{"id":252461,"date":"2024-06-19T12:39:16","date_gmt":"2024-06-19T10:39:16","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meetingrimini.org\/eventi-totale\/che-significa-cercare-lessenziale-la-natura-umana-come-domanda-di-senso\/"},"modified":"2025-01-21T12:17:24","modified_gmt":"2025-01-21T11:17:24","slug":"che-significa-cercare-lessenziale-la-natura-umana-come-domanda-di-senso","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/www.meetingrimini.org\/en\/eventi-totale\/che-cosa-significa-cercare-lessenziale-la-natura-umana-come-domanda-di-senso\/","title":{"rendered":"CHE COSA SIGNIFICA \u201cCERCARE\u201d L\u2019ESSENZIALE? LA NATURA UMANA COME DOMANDA DI SENSO"},"content":{"rendered":"<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>CHE COSA SIGNIFICA \u201cCERCARE\u201d L\u2019ESSENZIALE? LA NATURA UMANA COME DOMANDA DI SENSO<\/strong><\/span><\/p>\n<p>Gioved\u00ec 22 agosto 2024 ore 19:00<\/p>\n<p>Sala Gruppo FS C2<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\"><strong>Partecipano<\/strong>:<\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Andrea Bellantone<\/strong><\/span>, professore di Filosofia moderna e contemporanea, Institut Catholique de Toulouse; <span style=\"color: #000000;\"><strong>Costantino Esposito<\/strong><\/span>, professore di Storia della filosofia, Universit\u00e0 Aldo Moro, Bari.<\/p>\n<p><em><span style=\"color: #000000;\"><strong>Modera: <\/strong><\/span><\/em><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Davide Perillo<\/strong><\/span>, giornalista<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Buonasera, benvenuti a questo incontro. Direi che pi\u00f9 il Meeting va avanti e pi\u00f9 ci stiamo rendendo conto che la domanda sull&#8217;essenziale non \u00e8 una delle domande, neanche una delle domande pi\u00f9 importanti, ma per certi versi \u00e8 \u201cla\u201d domanda. C&#8217;\u00e8 qualcosa di cos\u00ec legato alla nostra natura, di cos\u00ec innestato nella nostra umanit\u00e0 che abbiamo bisogno di guardarla di continuo, di viverla, perch\u00e9 \u00e8 \u201cla\u201d questione pi\u00f9 importante, \u00e8 \u201cla\u201d domanda imprescindibile, la domanda di senso, di significato. Perch\u00e9 vale la pena? Che senso ha? Il Papa ha adoperato esattamente questo aggettivo, imprescindibile. \u00c8 bello poter renderci conto per noi di avere la possibilit\u00e0 di fare il cammino alla scoperta dell&#8217;essenziale insieme, perch\u00e9 il titolo del Meeting, avete visto ha il verbo al plurale: \u201cSe non siamo alla ricerca dell&#8217;essenziale, allora che cosa cerchiamo?\u201d. Poterlo fare insieme stasera ci d\u00e0 la possibilit\u00e0 di un altro passo. Con i due ospiti che vi presento e che vi prego di salutare, di accogliere con un applauso, partendo da Andrea Bellantone che \u00e8 professore ordinario di Filosofia Moderna e Contemporanea alla Facolt\u00e0 di Filosofia de l\u2019Institut Catholique di Tolosa. Lui dirige la cattedra di insegnamento Ricerca di filosofia del cristianesimo ed \u00e8 membro della sezione terza Filosofia e Teologia dell&#8217;Accademia Cattolica di Francia. E noi siamo&#8230; (applauso) prego, ci sta, \u00e8 un segno di gratitudine cos\u00ec come \u00e8 un segno di gratitudine salutare invece un amico che conosciamo da tempo perch\u00e9 \u00e8 un amico di lunga data del Meeting, che \u00e8 Costantino Esposito, lo sappiamo, ordinario di storia della Filosofia dell&#8217;Universit\u00e0 di Bari e nostro amico, pi\u00f9 che amico da sempre. Con loro stasera abbiamo l&#8217;opportunit\u00e0 di riflettere sul titolo del Meeting, per certi versi, su che cosa vuol dire ricercare l&#8217;essenziale. Badate bene, riflettere non in astratto, ma riflettere sull&#8217;esperienza che facciamo di questa domanda che, come dicevamo, \u00e8 innestata nella nostra vita, nella nostra umanit\u00e0. E allora volevo partire da Andrea chiedendogli, anzitutto, questa cosa: che cosa \u00e8 l&#8217;essenziale, ma soprattutto, \u00e8 possibile in qualche modo dare una definizione, racchiuderlo in una definizione?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Allora, innanzitutto grazie, per me \u00e8 un&#8217;emozione particolare essere con voi al Meeting questa sera, la prima volta naturalmente, e scopro una realt\u00e0 che mi appassiona e al tempo stesso mi invita a pensare insieme a voi attraverso l&#8217;incontro ora con Costantino e con Davide, quindi grazie della vostra accoglienza. Quando mi \u00e8 stato proposto di intervenire, la prima cosa a cui ho pensato era esattamente il tentativo di definire l&#8217;essenziale. Ho pensato alla frase di un filosofo tedesco del XX secolo, probabilmente uno dei pi\u00f9 importanti, anche se \u00e8 discusso e per certi versi discutibile, ma questa frase mi sembra una buona apertura per il nostro discorso. Il filosofo \u00e8 Martin Heidegger e l&#8217;espressione di Heidegger \u00e8 &#8220;l&#8217;esserci \u00e8 la sua apertura&#8221;. L&#8217;esserci in questione siamo noi, siamo gli esseri umani. Allora, non \u00e8 esattamente una definizione nel senso classico dell&#8217;essenza dell&#8217;uomo, esattamente perch\u00e9 la parola che mi interessa \u00e8 la parola apertura. Quel che l&#8217;uomo \u00e8, se seguiamo questa pista di Heidegger, \u00e8 essenzialmente essere aperto. Potremmo dire anche essere in relazione. Essere in relazione con il mondo, essere in relazione con gli altri. E, e vado un po&#8217; al di l\u00e0 di Heidegger, o almeno della lettera, essere in relazione con la trascendenza, con la T maiuscola. Io comincerei da questa definizione dell&#8217;uomo che ci aiuta anche a comprendere che se cerchiamo l&#8217;essenziale non lo dobbiamo cercare in qualcosa di definitivo, compiuto, e che questa ricerca dell&#8217;essenziale non ci deve fare ripiegare su noi stessi ma ci deve in qualche misura fare amplificare la nostra relazione con un mondo e con una realt\u00e0 che ci oltrepassa. Come dicevi tu, Davide, prima di domandare, noi siamo apertura nell&#8217;esperienza pi\u00f9 semplice da un punto di vista esistenziale. Quello che facciamo tutti, direi, dalla nostra nascita \u00e8 la nostra esperienza di essere dei viventi incarnati. Essere dei viventi incarnati vuol dire avere un corpo e il corpo \u00e8 esattamente il contrario della chiusura. La filosofia contemporanea ha utilizzato spesso per definire il corpo l&#8217;espressione \u201cesposizione\u201d: il corpo \u00e8 esattamente quel che ci espone, cio\u00e8 ci rende sensibili e aperti alla realt\u00e0 intorno a noi, ma ognuno di noi sa perfettamente che il corpo comincia, cio\u00e8 la nostra vita incarnata comincia da un momento di cui non abbiamo una memoria nel senso proprio, il momento del nostro concepimento, il momento della nostra nascita, che sono esattamente dei momenti di apertura. Ci aprono a un&#8217;alterit\u00e0 che ci oltrepassa, quella dei nostri genitori. E al tempo stesso il nostro corpo, la nostra vita incarnata, sappiamo perfettamente che ci spinge verso un orizzonte, quello della morte, ma anche, per chi crede, al di l\u00e0 della morte, che \u00e8 evidentemente un