30 anni di Meeting / gli interventi più significativi

Lech Walesa

Il Meeting giunge quest’anno alla sua trentesima edizione. In occasione di questo anniversario, da qui ad agosto segnaleremo sul sito quindici interventi di personaggi che hanno partecipato al Meeting e che hanno segnato la storia della manifestazione, raccontando le circostanze in cui avvennero e mostrando le immagini degli incontri.

Il Meeting in più occasioni ha incontrato la Storia. Lo ha fatto mettendo insieme in una sala testimoni del passato e del presente, voci che hanno raccontato le guerre, i totalitarismi, la ricerca della libertà ed insieme la speranza di poterla riacquistare. Non si può capire la Storia se non la si incontra, se non si dialoga con essa.

È il 1990. Da un anno è caduto il muro di Berlino, l’Europa, quella dominata dal comunismo, avverte un vento nuovo. Questo cambiamento si percepisce anche in Polonia, dove Lech Walesa, Premio Nobel per la Pace e leader del Sindacato Autonomo dei Lavoratori “Solidarnosc”, vince le elezioni presidenziali. Un momento di grande fermento, che porta questo stato ad una trasformazione radicale.

“Incontro con Lech Walesa” diventa l’opportunità per conoscere la storia della Polonia. È il 26 agosto del 1990 ed in sala, oltre al leader di Solidarnosc, sono presenti Giancarlo Cesana ed Antonio Smurro. Walesa, che da semplice elettricista ha intrapreso una resistenza pacifica contro il regime, ha fondato la prima organizzazione sindacale indipendente dal blocco sovietico, ed attraverso una serie di scioperi, rende visibile al mondo intero quanto accade in Polonia.

“Miei cari giovani amici, sono venuto da voi, al vostro tradizionale incontro, dalla Polonia, da un Paese per molti lontano, dalla Polonia che da secoli sta lottando per la propria indipendenza. E' stata una lotta difficile (…) Questi due totalitarismi hanno portato per gli uni il fuoco dei forni crematori, per gli altri il freddo micidiale della Siberia. Il nazismo voleva distruggere i nostri corpi, allo stalinismo non sono bastati i nostri corpi: voleva le nostre anime”.

A questa oppressione, il popolo polacco risponde senza ricorrere alla violenza: “La morte il più delle volte arrivava inaspettata, durante la marcia verso la libertà, ad opera di mani straniere e non. Queste croci, benché così tragiche ed inutili, hanno reso più profonda la nostra convinzione che avremmo potuto vincere la violenza distruttiva solo in modo pacifico.”

La fede cattolica muove l’opera di Walesa: “Era il cuore del cantiere, con l'immagine della Madonna e con il ritratto del Santo Padre Giovanni Paolo II. Vennero descritte le nostre liturgie all'interno del cantiere, vennero riportate le nostre preghiere, e migliaia di immagini delle nostre confessioni sul selciato della fabbrica. Il mondo si stupì di questa rivoluzione fatta in ginocchio, ma per noi era la naturale memoria del nostro grande legame con la Chiesa, con la sua dottrina sociale. (…) Infatti, nella storia della Polonia era sempre accaduto che, nei momenti neri per la nazione, la Chiesa fosse insieme a noi. In essa trovavamo rifugio e forza per lo spirito”.

La Polonia, secondo Walesa, è parte della tradizione cattolica del nostro continente e l’Europa deve lavorare affinché questa convivenza di idee, religioni e culture possa tradursi in realtà. “L’Europa è a una svolta storica e quindi anche adesso bisogna raccogliere una sfida perché i valori cristiani che da secoli danno forma a questo continente non cadano”. Walesa esprime una coscienza cattolica per cui la fede investe la totalità della vita. Questo spiega la sua opera nella politica e nella società. Una fede capace di risvegliare l’uomo, di condurlo ad una vita nuova, lontano dall’oppressione del potere.

L’incontro con Walesa rappresenta ancora oggi una testimonianza storica di grande valore. Significativo per il pubblico, che ha avuto la possibilità di conoscere una realtà, quella di Solidarnosc e della Polonia, direttamente dalla voce del Premio Nobel. Significativo anche per Walesa, che ha immediatamente colto il calore e lo spirito del Meeting. Ricorda Giancarlo Cesana, parlando dell’incontro: “A un certo punto si è alzato e si è tolto la giacca. L’ha messa sulla sedia. Uno che si mette dentro in quello che interessa anche a me. Uno che si toglie la giacca, come a dire: “Qua siamo amici”.
Del Meeting Walesa ha affermato: “Sono stupito che abbiate messo insieme tanti giovani – e non sono mai stato a una cosa del genere. (…) Quando tornerò in Polonia proverò a farlo anch’io. Il Meeting mi ha sorpreso perché pensavo che questo Occidente fosse finito. Credevo di avere qualcosa da insegnare, scopro che sul ruolo del cristianesimo nella società e sulla gestione delle opere voi siete un passo più avanti della Polonia”.

Leggi la trascrizione dell'incontro con Lech Walesa.

Guarda lo speciale dedicato ai 30 anni di Meeting, realizzato dal Sussidiario.net


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