Cose mai viste. Galileo, fascino e travaglio di un nuovo sguardo sul mondo - Meeting di Rimini

Cose mai viste. Galileo, fascino e travaglio di un nuovo sguardo sul mondo

 

Il quarto centenario delle prime osservazioni di Galileo con il cannocchiale è occasione per mettere a tema una vertiginosa esperienza umana: quella di chi ha visto cose mirabili, mai viste prima da nessun altro uomo.

La mostra illustra gli eventi, le intuizioni geniali, le relazioni umane, le motivazioni profonde di Galileo a partire dalle osservazioni astronomiche racchiuse nel volumetto Sidereus Nuncius, di cui una copia seicentesca è posta al centro dell’esposizione. L’intento è di produrre una immedesimazione con quell’avvenimento di scoperta, con ciò che Galileo ha effettivamente visto in quelle memorabili notti, nella prospettiva di comprenderne meglio le inevitabili conseguenze. Galileo è un artefice e un emblema della complessità di un’epoca. Il percorso espositivo inizia proprio dalla descrizione del contrastato contesto storico e culturale dell’inizio del Seicento. È definitivamente tramontata una concezione unitaria della vita e della conoscenza e si stanno affermando nuovi approcci alla natura e all’uomo, destinati a sfociare nella modernità, con tutto il loro carico di ambiguità e presunzione.

Peraltro non si può ignorare la portata della grande eredità consegnata a Galileo dai secoli precedenti: valore della ragione, ordine nei fenomeni naturali, comprensibilità della natura; tutti elementi che confluiranno in quel nuovo modo di conoscenza del reale, ristretto ma potente, che è l’indagine scientifica. Immagini, documenti originali e riproduzioni mettono in evidenza questo prezioso background.

Col supporto di modelli, video e ricostruzioni storiche, lo sguardo del visitatore viene dapprima portato sull’attività scientifica e tecnologica di Galileo nei suoi anni trascorsi a Padova; sullo sfondo di un vivace dibattito cosmologico sui “massimi sistemi del mondo”, non riducibile alla pura contrapposizione tra tolemaici e copernicani.

Poi l’avvenimento decisivo: la notizia del nuovo strumento, il cannocchiale, la frenetica attività di perfezionamento e l’entusiasmante avventura delle “notti magiche” tra il dicembre 1609 e il marzo 1610. Il visitatore si trova di fronte ai corpi celesti in un modo molto simile a come li ha visti Galileo; e può constatare come egli sia stato abile nell’interpretarli, nel descriverli e anche nel disegnarli. È un punto di svolta nella sua vita, è l’inizio di una nuova fase del suo percorso umano e culturale, non estranea a una certa pretesa di imporre la sua visione.

Il post 1609 è segnato per Galileo dalle molte reazioni polemiche ma anche da altre positive, come quelle dei gesuiti del Collegio Romano e dei missionari che porteranno le nuove idee fino in Cina. Emerge, anche da una serie di lettere e documenti originali esposti, il suo sforzo per difendere il primato che si è conquistato; fino a lasciarsi trascinare in accese dispute e controversie. C’è soprattutto il problema delle prove a supporto del modello copernicano; prove che Galileo non ha e la cui ricerca occuperà i secoli successivi, come si può vedere dai modelli e schemi che riproducono i risultati più significativi. Il percorso in più punti apre questioni più ampie, connesse all’oggi della scienza: è in questo orizzonte che si sono inseriti i richiami a Galileo da parte di Benedetto XVI e prima ancora da Giovanni Paolo II; e sulla scia dello storico intervento di quest’ultimo nel 1992 e attraverso le parole di due scienziati al top dell’astrofisica contemporanea, la mostra si conclude rilanciando il tema dei rapporti tra la scienza e le altre forme di conoscenza.

Promossa dal Meeting per l’Amicizia fra i popoli

Prodotta dalla Società Muse Media srl.

Con il patrocinio del Pontificio Consiglio della Cultura.

Data

23 Agosto 2009

Edizione

2009

Luogo

PAD. A3