orizzonte aperto. E durante questo intervallo pi\u00f9 o meno lungo, che \u00e8 l&#8217;intervallo della nostra vita incarnata tra la nascita e la morte, nel mezzo il nostro corpo \u00e8 esattamente operatore e esperienza costante di apertura, il cui simbolo, penso, pi\u00f9 evidente per ciascuno di noi sia la nostra pelle, sia la nostra sensibilit\u00e0, sia il nostro essere in ultima analisi costantemente nudi. Io non so se questa \u00e8 una definizione di che cosa \u00e8 essenziale, ma direi che nella parola d&#8217;apertura e nell&#8217;esperienza del corpo, appunto, c&#8217;\u00e8 almeno una traccia per cercare che cosa \u00e8 per noi la verit\u00e0 ultima della nostra esperienza e io credo che sia particolarmente importante, ma ne parleremo sicuramente nel corso della nostra conversazione, ricordare questo essere essenzialmente aperto dell&#8217;essere umano che non comincia quando poniamo delle domande esplicite, ma comincia in qualche misura quando cominciamo a tastare il mondo, a incontrarlo e a scoprire appunto che c&#8217;\u00e8 qualcosa che ci oltrepassa con cui siamo in relazione strutturale e costitutiva gi\u00e0 da sempre e lo saremo per sempre e io credo che quella frase di Heidegger ci aiuta ad aprire la nostra conversazione.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Costantino, ti ci ritrovi in questa apertura di cui si parla?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Mai chiedere a un filosofo di definire una cosa perch\u00e9 se il filosofo \u00e8 onesto ti dir\u00e0: questa cosa \u00e8 talmente importante che \u00e8 difficile definirla. Ma dobbiamo definirla perch\u00e9 la definizione non \u00e8 semplicemente una questione intellettuale; \u00e8 un capire come stanno le cose. Lo dicevano i filosofi classici: l&#8217;essenza dell&#8217;uomo, per esempio, \u00e8 di appartenere a un genere, il genere vivente, e che poi muore, <em>animal<\/em> dotato di <em>logos<\/em>, cio\u00e8 di parola, di ricerca del senso, di razionalit\u00e0, <em>animal<\/em> razionale. Per\u00f2 \u00e8 vero perch\u00e9 quando tu mi chiedi di definire, io sono un po&#8217; in difficolt\u00e0 non perch\u00e9 non conosco le diverse possibili definizioni che si possa dare dell&#8217;essenziale nella vita di una persona, ma perch\u00e9 io vorrei andare a quello che viene prima della definizione e grazie a cui posso dare la definizione. Cio\u00e8: il problema della definizione dell&#8217;essenziale pesca, si radica nella possibilit\u00e0 di fare esperienza dell&#8217;essenziale. \u00c8 proprio questo che nel formalismo della nostra cultura si \u00e8 perso, le definizioni staccate dall&#8217;esperienza. E allora \u00e8 facile che per molti la parola essenziale o \u00e8 una parola imponente che dice un principio universale, per\u00f2 \u00e8 come un monumento nei confronti della nostra esistenza, ma che non muove pi\u00f9 dall&#8217;interno, oppure \u00e8 un precetto: bisogna cercare l&#8217;essenziale, per esempio, e non il superfluo. Magari ci torneremo su questo. Opposizione, a mio modo di vedere, letale. Allora, mi riaggancio a quello che diceva Andrea e io direi che, proprio perch\u00e9 vogliamo cercare ci\u00f2 che viene prima della definizione e grazie a cui possiamo tentare una definizione\u2026 &#8211; e attenzione anche dire che l&#8217;essenziale \u00e8 indefinibile \u00e8 una definizione, perch\u00e9 dire che \u00e8 indefinibile vuol dire che ci apre a qualcosa che non controlliamo, ma che \u00e8 presente, \u00e8 vivente, tanto che possiamo dire: non posso definirlo, ma posso dire non posso definirlo perch\u00e9 ne avverto la presenza, l&#8217;imminenza o l&#8217;urgenza &#8211; allora, per stare al titolo, io dico che l&#8217;essenziale &#8211; partirei di qui &#8211; \u00e8 qualcosa che noi non possiamo non cercare. \u00c8 come il termine ultimo dell&#8217;esistenza dell&#8217;essere umano come domanda, no? E il domandare &#8211; che non \u00e8, appunto, il fermarsi e teorizzare le cose, perch\u00e9 si pu\u00f2 domandare, anzi, pi\u00f9 delle volte noi lo facciamo senza esplicitare la domanda, noi siamo domanda, non solo facciamo domande, possiamo farle perch\u00e9 siamo una domanda &#8211; \u00e8 quella apertura, quella attesa di noi stessi, attesa di essere veramente noi stessi, senza cui noi non vivremmo in maniera essenziale.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Ma se noi siamo, domanda, allora in qualche modo cercare l&#8217;essenziale, continuare a ricercare l&#8217;essenziale si esprime attraverso la vita, l&#8217;espressione della nostra umanit\u00e0, cio\u00e8 appunto non \u00e8 un problema intellettuale. Lo chiedo prima a Costantino e poi torniamo su Andrea.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Ma la questione del cercare \u00e8 veramente una questione interessante, perch\u00e9 tutti noi crediamo di sapere gi\u00e0 cosa significa cercare, no? E almeno, possiamo dirlo cos\u00ec, a livello fenomenologicamente elementare, cerchiamo qualcosa che non troviamo. Dove avr\u00f2 messo gli occhiali? Ma dov&#8217;\u00e8 il portafoglio? Ci manca qualcosa e quando quello che ci manca \u00e8 qualcosa di sempre pi\u00f9 non legato a un oggetto ma a un desiderio pi\u00f9 profondo allora diventa ancora pi\u00f9 urgente, ma al tempo stesso noi possiamo cercare non solo perch\u00e9 ci manca qualcosa, ma perch\u00e9 quello che ci manca ci attira; \u00e8 strano, non c&#8217;\u00e8 perch\u00e9 non lo possiamo definire, contenere, identificare, ma continua a richiamarci, \u00e8 come una voce afona, che risuona, \u00e8 un ultrasuono, \u00e8 l&#8217;ultrasuono dell&#8217;esistenza che noi avvertiamo tacitamente, ma normalmente si dice che la cosa pi\u00f9 problematica nella vita, la cosa pi\u00f9 urgente nella vita, sia risolvere problemi, \u00e8 il <em>problem solving<\/em>. Ed \u00e8 vero perch\u00e9 la vita \u00e8 un insieme di problemi e vivere significa, lo sappiamo tutti, affrontare questi problemi. Il problema del problema, per\u00f2, qual \u00e8? Che noi tante volte non riusciamo &#8211; ma questo non si vede nella nostra vita personale, nella vita sociale, politica, nella vita delle nazioni &#8211; non riusciamo a risolvere dei problemi perch\u00e9 non li vediamo, non ci accorgiamo del problema e quindi perch\u00e9 non cerchiamo bene. Un&#8217;ultima cosa. Dire che la questione della vita \u00e8 la domanda o imparare a cercare non vuol dire che non ci siano risposte o che sono pi\u00f9 importanti le domande delle risposte, al contrario, noi siamo appassionati al domandare, alla ricerca perch\u00e9 vogliamo delle risposte. E rilancio: quando troviamo una risposta vera, quella risposta non annulla la nostra ricerca, ma la rilancia.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Andrea, e questa ricerca continua?