{"id":226837,"date":"2022-06-27T12:59:10","date_gmt":"2022-06-27T10:59:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.meetingrimini.org\/eventi-totale\/il-cambiamento-possibile-ricerca-la-sfida-della-conoscenza\/"},"modified":"2026-02-19T17:48:54","modified_gmt":"2026-02-19T16:48:54","slug":"il-cambiamento-possibile-ricerca-la-sfida-della-conoscenza","status":"publish","type":"mec-events","link":"https:\/\/www.meetingrimini.org\/en\/eventi-totale\/talk-change-is-possible-research-the-knowledge-challenge\/","title":{"rendered":"Talk &#8220;Il cambiamento possibile&#8221;. Ricerca: la sfida della conoscenza"},"content":{"rendered":"<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Buonasera, buonasera a tutti, terza giornata, terzo Talk curato dalla Fondazione per la Sussidiariet\u00e0 qui al Meeting di Rimini. Il titolo di questa sera lo vedete \u201cRicerca: la sfida della conoscenza\u201d. Parleremo di ricerca, naturalmente, e di Universit\u00e0. Riportando indietro le lancette dell\u2019orologio a due anni e mezzo fa nel mezzo di una pandemia un po\u2019 anche con una certa dose di paura, tutti eravamo in attesa di novit\u00e0, per un vaccino, per una cura che ci potesse salvare da questo terribile virus, vero Irene?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Buonasera Enrico, buonasera al pubblico in sala e a chi ci segue in diretta streaming. \u00c8 cos\u00ec tanto che noi vogliamo partire da una evidenza ovviamente dopo l\u2019emergenza sanitaria, cio\u00e8 l\u2019importanza della ricerca, e noi a questo appunto dedichiamo questa giornata. Ricerca intesa come Universit\u00e0, laboratori specializzati, ancora persone, quindi teste, centri investimenti molto importanti che spesso hanno ritorni non nel breve periodo ma nel medio e lungo, forse anche per questo il PNRR, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, non gli ha proprio dedicato moltissimi investimenti, fatto sta che \u00e8 un punto fondamentale per il futuro del paese.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Di tutto questo parleremo coi nostri ospiti che passo a presentarvi: Maria Cristina Messa, buonasera, grazie di essere intervenuta Ministro dell\u2019Universit\u00e0; Francesco Cupertino, Rettore del Politecnico di Bari, buonasera; Luigi Scordamaglia, Amministratore Delegato di Inalca, filiera Italia, Societ\u00e0 del gruppo Cremonini, buonasera; Maximo Ibarra, buonasera Ibarra, Amministratore delegato di Engineering, societ\u00e0 specializzata nel campo della digitalizzazione, buonasera Ibarra.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Un ben trovato a tutti. Come vedete mondo dell\u2019Universit\u00e0, mondo delle aziende assieme, che relazione hanno, quale Universit\u00e0, per quale tipo di ricerca, ricerca applicata oppure ricerca pura. Queste sono alcune delle domande in sottofondo per l\u2019incontro di questa sera. Partiamo subito facendovi vedere, anzi facendovi entrare in un centro di eccellenza, stiamo parlando della Scuola Superiore Sant\u2019Anna di Pisa, un\u2019eccellenza italiana nell\u2019ambito della ricerca scientifica, lo guardiamo nel servizio e da qui partiamo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Primo Servizio: Mariangela Filosa, <\/strong>dottoranda in biorobotica<\/p>\n<p>\u201cQuesta \u00e8 una piattaforma robotica bimanuale utilizzata per la caratterizzazione di pelli artificiali, prevediamo di applicare queste pelli artificiali sulla superficie dei robot in modo tale da rendere sicura l\u2019interazione durante il lavoro, a casa o in diversi contesti, tra il robot e la persona. Sviluppiamo anche dei sensori indossabili per il monitoraggio respiratorio che si inseriscono bene nell\u2019ambito della telemedicina e della teleassistenza. Ogni giorno c\u2019\u00e8 una sfida nuova sia scientifica che tecnologica, quindi non si tratta di un lavoro ordinario.\u201d Mariangela Filosa \u00e8 una dottoranda in biorobotica a questa piattaforma ha lavorato con altri dieci colleghi per due anni. Esploriamo i laboratori di scienze sperimentali della Scuola Superiore Sant\u2019Anna Ateneo Pubblico a ordinamento speciale. A Pontedera ci si muove tra stampanti 3D, piccoli robot e mani artificiali, un centro di ricerca trasversale che concentra 150 docenti e 500 dottorandi da tutto il mondo. \u201cQuesto \u00e8 un esoscheletro per la riabilitazione per pazienti post ictus, quindi \u00e8 pensato per assistere i movimenti di spalla e gomito per pazienti che non hanno un livello di mobilit\u00e0 tale da poter compiere dei movimenti. Quindi l\u2019esoscheletro in pratica simula il lavoro che farebbe il fisioterapista andando a muovere le articolazioni di spalla e gomito.\u201d Dietro ci sta l\u2019immenso lavoro di ingegneri meccanici, biomedici, robotici, le ultime frontiere dell\u2019innovazione. Ma come nasce una ricerca oggi? \u201cSarebbe bello dire da un\u2019idea per\u00f2 adesso \u00e8 molto pi\u00f9 complicato, serve molta massa critica. Cio\u00e8 \u00e8 chiaro nascono ancora le ricerche cos\u00ec da un\u2019idea brillante, io stessa ho partecipato a delle ricerche in cui c\u2019\u00e8 stata un\u2019idea, e poi da questa idea \u00e8 nata una Summer school, \u00e8 nato un brevetto, e poi dal brevetto sono nati un po\u2019 di progetti molto di sfida fino ad arrivare a riviste molto prestigiose. Per\u00f2 \u00e8 chiaro che un filone serve, quindi serve un ambiente, una specie di brodo primordiale.\u201d Serve un ambiente dunque, mezzi, attrezzature e persone, ma soprattutto interscambio anche con il mondo di aziende di industria, perch\u00e9 idee e prodotti possano approdare sul mercato e portare benefici alla societ\u00e0. \u201c\u00c8 chiaro che il rapporto che tutti i ricercatori vorrebbero con le aziende \u00e8 un rapporto di lungo termine e non sempre questo \u00e8 possibile, non sempre \u00e8 possibile in Italia. Quello che cerchiamo in alcuni casi lo abbiamo anche realizzato con dei laboratori congiunti, sono collaborazioni a lungo termine, magari proprio arriva all\u2019azienda, fonda un laboratorio congiunto con personale misto, e poi si fa un co-sviluppo in qualche modo.\u201d E i fondi in questo momento non mancano sia dall\u2019Europa che dal Governo nazionale, resta il problema dell\u2019attrattivit\u00e0 fra stipendi fissi e mancanza di infrastrutture per richiamare i ricercatori in Italia. Altro tema quello della valutazione della ricerca, perch\u00e9 non ci sono solo le pubblicazioni su riviste prestigiose e il numero delle citazioni, esiste quella che si chiama terza missione, impatto sul territorio, brevetti, ricadute sulle aziende. \u201cNel caso della scuola Sant\u2019Anna ne siamo usciti molto bene con tre prodotti valutati tutti eccellenti, e eccellenti estremamente rilevanti, e siccome fare impatto \u00e8 un impegno, \u00e8 anche importante che chi ha questo impegno aggiuntivo, chi si impegna nella terza missione abbia un riconoscimento sia a livello personale che a livello di Ateneo\u201d.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Ministro Messa, la professoressa che abbiamo appena ascoltato diceva: \u201cL\u2019idea da sola non basta, per una ricerca serve anche un ambiente favorevole, risorse, attrezzature e persone\u201d. Lei prima di ricoprire questo ruolo era Rettore dell\u2019Universit\u00e0 Bicocca di Milano. L\u2019Universit\u00e0 italiana ha queste caratteristiche o meglio a quali condizioni effettivamente il terreno \u00e8 fertile per favorire la ricerca?