GUIDA ALL’ASCOLTO - Meeting di Rimini
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GUIDA ALL’ASCOLTO

Dal vivo – Collana “Spirto Gentil” CD 47
Paolo Forlani chitarra e relatore: Villa-Lobos Opera integrale per chitarra.

 

PIER PAOLO BELLINI:
Benvenuti al primo incontro di questo ciclo di Spirto Gentil, che come ogni anno prevede delle guide all’ascolto, ogni sera, nella forma non propriamente classica di concerto, ma nella forma di un ascolto guidato, in questo caso, questa sera, guidato dallo stesso esecutore, quindi anche in una situazione molto particolare. Io vorrei introdurre questo ciclo cercando di evidenziare un nesso che mi veniva alla mente ripensando al titolo di questa edizione del Meeting, perché penso che questi sei incontri che faremo, veri e propri incontri con degli Autori, siano un tentativo di dare un contributo a quella conoscenza di cui si parla durante questo Meeting, una conoscenza che è sempre un avvenimento. Mi ha colpito, vorrei introdurre brevissimamente qualche minuto prima di lasciare la parola a Paolo Forlani, mi ha colpito un passaggio del messaggio del Pontefice, che secondo me è molto adeguato a quello che faremo in questi giorni: “La conoscenza non può essere descritta come la registrazione di uno spettatore distaccato, anzi il coinvolgimento con l’oggetto conosciuto da parte del soggetto conoscente è conditio sine qua non della conoscenza stessa, occorre un coinvolgimento adeguato con l’oggetto”. Ecco, io penso che il linguaggio artistico, quello che andiamo a conoscere, quello che andiamo ad ammirare, quello che andiamo a godere, sia esattamente una situazione privilegiata per questo coinvolgimento, e penso anche che tutta l’esperienza di Spirto Gentil, questa grande esperienza educativa nata dall’intuizione di don Luigi Giussani, sia esattamente in questa direzione: la bellezza insegna, la bellezza è qualcosa che coinvolgendo il cuore dell’uomo è capace di fargli fare esperienza di conoscenza e di verità. Questa settimana incontreremo Autori diversi, compositori diversi, uomini diversi, che raccontano attraverso il linguaggio artistico, attraverso l’esperienza estetica, il loro impatto con gli avvenimenti, con le cose, con la vita. In particolare, faccio solo un breve accenno al commento che Giussani ha voluto lasciarci di questa opera di Villa-Lobos (il CD contiene l’integrale). Oggi chiaramente, c’è stato un errore del programma, oggi non ascolteremo l’integrale, ascolteremo un scelta dei pezzi contenuti nel CD di Spirito Gentil. Don Giussani introduce, e qui è stato forse casuale, però a mio parere è un punto di partenza veramente straordinario, introduce l’ascolto di Villa-Lobos con queste parole: “Ciò che è detto è un’ unica cosa, ciò che Villa-Lobos dice è un’ unica cosa, l’unico tema è il tema della vita, è una cosa viva”. Spero che nell’ascoltare, giustamente come suggeriva oggi il Papa nel suo messaggio, non siamo degli spettatori distaccati, ma condividiamo la testimonianza di un uomo vivo (Villa-Lobos) che ha vissuto, che è vissuto e la testimonianza di un interprete vivo che è qui tra di noi, e che è il maestro Forlani. E lo ascoltiamo come la testimonianza di una vita, dell’impatto con l’avvenimento della vita e che io direi è un inizio straordinariamente adeguato. Il primo impatto, il primo avvenimento è la vita e nel passaggio successivo, e chiudo don Giussani dice: «di qui nasce il fascino della bellezza, quando senti un musica così, che è una autentica bellezza, capisci che Dio ti sta dicendo: “Guarda che esisto, ci sono, ci sono”». Prendiamo questo spunto come possibilità di introdurci in maniera più adeguata a questa grande opera, che ascolteremo in questa oretta di incontro con Villa-Lobos e con il maestro Forlani. Solo alcune precisazioni del curriculum, ce ne sarebbero tante, ma siamo molto sintetici: Forlani si è diplomato a 20 anni sotto la guida del maestro Piero Bonaguri, che ha anche inciso il CD per la collana di Spirto Gentil, e si è perfezionato in seguito sotto la guida del maestro Alirio Diaz, sicuramente un nome di caratura internazionale. Svolge la sua attività concertistica come solista in diverse città italiane ed estere, ha curato la guida all’ascolto del CD, quindi oggi è in veste sia di esecutore che di aiuto all’introduzione del brano. Vi ricordo e vi chiedo, come gesto di rispetto e anche di carità verso la bellezza delle cose che ascolteremo, di evitare qualunque altro tipo di suono o di rumore, in particolare quello dei cellulari. Lascio la parola al maestro Forlani, grazie.