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Riprendo evidentemente delle cose che ha detto anche Costantino. Un&#8217;espressione che ho utilizzato all&#8217;inizio quando dicevo che siamo apertura e siamo apertura costante a qualcosa che ci oltrepassa. Nell&#8217;espressione oltrepassare, ancora una volta prima di qualsiasi riflessione intellettuale credo che questo oltrepassare sia un&#8217;esperienza vissuta, come dicevi tu. Nel mese di agosto mi ricordo le mie letture, stavo dicendo, giovanili, quando ero pi\u00f9 giovane; tra queste letture c&#8217;\u00e8 qualcosa che mi \u00e8 rimasto sempre in mente, uno scrittore tedesco del XX secolo che descrive la sua esperienza nel guardare un cespuglio. Guardando il cespuglio si rende conto che pi\u00f9 guarda, pi\u00f9 ci sono cose da vedere. Nel piccolo, \u00e8 un&#8217;esperienza che ciascuno di noi fa quando guarda durante la notte un cielo stellato. Pi\u00f9 si guarda, pi\u00f9 si scopre che ci sono cose da vedere e ciascuno di noi sa perfettamente che pi\u00f9 si legge un libro, pi\u00f9 ci sono cose da scoprire. Pi\u00f9 si parla con una persona, pi\u00f9 ci sono cose da scoprire, no? Pi\u00f9 si viene al Meeting anno dopo anno, pi\u00f9 ci sono cose da scoprire, come un insegnante. Pi\u00f9 insegna la stessa cosa, pi\u00f9 scopre delle cose. Queste esperienze sono assolutamente quotidiane e la sappiamo anche con noi stessi. Pi\u00f9 vivo con me stesso, pi\u00f9 ci sono cose da scoprire nel mistero che sono. In breve, la realt\u00e0 \u00e8 qualcosa che ci oltrepassa costantemente e quindi \u00e8 inevitabile che continui attirare, stavo dicendo la nostra curiosit\u00e0, in realt\u00e0 che continui a dilatare la nostra apertura, spingendosi costantemente verso di lei. Io credo che una delle cose fondamentali, ovviamente, della nostra esperienza umana \u00e8 esattamente alimentare questa apertura, vale a dire questo rimanere all&#8217;ascolto di una realt\u00e0 che continua a sorprenderci, esattamente perch\u00e9 \u00e8 un evento, diciamo, sovrabbondante in ogni istante. E credo che anche il cristiano sappia questa cosa di fronte alla rivelazione, che \u00e8 una verit\u00e0 sovrabbondante, che non \u00e8 mai sperimentata fino alla fine. Il principio di tutto \u00e8 questa verit\u00e0 sovrabbondante e questo si manifesta in ogni esperienza umana, da cui il fatto che \u00e8 evidente che la responsabilit\u00e0 umana \u00e8 quella di rispondere, perch\u00e9 la risposta \u00e8 il modo in cui in fondo noi ci posizioniamo, prendiamo responsabilit\u00e0 rispetto alla realt\u00e0. Ma noi dobbiamo sapere che questa risposta, che sto dicendo al singolare ma bisognerebbe dire al plurale, \u00e8 una risposta inevitabilmente necessaria ma insufficiente. E quindi rispettare anche il fatto che questo cercare \u00e8 un cercare plurale, \u00e8 pluralista. Anche questo la storia ce lo dimostra, le risposte umane che non sono arbitrarie, che sono argomentate perch\u00e9 sono vissute, perch\u00e9 hanno un fondamento, le risposte umane alle questioni che ci toccano sono le risposte plurali, infatti noi abbiamo molto da apprendere da questa pluralit\u00e0 e da quello che la storia ci pu\u00f2 insegnare. E sono plurali anche nel senso culturale, interculturale. Alla radice di questo insaziabile desiderio di dare delle risposte che non sono mai definitive, non c&#8217;\u00e8 una sorta di arroganza umana di inventarsi la realt\u00e0. \u00c8 esattamente il contrario. \u00c8 la realt\u00e0 sovrabbondante, ricca, misteriosa, che non smette di sollecitare la nostra attenzione e di dilatare la nostra apertura. Ora, se la domanda del Meeting \u00e8 una domanda fondamentale per noi \u00e8 perch\u00e9 in qualche misura questa ricerca dell&#8217;essenziale \u00e8 troppo spesso distratta o rischia di esserlo. Voglio dire, non staremo qui a porci la questione che cosa vuol dire cercare l&#8217;essenziale se fosse una sorta di cosa automatica, se non ci fosse, in breve, qualche ostacolo nella nostra esistenza, in generale come esseri umani, dispersione, distrazione, lo vedremo magari e se non ci fosse qualche ostacolo a questa apertura, a questa curiosit\u00e0, a questa ricerca che \u00e8 connaturata nella nostra natura, se non ci fosse qualche ostacolo specifico alla nostra epoca, specifico all&#8217;umanit\u00e0 che siamo noi, gli uomini di questo tempo e credo che ci dovremmo anche interrogare su questo punto<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Posso dire una cosa?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Anche due.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Vediamo se siete d&#8217;accordo, perch\u00e9 in questa locuzione la ricerca dell&#8217;essenziale \u00e8 un \u201cdoppio genitivo\u201d, si dice in grammatica, \u00e8 un genitivo oggettivo, cio\u00e8 l&#8217;essenziale \u00e8 l&#8217;oggetto che cerchiamo, ma \u00e8 anche un genitivo soggettivo, cio\u00e8 la ricerca che \u00e8 l&#8217;essenziale; cio\u00e8 l&#8217;essenziale non dobbiamo pensarlo come una caccia al tesoro oppure risalire a sorgenti gnostiche, per cui andiamo a disboscare la selva dell&#8217;inessenziale per arrivare alla pepita d&#8217;oro. Non funziona cos\u00ec, perch\u00e9 \u00e8 la ricerca che gi\u00e0 fa parte dell&#8217;essenziale. Cio\u00e8 non \u00e8 che prima c&#8217;\u00e8 la ricerca, almeno per l&#8217;essere umano eh, prima c&#8217;\u00e8 la ricerca e poi alla fine si arriva all&#8217;essenziale. No! L&#8217;essenziale \u00e8 qualcosa che va continuamente ricercato. Cosa ne dici?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Che la ricerca \u00e8 l&#8217;essenziale e questa ricerca non \u00e8 una ricerca intellettuale, questa ricerca \u00e8 la nostra esistenza e questo essenziale in cui l&#8217;essenziale \u00e8 la ricerca lo viviamo costantemente, ciascuno di noi e non semplicemente i filosofi \u2013 anzi &#8211; n\u00e9 gli intellettuali, lo viviamo nella nostra esistenza pi\u00f9 quotidiana; ecco perch\u00e9 ho cominciato dall&#8217;esempio del corpo perch\u00e9 uno non pensa che il corpo stesso sia un&#8217;esperienza vissuta, come dicevi tu, dell&#8217;essenziale, che il corpo stesso sia ricerca. Preparando, come sapete, il nostro incontro, sollecitato da Costantino, ho riflettuto sul modo in cui una coreografa contemporanea, Anne Teresa De Keersmaeker, descrive cosa ha scoperto lei attraverso l&#8217;esperienza della danza, quindi l\u2019esperienza, particolare, certo, del nostro corpo. Ha scoperto che il nostro corpo \u2013 dice lei \u2013 essenzialmente \u00e8 un&#8217;apertura in verticale e un&#8217;apertura in orizzontale, cio\u00e8 che nel nostro corpo stesso, in quanto apertura, in quanto gesto che va verso l&#8217;alto e verso gli altri, noi sperimentiamo la ricerca. Il che vuol dire l&#8217;apertura, sperimentiamo l&#8217;incontro, da questo punto di vista sono perfettamente d&#8217;accordo con te ovviamente, cio\u00e8 che la ricerca \u00e8 esistenza, \u00e8 la nostra vita stessa, non \u00e8 una <em>performance<\/em> intellettuale, anche se poi prende anche delle forme intellettuali come quelle che stiamo esercitando noi in questo momento; cio\u00e8 la cosa che mi preme \u00e8 che la ricerca \u00e8 la vita, e la ricerca \u00e8 la vita e la vita \u00e8 ricerca perch\u00e9 la vita \u00e8 questa apertura, questa ricerca di incontro con gli altri, con la realt\u00e0 intorno a noi e con Dio, cio\u00e8 con la trascendenza. E questo lo viviamo sin dal primo gesto del nostro corpo, che \u00e8 appunto un&#8217;apertura.