GUIDA ALL’ASCOLTO - Collana SPIRTO GENTIL - Meeting di Rimini

GUIDA ALL’ASCOLTO – Collana SPIRTO GENTIL

Giulio Giurato pianoforte e Pippo Molino: Beethoven – Sonata per pianoforte n. 17, Op. 31 n. 2 La Tempesta.

 

MODERATORE:
Benvenuti a questo quarto appuntamento. Prima vi ricordo che i suoni sono importanti, quindi evitiamo quelli non desiderati, quelli dei telefonini, vi pregherei di spegnerli. Subito dopo una breve introduzione e presentazione. Abbiamo visto, nei tre appuntamenti che hanno preceduto quello di stasera, abbiamo visto delle ipotesi, degli orizzonti, delle ipotesi di risposta che probabilmente ci aiutano a comprendere meglio il contenuto del Meeting di quest’anno e abbiamo visto come i vari autori che abbiamo incontrato, Beethoven con il concerto per violino e orchestra e Brahms con la quarta sinfonia e ieri Mozart, avessero delle possibili ipotesi di che cosa voglia dire essere protagonisti. Oggi vediamo, rincontrando l’autore che ha aperto questo ciclo, cioè Beethoven, vediamo una prospettiva più pragmatica, più quotidiana, il contesto normale dentro il quale ci troviamo a svolgere questa lotta per diventare protagonisti della nostra vita. E per questo don Giussani, commentando la sonata di Beethoven La Tempesta, traduce questa opera nella quotidianità in cui ciascuno di noi si trova a vivere e a compiere il suo tentativo di realizzazione della propria vita. Questa quotidianità, leggo, “è come una memoria anticipata della tempesta finale, che porterà il mondo alla sua origine, al suo giudizio eterno, un po’ di questo vento impetuoso accade in ogni occasione di prova, perché si abbia a riflettere su questo, se la vita sia una cosa seria”. È come se quello che ascoltiamo oggi togliesse tutto il carattere di astrazione di teoria a questo titolo, che non è un discorso, una filosofia, ma è il modo con cui ciascuno di noi conduce drammaticamente la propria vita nel quotidiano e in questo quotidiano ci sono le prove, la tempesta che Beethoven trascrive in questa sonata. Ad aiutarci in questo ascolto, ci sono due amici che sono ospiti da tanti anni del Meeting, il pianista Giulio Giurato, pianista e docente di musica da camera nel conservatorio di Cosenza; invece in veste di relatore e di agente introduttivo a questa sonata straordinaria abbiamo il maestro Pippo Molino, che tanti di noi conoscono, che oltre a collaborare dall’inizio alla collana “Spirto Gentil” è compositore, direttore di coro e docente di composizione presso il Conservatorio di Milano. Gli lascio subito la parola.