<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maria Cristina Messa: <\/strong>Buonasera a tutti, e parliamo proprio di terreno perch\u00e9 un terreno fertile va seminato con costanza e coltivato con continuit\u00e0. Io credo che il nostro sistema della ricerca soffra fondamentalmente di una non continuit\u00e0, abbia sofferto di questo, andando a picchi, ad alti e bassi a seconda del periodo, e si \u00e8 creato in qualche modo un problema sull\u2019attrattivit\u00e0. Detto questo se noi andiamo a vedere i singoli capitoli, quindi le infrastrutture e le attrezzature o le persone che sono coinvolte o anche i luoghi in cui queste persone sono coinvolte, questi sono tanti, sono molto presenti. Abbiamo le attrezzatura pi\u00f9 moderne, le abbiamo sempre avute, magari a volte non vengono utilizzate nella maniera pi\u00f9 corretta. Ora, che cosa secondo me bisogna guardare sempre pensando un po\u2019 al futuro, credo che abbiamo davanti questa sfida, \u00e8 stato detto i fondi oggi ci sono, abbiamo gi\u00e0 assegnato tutti i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che andranno a finanziare progetti di ricerca misti, pubblico privati, Universit\u00e0 Enti di ricerca e imprese, che prevedono persone, prevedono attrezzature, prevedono ricadute sul territorio, prevedono formazione di startup e spinoff. \u00c8 una grandissima sfida che va colta adesso proprio con l\u2019esperienza che abbiamo, perch\u00e9 \u00e8 vero che non bastano le idee ma sono la parte fondamentale e da questo punto di vista gli italiani anche quando vanno all\u2019estero purtroppo le idee le hanno, le hanno forti, le hanno solide, l\u2019idea non \u00e8 solo l\u2019idea che capita per caso, \u00e8 un\u2019idea costruita, un\u2019idea studiata, un\u2019idea che ha una sperimentazione che pu\u00f2 essere fatta in maniera pratica. Colgo solo un punto fondamentale che ha detto la professoressa, che avete detto voi ed \u00e8 quello delle persone. I nostri ricercatori devono essere valutati meglio, di pi\u00f9, e anche economicamente riconosciuti in maniera maggiore in base a quello che fanno. Questo purtroppo \u00e8 vero, non \u00e8 possibile, noi abbiamo un sistema che omogeneizza molto, che rende tutto a livelli standard, ed \u00e8 molto difficile premiare. La premialit\u00e0 nell\u2019Universit\u00e0 \u00e8 entrata un po\u2019 di anni fa, le Universit\u00e0 adesso hanno una parte di finanziamento che si basa sulla premialit\u00e0, chiaramente dovrebbe poi questo essere trasferito alle singole universit\u00e0 in modo che queste possano anche premiare laddove c\u2019\u00e8 una valutazione. Qualche mattoncino \u00e8 stato messo perch\u00e9 di nuovo in questi bandi che abbiamo fatto adesso \u00e8 possibile assolutamente fondare meglio un fondo di premialit\u00e0 e anche riconoscerlo, e dipende dagli atenei, sono autonomi gli atenei.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Luigi Scordamaglia lei guida un\u2019azienda leader nel campo della trasformazione delle carni e non solo. Nel vostro bilancio sostenibile si parla espressamente di un rapporto stretto col mondo universitario, in che cosa consiste?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luigi Scordamaglia: <\/strong>Guardi, mi fa piacere ma vorrei anche precisare, lei prima ha parlato di filiera Italia quindi la risposta gliela do come in Alcamo, gliela d\u00f2 anche come filiera Italia, perch\u00e9 filiera in Italia \u00e8 questa straordinaria aggregazione tra la produzione agricola di Coldiretti, le pi\u00f9 grandi imprese di trasformazione e anche parte della distribuzione. Quindi la risposta gliela d\u00f2 come filiera agroalimentare italiana. Noi oggi, e mi consenta di dare dei piccolissimi numeri, questo \u00e8 un settore che rappresenta 570 miliardi di euro di fatturato, quattro milioni di persone, ma soprattutto \u00e8 un modello unico e straordinario globale perch\u00e9 riesce a fare 64 miliardi di valore aggiunto, di valore vero con il pi\u00f9 basso impatto ambientale a livello europeo. Sono 30 milioni di visioni dati di CO2, contro i 77 francesi o i 60 tedeschi. Vuol dire che l\u2019innovazione, la ricerca, il rapporto con l\u2019universit\u00e0, con dei limiti di cui poi parler\u00f2, \u00e8 quello che fa s\u00ec che si realizzi una specie di miracolo, cio\u00e8 il paese con il pi\u00f9 piccolo fazzoletto di terra, perch\u00e9 siamo piccoli, ma la pi\u00f9 grande e straordinaria biodiversit\u00e0 diventa un modello di riferimento globale. Noi stiamo crescendo nelle nostre esportazioni, abbiamo superato i 50 miliardi, quest\u2019anno ne faremo 60, ci avviciniamo in pochi anni ai 100, ma non pi\u00f9 con la qualit\u00e0, non pi\u00f9 con la sicurezza, ma anche con la distintivit\u00e0 della nostra sostenibilit\u00e0. Innovazione e Universit\u00e0, non sarebbe stato possibile, c\u2019\u00e8 ancora chi ha una visione bucolica di questo settore perch\u00e9 pensa che la sostenibilit\u00e0 si faccia con l\u2019aratro di legno, la sostenibilit\u00e0 si fa grazie al fatto che l\u2019agricoltura di questo paese \u00e8 diventato leader di riferimento globale per il Precision Farming. Il fatto che ogni singolo metro quadro di terra viene considerato quasi un essere vivente diverso dall\u2019altro, alcune realt\u00e0 che aderiscono per esempio a filiera, alcune grandi aziende Bonifiche Ferraresi, sono le uniche realt\u00e0 europee a fare delle sperimentazioni con la Nasa in cui viene raccolta questa enorme quantit\u00e0 di dati che poi vengono messi a disposizione del sistema complessivo. Quindi le rispondo dicendo ricerca, innovazione costante, ma senza rinnegare, senza omologare la tradizione. C\u2019\u00e8 un esempio classico quello degli NBT, le New breeding technics, \u00e8 qualcosa che ti consente di migliorare, ovviamente un organismo, un organismo vegetale, ma senza forzare, senza creare quegli incroci che per troppo tempo sono stati in mano a poche multinazionali e hanno denaturato il nostro modello. Finisco con l\u2019altro problema. Noi siamo e diventeremo sempre pi\u00f9, sono convinto, riferimento globale, abbiamo per\u00f2 un limite fortissimo che \u00e8 quello del mismatch, cui si accennava prima, della disponibilit\u00e0 di risorse umane qualificate, se noi non riusciamo a colmare, \u00e8 incredibile il paradosso di questo paese, ma noi solo come industria alimentare dobbiamo coprire 50.000 nuove figure nei prossimi 3-4 anni, 50.000 e questo \u00e8 qualcosa di davvero importante, perch\u00e9 tu puoi essere secondo nella robotica, come siamo alimentare, primo nel Precision Farming, puoi fare tutto quello che vuoi, tutte le infrastrutture che vuoi, ma se non hai poi il personale qualificato, avanzato e aggiornato, ovviamente ti fermi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>\u00c8 il tema del prossimo servizio, prende spunto da un sondaggio curato da Centromarca, l\u2019associazione che raggruppa le aziende pi\u00f9 note anche in Italia in diversi settori che fa capire, da un\u2019indagine fatta tra un centinaio di migliaia di loro manager, questa discrepanza di cui lei sta parlando vediamo il servizio insieme.