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Questa questione della ricerca &#8211; un attimo soltanto, scusami, tolgo il lavoro al moderatore\u2026 &#8211; \u00e8 importantissima per me perch\u00e9 noi abbiamo un&#8217;immagine di ricerca sospesa, che uno cerca come col lanternino perch\u00e9 non trova mai. No, noi cerchiamo perch\u00e9 troviamo, anzi perch\u00e9 siamo trovati, cio\u00e8 la ricerca non \u00e8 un andare a tentoni, ci sono anche delle ricerche al buio naturalmente, ma la ricerca \u00e8 come quella disponibilit\u00e0 a farsi toccare dalla realt\u00e0, quindi \u00e8 solo perch\u00e9 uno intravede una risposta che pu\u00f2 cercare.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> La domanda che volevo fare \u00e8 legatissima a quello che ha appena detto, Costantino, perch\u00e9 noi stiamo parlando di accoglienza, disponibilit\u00e0, domanda, e sembrano tutti termini che hanno dentro quasi una passivit\u00e0, per certi versi. Come se bastasse vivere, mentre invece evidentemente non \u00e8 cos\u00ec. Tant&#8217;\u00e8 che il riferimento alla coreografia che dicevi tu prima, quindi alla creativit\u00e0 in qualche modo della nostra ricerca, apre un&#8217;altra prospettiva. Ecco, cosa vuol dire la creativit\u00e0 in questa accoglienza? Cio\u00e8, cosa c&#8217;\u00e8 di nostro, totalmente nostro, in questa dinamica, in questi passaggi? Lo chiedo prima a te, Andrea.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Per reagire cos\u00ec rapidamente, non tanto con l&#8217;immagine della danza, anche perch\u00e9 io sono abbastanza scadente come danzatore e quindi non l&#8217;ho mai fatta veramente in termini diretti, per\u00f2 ho fatto l&#8217;esperienza della lettura\u2026 noi sappiamo perfettamente che leggere non vuol dire essere passivi, anche se sicuramente \u00e8 un&#8217;esperienza di accoglienza. Quando leggiamo un romanzo, quando leggiamo un testo di filosofia, quando leggiamo una poesia, \u00e8 un&#8217;esperienza di accoglienza, vale a dire che abbiamo l&#8217;impressione di essere aperti, di non fare \u201cniente\u201d se non recepire quello che leggiamo. Ma sappiamo perfettamente che mentre leggiamo un romanzo non siamo l\u00ec semplicemente a recepire; lo stiamo ripetendo nella nostra mente. Stiamo ripetendo le immagini, stiamo immaginando, anzi, qualcosa che \u00e8 totalmente nuovo e totalmente personale. In questa esperienza pi\u00f9 elementare &#8211; perch\u00e9 l&#8217;esperienza della lettura da un punto di vista culturale \u00e8 esattamente l&#8217;esperienza della ricettivit\u00e0 &#8211; noi ci facciamo aperti, riceviamo la realt\u00e0, in questo caso la realt\u00e0 culturale, perch\u00e9 \u00e8 realt\u00e0 culturale in alcuni casi, che \u00e8 enorme condensata in un romanzo, \u201cI promessi sposi\u201d, per citare un romanzo che abbiamo letto tutti in Italia, magari a frammenti, durante le scuole e cos\u00ec via. Il problema \u00e8 che mentre leggiamo, essere ricettivi vuol dire essere creativi. Esattamente come, immagino, spero, mentre noi parliamo, coloro che ci stanno ascoltando in realt\u00e0 sono creativi; ciascuno di voi reagisce con quello che sa, con le sue obiezioni, con il fatto che le cose lo interessano, quindi le ricrea all&#8217;interno della sua mente. Allora io penso che essere in relazione aperta alla realt\u00e0 non vuol dire, appunto, essere passivi, vuol dire in qualche misura reagire, ricrearla, e credo che sia l&#8217;essenziale dell&#8217;atteggiamento umano. La parola &#8220;attivit\u00e0&#8221; \u00e8 una parola interessante ma al tempo stesso pericolosa perch\u00e9 pu\u00f2 far pensare all&#8217;attivismo o all&#8217;atteggiamento prometeico, secondo cui essere in relazione buona con la realt\u00e0 vorrebbe dire imporsi alla realt\u00e0. Io preferisco l&#8217;espressione &#8220;partecipazione&#8221;. Quando leggete un libro, come me, insomma, o chiunque, voi partecipate nella lettura a quel che il libro dice, e per partecipare bisogna fare, cio\u00e8 bisogna in qualche misura ricreare, esattamente come quando guardiamo un film o ascoltiamo della musica. Cio\u00e8, tra ricevere e essere creativi non c&#8217;\u00e8 opposizione e ciascuno di noi lo sa. Io, se sono creativo in questo momento, non lo potrei mai e poi mai essere se non avendo ricevuto una cultura e, al tempo stesso, non l&#8217;avrei potuta ricevere se non avendola ricevuta a modo mio e, appunto, in modo creativo, come ho ricevuto la tua domanda e ho reagito in modo creativo. Quindi c&#8217;\u00e8 questa connessione tra essere aperti e essere creativi, e forse la creativit\u00e0 \u00e8 la risposta, sono le risposte, la creativit\u00e0, cio\u00e8 la nostra capacit\u00e0 di fronte alla realt\u00e0 di fare delle domande e produrre, utilizzo questo termine forse non ideale, delle risposte.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Ma quindi prendere sul serio questa domanda, affrontarla questa ricerca, cambia in qualche modo il rapporto con la realt\u00e0. Cambia il rapporto, cambia anche il mondo che abbiamo intorno. Costantino.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Permettimi di ritornare ancora una volta su questa parola, la &#8220;passivit\u00e0&#8221;, perch\u00e9 anche qui noi siamo installati in un canone linguistico che \u00e8 gi\u00e0 dualista: il soggetto \u00e8 l&#8217;oggetto, l&#8217;io \u00e8 la realt\u00e0, la passivit\u00e0 \u00e8 l&#8217;attivit\u00e0. Nell&#8217;esperienza, invece, le cose sono unite, cio\u00e8 nell&#8217;esperienza non \u00e8 che quando uno cessa di essere passivo diventa creativo, ma diventa creativo in quanto \u00e8 passivo. Facciamo questo esempio: qual \u00e8 la passivit\u00e0 pi\u00f9 rilevante per noi? \u00c8 il fatto che siamo nati. Eppure la nascita \u00e8 come quel germe fantastico e plenipotente di tutta l&#8217;attivit\u00e0 che ci potr\u00e0 essere. Non solo, ma la passivit\u00e0 \u00e8 anche il fatto che siamo dipendenti da un evento, dagli eventi. Il primo evento \u00e8 la nascita, dall&#8217;evento del capezzolo di nostra mamma che ci guarda e ci d\u00e0 il latte da mangiare, oppure del fratellino o della sorellina, oppure del fatto che succede qualcosa che ci d\u00e0 dolore. Noi siamo sempre &#8211; \u00a0uso una parola che ama molto Andrea e di origine levinassiana &#8211; siamo esposti all&#8217;evento. Addirittura Levinas dice che siamo ostaggi dell&#8217;evento, tanto noi siamo passivi, cio\u00e8 siamo dipendenti da ci\u00f2 che accade, ma \u00e8 proprio l\u00ec che comincia la creativit\u00e0, perch\u00e9 ci\u00f2 che accade pu\u00f2 essere un caso muto, insignificante. Invece \u00e8 veramente un evento, si instaura qualcosa nell&#8217;essere perch\u00e9 \u00e8 qualcosa che mi eccede, mi trascende, che non ho fatto io, sia ben chiaro, ma mi tocca e quando mi tocca mi interpella e in qualche maniera chiede di me. Ecco, la creativit\u00e0, sono d&#8217;accordissimo che non \u00e8 la creativit\u00e0 pirotecnica, non \u00e8 la performance, no? \u00c8 anche quella, eh? Ma la creativit\u00e0 \u00e8, appunto, un dare ospitalit\u00e0 all&#8217;evento, a