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UN CAMMINO DI RICONCILIAZIONE: LA STORIA DEL MEETING DI BRNO

Incontri Sala Poste Italiane A4
Partecipano: Petr Kalousek, Assessore alla Cultura del Comune di Brno, Repubblica Ceca; David Macek, Direttore DRFG Foundation e organizzatore del Meeting Brno, Repubblica Ceca; Bernd Posselt, Presidente del Sudetendeutsche Landsmannschaft, già parlamentare europeo, Germania; Kateřina Tučková, Scrittrice e organizzatrice del Meeting Brno, Repubblica Ceca. Introduce Emilia Guarnieri, Presidente Fondazione Meeting per l'amicizia fra i popoli.

Trascrizione dell'evento

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Trascrizione dell'evento

EMILIA GUARNIERI:
Signori, buongiorno, sono molto contenta che siate qui perché oggi raccontiamo una storia, la storia del Meeting di Brno, una storia molto nuova, fresca, appena iniziata e credo molto particolare, molto significativa. Qui vicino a me ci sono i protagonisti che dopo, in ordine, vi presento. Ma adesso vi vorrei introdurre nello stesso modo in cui noi e altri amici siamo stati introdotti. Intanto, vi dico che degli amici che sono qui, uno proviene dalla Germania, Bernd Posselt, e gli altri vengono da Brno, Repubblica Ceca. Quest’anno a Brno, dal 23 al 30 maggio, si è svolto un gesto molto simile a questo nostro Meeting: incontri, spettacoli, mostre, tavole rotonde. Anzi, così simile che gli organizzatori stessi hanno scritto, in ceco ma anche in inglese, grazie a Dio, così abbiamo potuto leggerlo, che era ispirato al Meeting di Rimini. Il titolo del loro Meeting era “Case perdute, case ritrovate”. Adesso piano piano si capirà perché. Difficile non incuriosirsi, ci siamo incuriositi di questo Meeting di Brno e abbiamo cercato di capire di che cosa si trattava: che cosa abbiamo scoperto? Abbiamo scoperto che l’intera città era coinvolta, che il Sindaco e l’amministrazione non solo sostenevano ma erano proprio co-organizzatori, totalmente coinvolti nell’iniziativa, in forma ufficiale. Pensate che c’è un’ampia delegazione del Meeting di Brno, non solo gli amici che vedete ma anche altri, e tutti sono qui su una delibera ufficiale della città. E quindi abbiamo scoperto questo coinvolgimento della città. Poi abbiamo scoperto che dentro questo Meeting palpitava un’anima poetica, quella di Katerina, una grande, importante scrittrice. Ma abbiamo anche scoperto che, a monte di questo Meeting, c’era una cosa che si chiamava il pellegrinaggio della riconciliazione. E’ stato un pellegrinaggio compiuto nel 2015 per ricordare i quasi 8000 morti di etnia tedesca che nel ’45 furono violentemente espulsi da Brno e che non sopravvissero, almeno la maggior parte di loro, alla durezza di questa marcia di espulsione. Dopo, l’amico Posselt vi racconterà con qualche pennellata in più la vicenda storica. Intanto, prendiamo atto di questo: c’è stato un pellegrinaggio della riconciliazione nel 2015, c’erano stati nel ’45 8.000 morti di etnia tedesca e questo pellegrinaggio di riconciliazione ha avuto come senso quello di esprimere da parte delle autorità di Brno un pubblico rammarico per quelle morti: un pellegrinaggio da una fossa comune al confine con l’Austria, nella quale erano stati sepolti tanti di quegli 8.000, fino a Brno. Provate a pensare come è suggestivo il fatto che abbiano compiuto il percorso inverso a quello dell’espulsione. Nel ’45, l’espulsione da Brno verso i territori tedeschi, i morti, poi il pellegrinaggio di riconciliazione in senso opposto, opposto non solo geograficamente ma proprio nella ragione perché, anziché esprimere odio e vendetta, che erano i sentimenti che avevano determinato la prima marcia, loro hanno voluto esprimere riconciliazione e desiderio di amicizia. Alla fine di quel pellegrinaggio compiuto insieme a tanti cittadini tedeschi, il sindaco di Brno ha letto il documento ufficiale del Consiglio, il Vescovo ha pregato per la riconciliazione. Da quel pellegrinaggio del 2015, è scaturito quasi come un frutto il Meeting di Brno. Allora, adesso gli amici che sono qui con me ci racconteranno, ognuno per una parte, di che cosa stiamo parlando, come si è generato e che cosa sta succedendo. Il primo intervento è di Bernd Posselt, alla mia sinistra. Bernd Posselt è politico, giornalista tedesco, portavoce dell’associazione dei tedeschi del Sudetenland. E’ stato membro del Parlamento europeo tra il ’94 e il 2014, ha ricoperto molte funzioni pubbliche, tra cui quella di Presidente dell’Unione Paneuropea in Germania. A Posselt abbiamo chiesto di illustrarci il contesto storico da cui si è generato il primo fenomeno, cioè quello dell’espulsione, per capire quanto grande poteva essere la carica di inimicizia che da quel ’45 si era creata fra questi due popoli, ceco e tedesco, che fino al ’45 erano vissuti insieme sullo stesso territorio. Prego Posselt, grazie.

