena rinnovato con le rappresentanze sindacali di settore, un esempio interessante per la formazione, che è quello dell’innovazione. Nel contratto collettivo c’è un aspetto per cui, attraverso un sistema sussidiario, si cede alla contrattazione di secondo livello la possibilità, in quei luoghi di lavoro dove l’innovazione ha cambiato l’organizzazione, di individuare e includere nuove figure professionali. Un approccio moderno attraverso il quale, a livello centrale, si chiede alla contrattazione nelle singole aziende di inserire nei proprio organici quelle figure professionali nuove che l’innovazione ci dirà, ci indicherà a seguito degli investimenti che le aziende faranno. Grazie.

ALBERTO SPORTOLETTI:
Grazie, allora, volevo trattenere tre cose velocissime che mi colpiscono: la prima, mi sembra evidente, da come abbiamo sentito parlare di Industria 4.0, che più che uno spauracchio, qualcosa che mette paura o spaventa – quando si vedono persone che giocano tutta la loro intelligenza, la creatività, la competenza e la libertà dentro la provocazione che la realtà ci dà, di fronte ad una rivoluzione come quella che stiamo vivendo – siamo davanti a una sfida. E nasce un desiderio di affrontare la sfida, di metterci tutte le nostre energie per trovare soluzioni intelligenti. A beneficio di chi, però? Questo è il secondo punto. Qual è la condizione per giocare bene queste nostre energie, questa nostra capacità di affrontare le sfide? Non dare per scontato qual è lo scopo dello sviluppo, qual è lo scopo di una innovazione tecnologica. E rimettendo quindi sempre al centro, dentro le nostre discussioni quotidiane, dentro il nostro lavoro, dentro le singole soluzioni, che lo scopo è la persona. Lo scopo del lavoro è la persona, l’incremento della persona, l’incremento del capitale umano in una azienda: gli imprenditori lo sanno benissimo. Lo abbiamo sentito dagli esempi che sono stati fatti: un cambiamento di mentalità è costretto, di fronte a queste sfide, a rimettere sempre al centro la persona, l’uomo. Questo si collega fortemente con il tema del Meeting. Terzo aspetto, mi sembra, siamo in un’epoca di disintermediazione: in tutti i campi si parla di disintermediazione, commerciale, politica, di ogni tipo. E qui oggi, invece, abbiamo sentito esempi di intermediazione, di corpi intermedi, di associazioni di imprese che fanno intermediazione in modo intelligente: informando, formando, educando, proponendo, essendo propositivi anche verso la politica, verso il mondo, aiutando ad avere dei luoghi dove la singola persona si può rimettere in discussione a qualsiasi età, di fronte a queste sfide, rimettendosi in discussione dal punto di vista professionale, di mentalità, di approccio al lavoro. Quindi, un’occasione per i giovani ma anche per i meno giovani. Ringrazio veramente e sinceramente i nostri relatori che ci hanno testimoniato questi aspetti. Do solo due avvisi: ringraziando tutti voi, innanzitutto voglio ricordarvi la forza, la grandezza e anche il motivo per cui ciascuno di noi dà anche un piccolo contributo al Meeting. È perché è un evento totalmente gratuito, a parte il mangiare, che si basa sul contributo che ciascuno di noi può dare. Come avrete visto girando il Meeting, c’è la possibilità di fare delle donazioni, lungo tutta la fiera troverete delle postazioni che si chiamano Dona Ora, caratterizzate dal cuore rosso. Chi vuole può dare un contributo. Il secondo avviso è che stasera alle ore 19 c’è un evento eccezionale al Meeting. Interverrà nel salone Intesa San Paolo A3, alle ore 19, Muhammad Bin Abdul Karim Al Issa, segretario generale della Lega musulmana mondiale, la più importante autorità islamica, rappresentante mondiale di oltre cinquanta Paesi islamici. Sottolineiamo l’assoluta eccezionalità dell’evento in quanto il Meeting ospita il primo intervento in Italia del segretario generale Al Issa. Grazie a tutti e buon Meeting.

(trascrizione non rivista dai relatori)

Data

24 Agosto 2018

Ora

15:00

Edizione

2018

Luogo

MeshAREA TALK Intesa Sanpaolo B1
Categoria