PIPPO MOLINO:
Prima di tutto vi chiedo scusa per il livello disastroso della mia voce, ma è così da quattro giorni e non so cosa farci, per cui starò vicino al microfono…
Mi viene in mente innanzitutto una cosa. Questi ascolti che stiamo facendo da un po’ di anni, questi ascolti di Spirto Gentil al Meeting, io trovo che siano una cosa bella – a parte stasera, speriamo che sia bello anche stasera – ma trovo che siano una cosa bella come lo è stata ieri sera, con Christopher Vath e Matteo Pippa. Cos’è che ha reso possibile che questi ascolti siano una cosa viva? Una volta tanto ancora don Giussani. Perché? Bellini adesso ha ricordato un passo dell’introduzione che lui ha fatto in questo CD alla sonata “La Tempesta”. Il valore aggiunto, l’elemento proprio originale della collana, è proprio l’introduzione che c’è in ogni CD. Perché? Perché questa introduzione ci ha fatto venir voglia di ascoltar la musica e ogni volta ci fa venir più voglia di ascoltar la musica. Perché? Perché accenna, riesce ad accennare le ragioni del bello e lo fa usando il fatto, la grande risorsa di essere lui, Giussani, una grande personalità umana e cristiana. Così essendo, la musica produce in lui degli echi, dei collegamenti con il vissuto. Pensate che questi collegamenti – voglio fare solo un breve cenno – sono assolutamente vietati dalla musicologia, storiografia musicale, critica musicale che conta anche oggi. Si perdono molto questi signori e molti del mondo musicale in cui tanti di noi siamo. Noi invece prendiamo proprio il la dall’introduzione che Bellini ha letto e cerchiamo di cogliere proprio in questa musica, anche in quella di stasera, dov’è il vissuto di quello che ascoltiamo, dov’è la verità di quello che ascoltiamo e quindi la vicinanza fra me, uomo normale di oggi, e questi grandi che hanno scritto musica. Beethoven 1770-1827, tutti sappiamo chi è, almeno come nome, bella mostra al Meeting l’anno scorso di Androni, quindi il personaggio un po’ dovremmo avercelo. È una personalità particolarmente forte, incisiva e questo aspetto della personalità forte è ciò che lo rende unico anche nel mondo della musica. Questa sonata si chiama La Tempesta ed è stata composta fra il 1801 e il 1802, quasi in contemporanea all’Eroica, alla sinfonia n. 3. Cosa vuol dire? Che siamo in un momento in cui la musica di Beethoven sta emergendo in tutta la sua grandezza, maturità, espressività. Quali sono gli elementi principali, caratterizzanti di questa sua personalità? Innanzitutto, Beethoven coglie nella vita il contrasto, il dramma che la vita è, perché è contrasto fra il desiderio di bene e di felicità e la durezza, la difficoltà, il buio, l’inspiegabile – nella sua vita è molto presente questo – e questa sonata come è fatta? Come l’ascolteremo? Prima di tutto, come usava fare in questo periodo, la sonata è in tre tempi, in tre movimenti (per capirci è dove non si applaude quando finisce uno…); il primo tempo, Largo Allegro, ci espone il punto del dramma, del contrasto. Come fa? Ogni piccolo elemento della musica è posto in contrapposizione con un altro. Con che cosa comincia? Comincia con un accordo arpeggiato, misterioso, pianissimo, cui risponde una melodia che poi diventerà quella che sentiamo di più nelle orecchie, che è il primo tema, ma questa melodia non risponde, anzi rende ancora più drammatica la domanda. Ecco, cominciamo ad ascoltare e vi faccio capire, ascoltando, quello che vi ho detto.
Accordo è l’accordo arpeggiato
musica
E questa è la risposta
musica
Più che una riposta è un’altra domanda.
Ancora accordo arpeggiato
musica
La domanda è aperta! In musica si dice proprio domanda e risposta, ma non è una risposta questa, risponde rendendo ancora più drammatica la domanda di quell’accordo misterioso, pianissimo. Cosa succede dopo? C’è un altro elemento di domanda inquieta, questa volta suonato dalle note basse, dalla mano sinistra, però lo riconosciamo subito. E poi un continuo contrapporre l’elemento: parte bassa del pianoforte e parte alta. Ascoltiamolo.
Musica
Questa è la melodia
Musica
la parte bassa, la risposta
Musica
Addirittura solo una nota, un’altra nota…
Sentite che è sempre una contrapposizione, è sempre una contrapposizione!
Poi adesso appare immediatamente il secondo tema, anche quello è molto drammatico, è un arpeggio curvato su se stesso, tutto attorcigliato su se stesso e più avanti sentiremo un’altra cosa, molto importante da cogliere, degli accordi molto forti, in levare, cioè suonati in modo che ci fa sentire in sospeso. Adesso ascoltiamo primo e secondo tema e poi questi accordi che arriveranno poco dopo.
Musica
Questo è il secondo tema.
Musica
Sentite che è sempre aperto il discorso.
Musica
Questi son gli accordi… ancora. Ripete… sempre… il sospeso
Ecco, la sonata di questo periodo – vi dicevo tre tempi – anche all’interno del primo tempo è divisa in tre. L’esposizione è quasi finita. Dopo però ce la sentiamo tranquilli, senza la mia voce fessa che…
Dopo c’è uno sviluppo che è tutto un rimescolarsi di questi temi che abbiamo ascoltati. Poi c’è una ripresa alla fine del primo tempo, che in genere è il momento che rappacifica l’ascoltatore, perché l’ascoltatore risente il tema. Qua però c’è poco da rappacificarsi, perché è una grande domanda questo tema, una domanda inquietante, abbiamo sentito, no? E anche qui è talmente evidente questo interrogativo, che la ripresa comincia da un allungamento di una solitaria melodia che, poco dopo, viene continuata da un altro frammento di solitaria melodia. Sentiamo questa melodia di quasi poche note…
Musica
