30 anni di Meeting / Gli interventi più significativi

Andrej Tarkovskij

Il Meeting giunge quest’anno alla sua trentesima edizione. In occasione di questo anniversario, da qui ad agosto segnaleremo sul sito quindici interventi di personaggi che hanno partecipato al Meeting e che hanno segnato la storia della manifestazione, raccontando le circostanze in cui avvennero e mostrando le immagini degli incontri.

Il primo incontro tra Andrej Tarkovskij ed il Meeting fu segnato da un certo scetticismo iniziale da parte dell’artista russo, come espresso all’interno dei suoi Diari il 17 agosto del 1983: “Sto preparando un breve intervento sul ruolo dell’arte nel mondo di oggi per Rimini, dove faranno un po’ d’accademia intorno a un tema piuttosto strano: ‘La scimmia l’uomo il robot’”. Il 1983 era stato sicuramente un anno di svolta, caratterizzata dalla scelta definitiva di non tornare più nella sua madrepatria, dopo una vita combattuta contro la menzogna della Russia comunista.

Quando arriva al Meeting, Tarkovskij è già famoso al grande pubblico. Nato nel 1932 a Zavrazie, nella provincia di Ivanovo, frequentò la Scuola Superiore di Cinematografia in Unione Sovietica. L’esperienza nella Siberia, la profonda religiosità e la lotta al regime rappresentano il bacino dal quale Tarkovskij raccolse gran parte delle storie narrate nei suoi film. Fu proprio uno di questi, L’Infanzia di Ivanche fece conoscere al pubblico l’opera del regista, ma al tempo stesso gli procurò i primi contrasti con il comunismo. Negli anni la frattura ideologica fu tale da impedire a Tarkovskij di lavorare, sino alla sofferta decisione di iniziare una vita da esule in giro per il mondo, specie in Italia, dove trovò grande appoggio.

Tarkovskij fu invitato in occasione della presentazione del suo libro su Andrej Rublév, ma con sorpresa gli fu chiesto di presenziare anche ad un altro incontro dal titolo “E se l’uomo perdesse la domanda”. Come espresse nei suoi diari, alla scetticismo iniziale fece seguito un grande stupore, non solo per ciò che vide al Meeting, ma per la partecipazione dei tanti giovani accorsi: “Siamo stati due giorni a Rimini (…) Intorno alla tavola rotonda si erano radunate 14.000 persone, mentre altre 2-4.000 ascoltavano al di là delle porte a traduzione via radio. L’80% dei presenti erano giovani. Uno spettacolo davvero impressionante. Il mio intervento è stato accolto con entusiasmo”.

Durante l’incontro seppe ben definire la situazione dell’uomo nella contemporaneità, quella segnata da una incapacità di porsi domande e di interrogarsi interiormente: “Noi abbiamo perso l’interesse per noi stessi, abbiamo perso questa domanda fondamentale: perché viviamo? Perché siamo venuti al mondo? Senza rispondere a questa domanda, noi non viviamo come persone, non siamo degni di chiamarci uomini, anche se crediamo che la nostra attività sia piena di significato. Penso che noi abbiamo il dovere di rispondere a questa domanda, e tutta la nostra vita e il nostro futuro debba essere dedicato a incarnare questa risposta”. A questa condizione, Tarkovskij suggeriva di recuperare questa dimensione, “che tutte le più grandi cose che può fare l’uomo nascono nel silenzio, nella solitudine interiore”.

Al Meeting il regista tornò nel 1985: già da anni risiedeva in Italia, qui aveva trovato una nuova dimensione dove vivere e lavorare. Da poco era uscito il suo ultimo film, Nostalghia, un capolavoro che ben riassume metaforicamente l’esistenza stessa di Tarkovskij. Una nostalgia che, come affermò durante l’incontro del 1985, non rappresentava un sentimento negativo, ma poteva essere il vero motore per una crescita interiore. “la sofferenza, in quanto tale non può mai essere vana, deve portare dei frutti (…) non si può pensare allo sviluppo spirituale dell’uomo, se già nel presente non si percepisce la mancanza di qualche cosa”.

Il tema del nuovo incontro era la “libertà”. Seppur fuggito dal suo paese ed attaccato per il suo pensiero, Tarkovskij ne seppe dare una personale definizione che ancora oggi vale la pena riportare: “Un uomo veramente libero si preoccupa molto poco della sua libertà o dei suoi obblighi verso certe cose, così come un uomo veramente felice non pensa mai alla felicità. Cosa è dunque la libertà? Per me la risposta è molto semplice: la libertà è il senso di profonda soddisfazione che tu provi quando sacrifichi qualcosa per un altro essere. (…) Per questo dico che il problema della libertà per me non esiste. Un grande uomo dell'antichità ha detto: "Se vuoi essere libero, cerca di diventarlo". E’ solo questione di fede”.

Tarkovskij morì nella notte tra il 28 ed il 29 dicembre 1986. Il Meeting negli anni ha continuato a ricordarlo, non solo come regista ma anche come grande amico, capace di regalare momenti di profonda riflessione attraverso le opere e le parole. La sua scomparsa è stata commemorata da un incontro pubblico dal titolo “Andrej oltre la fine”, di cui riportiamo parte del discorso di Irina Alberti, la quale ha saputo ben ricordarne la figura: “Tarkovskij è stato un uomo straordinariamente ricco, spiritualmente, moralmente, artisticamente, intellettualmente; è stato un uomo dalla personalità forte e dalla rara chiarezza di visione del mondo, di quello che è il rapporto tra il mondo e Dio”.

Clicca qui per leggere gli interventi di Andrej Tarkovskij:

E se l'uomo perdesse la domanda

Andrej Rublev. Presentazione del volume

Libertà dai legami. Legami della libertà

Guarda lo speciale sui 30 anni di Meeting realizzato da Il Sussidiario.net


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Questa serie di articoli sono realizzati grazie al prezioso volume, scritto in occasione dei 25 anni del Meeting, “Il Meeting. La storia e i testimoni”, di Emma Neri (Edizioni Piemme).

giovedì 30 aprile 2009

Tarkovskij al Meeting






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