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Secondo Servizio: <\/strong>\u201cImpara l\u2019arte e mettila da parte\u201d dicevano i nostri vecchi quando bastava entrare in bottega e rubare con gli occhi il mestiere, oggi non sempre \u00e8 cos\u00ec molto spesso ci\u00f2 che si apprende non corrisponde a quello che il mercato del lavoro richiede. Lo conferma un sondaggio di Centromarca promosso tra le circa 200 industrie di marca che l\u2019associazione rappresenta in Italia. Secondo i manager interpellati, i neolaureati italiani sono s\u00ec molto preparati ma di fatto poco capaci di trasferire sul campo le conoscenze acquisite durante gli anni di studio. La colpa per cos\u00ec dire delle Universit\u00e0 sarebbe quella di favorire un percorso di studi poco pragmatico, ostacolo superabile, secondo il 52% degli intervistati, se aumentassero le partnership con le imprese per ampliare possibilit\u00e0 di stages curricolari e affiancamento in azienda. Di fatto l\u2019imprenditoria italiana oggi di chi ha bisogno? Tre aziende su quattro cercano laureati in ingegneria ed economia, attorno al 20% si attesta l\u2019interesse per giovani formati in chimica, biologia e in lingue straniere, risulta in crescita poi l\u2019interesse per i neolaureati in scienze statistiche. Altrettanto importante secondo le valutazioni dell\u2019industria di marca \u00e8 possedere le giuste soft skill pi\u00f9 che mai centrali tra i criteri di selezione del personale, su tutte la capacit\u00e0 di lavorare in gruppo, le abilit\u00e0 comunicative e l\u2019attitudine al problem solving. Infine se dieci anni fa era essenziale parlare pi\u00f9 lingue, oggi al multilinguismo si aggiungono le conoscenze tecnologiche, specificamente legate ai social media, web marketing, big data e e-commerce. Lo conferma l\u2019ultima indagine di SVG, societ\u00e0 specializzata in ricerche di mercato secondo cui oltre l\u201980% di chi cerca un impiego giudica indispensabili le competenze digitali. E lo sa bene la generazione Z quella nata a cavallo degli anni 2000 e che si appresta ad entrare nel mercato del lavoro oggi, non appartiene a loro il 4% che le ritiene inutili.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Competenze digitali Ibarra, musica per le sue orecchie, e qui vorrei subito chiamarla in causa. In questo momento dopo l\u2019esperienza ai vertici di Wind Sky Italia \u00e8 approdato ad Engineering dove guida un\u2019azienda, una multinazionale che si focalizza sulla trasformazione digitale. Vengo da lei perch\u00e9 voi avete una vostra Academy che \u00e8 poco conosciuta ma che \u00e8 ormai di dimensioni imponenti, un\u2019 Academy che \u00e8 anche una scuola di Management Information Technology, giusto per dare qualche numero, lo inizio a dare io, 240 docenti, 500 corsi, 10.000 persone interessate, insomma sono numeri che hanno colpito gi\u00e0 noi quindi era giusto riportarle. \u00c8 una scelta importante, \u00e8 un\u2019azienda che decide di finanziare una ricetta del genere, perch\u00e9 l\u2019Universit\u00e0 italiana non prepara adeguatamente?<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maximo Ibarra: <\/strong>Intanto buonasera di nuovo a tutti. Direi che oltre ai dati che abbiamo visto, che abbiamo sentito dal servizio, c\u2019\u00e8 anche un tema di, ci sono pochi laureati rispetto alle esigenze che oggi esistono sul mercato. Non \u00e8 soltanto un tema di quali sono le skill, il tipo di formazione, ma chi si laurea oggi come numerosit\u00e0 sicuramente non \u00e8 quella adeguata. Ricordiamoci che in Italia esiste anche un problema demografico importante che dobbiamo affrontare, quindi se dovessi mettere io come priorit\u00e0 assoluta nell\u2019agenda di quelli che saranno i Governi dei prossimi cent\u2019anni sicuramente bisogna riflettere anche su questo. Per\u00f2 direi che \u00e8 vero che la richiesta di laureati in materie STEM piuttosto che in economia \u00e8 molto alta, noi quello che stiamo cercando di fare adesso \u00e8 una scelta un po\u2019 diversa, quindi siccome mancano i laureati, mancano le persone che hanno certe competenze, abbiamo deciso di formarle direttamente noi. Quindi il requisito indispensabile \u00e8 quello di poter avere ragazzi che abbiano grande motivazione, grande energia indipendentemente dal tipo di formazione che hanno avuto, in modo tale che entrando da noi possono fare un percorso che subito li butta direttamente, li catapulta in questo mondo della tecnologia che per\u00f2 non \u00e8 soltanto tecnologia, \u00e8 un tema anche di formazione che riguarda le competenze manageriali, perch\u00e9, il servizio lo diceva chiaramente, devono esserci entrambe. La tecnologia fine a se stessa non significa assolutamente nulla nel momento in cui la tecnologia la si mette al servizio di quelle che sono le esigenze di un\u2019azienda, da quel punto comincia a prendere forma ad avere sicuramente un significato importante. I numeri son quelli noi facciamo 25.000 giornate di formazione, adesso abbiamo cominciato ad aprire anche al mercato esterno, quindi ai nostri clienti, perch\u00e9 come azienda la nostra vocazione \u00e8 quella di dire noi aiutiamo voi a trasformarvi, ma non trasformarvi perch\u00e9 bisogna cambiare pelle, ma sicuramente bisogna prendere tutte le opportunit\u00e0 della tecnologia e farle diventare quelli che noi chiamiamo casi d\u2019uso, ius cases. Cosa sono, sono fondamentalmente delle soluzioni che hanno come obiettivo quello di poter creare delle opportunit\u00e0. Si parla tanto di green economy, di transizione digitale, transizione ecologica, e quindi l\u2019obiettivo \u00e8 dare delle risposte a dei problemi di oggi e questo lo si pu\u00f2 fare soltanto se si maneggia la tecnologia in maniera olistica e la si riesce a condire di quelle che sono competenze manageriali importanti. Quindi questo \u00e8 quello che abbiamo deciso di fare. Un altro numero importante \u00e8 che abbiamo rapporti con 50 Universit\u00e0, tra l\u2019altro il Politecnico di Bari sicuramente una dei nostri partner principali per cui vorremmo aumentare anche le collaborazioni, stiamo gi\u00e0 collaborando, e siamo anche molto collegati con il mondo della ricerca. Seguiamo 100 progetti di ricerca internazionale. Questa mutua alimentazione \u00e8 fondamentale perch\u00e9 permette di capire quali sono le esigenze in quel momento specifico per portare avanti un progetto di ricerca, noi possiamo anche attingere a quelle che sono le risorse di Engineering, i ragazzi e ragazze che entrano all\u2019interno di questo percorso, e quindi a quel punto dare una risposta importante a quelli che sono sostanzialmente le emergenze di oggi.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Grazie Ibarra. Cupertino, Francesco Cupertino, Rettore del Politecnico di Bari, abbiamo letto questa ricerca, questo studio fatto di Alma Laurea e pubblicato due mesi fa, in cui il suo Politecnico \u00e8 in testa alle classifiche nel garantire l\u2019occupabilit\u00e0 dei propri laureati. Un dato che ci ha molto sorpreso, confesso la mia ignoranza e quindi lo dico sinceramente, ma ci spieghi qual \u00e8 la ricetta vincente e come avete lavorato in questi anni per poter arrivare a questo risultato, grazie.