BERND POSSELT:
Signora Presidente, cari colleghi, innanzitutto vorrei esprimere tutta la mia gratitudine per questo invito a questo celebre Meeting di Rimini. Ho tantissimi amici italiani che sono sempre stati molto attivi qui e sono davvero colpito da quello che fate. Bene, passiamo al tema. 100 anni fa c’erano altre persone, per così dire gli antenati del nostro Paese, che appartenevano all’impero austriaco: i loro antenati erano cittadini del Regno della Moravia, Boemia e Slesia, una situazione che è andata avanti per decenni, anzi per secoli. Dopo di che si è documentato che il primo Posselt della mia famiglia arrivò a Brno nel XII secolo: questo antenato si chiamava Rudolfo Posoldi Silus, è stato il capostipite della nostra famiglia, era di madre lingua tedesca. Due terzi degli abitanti della nostra regione parlavano ceco e un terzo invece parlava tedesco: quasi tutti quelli che parlavano tedesco avevano comunque degli antenati di lingua ceca o comunque, all’interno della regione, parenti di origine ceca. A loro volta, gli abitanti cechi avevano parenti di origine tedesca per cui lì c’era una cultura comune, un background comune e ottime relazioni non tanto tra queste nazioni ma tra questi gruppi linguistici. Preferirei utilizzare questa definizione, stessa cultura ma diverse lingue. E poi tutto questo è venuto meno a causa dei nazionalismi che sono incominciati nel XIX secolo, perché il nazionalismo si è sviluppato da entrambe le parti: la situazione è stata peggiorata ancora dal nazismo, sia prima che durante che dopo la seconda guerra mondiale, dal lato tedesco. La nostra minoranza è stata abusata e usata dai nazisti come quinta colonna. Molti hanno anche partecipato ai crimini perpetrati, questo è vero, ma le persone che hanno seguito i nazisti non sono state affatto la maggioranza. Dopo la guerra, ci sono poi stati crimini di espulsioni, tre milioni di persone di lingua tedesca sono state espulse dai territori cechi, indipendentemente dall’essere colpevoli o meno, bambini, donne, chiunque, e anche gli ebrei che parlavano tedesco, che magari tornavano dai campi di concentramento venivano espulsi solo perché parlavano tedesco. Ebbene, fu una colpa collettiva per cui tre milioni di persone furono escluse, cacciate. Poi arrivarono i crimini del comunismo e i comunisti utilizzarono i sentimenti che i cechi avevano sviluppato per renderli anti tedeschi nei confronti dei Sudeti, perché volevano assoldarli e sviluppare questo sentimento di odio che prese forma da entrambi le parti e fu anche sostenuto dai comunisti che volevano esercitare il potere nel cuore dell’Europa, per distruggere e dividere. Ebbene, per fortuna, dopo la seconda guerra mondiale abbiamo avuto le prime opportunità di riconciliazione. Ad esempio, i miei genitori ci avevano detto chiaramente, quando eravamo bambini, che il nazionalismo, anche quello delle nostre famiglie, aveva contribuito a distruggere le nostre stesse famiglie, la nostra stessa patria: le nuove generazioni avrebbero dovuto fare tutto il possibile, invece, per costruire un’Europa libera. Così cominciammo, fin da giovanissimi, a coltivare questa idea. Molti di noi hanno cercato di fare quello che potevano, sostenere proprio tutti affinché si potesse imparare dalla storia. Ma fino a che c’è stata la Cortina di ferro, questo tipo di attività era pressoché impossibile: cercavamo quindi di cooperare in modo quasi segreto. Le prime visite nella Repubblica Ceca sono state fatte nel 1988: ricordo che andai lì e parlai all’università, ma veramente in modo quasi segreto. E ci furono anche scontri con i comunisti perché la mia presenza lì era