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I MILLENNI PER L’OGGI. L’archeologia contro la guerra: Urkesh di ieri nella Siria di oggi

- Mostra Piazza B3A cura di Giorgio e Marilyn Buccellati, Stefania Ermidoro, Yasmine Mahmoud.

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L’archeologia può essere pensata come una scienza giovane, capace di impegnarsi in un dialogo con le comunità locali e il loro territorio? Può coinvolgere anche in maniera drammatica i giovani di una nazione martoriata dalla guerra? A queste domande risponde la mostra “I millenni per l’oggi”, a partire dal caso specifico di ricerca archeologica al sito di Tell Mozan, antica Urkesh, in Siria, che ha portato un forte contributo alla formazione di una solida autocoscienza delle comunità locali durante la guerra e contribuito ora alla ricerca di una nuova coesione in quello che si spera sia l’inizio del dopoguerra.
Il caso di Tell Mozan mostra il valore profondo della storia, un valore che assurge a una dimensione tanto più sentita quanto più viene messo in pericolo da chi questa storia vuole sradicare: il cosiddetto stato islamico. Due modi antitetici di concepire l’identità: a partire da proclami effimeri, strumentali o addirittura perversi, oppure da valori veri e condivisi. Attorno agli scavi infatti sono emerse sinergie inaspettate, tanto più sentite quanto più grandi erano le distanze e forti le spinte disgregatrici.
Sono state le sinergie fra comunità locali di sfondi etnici e religiosi diversi; le sinergie fra la popolazione rurale e l’interesse di estranei al loro mondo ricco di una autenticità semplice; le sinergie fra giovani siriani e non (soprattutto italiani), a tutti i livelli, dalle elementari all’università; le sinergie fra studiosi e pubblico, capaci di dare origine a forme innovative di interazione con il territorio; le sinergie fra imprenditori siriani e italiani che si pongono la fondamentale domanda del rapporto fra impegno produttivo e responsabilità sociale; le sinergie fra diverse mentalità e modi di sentire intergenerazionali, come nell’invito a immergersi nella riflessione silenziosa sottraendosi al ritmo ossessionante di stimoli sensoriali.
Archeologi, storici, linguisti, non hanno insegnato ad altri qualcosa di alieno a loro. Hanno insieme rivisitato reperti che tutti possono toccare e provocare; hanno insieme ricostruito un passato che nutre tutti, parlando lingue in cui si annidano concetti e sentimenti che ci accomunano a persone e popoli ormai muti da tempo. “Le forze che muovono la storia sono le stesse che rendono l’uomo felice” significa quindi anche che la popolazione siriana può dare nuovo senso al proprio passato, anche remotissimo, infondendovi nuova luce a partire dal presente. Paradossalmente, è il presente che nutre il passato, nel momento stesso in cui scopre lì l’humus del quale si nutrono le proprie radici.

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