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesco Cupertino: <\/strong>S\u00ec, primi in Italia per occupazione a cinque anni dalla laurea. Quando l\u2019ho letto sinceramente sono rimasto sorpreso, per quanto siamo sempre stati in posizione alta in classifica, certo vedersi l\u00ec in cima d\u00e0 una certa emozione. Certo ciascuno di noi lavora non perch\u00e9 abbia questo competitivo, cerca di fare le cose fatte per bene poi gli obiettivi si raggiungono. Ingegneria nasce in Puglia a Bari quasi ottanta anni fa con l\u2019orientamento verso l\u2019ingegnere civile perch\u00e9 c\u2019era da costruire l\u2019acquedotto pugliese, che \u00e8 la pi\u00f9 grande infrastruttura acquedottistica d\u2019Europa, dopodich\u00e9 trent\u2019anni fa c\u2019\u00e8 stata questa idea di avviare il Politecnico a Bari per trovare un nuovo modo per dialogare col sistema delle realt\u00e0 produttive regionali e su questa falsariga abbiamo lavorato in questi anni. L\u2019abbiamo fatto ascoltando le imprese, collaborando con loro nella definizione di percorsi formativi, trasformandoci da un orientamento tipicamente di ingegnere civile verso un\u2019ingegneria meccanica, tutto il settore dell\u2019automotive che si \u00e8 sviluppato in Puglia. Ma il fatto di ascoltarsi, di collaborare nella definizione di percorsi, \u00e8 solo un pezzo del puzzle, bisogna crescere insieme, imparare a comunicare. Questa cosa nell\u2019Universit\u00e0 la si fa collaborando nelle attivit\u00e0 di ricerca, \u00e8 emerso anche nel primo video che \u00e8 stato ripreso, la necessit\u00e0 di avere laboratori congiunti pubblico privati, luoghi nei quali si sviluppa insieme una nuova conoscenza, \u00e8 quello il momento nel quale si impara a dialogare, a capirsi, a capire le esigenze dell\u2019interlocutore ed \u00e8 su questa strada che noi abbiamo lavorato negli ultimi anni. E qui arrivo in epoca pi\u00f9 recente, negli ultimi 10 anni noi abbiamo avviato quelli che chiamo i laboratori pubblico privati, imprese che si sono installate all\u2019interno dei laboratori del Politecnico, portando da noi i loro ricercatori. Siamo partiti con grande impresa del settore dell\u2019Aeronautica, adesso ne se ne contano 16 al Politecnico di Bari, che coinvolgono decine di giovani ricercatori, studenti, laureandi che hanno modo di formarsi in questa palestra. Secondo me questo \u00e8 stato uno degli elementi che hanno permesso il raggiungimento di questi obiettivi, perch\u00e9 quando c\u2019\u00e8 un\u2019esperienza di questo tipo diretta, quando si lavora fianco a fianco, poi quando il singolo docente ritorna in classe continua a insegnare le cose che lui sa, con il metodo che ha imparato a sviluppare nelle aule universitarie, ma lo fa con una diversa consapevolezza di quelle che poi saranno le esigenze del mondo del lavoro che incontreranno i nostri studenti. Gli studenti hanno modo di conoscere da subito quali sono le offerte del mondo del lavoro e quindi riescono a orientare il loro percorso con piani di studi individuali, con tirocini, con periodo di studi all\u2019estero, perch\u00e9 poi mi auguro che tutti i nostri studenti potranno rimanere in Italia e ritornare nei loro luoghi di origine, ma sicuramente bisogner\u00e0 avere nei prossimi anni sempre uno sguardo pi\u00f9 aperto a livello internazionale per conoscere meglio quelle che sono le realt\u00e0 anche al di fuori dell\u2019Italia. Cercando quindi di interpretare questo ruolo di Politecnico del Sud ma con una grande apertura internazionale che sono stati elementi di una ricetta che siamo riusciti a preparare adeguatamente e ci hanno portato a raggiungere questi risultati.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>La ringraziamo. Ora \u00e8 arrivato il momento di farvi vedere ed ascoltare un altro dei servizi che abbiamo preparato per voi. Abbiamo parlato del rapporto tra l\u2019Universit\u00e0, il territorio, le imprese. Allora vi dico Lambretta, l\u2019Innocenti, lo scooter che negli anni 40 aveva in qualche modo significato la ripresa nel paese dopo la seconda guerra mondiale. Noi l\u00ec siamo andati, quell\u2019avventura fin\u00ec 25 anni dopo, ma quegli stessi edifici alla periferia di Milano in qualche modo sono stati poi riutilizzati e in questo momento ospitano il gruppo Camozzi, il servizio \u00e8 del nostro Davide Giuliani.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Terzo Servizio: <\/strong>\u201cIl cambiamento fa parte della nostra strategia abbiamo deciso di fare in questo sito questo hub milanese in un\u2019azienda storica dove nei prossimi anni sicuramente le tecnologie cambieranno, tante produzioni, tanti prodotti di un certo tipo, abbiamo deciso di portare qui la stampante 3D pi\u00f9 grande al mondo di compositi e di fibre di carbonio. E non solo abbiamo deciso di interloquire soprattutto fare dei joint lab con Universit\u00e0, centri di ricerca, che ci consentono di avere queste accelerazioni tra la conoscenza dell\u2019Universit\u00e0 e l\u2019esperienza della fabbrica.\u201d Lambrate, periferia di Milano, qui un tempo tra i capannoni della Innocenti vedevano la luce la Lambretta e la Mini made in Italy, oggi invece il panorama \u00e8 cambiato radicalmente e negli stessi spazi nasce l\u2019industria del futuro, merito del gruppo Camozzi partito dalle valvole pneumatiche prodotte nel bresciano \u00e8 arrivato a realizzare macchinari e robot industriali tra i pi\u00f9 avanzati al mondo. \u201cIl nostro gruppo in ricerca investe circa 15 milioni all\u2019anno, circa il 3-4% del turnover e questo ci aiuta moltissimo a sviluppare queste tecnologie che vanno dal mondo naturalmente dei due sviluppi che ci saranno nei prossimi anni il Green Deal, perci\u00f2 sostenibilit\u00e0 e digitalizzazione.\u201d Una sfida che in Camozzi affrontano puntando sulla conoscenza. Diverse sono le collaborazioni con istituti di prestigio, dal Politecnico di Milano all\u2019Universit\u00e0 del Maine, passando per l\u2019Istituto italiano di tecnologia di Genova. Proprio a Genova il gruppo Camozzi ha realizzato i robot unici al mondo, che sorvegliano il nuovo ponte San Giorgio, e sempre da l\u00ec It, nei prossimi mesi arriveranno 130 ricercatori che si insedieranno nel centro di Lambrate. \u201cIo vedo un ecosistema, sempre di pi\u00f9, impresa, centri eccellenza, Universit\u00e0 devono convivere in queste nuove situazioni dove effettivamente la preparazione dello STEM sono importanti ma anche i soft skills, perci\u00f2 la resilienza a lavorare in team, in squadra sull\u2019impresa avr\u00e0 delle grandi opportunit\u00e0 di avere un capitale umano pronto, fresco e preparato per affrontare queste nuove tecnologie che, dicevamo prima, saranno l\u2019evoluzione dei prossimi anni e sar\u00e0 molto veloce. Sono Universit\u00e0 italiane che non devono invidiare niente a nessuno, naturalmente per esempio nell\u2019Universit\u00e0 americana ci sono dei fondi enormi che possono essere pi\u00f9 agevolativi a sviluppare delle tecnologie e fare grandi investimenti. Devo dire che oggi grazie anche al PNRR abbiamo delle opportunit\u00e0 gigantesche perci\u00f2 quell\u2019ecosistema tra fabbrica, Universit\u00e0 \u00e8 veramente un boost incredibile, avremo delle grandi opportunit\u00e0 da cogliere\u201d. Il futuro insomma inizia gi\u00e0 adesso tenendo ben chiaro quello che \u00e8 il punto di partenza per ogni sviluppo. \u201cSempre la centralit\u00e0 \u00e8 l\u2019uomo, perci\u00f2 io vedo un umanesimo tecnologico importante dove effettivamente l\u2019uomo \u00e8 sempre al centro e queste tecnologie servono per ottimizzare le fatiche dell\u2019uomo, naturalmente l\u2019uomo \u00e8 sempre al centro dell\u2019attenzione, l\u2019uomo spera, progetta, ama, ci\u00f2 che l\u2019intelligenza artificiale non fa, perci\u00f2 c\u2019\u00e8 sempre l\u2019uomo dietro la tecnologia.