PAOLO FORLANI:
Grazie, buona sera a tutti, il fatto che io presenti Villa-Lobos, mi fa sempre un po’ strano, nel senso che in verità il mio rapporto con Villa-Lobos è stato abbastanza tempestato nel corso del tempo, perché le prime opere, le opere della maturità di Villa-Lobos che ascoltavo quando ero piccolo, diciamo che non è che mi piacessero più di tanto, e ce ne ho messo di tempo per capirne il valore, per cui lo sento particolarmente in questa presentazione. Per parlare di Villa-Lobos inizio con una frase dello stesso Villa-Lobos molto significativa, che dice così: “Il compositore spesso è accusato di una filosofia che si esprime in questo modo: Vivo per la mia arte ed il resto non mi interessa. Ma che cosa è questa arte se non l’espressione dell’umanità e di tutto ciò che interessa l’umanità?”. La questione seria, pratica, realistica, che è il vivere questo mondo, obbliga tutti noi ad usare delle maschere. Una breve parentesi, anche Villa-Lobos usò tantissime maschere, anzi si divertiva tantissimo ad usare delle maschere, soprattutto anche a scopi professionali cioè doveva vivere, voleva fare il compositore e quindi inventava anche tantissime frottole su di sé, per esempio non siamo ancora riusciti a capire quando è nato, piccolo particolare, perché ogni volta diceva una data diversa. Anche sui suoi viaggi a sfondo etno-musicologico raccontò tantissime cose che poi in verità, forse, non sono mai accadute. Però dice: raramente ci presentiamo per quello che siamo; un compositore, però, non può permettere che nessuna maschera, nessuna finzione venga a intromettersi tra lui e la rilevazione sincera della sua anima. Mi ha subito colpito questa frase di Villa-Lobos, perché ascoltando la sua musica abbiamo questa impressione, cioè l’impressione di qualcuno che ci sta come dicendo qualcosa di assolutamente importante per lui e che scopriamo essere assolutamente importante anche per noi, qualcosa di vitale. Non si può ascoltare Villa-Lobos come certa musica classica inventata per altri scopi, per cui la si ascolta così a un banchetto; no, Villa-Lobos non si può ascoltare così, tanto meno si può ascoltare come siamo abituati a ascoltare per esempio in discoteca o non so, nel supermercato o quando aspettiamo dal dentista. L’ascolto che ci chiede Villa-Lobos è un ascolto assolutamente intenso e attivo, per questo io, l’unica richiesta che vi faccio, è proprio questa di provare ad immedesimarvi totalmente con quello che ascoltiamo. Quello che diceva prima il maestro Bellini secondo me è illuminante da questo punto di vista. Bene, dicevamo Villa-Lobos nasce verso la fine del ’800 e comincia a suonare subito perché il padre era musicista provetto, diciamo, e gli insegnò subito a suonare qualche strumento. Era sempre circondato dalla musica, tant’è che suo padre organizzava anche, specie la domenica, dei piccoli concerti casalinghi, invitando musicisti a suonare e la passione per la musica colpì subito, prese subito Villa-Lobos. Questa passione cominciò poi ad approfondirsi e c’è un episodio molto particolare che riguarda tantissimo la sua musica, che è la grande passione che lui ebbe per i Chorões, che erano dei musicisti di strada di Rio de Janeiro che si esibivano nelle piazze, nei locali, nelle vie. Erano dei musicisti bravissimi, perché bisognava essere molto abili per entrare in questi gruppi di musicisti, era un ambiente molto selettivo, nel quale lui cominciò a entrare di nascosto dal padre, perché ovviamente non erano ben visti dai genitori, dagli adulti e cominciò a entrare piano piano, finché poi, dopo la morte del padre, cominciò ad unirvisi con un ritmo molto maggiore. Bene, le prime opere che vi faccio ascoltare di Villa-Lobos fanno parte della suite popolare brasiliana, una suite, cioè una raccolta di danze molto particolare, perché riprende in parte le danze europee, il valzer, la mazurca, lo scottish e in parte le unisce con l’ambiente dei Chorões. Di qui questa musica nostalgica, no, tipicamente brasiliana, popolare e sentirete che l’effetto è molto particolare, sono pezzi molto semplici ma che hanno in se una fortissima malinconia e una grandissima freschezza e una grandissima malinconia e questo sarà importantissimo, perché poi, come vedremo, questo aspetto comincerà ad essere approfondito nella musica di Villa-Lobos. C’è una descrizione molto bella, data da un connazionale di Villa-Lobos, che ci dice come vivevano questi Chorões. Nei piccoli bar si trovavano frequentemente i vagabondi Chorões che cantavano canti popolari brasiliani con accompagnamento di chitarra, e fischiettavano le loro canzoni per le orecchie estasiate degli ascoltatori. Finito il ballo, alle prima ore del mattino, il Chorõe usciva suonando qualche polca e tutti si infilavano nel primo bar che trovavano aperto. Il portoghese grassottello, padrone del locale, chiedeva subito allora cosa portare: uno zabaione con vino di porto o un bel misto. Ognuno sceglieva la bevanda preferita e il Chorõe continuava fino a che il sole invadeva la bottega ed il flauto si faceva sentire accompagnato dal cavachigno e dalla chitarra, la bottega si riempiva di forestieri che venivano da altri luoghi di baldoria e il Chorõe continuava fino a mattina inoltrata. Vi faccio ascoltare adesso tre brani dalla suite popolare italiana: la mazurca choro, lo scottish choro e la salsa choro. Sono tutti e tre in forma di rondò, una forma molto semplice che conoscerete sicuramente. Sono praticamente come un ritornello che è quello che viene fatto ascoltare subito, intervallato da episodi, generalmente due episodi. Sono molto brevi, è musica molto semplice ma proviamo a immedesimarci in Villa-Lobos che è come volesse trasportarci con sé insieme a questi gruppi di musicisti di strada. Buon ascolto

