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STORIE DAL MONDO: LA NOTTE DELLA SINDONE

L’ultimo appuntamento della rassegna “Storie dal mondo”, curata da Roberto Fontolan, direttore del Centro internazionale di Comunione e liberazione, e da Gian Micalessin, giornalista e reporter, è dedicato ad un documentario italiano che tenta di ricostruire la controversa vicenda della datazione della Sacra sindone. Il documentario “La notte della sindone”, una produzione Polifemo e Rai, è stato proiettato in Sala Neri General Electric alle 21.45. Oltre a Micalessin, che conduce l’incontro, è presente anche la poco più che trentenne autrice Francesca Saracino. La proiezione è un’anteprima assoluta.
La sindone è oggetto di studio scientifico da più di un secolo. Nel 1989 venne fotografata per la prima volta da Secondo Pia: con grande sorpresa, l’immagine in negativo mostrò chiaramente l’immagine di un uomo. Da allora sono stati effettuati numerosi studi scientifici volti a stabilirne l’autenticità tramite le tecniche che, con l’avanzare della tecnologia, si sono rese disponibili. Molte indagini (analisi del sangue, pollini presenti nel tessuto, morfologia dei segni presenti sul corpo) sono compatibili con l’ipotesi che la sindone sia effettivamente il sudario che avvolse Cristo dopo la deposizione. D’altro canto, le ipotesi su come possa essere stato artificialmente prodotto il falso appaiono improbabili.
Nel gennaio 1982 lo Sturp, sigla che identifica il “Progetto di ricerca sulla sindone di Torino” costituito nel 1978 in occasione dell’ostensione straordinaria, invia il progetto definitivo per l’esperimento di datazione tramite carbonio 14 al cardinale Ballestrero, il quale lo sottopone all’Accademia pontificia e ne riceve il via libera. Da quel momento in poi, fino al prelievo effettivo dei campioni nell’aprile 1988, si susseguono una serie di intricatissime e ambigue vicende per stabilire chi e come dovesse effettuare le analisi. Il risultato della datazione tramite C14 effettuato dai tre laboratori selezionati - a Oxford, Tucson e Zurigo - fu comunicato il 13 ottobre ’88 dallo stesso cardinale Ballestrero: il telo della Sindone risale al Medioevo, in un periodo compreso tra il 1290 e il 1360. La notizia che la Sindone non era quindi il sudario di Cristo sconvolse molti credenti e provocò una certa soddisfazione negli ambienti anticlericali o protestanti.
Da subito si sollevarono proteste per presunte irregolarità sui protocolli di misura e seri dubbi sulla buona fede dei laboratori. I protagonisti di questa storia “dalle atmosfere alla Dan Brown” – come dice Micalessin – sono i vari responsabili e direttori dei laboratori e i responsabili delle ricerche dalla parte ecclesiastica. Le vicende vengono ricostruite con estrema dovizia di particolari alla luce dei documenti inediti di cui l’autrice e i suoi collaboratori sono venuti in possesso durante le indagini. “Volevamo fare un documentario diverso, che raccogliesse in modo completo tutti gli eventi e i retroscena della datazione della sindone tramite C14. Avevamo quasi finito di montare quando Franco Faia, uno degli scienziati che avevano studiato la sindone nel 1978, ci ha contattato, comunicandoci di essere in possesso di un archivio di duemila documenti, per lo più lettere, riguardanti la vicenda”. Questi documenti hanno permesso di confermare in parte le ipotesi sulla inadeguatezza dei protocolli usati per la datazione e sulle forti pressioni sotto le quali l’esperimento è stato condotto. In alcuni momenti si assiste ad un vero e proprio giallo, poiché le intenzioni dei vari scienziati in gioco sembrano davvero poco chiare e assumono i tratti di un complotto.
“La non autenticità della sindone in quanto risalente al Medioevo è ancora oggi la versione comunemente accettata, questo anche per colpa di noi giornalisti che non abbiamo dato un’adeguata informazione dei successivi sviluppi” dice Micalessin alla fine della proiezione. “Secondo te il complotto c’è stato?” chiede Micalessin a Saracini. “I documenti parlano da soli” è la diplomatica risposta. “Se si potesse andare indietro nel tempo, cosa vorresti sapere di più?”. “Vorrei sapere chi ha paura della sindone” risponde l’autrice.
Anche il pubblico, estremamente incuriosito, rivolge molte domande: “Come si è potuto condurre un esperimento così importante con tanta superficialità?” “Nel protocollo originale lo Sturp aveva definito precisamente cosa fare – risponde Saracini - In particolare aveva sottolineato la necessità dell’analisi preliminare dei campioni, senza la quale la sola datazione tramite C14 può portare a conclusioni assolutamente fuorvianti. Ma gli accordi saltarono, lo Sturp venne estromesso dall’esperimento e il protocollo venne cambiato”. “Durante la produzione del documentario, hai avvertito pressioni?” “Certamente il mio lavoro provoca fastidio – risponde Saracini - perché in esso vengono mostrati svariati documenti inediti che permettono di confermare alcuni fatti che finora erano solo ipotesi”.
La Chiesa non ha ancora espresso un parere ufficiale sull’autenticità della sindone, ma ne autorizza il culto come icona del volto di Gesù. Tuttavia alcuni pontefici, tra cui Giovanni Paolo II, a titolo personale ammisero di credere alla sua autenticità, e il documentario si conclude con la voce di papa Wojtyla in un’inedita intervista che parla proprio di questo.

(M.F.)
Rimini, 23 agosto 2012