illegale. Ma lo facemmo comunque, ebbi l’opportunità di parlare con gli studenti. C’erano contatti di questo tipo, assolutamente non ufficiali. Dopo il crollo della Cortina di ferro, finalmente abbiamo avuto l’opportunità di un nuovo inizio. Innanzitutto, c’è stata grande euforia, grande entusiasmo, sentimenti di positività da entrambe le parti. Ma poi forse nessuna delle due parti era abbastanza preparata, anzi, all’inizio c’è stato quasi un sentimento di delusione, strumentalizzato dai politici nazionalisti per fomentare tensioni fra i tedeschi e i cechi e anche i tedeschi dei Sudeti. E ci sono state ancora difficoltà fino a qualche anno fa. Abbiamo amici cechi qui, lavoro con loro e li conosco da 25 anni: hanno fatto tantissimo in questo arco temporale ma alcune persone a livello di vertici politici e anche alcuni politici di punta nella Repubblica Ceca hanno invece promosso un atteggiamento opposto. In realtà, le persone hanno cercato sempre di agire contro i nazionalismi, questo desiderio è nato dalla base, in un certo senso ha forzato la mano ai politici e li ha quasi obbligati ad essere più aperti alla riconciliazione. Molte di queste persone erano cristiani, altri ebrei, ma in generale la stragrande maggioranza erano credenti che volevano la riconciliazione e quindi hanno fatto quello che hanno potuto per attuarla. Due anni fa - i miei colleghi ve ne parleranno più dettagliatamente - la città di Brno ha cominciato, dopo un lungo lavoro preparatorio fatto da tanti giovani, una iniziativa fantastica, che dava finalmente risposta proprio a questa marcia della morte di Brno che era avvenuta 70 anni fa, anzi, 71 per la precisione, una marcia di cittadini tedeschi verso l’Austria: molti morirono lungo il percorso, altri furono massacrati. Fu uno dei tanti orrori dopo la guerra, un crimine post bellico: si è cercato di fare tutto il possibile per ripensare a questa marcia avvenuta 71 anni fa da Brno, in Repubblica Ceca, fino in Austria. Così hanno fatto questo percorso inverso, insieme ai tedeschi dei Sudeti, ed è stata una marcia per celebrare un inno alla vita, per esprimere la protesta contro quella marcia della morte. E’ stato un pellegrinaggio cristiano. Io ho avuto la fortuna enorme di parteciparvi, di esserne un rappresentante, di ricevere queste persone insieme alla delegazione del Sindaco, del Vescovo. Migliaia di giovani hanno partecipato e tra queste persone, non solo i giovani ma anche 25 sopravvissuti di quella marcia della morte avvenuta 71 anni prima. E’ stato un momento toccante e da allora, dallo scorso anno, abbiamo questo incontro regolare in maggio, che commemora quell’orrore frutto del nazionalismo e celebra invece la volontà di lavorare insieme per un’Europa basata sui valori cristiani. Grazie.

EMILIA GUARNIERI:
In quella tragica marcia di espulsione c’erano tante donne, bambini, anziani, tra essi c’era Gherta, una giovane donna tedesca con la sua bambina. E’ il personaggio protagonista di uno dei suoi romanzi, sicuramente quello che ha avuto un grandissimo successo anche perché legato a queste vicende: parlo del romanzo di Kateřina Tučková, alla mia destra, che accogliamo con un grande applauso. Katerina è una delle scrittrici ceche di maggiore successo degli ultimi anni, è autrice di numerosi romanzi: L’espulsione di Gherta, del 2009, è legato a questa vicenda di cui stiamo parlando, al punto tale che il coinvolgimento di Katerina con questa vicenda, ha acceso la miccia e il fuoco di questo Meeting di Brno. Le chiederei ora di raccontare la sua storia e che cosa ha portato lei personalmente a questo e, naturalmente, di raccontarci anche di Gherta. Grazie.

