Gli uomini e il lavoro

 

‘Singolare l’origine della Cooperativa Ceramiche di Imola, la più antica esistente in Italia ed una delle prime sorte in Europa. La cooperazione muoveva i primi passi quando, nel 1874, Giuseppe Bucci, nell’intendimento di giovare al progresso dell’industria e al miglioramento economico dei suoi lavoratori, cedeva in via sperimentale ai suoi operai la gestione della propria fabbrica di maioliche e stoviglie, riservando di dare forma legale al provvedimento dopo tre anni, e solamente nel caso che l’esperimento avesse dato segnali positivi di riuscita. La fabbrica, che aveva già oltre cent’anni di vita, occupava mediamente dai 40 ai 50 operai. Essi sottoscrissero un Patto di Fratellanza nel quale, consapevoli di formare una sola famiglia in virtù della comunanza del lavoro, si promisero reciproca e duratura amicizia per procedere uniti al loro miglioramento morale e materiale. La mostra proporrà alcuni tra i pezzi più significativi usciti nell’arco di un secolo della Sezione Artistica della Cooperativa Ceramica d’Imola. Di particolare rilievo, tre pannelli di grande formato, opera di Domenico Minganti, uno dei quali – il “Trionfo del lavoro nella Cooperazione” -, ebbe il primo premio nel VI concorso Nazionale della Ceramica (1947). La mostra si articola in tre parti. Nella prima vengono proposte le opere di Gaetano Lodi, primo direttore della Sezione Artistica, che approdò alla Cooperativa Ceramica d’Imola dopo una lunga esperienza di pittore ornatista (dipinse, tra l’altro, i soffitti della Cassa di Risparmio in Bologna ed operò per anni in Egitto alla corte del Kedivè). Lodi ebbe il merito di dare un’impronta nuova alla ceramica. Egli cercò di andare oltre il retaggio settecentesco e di reinventare le decorazioni all’insegna di uno straordinario gusto pittorico e plastico. La seconda parte copre un arco di tempo che va dai primi del Novecento alla II guerra mondiale. Sono esposte opere di gusto eclettico, dal raffaellesco all’istoriato, nel pieno rispetto della tradizione; in altre si avvertono aperture alle suggestioni della nuova pittura dei Carrà e dei Sironi. La direzione artistica di Domenico Minganti e gli influssi derivati dalla collaborazione con Gio Ponti costruiscono il tema principale della terza parte, che copre il periodo dal secondo dopoguerra alla fine degli anni Settanta. Molti i pezzi unici realizzati da maestri ceramisti, mai firmati, secondo l’uso, ma sempre riconoscibili. Oltre a Minganti, troviamo tra gli altri Arrigo Visani e Umberto Marfisi.’

Data

20 Agosto 1995

Edizione

1995

Luogo