ci\u00f2 che accade. E quindi, tu mi chiedevi, mi sono perso\u2026<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> La domanda \u00e8: che impatto ha, quindi, come cambia il rapporto con la realt\u00e0 e quindi il mondo che ci sta intorno<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Cambia perch\u00e9 il mondo non \u00e8 pi\u00f9 semplicemente qualcosa che sta l\u00ec fuori. Facciamo un esempio in questo momento, per chi ci sta vedendo in streaming o ci vedr\u00e0, chiedo di immaginarlo: ci siamo noi tre e ci sono tante persone sedute, mi sembrano molto attente, che stanno partecipando al nostro lavoro filosofico. Che cos&#8217;\u00e8 la realt\u00e0 per me in questo momento? \u00c8 unicamente voi che siete l\u00ec fuori, queste mura, il moderatore, il mio amico e collega, la sedia, il mio corpo? Naturalmente. Per\u00f2 la realt\u00e0 si d\u00e0 prima ancora di essere l\u00ec fuori. \u00c8 qualcosa che \u00e8 l\u00ec fuori, ma io, guardandovi e facendo attenzione a voi, come spero voi facendo attenzione a noi, mi sento, avverto di essere provocato, di essere chiamato; e cambia tutto. Cambia tutto nel rapporto con la persona amata, come nel rapporto con il collega, con il compagno di partito, con Kamala Harris piuttosto che con Trump. Se la realt\u00e0 \u00e8 semplicemente una cosa che io posso catalogare a seconda delle mie ideologie, dei miei presupposti, delle mie preferenze &#8211; che ci sono, non \u00e8 che posso eliminarle &#8211; o se la realt\u00e0, al fondo, l&#8217;essenziale della realt\u00e0, \u00e8 un invito a me. E solamente quando io mi sento chiamato dalla realt\u00e0 do alla realt\u00e0 la possibilit\u00e0 di parlarmi, cio\u00e8 di farmi capire se \u00e8 significativa per me. Ecco, direi cos\u00ec che l&#8217;essenziale, la realt\u00e0 diventa pi\u00f9 essenziale, forse lo tradurrei cos\u00ec, diventa veramente significativa per me, cio\u00e8 dotata di senso.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Prendere le cose da un altro angolo per tentare di reagire, risuonare a partire da quello che ci hai chiesto e da quello che ha detto Costantino. Se uno guarda la storia umana, storia culturale umana, dall&#8217;alto, dalla luna, vede una molteplicit\u00e0 di forme, attraverso le quali gli uomini nella storia hanno configurato quello che i filosofi chiamano il loro essere al mondo, la loro apertura. Se uno la guarda in modo microscopico nel momento della nascita &#8211; \u00a0anche l\u00ec i filosofi e i poeti si sono molto interrogati sul primo grido del bambino, anzi, del neonato, che col primo grido, che non \u00e8 un grido di dolore, stupefazione, dolore, angoscia, sorpresa, non lo sappiamo esattamente dire, \u00e8 tutto quello condensato &#8211; questo primo grido, che, avete capito, \u00e8 la prima reazione, \u00e8 la prima risposta, \u00e8 la prima risonanza di fronte alla realt\u00e0, quel grido \u00e8 un&#8217;attivit\u00e0, \u00e8 qualcosa di creativo; questo grido \u00e8 assolutamente individuale per ciascuno, \u00e8 impossibile, probabilmente s\u00ec, se li registriamo poi troviamo che ci sono delle frequenze simili, ma capite quello che voglio dire, \u00e8 assolutamente individuale. Questo dice una cosa: che la realt\u00e0 ci sorpassa tutti, nel microcosmo della nostra individualit\u00e0 e nel macrocosmo della storia ci sorpassa tutti, che il modo di rispondere, reagire a questo evento che ci sorpassa a tutti, \u00e8 un modo assolutamente ogni volta, per gli individui come per le culture storiche, individuale, particolare, \u00e8 una sorta di modulazione del canto sempre diverso dell&#8217;umanit\u00e0 che risponde alla realt\u00e0 e in funzione del modo in cui noi rispondiamo, noi ricreiamo la realt\u00e0, ogni volta la stessa come evento, ogni volta nuova per ciascuno di noi, non semplicemente come individui, ma anche come comunit\u00e0 storiche. Io credo che per la nostra comunit\u00e0 storica, in quella che si chiama la modernit\u00e0 tarda o la postmodernit\u00e0, per tornare a uno dei temi di mettere in situazione questa cosa, rispondere alla realt\u00e0 vuol dire innanzitutto separarci dalle ragioni di distrazione e dispersione che sono quelle specifiche del nostro tempo, nel tentativo di rimodulare la nostra risposta alla realt\u00e0 in modo nuovo. Ecco perch\u00e9 sono particolarmente attaccato alla nozione di creativit\u00e0 umana. Bisogna assolutamente trovare una nuova forma di essere al mondo, un nuovo canto dell&#8217;umanit\u00e0 storica, una nuova figura del nostro essere al mondo, perch\u00e9 le sfide di fronte alle quali ci troviamo sono epocali, e il Meeting lo mostra, dall&#8217;intelligenza artificiale e cos\u00ec via, ma soprattutto perch\u00e9 ciascuno di noi, credo, o quantomeno \u00e8 una sensazione o un sentimento molto diffuso nella cultura e nella letteratura contemporanea, ha l&#8217;impressione che effettivamente la gran parte del tempo noi siamo nell&#8217;inessenziale e, di conseguenza, non possiamo n\u00e9 ricevere passivamente, perch\u00e9 non ce ne rendiamo conto, n\u00e9 reagire attivamente &#8211; ciascuno ha un modo suo, ogni cultura ha un modo suo &#8211; perch\u00e9 in qualche misura c&#8217;\u00e8 come un fenomeno che ci sta privando della capacit\u00e0 di accogliere o di essere sufficientemente disponibili all&#8217;accoglienza e forse questa \u00e8 la nostra sfida oggi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Questa distrazione, dicevi prima, dispersione, in qualche modo ci chiama a liberarci da qualcosa di superfluo, perch\u00e9 anche qua ritorna la parola \u201csuperfluo\u201d, veniva fuori prima, o anche il ritrovarci inoperosi a volte in questa ricerca, quindi distratti, quindi tirati via dalla realt\u00e0, da quello che ci sta intorno, dallo scrollare sul cellulare, o persino queste dinamiche in qualche modo sono un richiamo a questa ricerca, o sono soltanto qualcosa da censurare, da cui uscire?<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> La questione del rapporto tra l&#8217;essenziale e il superfluo \u00e8 una cartina di tornasole per capire come tutto questo discorso che abbiamo fatto finora si gioca oggi nell&#8217;epoca &#8211; con una parola che ho frequentato &#8211; del nichilismo realizzato; attenzione perch\u00e9 per nichilismo normalmente si intende, come posizione nichilista, quella classica cio\u00e8 di coloro che dicono: non ci sono ideali, Dio \u00e8 morto, i valori\u2026 ma nel nichilismo contemporaneo non \u00e8 proprio cos\u00ec. Il nichilismo contemporaneo \u00e8 morale, \u00e8 moralistico perch\u00e9 riduce l&#8217;ideale a un dovere da realizzare; non ho nulla contro i doveri, anzi credo di averne come tutti noi, ma se io identifico l&#8217;essenziale con un dovere da realizzare, l&#8217;ho gi\u00e0 perso e l&#8217;ho gi\u00e0 veramente, in quel caso, relativizzato alla mia capacit\u00e0 di essere coerente. Invece la cosa pi\u00f9 interessante per me \u00e8 che l&#8217;essenziale, se c&#8217;\u00e8, lo scopri nel superfluo, non tirandolo via dal superfluo, \u00e8 nelle pieghe del superfluo che tu capisci che cosa conta. Per questo, anche il fatto che &#8211; sono