KATEŘINA TUČKOVÁ:
Grazie, buongiorno a tutti, vorrei incominciare ringraziandovi per l’invito e l’opportunità di condividere la mia esperienza con voi. Vi porto il mio punto di vista: ho preso alcuni appunti poiché ho scritto tanto su questo argomento e non voglio ovviamente dilungarmi in troppi dettagli. Cercherò di raccontarvi la storia di Gherta insieme alla mia personale, e come sono giunta ad occuparmi di questo argomento. Il mio punto di vista è quello di una donna che è nata in un Paese dove c’era un governo totalitario ma che ha avuto la fortuna, dopo aver vissuto la Rivoluzione di velluto, di poter vivere in uno Stato libero e democratico. Ho portato con me queste esperienze che hanno influenzato il mio lavoro. Ne parlo sempre, ho avuto l’opportunità di parlarne con persone anziane, con testimoni e ho potuto fare un confronto fra i diversi atteggiamenti rispetto alle relazioni ceco-tedesche. Ho incominciato a scuola a conoscere questo argomento e mi sono reso conto che queste relazioni sono state fragili fino alla fine della seconda guerra mondiale: il programma ufficiale nelle scuole era concentrato soltanto sui fatti riguardanti la seconda guerra mondiale, e vi si sottolineava la sofferenza, del popolo ceco e i meriti dei sovietici per la liberazione. Vi si parlava, ma senza mai concentrarsi, anche della sofferenza degli ebrei, dell’olocausto, senza citare gli altri gruppi etnici che erano stati quasi sterminati nel nostro Paese, ad esempio i rom, senza nominare l’esistenza ad esempio di anti-fascisti tedeschi. Comunque, la violenza contro i civili di lingua tedesca non era affatto menzionata nei programmi scolastici. Gli educatori insegnavano ai loro studenti la storia in base ai programmi ed ai percorsi che loro stessi avevano acquisito durante la dittatura comunista: non erano stati in grado di cambiare la loro prospettiva e quindi c’era una visione del passato in bianco e nero, con moltissime semplificazioni e miti, ad esempio il potere dell’Est, con un rafforzamento verso la Cecoslovacchia, oppure la volontà di non piegarsi all’Occidente. Ecco perché io, come molti altri giovani della mia generazione, non ero mai riuscita a sapere molto del passato culturale di Brno, non sapevo che per secoli cechi, tedeschi ed ebrei erano convissuti pacificamente a Brno, non sapevo del grande passato culturale della città che, soprattutto durante la monarchia degli Asburgo, veniva chiamata la Manchester austriaca. Nel XVIII e XIX secolo, Brno era famosa per produrre tessuti di altissima qualità che venivano esportati. Alcuni addirittura venivano acquistati per creare gli abiti della regina britannica. C’erano tantissimi imprenditori di questa area che contribuivano al grande sviluppo del centro industriale della Moravia. Grazie a loro, possiamo essere fieri di edifici come la Villa Tugendhat, che fa parte del patrimonio mondiale dell’umanità dell’Unesco e che è stata progettata dal famoso architetto funzionalista Mies van der Rohe. Tutti questi frutti della presenza tedesca ed ebraica nella nostra città, e anche nel regno di Moldavia e Boemia, sono stati quasi dimenticati. Ovviamente, ci sono stati storici e intellettuali che hanno rimarcato delle inconsistenze che erano insostenibili, e hanno deciso di non rimanere in silenzio. Ma la società patriottica ceca li etichettò come traditori e furono addirittura insultati dai media. Questo è successo a scrittori come Jan Mlynárik e Ota Filip, che sono stati i primi a denunciare fatti come le distruzioni violente e le espulsioni di cittadini tedeschi fuori della Cecoslovacchia. Václav Havel, il nostro ex Presidente, nonché autore teatrale, ha avuto purtroppo lo stesso trattamento dopo la sua visita in Germania all’inizio degli ani ’90, quando informalmente si scusò per molte brutalità perpetrate nel nostro Paese, soprattutto verso la parte più debole della società, più vulnerabile, donne, bambini, anziani. Lui condannò quella colpa collettiva che fu invece attribuita ai 3,5 milioni di tedeschi che vivevano nella Cecoslovacchia fino al ’45. Ma adesso passiamo alla mia storia personale. Quando ero all’università e avevo 21 anni, mi trasferii in un quartiere della città che però quasi tutti gli abitanti di Brno evitavano. Lì le case costavano poco, però era un quartiere pericoloso, con molti rom e vietnamiti: soprattutto c’erano molte bische clandestine e molte attività di traffico di droga. Quello che mi chiedevo era come mai un quartiere molto vicino al centro cittadino fosse in una situazione così drammatica. Era caratterizzato da bellissimi edifici che però erano completamente fatiscenti: su uno, ad esempio, c’era ancora una iscrizione in tedesco che indicava un ex- industria dove si produceva vetro. Queste apparenti contraddizioni mi portarono a fare ricerche sul passato di quel quartiere. E scoprii un destino, il destino dei Sudeti, scoprii tutto quello che era successo: e durante quella ricerca, mi imbattei anche in testimoni che condivisero con me i loro ricordi degli anni della guerra, del dopoguerra. Insomma, imparai una storia molto diversa da quella che avevo imparato a scuola. Uno dei testimoni mi raccontò la storia di una ragazza di 21 anni, Gherta, che era nata in una famiglia ceco-tedesca e viveva in quel quartiere ma che era stata espulsa con il suo bimbo di sei mesi nel maggio del ’45, nella cosiddetta “marcia della morte di Brno”. Inoltre appresi per la prima volta dell’esistenza di una fossa comune a soli 30 km da casa mia, dove circa un migliaio di vittime di questo tragico evento furono