\u201d<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>\u00c8 una possibilit\u00e0 sicuramente affascinante interessante sia la tua azienda che la ricerca e quindi Universit\u00e0. Ministro Messa vengo da lei perch\u00e9 qui abbiamo proprio l\u2019universit\u00e0 che si reca nel mondo aziendale, quali sono le condizioni perch\u00e9 possa essere virtuoso questo meccanismo, questa possibilit\u00e0 che abbiamo appena visto?<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maria Cristina Messa: <\/strong>Sono condizioni che devono ovviamente soddisfare entrambe le parti e che, mi piace dire, ci sono diversi rapporti che si possono instaurare fra l\u2019Universit\u00e0 e il mondo delle aziende. Uno \u00e8 semplicemente quello di comprare il prodotto finito, avere il prodotto finito e che \u00e8 pi\u00f9 un\u2019attivit\u00e0 di servizio, l\u2019altro, che \u00e8 quello che abbiamo cercato di fare con questa destinazione dei fondi del PNRR, \u00e8 quello di iniziare da subito invece, fare ricerca insieme, condividere il laboratorio \u00e8 stato detto, fare il passaggio dalla ricerca all\u2019innovazione, che non \u00e8 un passaggio banale, \u00e8 un passaggio che richiede delle competenze e delle conoscenze che il ricercatore classico non ha, perch\u00e9 il ricercatore si ferma alla scoperta, si ferma all\u2019articolo scientifico se vogliamo, o magari anche al brevetto, ma poi riuscire a rendere questo un prodotto di interesse e che d\u00e0 innovazione richiede altre competenze, quindi ci vuole un passaggio molto pi\u00f9 solido, ci vuole uno scambio. Uno dei decreti secondo me pi\u00f9 interessanti che abbiamo fatto \u00e8 quello della possibilit\u00e0 di trascorrere un periodo di almeno cinque anni, se sei universitario nell\u2019impresa, se sei nell\u2019impresa nell\u2019Universit\u00e0, ritornando poi alla tua posizione senza aver perso nulla n\u00e9 in termini economici n\u00e9 in termini di carriera. E credo che questo sia lo scambio di cui abbiamo bisogno, funziona gi\u00e0, adesso bisogna che i rettori incomincino a usarlo e che l\u2019impresa inizi ad usarlo ma funziona gi\u00e0, \u00e8 gi\u00e0 attivo, c\u2019\u00e8 gi\u00e0 il decreto applicativo. Secondo me quando inizieranno a funzionare i centri nazionali, gli ecosistemi dell\u2019innovazione, tutto quello che abbiamo fatto col PNRR, all\u2019interno di questi progetti potremo vedere questa azione, perch\u00e9 si basa sul progetto, cio\u00e8 il punto che cambia non \u00e8 tanto l\u2019aspirazione individuale a voler fare il professore o a voler fare il dirigente d\u2019azienda, \u00e8 il progetto che pu\u00f2 permettere lo scambio fra questi diversi tipi di posizione. Credo che questo sia molto innovativo e interessante.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Quando quello di cui lei parla diventer\u00e0 operativo, diventeremo pi\u00f9 simili ad altri paesi europei?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Maria Cristina Messa: <\/strong>Questo in America succede regolarmente, in America, nel mondo anglosassone scambi sempre, vai dal mondo del pubblico al privato e viceversa molto pi\u00f9 facilmente. Noi non siamo americani n\u00e9 inglesi, non abbiamo il pragmatismo nel nostro DNA per\u00f2 secondo me abbiamo anche abbiamo sicuramente, su questo vorrei anche fare una precisazione abbiamo sicuramente una formazione molto pi\u00f9 ampia, molto pi\u00f9 vasta culturalmente, poco focus magari, ma molto vasta culturalmente, che credo in un periodo come questo in cui l\u2019innovazione continua ed \u00e8 rapidissima, sia un vantaggio cos\u00ec come le materie STEM devono essere mischiate con le materie umanistiche, cio\u00e8 io non vedo questa antitesi, anzi questa antitesi va superata.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Chiaro, la ringrazio molto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Cupertino, come giudica dal suo punto di vista questa collaborazione, cio\u00e8 l\u2019Universit\u00e0 che cosa porta a casa da questa collaborazione oltre magari qualche finanziamento.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Francesco Cupertino: <\/strong>Porta in casa tanto, tanto a livello di esperienza e di opportunit\u00e0, perch\u00e9 la possibilit\u00e0 di avere uno sguardo sul mercato non \u00e8 un modo per diminuire il livello della ricerca scientifica, \u00e8 un modo per poter orientare gli sforzi in direzioni che possono essere effettivamente poi fruibili da tutti, da tutti noi, il punto \u00e8 trovare l\u2019incrocio che permetta di riportare a casa un vantaggio da entrambi i lati. Se da un lato pu\u00f2 essere pi\u00f9 scontato il vantaggio per l\u2019impresa perch\u00e9 dialoga con il mondo della ricerca, non \u00e8 tanto scontato perch\u00e9 il fatto di dover andare in universit\u00e0 o dover accettare dei ricercatori e dover perdere del tempo con loro per imparare a dialogare, il fatto di dover andare a scovare all\u2019interno dei laboratori dei risultati che siano effettivamente utilizzabili a livello commerciale, l\u2019utilizzabilit\u00e0 di un brevetto \u00e8 tutt\u2019altro che un\u2019operazione a basso rischio o basso costo, si tratta di riuscire a mitigare proprio i costi dell\u2019innovazione. Il principio dell\u2019open innovation, cio\u00e8 di riuscire a condividere una parte dello sviluppo di alcune soluzioni con il mondo della ricerca accademica e degli enti di ricerca, da un lato apre un po\u2019 la possibilit\u00e0 di scambiarsi con conoscenze e competenze, dall\u2019altra parte un modo per ridurre il rischio in quello che si sta facendo. Da parte degli accademici magari tra qualche mese, tra qualche anno ci sar\u00e0 anche questa opportunit\u00e0 di poter fare delle esperienze senza doversi togliere la toga di accademico ma semplicemente a breve, appena possibile ci sar\u00e0 la possibilit\u00e0 di fare esperienze di questo di questo tipo, il fatto di avere dei finanziamenti \u00e8 tutt\u2019altro che banale, noi in questo momento in Italia abbiamo una capacit\u00e0 di attrarre finanziamenti a livello europeo troppo bassa. I progetti ERC, quelli dell\u2019European Research Council, che sono tra i progetti pi\u00f9 prestigiosi a livello europeo, abbiamo una quantit\u00e0 di ricercatori italiani che li vincono che \u00e8 allo stesso livello di quelli tedeschi, ma questi ricercatori troppo spesso non rimangono in Italia a svolgere le loro attivit\u00e0 di ricerca. Se questa collaborazione potesse permettere di avere il pretesto di tenerne qualcuno in pi\u00f9 in Italia gi\u00e0 questo giustificherebbe il fatto di fare uno sforzo di dialogo col mondo delle imprese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>A proposito del mondo delle imprese Scordamaglia, lei prima nel briefing che abbiamo avuto prima di venire qui mi sembrava molto