Al posto di sentire il tema che conosciamo, Beethoven tira in lungo con questa espressione del suo dramma, come se dicesse: mi sento solo di fronte al destino… Poi ci fa sentire il tema, ma poi ancora l’accordo iniziale, una melodia che allunga l’attesa. Ci aspetteremo il tema, ma non arriva mai…
Musica
E poi arriva… Cioè arriva il secondo tema, vi ricordate questo secondo? Mi sono dilungato su questo prima tempo perché è il più lungo. Vediamo se riusciamo a capire un po’ la sonata per poi essere aiutati a sentirla tutta.
Il secondo tempo. Chi ieri ha ascoltato quelle due magnifiche sonate di Mozart e comunque chi ha ascoltato Mozart in vita sua, sa che in Mozart quasi sempre il secondo tempo è il momento della riflessione dolorosa, malinconica. Qui è l’opposto. In questo secondo tempo, Giussani nel suo commento legge la conseguenza di affrontare le tempeste, le avversità della vita, aderendo alla verità. Dice: “La conseguenza è la gratitudine”. Vediamo perché l’ha scritto: perché è un sollievo che troviamo subito nell’inizio del secondo tempo. Innanzitutto il tempo in tre, che è più fluente, dà un senso di pace; poi la cosa singolare: che si comincia con accordi arpeggiati che sono molto simili agli accordi arpeggiati con cui cominciava il primo tempo, ma con un significato completamente diverso. Proviamo ad ascoltarlo.
Inizio del secondo tempo.
Musica in sottofondo al commento di Pippo Molino
Anche qui frammenti in basso e in alto, ma la risposta risolve, completa il discorso musicale, non si contrappone alla domanda, sentite che c’è un discorso che si conclude adesso? Si ritrova un significato; siccome la ricerca era autentica – anche se Beethoven dice, in una bellissima lettera, “ascoltami, Essere che non so in che modo chiamare”, però era profondamente serio di fronte alla vita -, allora trova una sorta di risposta. E sentiamo questa pace che c’è in questo secondo tempo.
Qualche commentatore paragona queste note basse del pianoforte a una specie di rullo di tamburi, sentite? Quasi a sottolineare la solennità e la gravità del discorso, perché stiamo parlando della nostra vita, della vita di Beethoven e di noi che ascoltiamo, non è un gioco. Però, anche quel rullo di tamburo si stempera su tutte le frequenze. Sentite nell’acuto? È la stessa cosa che va su, Beethoven è finalmente in pace con se stesso, non deve contrapporre una piccola melodia ad un’altra rimanendo nella domanda. No. Ha trovato una qualche risposta.
Musica
E qui c’è una apertura di quello che viene chiamato secondo tema di questo secondo movimento, che poi quando ascolteremo per intero, vedrete, si ripresenta alcune volte. Questa è la parte più apertamente melodica. Qui sentite dramma? No, sentiamo risposta, sentiamo corrispondenza.
Terzo tempo, o movimento. Allegretto. L’intonazione è ancora diversa dal primo –ricerca drammaticissima, in contrasto continuo – dal secondo – rappacificamento, melodia. Qua l’intonazione è ancora diversa, accorata, ma gloriosa. Il significato della vita da cercare nella contraddizione, dopo che c’è stato questo incontro, questo sollievo, a proposito del quale Giussani parla persino di gratitudine, appare chiaro quando si capisce che la risposta, anche se non riconosciuta in un volto preciso, c’è. La riposta c’è, ma nella vita non la vediamo del tutto svelata. Questo è il terzo tempo, soprattutto in Beethoven. E così abbiamo descritta la gloria, la presenza, ma insieme tutto ciò è frammisto ad una profonda malinconia: è la caratteristica dominante di questo magnifico tema che incentra un po’ di sé tutta la musica del terzo movimento. Adesso lo ascoltiamo subito dall’inizio. Questo tema affermativo, ma malinconico.
Musica in sottofondo al commento di Pippo Molino
Adesso sentiremo ancora il tema al basso. Questo per lui, in questa sonata, è sempre segno della drammaticità, però è una drammaticità che si risolve in altri temi, come questo che è un altro tema e come il susseguirsi in questo terzo tempo di diversi elementi che vengono presentati come affermazione, come positività, come la diversità degli elementi di cui la vita è fatta. Però ormai c’è una certezza.
E qui ritorna il tema iniziale, fantastico.
La forma di questo terzo movimento è il cosiddetto rondò. Cosa vuol dire? Che c’è un tema principale che è proprio quello malinconico dell’inizio e altri temi che si alternano, come vi ho fatto già un po’ sentire. Segue, dopo questa parte che abbiamo un po’ ascoltato, un lungo sviluppo dei temi precedenti, con qualche ripresa del tema principale e questa forma del rondò, come vi dicevo, si sposa perfettamente con il significato di questo tempo: la certezza trovata, pur nella malinconia, è importante riascoltarla, riproporla, suonarla di nuovo, come se Beethoven avesse bisogno di farne memoria, di ricordarla a se stesso e a noi che l’ascoltiamo. Adesso ascoltiamo tutta la sonata.
Esecuzione della intera Sonata

MODERATORE:
Ringrazio a nome di tutti i maestri Pippo Molino e Giulio Giurato che ci hanno introdotto a questa grandissima opera di Beethoven, a incontrare Beethoven ancora di più. Ricordo che è in vendita il cd della sonata che abbiamo ascoltato, è il cd numero 38, poi ricordo che domani avremo il penultimo appuntamento del ciclo e incontreremo Schubert, attraverso la sua opera forse più famosa per pianoforte che è la Wanderer Fantasie. Ci accompagneranno in questa introduzione Nazareno Carusi al pianoforte e il maestro Roberto Andreoni alla guida all’ascolto. Grazie.

Data

27 Agosto 2008

Ora

19:00

Edizione

2008

Luogo

Sala A2
Categoria
Spettacoli