seppellite. Quella scoperta mi scioccò. Non capivo come fosse possibile nascondere per quasi 50 anni, fino al crollo del comunismo, un evento così tragico. Inoltre, a quell’età avevo la stessa età di Gherta e il destino che aveva subito mi toccò profondamente, non solo perché era un atto di crudeltà, di ingiustizia, di violazione dei diritti umani, ma perché avevo la sua stessa età e perché anch’io ero una donna. E allora, qual è stata l’esperienza di Gherta, che cosa ha vissuto? Cerchiamo di addentrarci di più nella sua storia: all’inizio della guerra, Gherta aveva solo 15 anni. Quando la guerra finì era una madre single con un bimbo piccolo. Un mese dopo la liberazione fu trascinata via dal suo appartamento, a 30 km dal confine con l’Austria e fu oggetto di ripetute violenze. Vide le guardie della cosiddetta Guardia Patriottica Ceca strappare bambini dalle braccia delle loro madri, ucciderli barbaramente, vide sparare ad una coppia di anziani perché non riuscivano a camminare. Lei stessa ha subito un’epidemia di tifo, di dissenteria in un campo dove erano stipate più di 20 mila persone, più di 1700 persone perirono in quel campo e furono seppellite in una fossa comune vicino alla città di Pohořelice o lungo la strada. Ma Gherta ebbe fortuna: fu selezionata per lavori agricoli, poiché alla fine dell’estate del ’45 nei villaggi da cui la popolazione tedesca era stata espulsa c’era mancanza di manodopera. Lavorava tutto il giorno duramente per avere cibo per lei e il suo bambino, e rimase una sorta di schiava fino al ’51, quando finalmente acquisì la cittadinanza cecoslovacca. Ma anche allora la sua situazione non migliorò molto: essendo di origini tedesche, era una persona di serie B, che viveva ai margini della società e, sebbene non avesse perso la sua patria, la sua vita era fatta di grande durezza e difficoltà. Il mio romanzo racconta la storia di Gherta, di sua figlia Barbara e anche quello che è successo loro. Poiché sua madre non voleva passare alla figlia lo stigma delle origini tedesche, lei rimase in silenzio sulle sue origini e questo portò soltanto a dei fraintendimenti. La prima e la seconda generazione di persone colpite da questa espulsione erano quasi alienate una dall’altra, soltanto la terza generazione post-bellica era riuscita a fare la differenza e a guardare questa storia in modo diverso. Ebbene, il romanzo finisce con il tentativo di un gruppo di studenti cechi che cerca di incoraggiare il Consiglio dei cittadini di Brno a esporre pubbliche scuse formali alle vittime di Brno. Questo avvenne nel 2000, anche se all’inizio la loro sfida non ebbe l’esito sperato. Ci sono voluti quindici anni, dopo quel primo tentativo fallito del 2000, affinché i rappresentanti storici, ufficiali, culturali riuscissero ad ottenere queste scuse formali. Nel 2015 questo avvenne grazie ad un nuovo Governo cittadino e grazie al Sindaco Petr Vokràl, che decise di dichiarare le scuse ufficiali malgrado la minaccia di una grande impopolarità per questo gesto. L’anno scorso siamo riusciti a commemorare l’Anno della Riconciliazione, a celebrare questo anniversario con il pellegrinaggio, come avete già sentito. Hanno partecipato il Vescovo e il Sindaco, che ha espresso scuse ufficiali. C’è stata la partecipazione di migliaia di persone, è stato il momento più toccante di tutto l’anno. Questa realtà mi ha fatto riscrivere la fine del mio romanzo: sono stata piacevolmente stupita da questo cambiamento inaspettato, quel momento ci ha profondamente unito, grazie anche agli organizzatori, soprattutto ha riaffermato il nostro convincimento profondo che è importante avviare un percorso di riconciliazione, di perdono, di elaborazione del lutto. È stato molto doloroso ma affrontare questa discussione aperta è stato necessario per far evolvere e crescere la società ceca, soprattutto per avere un atteggiamento molto più responsabile rispetto al futuro. Di conseguenza, abbiamo deciso di continuare il nostro lavoro, ispirati anche dal vostro festival dell’amicizia: abbiamo creato una piattaforma che si chiama “Meeting Brno”, dove ci si può incontrare, discutere, assistere a spettacoli e parlare davvero di tantissimi argomenti. In conclusione, vorrei anche fare qualche cenno ai miei colleghi che non sono qui con noi sul palco ma che sono comunque presenti in sala. Innanzitutto, Jaroslav Ostrčilík, che ha organizzato il pellegrinaggio della Riconciliazione per dieci anni. Accanto a lui, il signor Mojmír Jeřábek, che ci ha aiutato per le pubbliche relazioni e Jiří Mottl, che è davvero un mago fra tutti i produttori. C’è Petr Kalousek, che ha inventato l’Anno della Riconciliazione, di cui vi parlerà tra poco, e David Macek, che si è unito a noi perché è un grande sostenitore delle relazioni ceco-tedesche, e ha avuto un’idea molto interessante: invitare persone le cui radici sono in Boemia o Moravia, o comunque persone che hanno a che fare con questa storia, alla “Giornata dei Sudeti Tedeschi” nella Repubblica Ceca, a Brno. E poi abbiamo questo Meeting e speriamo di consolidare il rapporto con voi. Tutto questo è l’essenza del nostro Festival ma non solo: cerchiamo sempre di sensibilizzare la società ceca a riflettere profondamente su tante tematiche sociali di grande importanza, poiché sappiamo, come è stato anche dichiarato da Václav Havel, che l’indifferenza verso gli altri e l’indifferenza verso il destino di tutti è proprio ciò che ha aperto la porta al male. E noi vogliamo fermamente mantenere quella porta chiusa il più a lungo possibile. Grazie per la vostra attenzione.

