Il mondo religioso dell'antico Egitto - Meeting di Rimini
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Il mondo religioso dell’antico Egitto

 

‘La mostra, dedicata al rapporto Uomo-Dio nell’antico Egitto, affronta l’evolversi dell’esperienza religiosa, e quindi della cultura, attraverso tre millenni di storia. Nel III millennio a.C. (prima sezione della mostra) i temi fondamentali riguardano la persona divina del re, il concetto di stato teocratico, l’eterogeneità delle tradizioni e lo sforzo intenso di razionalizzarle, unificandole. In questo periodo il rapporto con Dio è sempre mediato dal Re che è il garante del destino degli uomini e della benevolenza degli dei: il rapporto diretto con la divinità è prerogativa esclusiva del Re-Dio. I più antichi documenti ne sono in qualche modo la testimonianza: il re morto non può sottostare al destino degli altri sudditi: egli è Dio e in quanto tale, è sottratto all’aldilà sotterraneo. Si registra dunque un distacco accentuato tra il re e il suo popolo; il sovrano appare come segno stesso del divino (dopo la morte la sua piramide raccoglie questa eredità) e garante delle norme etiche. I testi non regali di questa epoca prendono il nome di “Insegnamenti” e definiscono norme di comportamento. Si tratta di una morale principalmente destinata al successo mondano: il rispetto della gerarchia, della tradizione, dell’etichetta, ecc. L’espressione religiosa è latente, mentre si traccia direttamente un modello di ideale sociale. All’apparire del II millennio (seconda sezione), assistiamo al disgregarsi dell’attivismo che distingueva l’età memfita, della fiducia nelle istituzioni e nella capacità mondana di giungere alla perfezione ed alla felicità. Questo cambiamento di sensibilità esclude ogni pietà che non sia religione collettiva e sociale. Con la fine dell’epoca memfita (conclusione della VI dinastia) la struttura sociale e la monarchia stessa vanno in crisi: rivolgimenti politici, tracollo economico-sociale. Nasce la coscienza che etica e moralità non sono sinonimo di “corretti” rapporti sociali ed interpersonali, ma che i rapporti fra gli uomini (le virtù) sono il segno del rapporto col divino. Dalla seconda metà del II millennio, si assiste a un nuovo tipo di rapporto con la divinità che non necessita più della figura demiurgica del re. Per la prima volta appare chiaramente che le norme non possono nascere che da una esperienza religiosa, che il rapporto personale con Dio è possibile, che l’al di là appartiene a coloro che sapranno meritarselo di fronte al giudizio delle divinità; risulta chiaro infine che questa divinità deve essere servita con l’adesione alla sua volontà, che si traduce nell’adempimento dei precetti morali e nell’esercizio della virtù. Il I millennio a.C. (terza sezione) ci presenta il quadro problematico della civiltà egiziana che deve affrontare realtà e stimoli provenienti dall’esterno. Il culto di Iside si propaga in tutto il mondo mediterraneo diffondendo quel patrimonio di cultura egiziana che sarà reinterpretato dalle nostre civiltà.’

Data

24 Agosto 1985

Edizione

1985
Categoria
Esposizioni Mostre Meeting