preoccupato di un dato, ci attende un autunno difficile, prezzi alle stelle, inflazione, prezzi dei prodotti delle materie prime, prodotti alimentari che continuano a crescere, metteranno in difficolt\u00e0 secondo lei anche proprio il mercato di questo del food in genere. Voi che operate in quel settore come vi state muovendo per evitare che quel 10% 8-9% di inflazione per esempio ritorni subito sui prezzi alimentari, grazie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Luigi Scordamaglia: <\/strong>Per avere una visione un pochino pi\u00f9 allargata qui c\u2019\u00e8 stata una costante, irresponsabile, magari in buona fede, sottovalutazione della necessit\u00e0 di produrre, di continuare a produrre in Europa, in Italia, si \u00e8 dato per scontato che si potesse smantellare forse l\u2019estrazione energetica o la produzione agroalimentare, tanto c\u2019era una specie di globalizzazione che dava la soluzione a tutti i mali, per cui ti andavi a comprare in Sudamerica quello di cui avevi bisogno, in Russia l\u2019energia di cui avevi bisogno. Sbagliato, c\u2019\u00e8 ne siamo accorti, lo sapevamo, abbiamo provato a urlare ma nessuno ha ascoltato. Oggi cos\u00ec facendo se tu non produci nel tuo paese, nel tuo continente, non fai altro che spostare l\u2019impatto ambientale in aree del mondo che inquinano molto pi\u00f9 di noi. Carne, un chilo di carne prodotto qui in Italia vale 1\/5 delle emissioni di CO2 di quelle prodotte in Asia o in Sudamerica. Abbiamo aggravato le speculazioni perch\u00e9 nel momento in cui si parla di prezzi tu dipendi dall\u2019estero, l\u2019estero gioca con te come vuole, abbiamo visto prima l\u2019Ungheria di Orban che faceva finta di non avere il prodotto e poi tante altre cose. E poi crei, e torniamo all\u2019autunno che ci aspetta, ma qualcosa di pi\u00f9 ampio, crei una cosa odiosa soprattutto quando parla di cibo che \u00e8 il food social gap. Fa in modo che le eccellenze prodotte rispettando standard altissimi, come quelli che noi abbiamo, diventino appannaggio di pochi e i tanti si debbano poi accontentare di importazione, si debbano accontentare di prodotti fuori standard o ancora peggio del famoso cibo sintetico dalla carne al latte sintetico. Quindi come reagire, innanzitutto oggi \u00e8 chiaro che devi compensare, devi poi rilanciare nuovamente la produzione, ma una produzione sostenibile che \u00e8 frutto di ancora innovazione e ricerca. Faccio un esempio pratico Eni, BF, Bonifiche Ferraresi, consorzi agrari si sono messi insieme per creare una joint venture completamente nuova, che ha la funzione di sperimentare dalle sementi fino alla fine, tutte le migliori condizioni possibili per produrre delle biomasse vegetali che allo stesso tempo sono ideali per la produzione di energia, i biocarburanti, grazie questa volta allo sforzo del governo italiano, faranno parte della possibilit\u00e0 dell\u2019alimentazione dei veicoli che, grazie a Dio, non saranno solo elettrici nel 2035, quindi bisogner\u00e0 attrezzarsi. Ti attrezzi ricercando oltre mille ettari in Sardegna per ricercare il miglior seme, il miglior sistema di prestation farming e poi una grandissima Academy in cui la gente, i tecnici soprattutto di paesi africani vengono, parlavo prima col Cardinale del Centrafrica innamorato di questa idea, ad imparare come si pu\u00f2 nello stesso tempo produrre bioenergia ma senza entrare in competizione con i mangimi, addirittura con i biofertilizzanti. Queste sono piante che poi trattengono l\u2019azoto e rendono inutile l\u2019utilizzo dei fertilizzanti. Abbiamo innovazione, abbiamo capacit\u00e0, va messa davvero a sistema, e questi singoli esempi devono diventare un modello generalizzato per il nostro paese.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Grazie, grazie Scordamaglia per questa testimonianza diretta della sua impresa, vedevo poi che accanto a lei Ibarra annuiva quindi se vuole su questo pu\u00f2 anche intervenire, e vorrei in qualche modo farla tornare al nostro dialogo chiedendole di approfondire uno slogan che vi \u00e8 molto caro, che \u00e8 molto caro alla vostra Academy e che ci permette di guardare da vicino allo studente poi al lavoratore stesso. lo slogan \u00e8 \u201csapere, saper fare, saper essere\u201d, questo \u00e8 il mantra, delle tre qual \u00e8 la cosa pi\u00f9 importante per voi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Maximo Ibarra: <\/strong>S\u00ec, non \u00e8 facilissimo dire, intanto volevo dire che era molto emozionante il servizio anche di Camozzi dal punto di vista di quello che riusciamo a fare come tecnologia. Direi che delle tre forse il saper essere \u00e9 quello pi\u00f9 importante, perch\u00e9 abbiamo toccato diversi temi con gli interventi di prima, abbiamo parlato di condivisione, abbiamo parlato di open innovation, abbiamo parlato di mettere assieme, fare sistema, creare ecosistemi. Quindi credo che la parola d\u2019ordine sia piuttosto quella, cio\u00e8 oggi si riesce a fare innovazione nel momento in cui riesci a mettere competenze diverse, viste diverse, angoli diversi, esperienze diverse, intorno allo stesso tavolo. Perch\u00e9 oggi sta succedendo una cosa molto particolare rispetto a quello che \u00e8 successo anche negli anni precedenti, e secondo me non abbiamo visto ancora assolutamente nulla dal punto di vista della velocit\u00e0 dell\u2019innovazione, per cui se vogliamo cogliere le opportunit\u00e0 che ci porta dobbiamo avere una vista molto pi\u00f9 ampia e sicuramente da soli, singolarmente, un\u2019Universit\u00e0, un\u2019azienda, un centro di ricerca, non riesce mai a farlo. Quindi dico saper essere perch\u00e9 \u00e8 un po\u2019 la consapevolezza del momento e quindi bisogna lasciare da parte un po\u2019 anche quegli egoismi che spesso caratterizzano l\u2019innovazione, per cui ogni singolo attore pensa di poter essere indispensabile e fine a se stesso. Tra l\u2019altro sono anche reduce da un viaggio che ho fatto negli Stati Uniti dove parlando appunto di innovazioni ho notato che c\u2019\u00e8 un aspetto importante che il ministro citava prima ed \u00e8 il fatto che non \u00e8 soltanto l\u2019impresa, i centri di ricerca e le universit\u00e0 che si mettono assieme, ma ci sono anche gli investitori. Quindi quando si va a visitare un centro all\u2019avanguardia, un centro in questo caso si trattava del &#8230; che \u00e8 il mondo della medicina, nel momento in cui anche gli investitori, quindi i fondi di private equit\u00e0, in quel momento sono l\u00ec e vedono che c\u2019\u00e8 un\u2019opportunit\u00e0 incredibile dal punto di vista dell\u2019innovazione, quindi dello sviluppo, immediatamente investono, creando. Questo secondo me \u00e8 fattibile in Italia, credo che il percorso sia ancora abbastanza lungo per\u00f2 penso che sicuramente andremo a seguire pi\u00f9 o meno la stessa identica traccia, certo non abbiamo quel pragmatismo che hanno i paesi anglosassoni, per\u00f2 secondo me ci arriveremo, perch\u00e9 ripeto la velocit\u00e0 di innovazione oggi \u00e8 troppo alta, troppo elevata, e se vogliamo stare al passo, e soprattutto tirar fuori quelle che sono tutte le scoperte, gli sviluppi, i sistemi, le piattaforme di cui abbiamo bisogno per affrontare le emergenze di oggi, che domani saranno chiaramente anche amplificate, dobbiamo sicuramente muoverci noi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Noi potremmo anche stare al passo se riuscissimo ad ovviare al problema della fuga dei cervelli ad esempio questo \u00e8 un tema di cui parlava anche il Rettore poco fa, \u00e8 il motivo per cui le chiedevo Ministro a quale paese europeo potremmo assomigliare se in termini di attrattivit\u00e0 questo potesse aiutare tutte le cose che vengono in questo momento finanziate anche dal PNRR. Colgo questo spunto perch\u00e9 poi ci si ricollega anche una delle domande che due ragazzi, due universitari, dato che sono in qualche modo anche protagonisti dell\u2019universit\u00e0, a cui vogliamo dare la parola direttamente, han preparato per lei ministro. Salgono ora per la domanda Giovanni, che frequenta il terzo anno di fisica, e Beatrice, al secondo anno di filosofia, che si sono resi disponibili, han preparato un paio di domande per lei. Prego.