EMILIA GUARNIERI:
Grazie Katerina. Vi do un piccolo flash personale per ringraziare Katerina: quando ho cominciato a leggere il suo romanzo, le prime pagine erano molto cupe, cariche di dolore al punto tale da invadere quasi di un mantello cupo tutta la vicenda. Ho dovuto andare avanti e poi, conoscendo Katerina da ieri sera, rendermi conto invece quanto da quel dolore, dal quel grigiore, da quella sofferenza possa scaturire, e sia scaturito, questo accento di speranza di fronte alla vita, di fronte alla realtà, che nasce proprio dall’interessarsi alla sorte degli altri, quella citazione bellissima di Havel, che “il male nasce dall’indifferenza nei confronti degli altri”. E possiamo dire che il bene nasce viceversa dall’interessarsene. È stato il percorso che ho fatto anch’io dal dolore, dal grigiore, dalla sofferenza con cui la vicenda di Gherta inizia, per accorgermi che l’interessarsi, il coinvolgersi col destino degli altri, “tu sei un bene per me”, genera una possibilità di bene. Ti ringrazio veramente tanto, Katerina. Avete visto che nello schermo passavano le immagini del Pellegrinaggio della Riconciliazione, e al tempo stesso le immagini del Meeting di Brno, che erano tutte quelle segnate dalle bande colorate. Il Meeting di Brno è come il Meeting di Rimini. Magari è un po’ meno grande, però l’idea, la modalità, è proprio la stessa del Meeting di Rimini: non proporre dei discorsi ma testimonianze, dibattiti, arte, letteratura: da loro, tra l’altro, l’arte e lo spettacolo sono invidiabili rispetto al Meeting di Rimini, perché l’accento e la sensibilità che hanno sono veramente grandi. A colpirci, è stata proprio la suggestione di queste immagini che sono arrivate pochi giorni prima che il Meeting di Brno cominciasse, attraverso una comunicazione forse casuale che David ci ha fatto. Non lo conoscevo, mi ha mandato una mail in cui mi raccontava di questo Meeting di Brno, poi ha cominciato a mandare le loro brochure, il materiale. E per me era una cosa incredibile, non potevo credere che esistesse una cosa del genere, ma soprattutto che già nella loro brochure ci fosse scritto che si ispiravano al Meeting di Rimini. Non perché sia un merito ispirarsi al Meeting di Rimini, ma semplicemente perché mi sembrava una cosa assolutamente stupefacente che loro potessero conoscerci. E allora ho risposto immediatamente a David, e da lì è nata la storia, ci siamo conosciuti, David è venuto a Milano, è nato un rapporto. E gli ho detto: “Porta i tuoi amici al Meeting di Rimini”. Così è stato e loro sono arrivati. Adesso vorrei chiedere a David di raccontarci come l’ha vissuto lui, per la sua parte, questo incontro. Macek David è un politico ceco, sociologo, terapeuta, direttore di una fondazione di investimenti che sostiene il Meeting di Brno e anche altre iniziative. E’ ovviamente, questo l’avete capito, uno dei co-organizzatori e anima del Meeting di Brno. Dal 2004 è membro del Consiglio regionale della Moravia del Sud, già Visiting Professor al Pontifico Istituto Giovanni Paolo II della Lateranense di Roma. Adesso è totalmente coinvolto con questa vicenda del Meeting di Brno: gli chiederei, appunto, di raccontarci di sé, della sua esperienza e del Meeting di Brno.

