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GIOVANNINO GUARESCHI. Route 77, il cuore della Via Emilia

- Mostra Padiglione D2
A cura di Egidio Bandini con gli “Amici di Guareschi”

Route 77, ovvero 77 anni dopo, ripercorriamo il personalissimo “Giro d’Italia” che Giovannino Guareschi fece in bicicletta, limitato al Nord e praticamente effettuato tutto lungo la Via Emilia e il Po (pur iniziando da Milano). Dopo questo viaggio, dal quale era tornato con importantissime scoperte al riguardo, il papà di Peppone e don Camillo spiegava con precisione dove collocare i suoi celeberrimi racconti di “Mondo piccolo”: «L’ambiente è un pezzo della pianura padana: e qui bisogna precisare che, per me, il Po comincia a Piacenza. Il fatto che da Piacenza in su sia sempre lo stesso fiume, non significa niente: anche la Via Emilia, da Piacenza a Milano, è sempre la stessa strada; però la Via Emilia è quella che va da Piacenza a Rimini. Non si può fare un paragone tra un fiume e una strada perché le strade appartengono alla storia e i fiumi alla geografia. E con questo? La storia non la fanno gli uomini: gli uomini subiscono la storia come subiscono la geografia.» In queste poche frasi c’è da notare il diverso trattamento, da parte del papà di Peppone e don Camillo, riguardo il fiume Po e la Via Emilia: mentre il Po comincia a Piacenza, ma solo secondo la visione dello stesso Guareschi, per l’antica strada consolare Giovannino non ha dubbi: dice semplicemente che la Via Emilia è quella che va da Piacenza a Rimini. Punto.

Ed è da qui che ci muoviamo anche noi, nel raccontarvi questa storia nuova, ma vecchia di secoli: la storia di una strada che, in realtà, è destinata a diventare, lungo il suo percorso, molto più che una via di comunicazione. La Via Emilia è un simbolo, una leggenda, un mito e, proprio per questo, è esattamente il modo di vivere che caratterizza la nostra regione: l’Emilia-Romagna. Una regione fatta di tante anime, di tanti cuori, di tante magie. Una regione che Edmondo Berselli definiva “Terra di comunisti, motori, musica, bel gioco, cucina grassa e italiani di classe.” Insomma, il ritratto di un sogno, di un’utopia, di un’immagine idealizzata che, come allo specchio, si riflette, tutta, proprio sul nero asfalto della Via Emilia. Un nastro scuro che però, agli occhi di chi lungo questa strada fantastica ci vive, diventa trasparente come l’acqua del fiume, con i tantissimi veicoli che la percorrono a formare una vera e propria corrente, cui abbandonarsi in tutt’e due le direzioni: dal fiume al mare e viceversa.

Accompagnati dai valzer dei Cantoni e da quelli di Casadei, dal salame felinese e da quello romagnolo, dall’Amarcord felliniano e dal Rigoletto di Verdi, dal rombo della Ferrari e dal carezzevole suono delle onde di risacca, dal blu del cielo che si specchia nel Grande Fiume e dall’Adriatico selvaggio che è verde come i pascoli dei monti. Il tutto seguendo, da Piacenza a Rimini o viceversa, le favole di Guareschi: da leggere ma anche da cercare, da ritrovare e da rivivere sotto questo cielo immenso che sta sopra la piana del Po dove, scriveva Riccardo Bacchelli: «La natura spande, attarda.» Un mondo diverso da tutti gli altri, quello della nostra regione perché, diceva Guareschi, «In quella fettaccia di terra tra il fiume e il monte, possono succedere cose che da altre parti non succedono. Cose che non stonano mai col paesaggio.» Cose come la Via Emilia. Così come il “Mondo piccolo” di don Camillo e Peppone.