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Giovanni: <\/strong>Buonasera, volevo chiederle siccome dopo due anni di pandemia alcune Universit\u00e0, tra cui la Statale di Milano, stanno puntando verso un ritorno in presenza, diventa necessit\u00e0 di uno studente, di un qualsiasi studente fuori sede, affrontare la vita a Milano e quindi mantenersi, visto anche la situazione economica che stiamo passando e il costo della vita alle stelle, come il Ministero e l\u2019Universit\u00e0 faranno fronte a queste necessit\u00e0 degli studenti?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Beatrice: <\/strong>Buonasera, io mi chiedevo anche rispetto a quello che \u00e8 uscito fino ad adesso, io faccio appunto il secondo anno di filosofia e se penso a una carriera plausibile che proviene dalla mia facolt\u00e0 \u00e8 proprio quella ricerca, e guardando appunto anche i dati di stipendi incerti, carriera molto lenta, mi chiedo perch\u00e9 non dovrei andare all\u2019estero, anche facendo una facolt\u00e0 appunto umanistica, e quindi volevo proprio chiedere quale valore aggiunto ha adesso il fatto che uno studente possa fare ricerca in Italia proprio per lui?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Maria Cristina Messa: <\/strong>Grazie intanto auguri, in bocca al lupo per il vostro futuro. \u00c8 un problema serio quello del diritto allo studio perch\u00e9 sicuramente andrebbe finanziato di pi\u00f9 e io vedo gli articoli che ci sono oggi sui giornali di aumento degli affitti soprattutto in una citt\u00e0 come Milano e questo non invoglia naturalmente perch\u00e9 a volte rende la cosa impossibile. Questo governo ha di nuovo impiegato un miliardo di euro del PNRR, 500 milioni sempre del PNRR per aumentare nel primo caso il numero di posti disponibili di residenza per gli studenti, per\u00f2 ci vuole tempo, ci vogliono almeno quattro o cinque anni per poterlo fare, e aumentare il numero di borse di studio e l\u2019entit\u00e0 delle borse di studio per gli studenti capaci e meritevoli ancorch\u00e9 privi di mezzi, che aumentano in maniera considerevole soprattutto per i fuori sede. Chiaramente \u00e8 una misura PNRR, quindi una misura temporanea di due-tre anni e che quindi va confermata invece con una misura nazionale nelle prossime finanziarie, quindi \u00e8 molto importante che facciamo questo, perch\u00e9 Io credo che l\u2019esperienza dei campus e dei fuori sede della presenza sia la vera esperienza universitaria. Frequentare non vuol dire solo sedersi a un banco, andare a lezione, vuol dire scambiare con i docenti, con gli altri studenti, vuol dire frequentare gli spazi, vuol dire fare i laboratori, quindi l\u2019universit\u00e0 si basa sulla frequenza, ed \u00e8 molto importante che questo paese si renda conto che quello \u00e8 l\u2019investimento da fare, un investimento giusto e che andrebbe fatto nella maniera pi\u00f9 appropriata possibile. Futuro dei ricercatori? Abbiamo messo a punto un piano per l\u2019assunzione di nuovi ricercatori e professori che prevede nel giro di 4-5 anni tre volte tanto quanto abbiamo oggi, quindi abbiamo aperto un pochino di pi\u00f9 le possibilit\u00e0, le opportunit\u00e0 di arrivare in universit\u00e0. L\u2019esperienza all\u2019estero io la ritengo fondamentale, ma ritornare poi in Italia e mettere in pratica quello che si \u00e8 imparato \u00e8 altrettanto importante. Quindi abbiamo aumentato i fondi, abbiamo aumentato il numero delle possibilit\u00e0 per l\u2019Universit\u00e0 di reclutare nuovi ricercatori , bisogna fare in modo poi che questo sia costante nel tempo, nel senso che di nuovo non vorrei fosse uno spot dei prossimi quattro anni e poi ritorna gi\u00f9. Mi chiedeva prima a quale paese potremmo assomigliare, la Germania spende un investimento in ricerca e universit\u00e0 che \u00e8 tre volte il nostro.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Signor Ministro siamo andati un po\u2019 lunghi per\u00f2 non potevamo non farvi vedere questo servizio che abbiamo realizzato su questa tematiche: residenza, diritto allo studio, finanziamento del costo universitario, che nei paesi anglosassoni c\u2019\u00e8 questa forma dei prestiti, in Italia \u00e8 molto ridotta, son pochi i soggetti che si sono preoccupati di fornire questo strumento agli studenti. Vediamo questo servizio curato da Annalisa Pomponio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Quarto Servizio: <\/strong>I costi per una laurea diventano spesso un ostacolo, tra i pochi strumenti che vengono in aiuto agli studenti c\u2019\u00e8 il prestito per merito di Intesa San Paolo sono oltre 12.000 gli studenti italiani o stranieri che hanno sfruttato questa possibilit\u00e0. \u201cIl nostro prestito rappresenta un caso di sussidiariet\u00e0 bancaria potremmo dirlo, una banca sente il proprio dovere di cittadinanza, la prima banca italiana starei per dire non pu\u00f2 non farlo. La Costituzione prevede che tutti i ragazzi e tutte le ragazze italiani raggiungano il livello pi\u00f9 alto dell\u2019istruzione, anche quelli privi di mezzi, ma gli strumenti a disposizione non sono mai sufficienti, per questo un grande prestito con una funzione inclusiva. Tutti i ragazzi e le ragazze che frequentano l\u2019universit\u00e0, qualunque facolt\u00e0, qualunque ateneo italiano, non ci sono distinzioni di tasso, il tasso \u00e8 molto contenuto, la restituzione pu\u00f2 avvenire in trent\u2019anni, non \u00e8 prevista nessuna garanzia a carico della persona, n\u00e9 dei suoi parenti. Questo era molto importante per realizzare uno strumento in spirito sussidiario.\u201d Un altro prodotto pi\u00f9 selettivo e circoscritto \u00e8 quello fornito da Talents Venture una societ\u00e0 specializzata in servizi di orientamento e sviluppo di soluzioni a sostegno dell\u2019istruzione universitaria. In questo caso gli studenti si impegnano a restituire la cifra ricevuta in rate mensili ma solo dopo aver sottoscritto un contratto di lavoro, uno stage, un apprendistato, avente un reddito annuo lordo prospettico superiore ai 10.000 euro. \u201cAd oggi siamo offrendo delle agevolazioni che vanno dai 3 ai 4mila euro per prepararsi a quelle che sono le competenze che ad oggi mancano sul mercato del lavoro italiano, come quella del Web Development, Cyber Security o Analisi dei dati. Agli studenti che chiedono queste agevolazioni viene chiesto di rimborsare circa il 7\/8% del loro reddito futuro per trentasei mensilit\u00e0.