30 anni di Meeting / gli interventi più significativi

Francois Michelin

Il Meeting giunge quest’anno alla sua trentesima edizione. In occasione di questo anniversario, da qui ad agosto segnaleremo sul sito quindici interventi di personaggi che hanno partecipato al Meeting e che hanno segnato la storia della manifestazione, raccontando le circostanze in cui avvennero e mostrando le immagini degli incontri.

“Perché mi avete invitato anche quest’anno?” “Pourquoi pas?” Perché no, ha risposto Stefano Alberto a Francois Michelin, per la seconda volta al Meeting. Ed è interessante riportare questo scambio di battute, perché è stato un onore, per la manifestazione, avere come ospite “un uomo straordinario, sorprendente”, come lo ha definito Roberto Fontolan, nel 2003, prima edizione cui partecipò Michelin.

Francese, Presidente onorario di una delle più grandi industrie di pneumatici al mondo, Michelin nel 1926 si laureò in matematica alla Facoltà di Scienze di Parigi. Il suo percorso lavorativo, presso l’azienda, iniziò direttamente dalla fabbrica, entrando così in contatto con il mondo dei lavoratori. Nominato Gerente degli stabilimenti Michelin nel 1955, cavalca la rivoluzione del radiale, conducendo l’azienda al successo mondiale, sinonimo di qualità ed innovazione.

Al Meeting, Michelin giunge come vero esempio imprenditoriale: è il 2003, l’incontro, dal titolo “L’ideale nell’impresa”, è moderato da Roberto Fontolan. Un gioco di domande e risposte, alle quali Michelin risponde con grande entusiasmo. Racconta della sua esperienza in azienda e della ricerca, costante, di un rapporto umano con i colleghi, prima, e con i dipendenti, poi.

Una particolare concezione di impresa domina il pensiero di Michelin: “Tutto quello che viene dal cliente, e tutto quello che è materia prima, con cui si fabbrica il pneumatico, tutto questo fa parte e determina la vita e la sopravvivenza dell’azienda. Tutto il problema posto dalle relazioni interpersonali fra il personale e gli individui dell’azienda, deriva da questa nozione fondamentale. Se il capo comanda soltanto perché ha questo titolo di capo, è una catastrofe. Mentre, invece, se il capo è in grado di capire i problemi, le difficoltà delle persone che lavorano, che manipolano la materia, e se è in grado di trovare le soluzioni ai loro problemi quello, sì, è un vero capo”.

Le difficoltà che sorgono sul lavoro, Michelin le supera attraverso una visione del mondo lavorativo dove operaio e dirigente, dipendente e capo, hanno necessariamente bisogno l’uno dell’altro. “La domanda che ci dobbiamo porre è questa: “Che cosa fare affinché le persone lavorino bene insieme? Perché ci sono difficoltà, piccoli problemi tra le persone? E perché io stesso ho delle difficoltà?”. Vediamo subito che la risposta univoca, un’unica risposta, non c’è. Perché ognuno di voi, anche in questa sala, è unico e irripetibile. Nella storia dell’umanità non troverete una persona come voi, uguale a voi. Ecco perché dobbiamo avere questo atteggiamento, questa disposizione d’animo che ci permetta di metterci all’ascolto delle persone che lavorano e vivono attorno a noi”.

Michelin tornò nel 2004, intervenendo all’incontro “L’impresa: ma l’uomo in se stesso non è già impresa?”. Un incontro dove torna a parlare del lavoro e di come la sua lettura delle difficoltà quotidiane, anche quelle che sorgono in fabbrica, discenda dal peccato originale. Dio è quindi centrale anche nel mondo del lavoro ed insegna, secondo Michelin, a riconoscere le persone attorno a noi come diverse. “Amare significa vedere le cose per quello che sono. Bisogna guardare le persone intorno a noi cercando di scorgere quello che sono veramente, ed è difficile, perché noi stessi siamo in continuo cambiamento. Noi potremo divenire quello che siamo, nella misura in cui sappiamo vedere gli altri, nella misura in cui li rispettiamo, nella misura in cui amiamo le differenze. Lo specifico del cristianesimo è quello di dimostrare che c’è sempre un bene”.
Per Michelin, il cristianesimo funge da risposta al nascere di conflitti e difficoltà nel mondo del lavoro. “Questa risposta che andavo cercando l’ho trovata nel cristianesimo. Quello che so è di essere un miserabile peccatore, miserabile nel senso che ho bisogno di misericordia. La Bibbia e i Vangeli, la Chiesa ci mostrano quanto Dio sia misericordioso e fino a che punto voglia la nostra salvezza. Bisogna rendersi disponibili alla misericordia, e questo è uno sforzo continuo che richiede la partecipazione ai sacramenti, la lettura di quanto dice il Magistero, il Papa, i Salmi. Ma c’è una entità straordinaria, al mondo: ed è il tempo. Come acchiappare il tempo? Dio ha creato il tempo per darci la possibilità di compiere dei progressi”.

Michelin, che con stupore ha chiesto il perché di un nuovo invito, ha trovato un grande calore dal pubblico del Meeting. Ed ha saputo cogliere uno degli aspetti che caratterizzano questo pubblico: “la forza di Comunione e Liberazione sta proprio in questo: nell’avere la forza di accettare gli altri, per vedere quello che si può costruire insieme. Trovo che in seno a Comunione a Liberazione ci sia un atteggiamento di umiltà eccezionale. Questo è proprio il cuore del vostro movimento, avrete sicuramente voglia e tenderete a volere organizzare tutto questo. Ma non si può organizzare la vita, bisogna viverla.”


Leggi la trascrizione dell'incontro “L’ideale nell’impresa

Leggi la trascrizione dell'incontro “L’impresa: ma l’uomo in se stesso non è già impresa?”

Guarda lo speciale sui 30 anni di Meeting realizzato da Il Sussidiario.net


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