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Il bello del cervello

Rimini, sabato 25 agosto – All’Arena Meeting Salute C3, alle 19, si è svolto un incontro di alto livello scientifico. Di fronte a una platea particolarmente numerosa, sono intervenuti Mauro Ceroni, professore di neurologia all’Università degli Studi di Pavia; Matilde Leonardi, neurologa, direttore dell’Unità Operativa Neurologica, Salute pubblica, Disabilità e del Coma Research Centre – CRC della Fondazione IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano; Flavio Villani, scrittore e neurologo della fondazione IRCSS Istituto Neurologico Carlo Besta di Milano.

Tema della tavola rotonda: il cervello umano. In forma divulgativa e, nello stesso tempo, rigorosa, Ceroni ha descritto il cammino percorso dalla medicina clinica e dalla neurologia, con particolare riferimento agli studi di Broca. I suoi contributi sono stati fondamentali per la localizzazione del linguaggio in un’area del cervello che da lui prende il nome. “Il linguaggio è strettamente legato al pensiero. Non c’è il più piccolo istante di esperienza che non abbia un corrispondente elettrofisiologico. Io non sono separabile da mio corpo”, ha affermato Ceroni. Il medico pavese si è soffermato sul processo di formazione del nostro cervello fin dal seno materno. Ha poi aggiunto: “La vera bellezza del cervello è data dal fattore che più ci caratterizza: la coscienza, sede della ragione e della libertà. La coscienza deborda da tutte le parti”. Richiamando un incontro e una discussione avuta in questi giorni con il teologo Tanzella-Nitti, ha poi sostenuto che “il passaggio dal brodo primordiale al primo vivente è qualcosa che non sappiamo, così come rimane misterioso perché fino ad un certo istante c’è la vita e poi si muore”.

Villani si è posto la domanda se il comportamento narrativo sia da ritenersi universale. Domanda originale e affascinante. Si è soffermato stupito di fronte al mondo delle api che con i rituali del loro comportamento, attraverso un sistema di simboli, sono in grado di recepire e decodificare un messaggio. Naturalmente il comportamento dell’uomo è più complesso perché mette in gioco più fattori: “La coscienza di sé, la capacità di creare manufatti, è una forma di narrazione. Il linguaggio è una sintassi digitale del linguaggio umano. Anche l’uomo di Neanderthal era già in grado di produrre narrazioni”. Suggestivo il passaggio dalla narrazione alla domanda se sia possibile fotografare l’intelligenza. La risposta è affermativa: “Si può fotografare la nostra attività cerebrale mentre funziona. Mentre una persona parla, attiva una serie di aree cerebrali”.

Infine Matilde Leonardi ha svolto un affascinante excursus attraversando momenti dell’esperienza emotiva e cognitiva dell’uomo, in una ‘narrazione scientifica’ che ha messo in luce le trasformazioni biologiche ed elettrochimiche che presiedono, per esempio, ad esperienze come l’innamoramento, dove si dà “l’attivazione di sostanze come la dopamina, la seratonina, il testosterone, mostrando come vi sia una natura nascosta che deve essere svelata”.

(A.Li.)