\u201d Oltre ai prestiti per gli studenti \u00e8 altrettanto importante offrire un tetto, un alloggio a chi studia fuori sede, da questo bisogno nasce pi\u00f9 di quarant\u2019anni fa Camplus primo provider housing per studenti universitari in Italia. 9000 i posti letto in tredici citt\u00e0 italiane e in Spagna. Il suo obiettivo \u00e8 far sentire gli studenti a casa anche fuori casa. \u201cAll\u2019interno delle residenze, Camplus ha introdotto in Europa e non solo in Italia, un nuovo concetto di ospitalit\u00e0, che \u00e8 quello di aggiungere al bisogno di residenzialit\u00e0, il bisogno di una relazione e soprattutto di una formazione, in sostanza un adulto che all\u2019interno o vicino alla residenza \u00e8 sempre presente per darti una mano. Il primo servizio che noi offriamo \u00e8 un rapporto personale con ogni singolo ospite, cio\u00e8 una persona che ti guarda negli occhi per cui tu non sei un posto letto ma sei una persona. Da qui discendono tutti gli altri servizi. Il PNRR prevede un miliardo per le residenze universitarie, \u00e8 quindi un ottimo provvedimento, e un\u2019ottima iniziativa del governo. Vedo due problemi per il PNRR, il primo \u00e8 un problema di obiettivi che si \u00e8 posto molto molto sfidanti, forse troppo sfidanti, cio\u00e8 la costruzione di 70.000 posti letto, e l\u2019altro invece, secondo me pi\u00f9 importante ancora, \u00e8 il problema gestionale, cio\u00e8 il problema non \u00e8 realizzare le residenze, il problema \u00e8 gestirle, soprattutto dopo.\u201d<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Cupertino, che state facendo al Politecnico di Bari, cio\u00e8 si riesce a dare qualche risposta agli studenti su queste tematiche o no.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Francesco Cupertino: <\/strong>Una questione che \u00e8 emersa a pi\u00f9 riprese \u00e8 quella a riguardo alle start up, al fatto di avere le Universit\u00e0 e i Centri di ricerca come incubatori di innovazione. Stiamo vivendo una trasformazione digitale importantissima, la capacit\u00e0 di utilizzare i dati, non sono scienze magiche a portata solo degli ingegneri informatici, tutte le scienze umanistiche potrebbero vivere un rinnovamento grazie alla capacit\u00e0 di utilizzare il valore che viene dall\u2019analisi del dato. Quindi integrare delle competenze, avere dei percorsi di competenze digitali, provare il percorso di avviare una nuova impresa, provare a fare una start up sicuramente \u00e8 una delle cose sulle quali si dovranno cimentare le nuove generazioni.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Irene Elisei: <\/strong>Grazie. Noi vorremmo chiudere questo incontro con una battuta molto veloce sia a Scordamaglia che a Ibarra sulla stessa domanda, per quanto riguarda la selezione delle risorse, delle persone che lavorano presso le vostre aziende, perch\u00e9 in un modo o in un altro l\u2019 investimento che una famiglia fa per mandare all\u2019universit\u00e0 il proprio figlio \u00e8 sicuramente molto importante. In questo momento un\u2019universit\u00e0 vale l\u2019altra per voi come momento di selezione, oppure \u00e8 pi\u00f9 importante puntare su un\u2019esperienza all\u2019estero, su un master o altri corsi e cosi via.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maximo Ibarra: <\/strong>In questo momento stiamo seguendo una politica che \u00e8 molto ampia, nel senso che il problema qual \u00e8, non ci sono i ragazzi, in questo momento non ci sono persone abbastanza. Tra l\u2019altro c\u2019\u00e8 anche un altro tema che il 50% dei lavori che ci saranno nei prossimi 3-4 anni di fatto non esistono ancora. Quindi provate ad immaginare in una combinazione di situazioni che stiamo affrontando in questo momento. Quindi noi quello che stiamo facendo \u00e8: non stiamo guardando l\u2019universit\u00e0 nello specifico, quindi guardiamo ai ragazzi e ragazze che abbiano due caratteristiche. Sicuramente una formazione che pu\u00f2 essere anche di un istituto tecnico piuttosto che di una scuola superiore che magari ha avuto la possibilit\u00e0 di poter portare avanti anche un\u2019esperienza in ambito tecnologico, per\u00f2 guardiamo un po\u2019 tutte le facolt\u00e0 e guardiamo tutte le universit\u00e0. Tra l\u2019altro stiamo anche cercando di capire se esiste la possibilit\u00e0 di creare anche delle collaborazioni, dei gemellaggi con persone che arrivino anche da universit\u00e0 all\u2019estero, che abbiano deciso anche di venire in Italia, non \u00e8 la fuga dei cervelli ma esattamente il contrario. Le caratteristiche sono una forte motivazione, sicuramente anche capacit\u00e0 di poter leggere quello che succeder\u00e0 nei prossimi anni, da l\u00ec il concetto di saper essere pi\u00f9 importante del saper fare, e chiaramente tanta voglia, tanta energia, e fame. Quando noi vediamo queste caratteristiche lo portiamo a bordo o la portiamo a bordo.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Luigi Scordamaglia: <\/strong>Devo richiamare quello che \u00e8 stato appena detto, qui non ci sono i ragazzi, qui la situazione drammatica parla di 100.000 ragazzi in meno ogni anno a scuola, 1.4 milioni nei prossimi 10 anni, e soprattutto qualcosa non funziona, al di l\u00e0 della natalit\u00e0, perch\u00e9 190.000 abbandoni all\u2019anno di scuola, innesca una bomba sociale che crea necessariamente tensione, di cui dovremmo fare i conti, quindi bisogner\u00e0 chiedersi perch\u00e9 questi abbandoni, perch\u00e9 hai la sensazione che quello non ti garantisca poi una collocazione? Per il resto confermo quello che \u00e8 stato detto. A parte che noi abbiamo, come settore agroalimentare, come agricoltura, una esigenza trasversale, quindi non solo laureati ma specializzati tecnici, dai frigoristi agli elettricisti, ecc. Quindi molto di pi\u00f9 una valutazione della persona, delle capacit\u00e0 che ha di adattarsi, di muoversi, di reagire e poi ovviamente soft skill di base di cui oggi non si pu\u00f2 fare a meno. Io nel mio piccolo ho un test familiare, un figlio che appena finito \u00e8 andato fuori e sta da dio, l\u2019altro che ha giurato di non andare, adesso voglio vedere chi dei due aveva ragione.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Ministro Messa, siamo in conclusione, mancano proprio una manciata di secondi, tra un mese si vota, chiss\u00e0 come andr\u00e0 a finire magri sar\u00e0 richiamata al ministero, la domanda che volevo farle \u00e8 questa: se lei non sar\u00e0 pi\u00f9 ministro c\u2019\u00e8 un progetto che le dispiacerebbe che venisse abbandonato?<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Maria Cristina Messa: <\/strong>S\u00ec, il progetto \u00e8 quello per cui oggi avete dedicato una giornata alla ricerca, cio\u00e8 che la ricerca continui ad essere al centro degli investimenti.<\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Enrico Castelli: <\/strong>Grazie, grazie signor Ministro, grazie a tutti voi per averci avete seguito.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Enrico Castelli: Buonasera, buonasera a tutti, terza giornata, terzo Talk curato dalla Fondazione per la Sussidiariet\u00e0 qui al Meeting di Rimini. 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