DAVID MACEK:
Grazie, Emilia. Subito vorrei anche ringraziare per questo invito, per questa possibilità bellissima di portare gli amici qua a Rimini. Io vi racconterei soltanto di come è bello favorire degli incontri, cioè come è importante incontrarsi: come è vero, profondamente vero, che tutto comincia con un incontro. Di questa cosa non me ne rendevo conto fino agli inizi dei miei studi al Pontificio Istituto Giovanni Paolo II a Roma, nel 2001, dove per la prima volta mi sono reso conto del valore dell’incontro per la vita. Volevo salutare qua anche il professor Mario Binasco, di questo istituto, uno dei miei insegnanti - sono molto grato che sia venuto -, una persona che conosce anche abbastanza bene il ceco, però io cerco di continuare in italiano. E sono anche molto contento che la sezione, per così dire, ‘slava’ di questo istituto si apra proprio, da quest’anno accademico, a Brno. Ce lo ricordava Papa Francesco all’udienza del 7 marzo 2015, che, così come nel tempo di Gesù, tutto comincia con un incontro. Ho provato a farne anche un metodo di lavoro: per esempio, nell’aprile 2015, quando sono andato a Milano per l’EXPO, ho chiamato la Cometa, della quale avevo sentito parlare qualche anno prima: volevo visitarli personalmente. Da questo incontro personale, è nato un gemellaggio assolutamente imprevisto tra la scuola Oliver Twist di Cometa e la scuola secondaria di Brno: c’è stato uno scambio tra professori e ragazzi durante l’anno passato e per tutti coloro di Brno che hanno visitato personalmente Cometa, è stata un’esperienza che posso raccomandare ad ognuno, una bellezza che non si aspetta. A metà maggio io ero veramente pieno di Cometa e anche dell’incontro con Roberto Formigoni, che avevo fatto grazie ad un’amica di Erasmus che era stata a Brno, Caterina, una dei tanti volontari qua al Meeting che mi ha fatto conoscere suo padre, collaboratore di Formigoni. Lo abbiamo incontrato insieme con dieci colleghi Consiglieri regionali di Brno: un incontro informale di due ore, in cui Formigoni ci ha raccontato dello stile di Governo basato sulla sussidiarietà in Lombardia. Ritornato a casa, il giorno dopo mi ha chiamato il collaboratore di Bernd Posselt, dell’ufficio dei tedeschi Sudeti di Praga, invitandomi, per il fine settimana seguente, alla festa di Pentecoste che loro fanno sempre in Germania. Sono andato, anche se andare lì è considerato nel nostro Paese un gesto di tradimento nazionale. E ho visto tantissime facce belle, piene di amicizia, piene di nostalgia per la patria: per questo volevo far incontrare tedeschi e cechi anche qua a Brno. È un’idea che è piaciuta molto ai miei amici, e alla quale alla fine devo anche questo invito al gruppo degli organizzatori dell’Anno della Riconciliazione. E’ accaduto così che sono venuto al Meeting Rimini per la prima volta, due anni fa, anche se da prima avevo visto, dalle facce dei tanti amici che lavoravano qua come volontari, che doveva essere un evento che ti cambia la vita. Alcuni di loro sono qua, amici di Brno che, ritornando dal Meeting Rimini, ho visto più forti come personalità, più coscienti di sé, più capaci del giudizio su quello che vivono. Due anni fa, l’incontro personale col Meeting Rimini era stata una cosa che mi aveva proprio vinto: mi ero innamorato, mi ero commosso tante volte e avevo subito cominciato a chiedermi come far venire il Meeting di Rimini a Brno, oppure tutta la mia città al Meeting Rimini. E poi sono ritornato, l’anno scorso, e mentre mi avvicinavo alle Alpi ho ricevuto una telefonata di Katerina che mi invitava a questo gruppo di amici organizzatori dell’Anno della Riconciliazione. Ci siamo visti, ho detto loro che non avrei voluto fare soltanto un incontro tra tedeschi Sudeti e noi ma anche qualcosa insieme, qualche incontro aperto a tutto il mondo, qualcosa per gli altri. Ho raccontato di un festival come il Meeting di Rimini alle persone che non lo conoscevano. E’ accaduto l’anno scorso, in un’atmosfera sociale molto particolare perché, come sapete molto bene voi in Italia, durante l’anno erano arrivati tantissimi immigranti in Europa e nel nostro Paese, perché siamo vicini alla Germania e tutti preferiscono andare lì. E la paura tra la gente cresce, la paura di qualcosa che non conosci, la paura delle persone che non conosci e nemmeno puoi incontrare in faccia, perché semplicemente non ci sono. Allora, quando è arrivato un gruppo di 200 