ormai discorsi da bar, cio\u00e8 da sala professori &#8211; i ragazzi stanno sempre con i telefonini, sono sempre distratti, \u00e8 tutto assolutamente vero. Per\u00f2 se la noi impostiamo cos\u00ec la questione, l&#8217;essenziale \u00e8 gi\u00e0 perso. S\u00ec, potremmo dire, i ragazzi dovrebbero per un&#8217;ora al giorno, come disse una volta una famosa professoressa sul Corriere della Sera, su Repubblica, non ricordo\u2026 la soluzione sarebbe di per un&#8217;ora al giorno mettere sotto chiave i cellulari e leggere Dostoevsky. Ma non basta dirlo perch\u00e9 i ragazzi leggano Dostoevsky. Devono capire che \u00e8 essenziale per loro Dostoevsky. Cio\u00e8 l&#8217;essenziale nell&#8217;epoca del nichilismo non \u00e8 pi\u00f9 un nostro bisogno. \u00c8 un principio, un dovere glorioso ma vuoto. Come diceva Nietzsche, quando diceva bisogna filosofare col martello, cio\u00e8: l&#8217;essenziale \u00e8 una grande statua, ma se vai col martelletto a colpirla senti che \u00e8 cava, \u00e8 vuota, non \u00e8 consistente. Invece la cosa pi\u00f9 interessante secondo me \u00e8 che\u2026 perch\u00e9 l&#8217;umano \u00e8 tale &#8211; forse azzardo troppo, ditemelo voi &#8211; che niente va perso, niente. Anche la distrazione, addirittura, diceva Agostino, anche il nostro male, anche il nostro peccato, teologicamente parlando, non \u00e8 inutile, nel senso che il problema non \u00e8 non distrarsi pi\u00f9 e invece, un po&#8217; moralisticamente, badare all&#8217;essenziale, ma capire: quella distrazione mi soddisfa veramente? Perch\u00e9 \u00e8 soltanto se io capisco se effettivamente quel distrarmi mi compie o non mi compie, che allora nascer\u00e0 come un contromovimento e ri-capir\u00f2: allora, non era questo, non \u00e8 questo quello che veramente mi pu\u00f2 compiere, cio\u00e8 l&#8217;essenziale. Da questo punto di vista, anche quello che Pascal chiamava il <em>divertissement<\/em>, cio\u00e8 la distrazione, non \u00e8 una cosa alternativa all&#8217;essenziale, lo \u00e8, sulla carta lo \u00e8, ma pu\u00f2 essere paradossalmente una via per andarci a fondo e per recuperare quello che ci pu\u00f2 veramente soddisfare nel nostro bisogno.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Sono ovviamente d&#8217;accordo con quello che diceva Costantino. L&#8217;opposizione tra essenziale e superfluo d\u00e0 un accento moralistico tutto questo, come se l&#8217;essenziale fosse qualcosa che si trova al di l\u00e0, si sa esattamente dove, della realt\u00e0 vissuta, quotidiana di ciascuno di noi. Se dicevo che c&#8217;\u00e8 qualcosa che ci mette in uno stato di dispersione, questo \u00e8 vero di ogni umanit\u00e0 storica, non abbiamo nessun peccato supplementare noi contemporanei, non siamo peggiori degli altri, non viviamo la vita peggio degli altri, queste cose non credo in modo particolare. Per\u00f2 abbiamo delle forme di distrazione e dispersione particolari della nostra epoca, Costantino ne ha citata un&#8217;altra e siamo tutti colpevoli, la gran parte di noi \u00e8 molto disperso nell&#8217;informazione, ma che non ci d\u00e0 nessuna esperienza perch\u00e9 ci scivoliamo sopra, nel consumo che non \u00e8 un incontro con le cose, con la realt\u00e0, perch\u00e9 come sappiamo perfettamente non lo viviamo, nello spettacolo, sapete perfettamente che mi sto riferendo alle tre espressioni: societ\u00e0 dell&#8217;informazione, societ\u00e0 del consumo, societ\u00e0 dello spettacolo, va bene, tutte queste cose le sappiamo. Il punto non \u00e8 che salvarci da questo superfluo ci porterebbe in una sorta di realt\u00e0 &#8211; utilizzo il termine in modo negativo &#8211; \u201cmetafisica\u201d, al-di-l\u00e0, no, no. Liberarsi da questo superfluo, se ci riusciamo, anche approfittando dell&#8217;insoddisfazione che proviamo di fronte a questo superfluo, ci riporta semplicemente alla nudit\u00e0 e alla verit\u00e0 della nostra esistenza umana. Ecco perch\u00e9 mi piaceva riportare la questione della ricerca dell&#8217;essenziale non tanto a speculazioni filosofiche, anche se mi rendo conto che per ragioni professionali un pochino ne stiamo facendo, ma riportarla alla pi\u00f9 semplice esperienza del nostro corpo. Credo che ciascuno di noi, almeno a me \u00e8 capitato spesso, guardando un film o leggendo un romanzo, quell&#8217;esperienza ci sospende dalla distrazione e dalla dispersione della vita quotidiana e ci rimette in condizione\u2026 Bergson ci dice in uno dei suoi libri che leggere un romanzo ci rimette in presenza di noi stessi. Sapete perfettamente, quando leggete un romanzo e l&#8217;autore del romanzo vi descrive un fiore, il movimento di un corpo, un abbraccio, quando un poeta descrive che cosa vuol dire, per esempio, l&#8217;esperienza del tempo, della nostalgia e cos\u00ec via, in qualche misura \u00e8 come, non se ci portasse lontano dalla realt\u00e0, ci rimette esattamente in quella realt\u00e0 in cui da sempre siamo, la pi\u00f9 semplice, ma in cui purtroppo la gran parte del tempo non siamo, esattamente perch\u00e9 siamo in quello che potremmo chiamare il superfluo, a condizione di non identificare il superfluo moralisticamente con la nostra esistenza quotidiana. Ne abbiamo parlato in questi giorni chiacchierando tra di noi. Credo che molti di noi hanno fatto l&#8217;esperienza di vedere il film, l&#8217;ultimo, di Wim Wenders, \u201cPerfect Days\u201d, un giorno perfetto. E l\u00ec c&#8217;\u00e8 quella che secondo me \u00e8 la vera metafisica, quella buona, diciamo cos\u00ec, che non vuol dire per niente andare al di l\u00e0 del mondo, vuol dire avere un&#8217;occasione, per esempio, guardando un film, di vedere che cos&#8217;\u00e8 la temporalit\u00e0 vera, quella che ci permette di incontrare le persone, quella che ci permette di fare l&#8217;esperienza vera e, da questo punto di vista, credo che cercare l&#8217;essenziale attraverso tutte le forme culturali non vuol dire trascendere la nostra realt\u00e0, ma vivere l&#8217;apertura all&#8217;evento di questa realt\u00e0, di questa esistenza che noi stessi siamo, nelle sue forme pi\u00f9 semplici. Credo che anche sia il messaggio fondamentale della fede cristiana nel momento in cui ci insegna che non si tratta di immaginare un altro mondo, ma di vivere la vita che ci \u00e8 stata donata come una vita buona, che ci \u00e8 stata donata in tutti i suoi aspetti, anche in quelli pi\u00f9 oscuri &#8211; Costantino faceva un riferimento &#8211; anche quelli pi\u00f9 drammatici che in realt\u00e0 anche quelli sono delle occasioni per ritornare alla vita e noi tutti sappiamo perfettamente quanto il male, nel senso della sofferenza, sospendendo la distrazione, ci rinvia alla vita. E vi devo dire che a proposito delle esperienze del Meeting, per me, ieri quando sono arrivato, gli amici mi hanno fatto vedere una delle mostre, quella sull&#8217;<em>hospice<\/em> proposta da Russia Cristiana, e ne abbiamo parlato su questo video estremamente scioccante, nel senso positivo del termine, nel senso che apre, ovviamente, ci ricorda delle cose, di questa ragazzina malata terminale, che dice questa cosa che mi ha colpito, che evidentemente risuona