musica

Grazie, come avete sentito sono pezzi assolutamente malinconici, tristi a volte, felici altre volte, però assolutamente malinconici e, dopo un po’ di tempo, questi furono scritti tra il 1908 e il 1912, più o meno quand’era ancora giovane, Villa-Lobos comincia con la maturità a cercare anche nuove esperienze e sicuramente, e dopo ve le racconterò, ce ne sono alcune assolutamente interessanti. Già quand’era a Parigi a cercare, diciamo, il successo come compositore, decide di scrivere un pezzo nel 1920 che ricordasse diciamo l’atmosfera di questi brani dei Chorões e decise di farlo in maniera molto semplice. E’ sempre una forma di rondò, sentirete che più o meno l’atmosfera rimane quella, cioè il clima musicale del brano rimane quello, è forse un po’ più articolata come composizione ma l’idea di fondo rimane quella. Vuol essere come un ricordo, un omaggio di quei tempi, di dieci anni prima. Ve lo faccio ascoltare.

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Grazie. Dopo questo primo momento della sua vita, succede una cosa molto particolare, perché Villa-Lobos è come se cercasse altro, qualcos’altro e comincia a viaggiare. Viaggia nell’interno del Brasile, va a sentire, va a conoscere diciamo le popolazioni indigene, raccoglie del materiale sui loro canti oppure si interessa dei suoi contemporanei, conosce i compositori suoi colleghi del tempo, soprattutto gli europei e comincia così a cercare. Però cos’è che cerca? Succede una cosa molto particolare: è come se Villa-Lobos, dopo questa prima parte, cercasse di approfondire, di entrare più dentro a quella malinconia che veniva espressa nei primi pezzi, anche dal punto di vista del linguaggio musicale. Vedremo adesso gli studi, che sono un opera della prima maturità, che sono assolutamente diversi come linguaggio musicale, assolutamente più duri, molto più forti, e lo sentirete. La cosa molto interessante è questa: Villa-Lobos approfondisce quel germe iniziale. Gli studi nascono negli anni 20, soprattutto dall’incontro con Segovia, il chitarrista che a Parigi chiede a Villa-Lobos di scrivere un pezzo per chitarra. Lui scrive i 12 Studi, un’opera che poi ha rivoluzionato anche la tecnica chitarristica, un’opera fondamentale ma all’interno di questa operazione artistica si può scorgere questo tentativo di approfondire musicalmente quello che c’era in germe nella prima produzione. Vi faccio ascoltare adesso lo Studio numero 1, che è un arpeggio, un grande arpeggio, ma già da qui possiamo vedere come comincia a cambiare, è un arpeggio interminabile, che dura dall’inizio alla fine e sentirete che riesce a creare delle onde di tensione che crescono e poi ricadono. Proviamo ad ascoltarlo, cercando di entrare dentro questa immagine che Villa-Lobos vuole offrirci. Lo Studio numero 1

