30 anni di Meeting / Gli interventi più significativi

Eugène Ionesco

Il Meeting giunge quest’anno alla sua trentesima edizione. In occasione di questo anniversario, da qui ad agosto segnaleremo sul sito quindici interventi di personaggi che hanno partecipato al Meeting e che hanno segnato la storia della manifestazione, raccontando le circostanze in cui avvennero e mostrando le immagini degli incontri.

“Credo che fra tutti i motivi per i quali scrivo i due motivi principali siano questi: far condividere agli altri lo stupore, la meraviglia di esistere, il miracolo del mondo e far udire il nostro grido d’angoscia a Dio e agli altri uomini. Tutto il resto è secondario”. A questa conclusione giungeva Eugene Ionesco durante la sua presenza al Meeting. Era il 1987 e finalmente, dopo una lunga attesa, il drammaturgo francese approdava alla manifestazione, un incontro folgorante, per il pubblico e per lo stesso Ionesco.

Nato in Romania nel 1909, ma parigino d’adozione, Ionesco è stato uno dei maggiori esponenti del “teatro dell’assurdo”. Nel 1950 il successo lo raggiunge attraverso “La cantatrice calva”, seguono opere come “La lezione”, “Il rinoceronte”, “Il re muore”, e “Maximilien Kolbe”, messo in scena per la prima volta proprio al Meeting nel 1988.

L’incontro con Ionesco è stato certamente uno dei momenti più significativi dell’edizione del 1987, un appuntamento preparato con scrupolo ed impegno, come se questo momento Ionesco lo attendesse da tempo. “Sono venuto al Meeting per incontrare persone che amano le altre persone (…) Sono felice di trovarmi tra voi, per questa riunione degli amici degli uomini. Gli amici degli uomini sono sempre meno numerosi, ma qui ne vedo tanti e spero che si moltiplichino”.

L’incontro ruota attorno ad un punto centrale: perché scrivere? E Ionesco ripercorre la sua infanzia, la gioia e la freschezza che la caratterizzavano e che l’autore ricerca attraverso i suoi scritti. “Tutte le mie opere teatrali sono un appello, l’espressione di una nostalgia”. Lo stupore è il grande motore che muove Ionesco: “Io cerco Dio e lo cerco da sempre, ho l’impressione che la mia vita sia una specie di ricerca, una ricerca insufficiente, interrotta talvolta da numerose eresie (…) L’uomo cerca Dio persino quando ignora di cercarlo, e quando non abbiamo abbastanza fede, ci appoggiamo su altro”.

Il punto d’incontro tra Ionesco ed il Meeting è dunque proprio questo: la ricerca, il porsi delle domande, il chiedersi costantemente il perché delle cose: “Perché il male, l’orrore esistenziale? Siamo talmente intrappolati che ci sembra diventato assurdo fare delle domande, mentre il non senso sta nel fatto che non ci si facciano più domande”. L’arte è perciò essenzialmente interrogativa, perché conduce l’uomo, attraverso le parole e la musica, alla sorgente stessa del mistero.

Nel 1988 Ionesco torna, questa volta come autore del libretto teatrale “Maximilien Kolbe”, opera lirica ispirata dalla figura di Padre Kolbe, frate francescano, missionario in Giappone, morto ad Auschwitz nell’agosto del 1941 e canonizzato come martire da Giovanni Paolo II nel 1982. “Il re muore” viene messo in scena dal Teatro dell’Arca nel 1990, mentre è del 1994, anno della scomparsa di Ionesco, l’omaggio al celebre autore, dal titolo “L’assurdo e la speranza” di Paolo Graziosi.

Come testimoniano i tanti spettacoli messi in scena, si è creato tra Ionesco ed il Meeting un rapporto, un’amicizia che negli anni ha continuato a rafforzarsi ed a divenire più intensa. Un incontro indimenticabile non solo per il pubblico, ma per lo stesso Ionesco, che qualche tempo dopo l’estate del 1987 scriveva: “Più di una volta si era voluto impedirmi di partecipare a questa straordinaria riunione. Se avessi potuto vivervi un po’ più a lungo forse la mia vita sarebbe cambiata: non più violenza, non più odio, non più rivalità, solo una collaborazione più che amicale. Vi ho incontrato una certa santità? Direi di sì, non era il paradiso, ma era quantomeno una sorta di indicazione dei primi passi di un cammino che potrebbe portarvisi. Ciascuno si sentiva sé stesso e al tempo stesso insieme. Ritornerò a Rimini. Una si fatta esperienza è rara, e come sono numerosi gli uomini che possono, che sanno riunirvisi nella pace. E quanti giovani vi giungono che desiderano sfuggire alla violenza, alla ferocia della vita quotidiana, e che vengono anche per imparare ad affrontare la vita”.

Per leggere la trascrizione dell'intervento di Ionesco al Meeting:

"Il bambino, il paradiso, il teatro"

Guarda lo speciale sui 30 anni di Meeting realizzato da il Sussidiario.net


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giovedì 18 giugno 2009






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