nell&#8217;esistenza di uno di noi. Diciamo che non ci si rende conto della vita quando la vita \u00e8 in eccesso, abbondante, no? Per lei invece, che la vita \u00e8 contata, ma la sofferenza \u00e8 inevitabilmente la rimessa nella vita, cio\u00e8 ogni gesto, ogni movimento, ogni respiro, ogni incontro, diventa qualcosa di straordinario a cui corrispondere in modo positivo e creativo, e tra le altre cose questa ragazzina diventa &#8211; non conosco tutta la storia &#8211; fotografa. Cio\u00e8 corrisponde in modo creativo alla realt\u00e0. E credo che ciascuno di noi sa esattamente che cosa vuol dire questa cosa. Cio\u00e8 nel momento in cui, per esempio, la sofferenza ci colpisce o colpisce qualcuno vicino a noi, \u00e8 in quel momento capiamo che la vita \u00e8 una, \u00e8 una volta, \u00e8 un dono con tutte le sfumature di colori fino al nero che comporta, e il nostro compito fondamentale \u00e8 essere aperti alla vita, vale a dire imparare e ricordare costantemente come viverla e abitarla in modo autentico. Io credo che sia questo il senso e l&#8217;apertura e la ragione per cui credo che in fondo cercare l&#8217;essenziale vuol dire cercare di fare quello che ciascuno di noi fa, cio\u00e8 vivere la vita in modo autentico, pieno, e questa \u00e8 la funzione fondamentale della cultura che non \u00e8 riservata agli intellettuali, ma \u00e8 esattamente il compito, se volete, la responsabilit\u00e0 di ogni essere umano dalla nascita fino all&#8217;ultimo momento della sua vita.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> La parola trascendenza \u00e8 qualcosa che non porta fuori dalla realt\u00e0, ma al fondo della realt\u00e0, la si trova al fondo della realt\u00e0 della propria vita, della propria disponibilit\u00e0 a seguire quello che succede, quello che hai davanti, fino in fondo.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Se posso dire su questo, parto anch&#8217;io da una cosa che mi ha molto colpito in una mostra di questo Meeting, quella dedicata a William Congdon, perch\u00e9 a un certo punto della mostra, se non l&#8217;avete vista vedetela, Congdon con molta umilt\u00e0, nonostante la grandiosit\u00e0 di quello che dice, afferma che a un certo punto, nel vedere la natura, la realt\u00e0, e nel dipingerla, lui capisce che cosa possa essere l&#8217;occhio di Dio. Perch\u00e9 dice: l&#8217;occhio di Dio \u00e8 quello che vede la realt\u00e0 non come un insieme di dati, ma dinamicamente, la vede come emergere dal nulla, dal buio, vede il suo venire alla presenza. Giustamente era stato richiamato che questa \u00e8 la stessa cosa che diceva Chesterton su San Francesco, che questa apertura meravigliosa alla natura di San Francesco non \u00e8 perch\u00e9 i fiorellini sono belli &#8211; sono molto belli i fiorellini, no? &#8211; ma perch\u00e9 in ogni cosa della natura tu percepisci come il venire all&#8217;essere di ci\u00f2 che c&#8217;\u00e8, il gesto creatore che lo ha fatto come altro da te e che te lo sta dando. Per questo, visto che tu dici \u201cla trascendenza\u201d, beh, la trascendenza non \u00e8 mai un aldil\u00e0, \u00e8 un affondo. Ma questo l&#8217;ha fatto capire, almeno io l&#8217;ho imparato da Agostino, quando Agostino parla di Dio e dice: ti ho ritrovato nel mio animo, ma non perch\u00e9 l&#8217;animo \u00e8 capace di racchiudere Dio, ma perch\u00e9 la trascendenza non \u00e8 un aldil\u00e0 fuori, ma la trascendenza \u00e8 l&#8217;essenziale del mio cuore. Il nome di questa trascendenza \u00e8 straordinario, \u00e8 inquietudine. La trascendenza non \u00e8 un aldil\u00e0 un po&#8217; estatico o misticheggiante, ma si annuncia attraverso questo. Per questo &#8211; mi gioco la mia ultima carta, poi magari, se vuoi\u2026 qualche altro carico &#8211; allora, per tornare alla tua domanda iniziale, la definizione, avevamo detto, siamo passati appunto alla definizione: \u201cil cercare l&#8217;essenziale, l&#8217;essenziale che \u00e8 la ricerca\u201d, fino, appunto, al superfluo. Allora io direi che l&#8217;essenziale per noi, ma che \u00e8 insieme l&#8217;essenziale delle cose, \u00e8 lasciare aperta la possibilit\u00e0. Perch\u00e9 la realt\u00e0 non \u00e8 mai solo quello che \u00e8. L&#8217;essenziale della realt\u00e0 \u00e8 che la realt\u00e0 ha dentro di s\u00e9 una possibilit\u00e0 inesauribile, perch\u00e9 creata da Dio. E noi ne gustiamo, ne cogliamo una minima parte. Quindi l&#8217;essenziale delle cose e l&#8217;essenziale dell&#8217;essere umano si incontrano proprio, nell&#8217;imminenza dell&#8217;evento. La realt\u00e0 come possibilit\u00e0 vuol dire che la realt\u00e0 \u00e8 un&#8217;imprevedibilit\u00e0. \u00c8 questo il mio bisogno di essenziale, che possa accadere ora &#8211; tra un istante o tra mille anni, ma siamo sempre nell&#8217;imminenza, stiamo per \u2013 che possa accadere qualcosa che mi strappi dal nulla.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Come la parola \u201cmetafisica\u201d che ho citato spesso oggi, una volta in senso negativo e una volta in senso positivo, la parola \u201ctrascendenza\u201d \u00e8 una parola ambigua, come dicevamo; l&#8217;impressione potrebbe essere quella che il compito dell&#8217;umano sia di sradicarsi dalla vita per andare chiss\u00e0 dove. Quello che ho tentato di dire riprendendo l&#8217;espressione di Heidegger, secondo cui noi siamo apertura verso qualcosa che ci oltrepassa e che \u00e8 questo essere trascendenza, o se volete questo essere relazione, \u00e8 qualcosa che ci costituisce nelle cose pi\u00f9 semplici, ho fatto l\u2019esempio del corpo. In quello che diceva Costantino credo che ci fosse anche un riferimento alla nostra esperienza pi\u00f9 \u201cbanale\u201d, della temporalit\u00e0. La temporalit\u00e0 mostra che noi, nel momento in cui siamo quello che siamo, siamo gi\u00e0 altrove, ma non in un altrove lontano, nell\u2019altrove della nostra vita che \u00e8 esattamente un&#8217;apertura costante &#8211; mi limito al futuro ovviamente. Ora credo che l&#8217;essenziale dell&#8217;umano sia esattamente, non pensare, ma rimanere aperti a questa imprevedibilit\u00e0 del futuro. Bergson, che ho gi\u00e0 citato oggi, descrive a un certo punto la natura, ma in realt\u00e0 potremmo dire la realt\u00e0 tutta, come creazione di imprevedibile novit\u00e0. Io penso che cercare l&#8217;essenziale vuol dire essenzialmente rimanere aperti a questa creazione di imprevedibile novit\u00e0 che \u00e8 la realt\u00e0, come dicevo prima, gi\u00e0 la nostra realt\u00e0 per noi stessi. Io sono un mistero per me stesso, nel senso buono del termine, nel senso che sono sempre \u201cpi\u00f9\u201d, perch\u00e9 non provengo da me stesso, non finisco con me stesso. E questo \u00e8 vero per il cespuglio di cui parlavo prima citando questo romanziere, o meglio, questo scrittore tedesco del XX secolo, \u00e8 vero per l&#8217;esperienza che ciascuno di noi fa degli altri, ovviamente, e noi sappiamo esattamente che cosa vuol dire &#8211; scusatemi perch\u00e9 non l&#8217;abbiamo nominata -l&#8217;inverso o il rovescio della trascendenza: essere chiusi nella propria immanenza, essere sordi all&#8217;esperienza