musica

Il secondo Studio che vi faccio ascoltare è lo Studio numero 8, che è quello in cui si capisce bene quello che Villa-Lobos fa. Per esempio, il tema principale che sentiremo nella prima parte del brano è questo, ve lo faccio sentire.

primo tema musicale

Questo primo tema si ripete nella parte centrale invece con la stessa melodia, però in maniera armonica totalmente differente. Sentite come fa nella seconda parte.

secondo tema musicale

Vi ho fatto sentire questo perché l’idea che c’è in questo brano è proprio quella di provare a scavare dentro a quella melodia, per cercare di coglierli tutti gli aspetti e quindi ci fa sentire il tema iniziale, il vero tema del brano, all’inizio sotto una forma diversa da quella centrale, come se in quella centrale si aprisse e ci svelasse il fondo di quel pensiero musicale. Proviamo ad ascoltarlo. Il pezzo è un pezzo in verità semplice come idea musicale; questa è l’idea che c’è dietro, però sentirete che ogni tanto è come se cercasse di uscire dalle righe, di andare sopra le righe, come se la musica non sostenesse quello che lui vuole esprimere. Proviamo ad ascoltare.

musica

Grazie. Come avete sentito è come se lo spirito che lui aveva nei primi brani stesse in qualche modo cambiando e stesse scendendo sempre più in profondità. Lo studio che vi faccio sentire adesso, è l’ultimo degli studi che vi faccio sentire, è assolutamente geniale da questo punto di vista, perché prende un tema, quasi un pianto e comincia realmente in questo brano ad andarci sempre più dentro e comincia ad approfondirlo, come se volesse arrivare al fondo di quel germe che dicevamo prima ed è incredibile, perché anche nella parte centrale riprende il tema iniziale, ma in tutt’altro modo molto, più decisivo, molto più intenso e lo sentirete. Adesso lo ascoltiamo. Vi leggo quello che Giussani, in maniera geniale, aveva detto di questo brano. “Lo Studio numero 11 riprende questo tema che è il tema della vita e vi si inoltra. Questi due pezzi così diversi come struttura, hanno lo stesso pensiero dentro due esperienze diverse. Qui il tema è fatto convogliare all’inizio e alla fine non c’è ripetizione della formula, lo sviluppo è verticale. Lo svolgersi poi del discorso approfondisce il travaglio dell’animo, penetra nell’intimo del dolore e lo attraversa. E’ impressionante come composizione, anche perché fa capire bene cos’è l’arte della chitarra, sei corde che si fondono insieme e diventano come il miraggio di una bellezza unita”.
Quello che diceva Giussani su questo brano in una maniera incredibilmente illuminante, proviamo ad ascoltarlo con la nota di metodo che ci dice dopo. Secondo me il modo migliore per sentirla è sorprendere che cosa produce in se stessi, è il riverbero in se stessi, in me, è l’evidenza e il fascino di una bellezza.

musica

Gli ultimi tre brani che vi faccio sentire, adesso c’è tempo, sono tre Preludi. Una volta sceso nella profondità, ha trovato anche un modo per esprimere quello che c’era all’interno del suo pensiero musicale. Villa-Lobos è come se ripensasse alla sua storia, per cui dedica ai 5 Preludi alle esperienze che più hanno colpito la sua vita. Vi farò ascoltare tre Preludi, il primo di questi è un omaggio all’indio del Brasile e ricorda, per certi tratti anche selvaggi, anche nelle melodie quasi le melopee indigene, le melodie che lui chissà dove ha scovato nell’interno del brasile, nelle Sertão. Vi faccio ascoltare il Preludio numero 4.

