E dietro l’Ospite… un vento gagliardo. Tre profughi russi e la sfida della libertà - Meeting di Rimini

E dietro l’Ospite… un vento gagliardo. Tre profughi russi e la sfida della libertà

 

Tra l’inizio degli anni Venti e la Seconda Guerra Mondiale si verificò in Europa il grosso fenomeno dell’emigrazione russa.
In seguito alla rivoluzione del 1917, oltre un milione di persone, seguendo itinerari diversi (da nord, dall’estremo Oriente o attraverso Costantinopoli), approdò in Occidente. Si trovarono poveri e sbandati, privati della patria, delle ricchezze, della posizione sociale, della stessa identità; per molti fu l’inizio della deriva e di una stabile emarginazione, per altri furono anni di dura gavetta, in vista dell’integrazione nella nuova patria. Alcuni pensatori, uomini di Chiesa, gente comune, vissero questa situazione, che umanamente aveva tutte le caratteristiche della tragedia, come l’occasione per cogliere la sfida della libertà, come un dono provvidenziale, opportunità privilegiata e misericordiosa di testimonianza e in qualche caso di santità.
Al cuore della loro testimonianza, un concetto di libertà che, attraverso l’eredità di Solov’ëv, era diventato carne del vivere quotidiano; come aveva detto uno di loro: «L’esistenza di Dio è la carta delle libertà dell’uomo». Il dono della libertà generava il senso di responsabilità; di qui il rapporto di affezione al vero e agli uomini e al creato. Con questo spirito, i profughi russi seppero creare opere culturali, religiose e sociali: non per conservare un mondo perduto, ma per trasmettere la ricchezza della vita ricevuta dalla tradizione.
La fecondità di questa testimonianza è illustrata da alcune figure di pensatori, santi, personalità del mondo ecclesiale come Nikolaj Berdjaev, Madre Marija, Antonij Blum. Berdjaev, grande filosofo cristiano con un passato marxista, ha scritto opere fondamentali che hanno segnato profondamente anche la cultura cattolica.
Madre Marija è una poetessa. Ex-rivoluzionaria, più volte sposata e divorziata, diventa suora a Parigi e finisce martire a Ravensbruck, per l’aiuto dato agli ebrei durante l’occupazione nazista. È stata canonizzata nel 2004. Figlio di un diplomatico, poi vescovo della diocesi ortodossa di Londra, Antonij Blum comunica il cristianesimo come un fatto, irriducibile a posizioni culturali o politiche.
Figura carismatica, universalmente stimata, trasforma una piccola comunità in un importante centro di vita spirituale.

Data

21 Agosto 2005

Edizione

2005