delle cose. Allora, non voglio ritornare sull&#8217;esempio del cellulare, per\u00f2 noi sappiamo perfettamente che nel nostro tempo ci sono tutta una serie di cose che bloccano la nostra trascendenza &#8211; \u00e8 umano &#8211; che chiudono lo spettro della nostra apertura, che ci riducono &#8211; scusate utilizzo l&#8217;esempio pi\u00f9 banale e pi\u00f9 facile \u2013 ci riducono a guardare lo schermo invece di guardare le cose. Non sto dicendo che gli schermi ci impediscono di guardare le cose in s\u00e9, dico semplicemente che \u00e8 il modo in cui li viviamo. Caspita se gli schermi ci aiutano a vedere le cose! Immaginate quante cose scopriamo e vediamo dell&#8217;umano intorno a noi che non avremmo mai visto, per\u00f2 \u00e8 una questione di disposizione rispetto a tutto questo. Io credo ancora una volta che il ruolo della cultura in questa ricerca dell&#8217;essenziale, ho fatto l&#8217;esempio della poesia, sia esattamente quello di invitarci a tornare alla vita come apertura, cio\u00e8 come trascendenza. E credo che sia esattamente quello che stasera stiamo facendo grazie alle tue domande, grazie alle sollecitazioni di Costantino e all&#8217;attenzione degli amici che sono qui con noi.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Io di domande ne avrei un&#8217;altra mezza dozzina, per\u00f2 le metto da parte perch\u00e9 vorrei farvene una a cui capisco che, non \u00e8 semplicissimo, ma c&#8217;\u00e8 bisogno di una risposta essenziale, appunto. Tutto quello che stiamo dicendo mi pare, ma correggetemi se sbaglio, mi pare che evochi di continuo una parola che non abbiamo mai detto, ma che affiora da tutti i passi che abbiamo fatto, che \u00e8 la parola incarnazione. Cio\u00e8, un senso reale, vero, pu\u00f2 essere solo in qualche modo incarnato, incontrabile, ma non in maniera apodittica, perch\u00e9 lo dice&#8230; perch\u00e9 l&#8217;esperienza che stiamo raccontando porta l\u00ec. Per\u00f2 ditemi se sbaglio. Ditelo in fretta, per\u00f2, perch\u00e9 stiamo per chiudere.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Esposito<\/strong>.<\/span> Allora, diciamo, tematicamente \u00e8 un invito a nozze, chiaro, no? Per\u00f2 mi piace riprenderlo esperienzialmente, perch\u00e9 la nostra carne non \u00e8 solamente il nostro corpo, ma \u00e8 il nostro corpo vissuto, vibrante, che capta e si fa ricettore nell&#8217;urto come nella carezza amorosa. Il nostro corpo \u00e8 il modo con cui noi ascoltiamo con tutto il corpo l&#8217;appello dell&#8217;essere. Ed \u00e8 interessante perch\u00e9 il nostro corpo non \u00e8 semplicemente l&#8217;essenziale nostro come un dato, ma \u00e8 anche qualcosa che deve percepire s\u00e9 stesso. Ti ringrazio perch\u00e9 questa incarnazione vuol dire\u2026 poi credo che anche teologicamente l&#8217;incarnazione ha come senso, ha come obiettivo, che gli esseri umani tornassero a percepire il loro rapporto con il mistero, cio\u00e8 con la fonte dell&#8217;essere. E questo \u00e8 come lo stigma che da allora ci \u00e8 rimasto addosso, \u00e8 il <em>minimum<\/em> che noi abbiamo, la percezione minima, perch\u00e9 noi stiamo al mondo percependolo e dando al mondo, come dicevo prima, una possibilit\u00e0 di parlarci, cio\u00e8 di dirci che cosa \u00e8 essenzialmente.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>Incarnazione evoca diverse cose, tutte quelle che ha detto Costantino, anche la nozione di incontro. \u00c8 attraverso il corpo che incontriamo la realt\u00e0. Questo dice qualcosa di importante: la ricerca dell\u2019essenziale \u00e8 un incontro con la realt\u00e0, \u00e8 un\u2019incarnazione, vuol dire anche un incontro con gli altri. Non c&#8217;\u00e8 esperienza della ricerca della verit\u00e0 che sia un\u2019esperienza solipsista. Ecco perch\u00e9 l\u2019espressione \u201ccercare l\u2019essenziale\u201d pu\u00f2 indurre l\u2019impressione secondo cui si tratta di rinchiudersi in s\u00e9 stessi, in una specie di camera chiusa, e uno comincia a meditare su che cosa \u00e8 essenziale. Abbiamo parlato spesso della realt\u00e0, ma in realt\u00e0 incarnare la ricerca dell\u2019essenziale come vissuto umano vuol dire farlo insieme, cosa che ci rinvia alla nozione di comunit\u00e0. Non si vive la ricerca dell\u2019essenziale se non in una comunit\u00e0, nel modo ancora una volta pi\u00f9 semplice del mondo, come stiamo facendo oggi, nel senso un po\u2019 pi\u00f9 ampio, nel senso culturale. Non si cerca mai l\u2019essenziale senza entrare in contatto e in incontro con la cultura a cui apparteniamo e con le culture pi\u00f9 o meno lontane rispetto alla nostra. Tra le cose, al di l\u00e0 di quelle che ha detto Costantino, che la parola incarnazione ricorda, \u00e8 esattamente il fatto che la nostra esistenza \u00e8 un\u2019esistenza di incontro, quindi, in ultima analisi, un\u2019esistenza comunitaria. Cercare l\u2019essenziale non \u00e8 un\u2019opera individuale, \u00e8 un\u2019opera comunitaria, e credo che i cristiani lo sappiano molto bene, perch\u00e9 non ci si salva mai da soli.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Perillo<\/strong>.<\/span> Credo, in tutta onest\u00e0, che questo applauso dica molto della gratitudine che abbiamo per i passi che abbiamo fatto insieme ai nostri due amici stasera. Io non mi permetto di aggiungere niente se non la mia gratitudine per una cosa che continua a colpirmi: il filo della vita, il filo di questa ricerca &#8211; credo che sia emerso continuamente \u2013 \u00e8 veramente l\u2019esperienza che facciamo, senza nessuna astrazione, e abbiamo tutto, compresa appunto la comunit\u00e0 che ci sta intorno, per poter compiere questo cammino. Il Meeting \u00e8 un\u2019occasione enorme per fare dei passi alla ricerca dell\u2019essenziale, lo \u00e8 per natura, e vi chiedo, oltre a goderne della bellezza in questi giorni, oltre a partecipare vivendolo, vi chiedo anche di partecipare sostenendolo, perch\u00e9 che esistano possibilit\u00e0 di incontri cos\u00ec avviene solo perch\u00e9 c\u2019\u00e8 questo posto e questo posto ha bisogno di essere sostenuto. Vi prego, quando girate fra i padiglioni, di tenere presente la possibilit\u00e0 di una donazione al Meeting e ve lo chiedo anche per un motivo ulteriore: perch\u00e9, proprio perch\u00e9 il Meeting \u00e8 incarnato nella storia, quello che ci \u00e8 successo dall\u2019incontro inaugurale con il Cardinal Pizzaballa ci ha provocato, e il Meeting ha deciso che parte delle donazioni raccolte durante questa settimana saranno devolute alla Custodia di Terra Santa e alle necessit\u00e0 delle popolazioni che sono l\u00ec in questo momento. Tenetene conto in questi giorni e tenete conto del fatto che \u00e8 una possibilit\u00e0 di partecipare alla storia di cui abbiamo parlato anche questa sera. Grazie a Costantino Esposito, grazie ad Andrea Bellantone. Buona serata e buon Meeting.<\/p>\n<p><span style=\"color: #000000;\"><strong>Bellantone.<\/strong> <\/span>E grazie a te Davide, grazie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>CHE COSA SIGNIFICA \u201cCERCARE\u201d L\u2019ESSENZIALE? 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