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Grazie. Il Preludio numero 3, invece, è un Preludio omaggio a Bach. Se c’è una cosa che non abbiamo detto, molto importante, è questa: Villa-Lobos amava tantissimo Bach e l’ha conosciuto perché la zia pianista, quando era piccolo, a casa sua glielo suonava e questa passione per Bach rimase per tutta la sua vita. Questo brano, assolutamente malinconico, riprende, in qualche modo riecheggia Bach, ma col nuovo linguaggio che lui ha creato ed è anche questo pieno di grande nostalgia.

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Grazie. L’ultimo brano che vi faccio ascoltare è il Preludio numero 1. E’ un omaggio all’abitante del Sertão, quindi ancora un ricordo dei viaggi fatti nell’interno del Brasile. La cosa che mi colpisce particolarmente è il fatto che, in tutti gli altri brani, Villa-Lobos approfondisse quello struggimento, quella tensione anche musicalmente, ma è come se più lo approfondisse, più diventasse cupa, più diventasse potente, più diventasse una voragine. In questo brano, invece, la cosa che mi colpisce di più è che riprende, dopo vi leggerò anche quello che dice Giussani su questo, riprende quel tema della vita di cui si parlava e si vede che è inesorabile, cioè non si può fermare, e la cosa più bella però è il finale di questo brano. Nel finale è come se si squarciasse questo cielo cupo e si lasciasse aperta una possibilità. Il tema del brano è questo qua.

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Eccetera, nella parte centrale invece questa melodia triste e appassionata e anche tenebrosa a tratti si trasforma quasi in una festa.

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In mi maggiore, in una tonalità maggiore che sentiamo molto più felice da un certo punto di vista, gioiosa. Ma ritorna la melodia iniziale, come se quello che è successo nel mezzo non fosse servito gran ché, ma il finale, che per me è grandioso, non chiude in mi minore ma chiude il mi maggiore e ci arriva passo a passo armonicamente e lo sentiremo. Giussani dice così: “Pur nella sua brevità dice tante cose. Attraverso la valorizzazione e l’uso doloroso della propria domanda, del far risentire il tema, del ripetere la formula e la seconda volta non è la stessa cosa, è molto più doloroso, è come il confermarsi del proprio essere tristi ma, come abbiamo sempre detto, è meglio essere tristi che essere disperati”. Questo Preludio l’ho paragonato alla morte della fanciulla di Schubert, perché si intuisce che deve esserci una tragedia, specialmente dentro il primo motivo, ben riconoscibile dal fatto che c’è una corda che canta. E’ il canto doloroso del cuore, che nel silenzio trabocca come lacrime che leniscono l’anima e poi, in mezzo, nell’animo tormentato, ci sono gli imprevisti, le corse che si fanno, le ipotesi che si realizzano. Sono brevi, brevi senza riguardo e senza ripetizioni, ma ciò che è detto è un’unica cosa, l’unico tema è il tema delle vita, è una cosa viva. Oltre a questo ripetuto c’è solo la morte, nel finale specialmente anche la morte fa parte della definizione della vita. Per capirlo bisogna aver studiato Schubert o lo Stabat Mater. Preludio numero 1.

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PIER PAOLO BELLINI:
Ringraziamo il maestro Forlani anche perché è stato bravissimo a contenersi nei tempi e ci ha offerto una cosa come inizio veramente straordinaria. Ha evocato quasi casualmente il fatto che domani avremo proprio la possibilità di ascoltare La morte e la fanciulla, il brano a cui è stato assimilato da don Giussani questo ultimo preludio che abbiamo ascoltato. Domani avremo i Cameristi toscani e il relatore, che presenterà il brano La morte e la fanciulla di Schubert, sarà il maestro Luca Belloni. Quindi l’appuntamento, ricordo, è alle 19:00 in questa sala. Ricordo anche, per concludere, che all’uscita trovate un banchetto di Spirto Gentil in cui sono disponibili i CD della collana, in particolare quelli di Villa-Lobos. Grazie al maestro Forlani, grazie a tutti voi.

(Trascrizione non rivista dai relatori)

Data

23 Agosto 2009

Ora

19:00

Edizione

2009

Luogo

Sala Neri
Categoria
Testi & Contesti