persone, rifugiati, ho preso la macchina e ho invitato nove amici alla stazione, alla frontiera con Slovacchia e Austria, per guardare negli occhi i rifugiati. Questi uomini erano di Aleppo e io ero ritornato pochi giorni prima da questo incontro al Meeting dove la cosa più forte era stata il discorso di Padre Ibrahim di Aleppo. Dopo cinque minuti di dialogo con queste persone alla stazione, mi sono reso conto che non avevo paura di loro ma che sarei stato capace di invitarli subito a casa. E’ stata un’esperienza molto importante per me, un incontro personale che mi ha portato anche alla decisione di lasciare dopo 19 anni il mio partito che non era contento e si sentiva minacciato da questa mia attività: rapporti con musulmani, con tedeschi, con rifugiati. E abbiamo cominciato con i miei amici a preparare questo festival ispirato dall’esperienza del Meeting di Rimini. Io volevo farlo sapere subito a Emilia, però i missionari della San Carlo di Praga, che si occupano della comunità nella Repubblica Ceca, mi hanno consigliato di comunicarlo tramite un amico di Milano. Alla fine Emilia l’ha saputo quando il nostro programma era già pronto. Volevo ringraziare quelli che sono venuti alla prima edizione, pur non conoscendomi personalmente, come Dionigi Gianola, Direttore Generale della Compagnia delle Opere. Proprio oggi stiamo per annunciare al mondo che Compagnia delle Opere è presente finora in 18 Paesi e ne avrà un 19 simo, la Repubblica Ceca. Poi è venuto Wael Farouq per un dialogo interreligioso. Sono cose per nulla scontate, vorrei rinnovare il mio grande grazie perché noi tutti adesso possiamo conoscere di persona questo Meeting di Rimini, di una bellezza disarmata. Grazie.

EMILIA GUARNIERI:
Grazie, David, adesso concludiamo con l’intervento della città di Brno. Avrebbe dovuto essere con noi il sindaco, Petr Vokřál, ma per impegni non è riuscito a raggiungerci. Però è con noi Petr Kalousék, Consigliere comunale di Brno, molto vicino a questa iniziativa del Meeting di Brno perché è stato Kalousék, autore del progetto dell’Anno della Riconciliazione, a promuovere l’adozione del documento che il sindaco ha letto al termine del famoso pellegrinaggio del 2015. Kalousék parla in rappresentanza del sindaco di Brno. Gli do la parola, ringraziandolo di essere parte di una amministrazione locale che ha saputo cogliere il valore di un gesto come questo e sa sostenerlo e condividerlo. Credo che il tema della città e delle città, in questi giorni di Meeting, stia ritornando e che sia estremamente interessante. Credo che l’anno prossimo lo riprenderemo. In una situazione di disgregazione quale è quella in cui viviamo, città, sindaci che si coinvolgono con realtà che lavorano per la pace e diventano addirittura luoghi in cui queste attività, queste persone sono accolte, sia un grande segnale per la costruzione di una civiltà fondata sulla pace ma soprattutto sull’aggregarsi libero e responsabile delle persone. Quindi, ringrazio il sindaco di Brno e l’assessore Kalousék, anche per il valore simbolico che ha la sua presenza qui e gli do la parola per concludere questa carrellata.

PETR KALOUSEK:
Carissime signore e signori, sono molto onorato di essere presente davanti a questa assemblea preziosa e ad un evento così importante come il Meeting di Rimini. Mi permetto di portarvi i saluti cordiali da parte del sindaco della città di Brno, Petr Vokřál. La città di Brno è qui rappresentata nella persona del Vicesindaco e promotore cruciale della Riconciliazione e del Meeting di Brno. Dispiace molto al sindaco di non essere qui, vi invia però il seguente messaggio.

MESSAGGIO DEL SINDACO DI BRNO
“Signore e signori, la nostra città, che è orgogliosa della sua posizione privilegiata nel centro dell’Europa, per secoli è stata un luogo in cui i membri di tre grandi culture hanno vissuto fianco a fianco: i cechi, i tedeschi e gli ebrei. Essendo a Rimini, adesso, non posso non ricordare l’influenza e la presenza di altre culture come ad esempio quella degli italiani. Comunque, alla fine sono arrivate le tragedie del XX secolo e in soli sei anni questa convivenza è stata spazzata via dalla guerra. Gli occupanti tedeschi hanno annientato la libertà del nostro Paese e hanno distrutto le vite di migliaia di cechi, di ebrei e di rom. Ma il male non può che portare al male e quindi a Brno persone indifese, soprattutto donne, bambini e anziani, sono stati vittime di rappresaglie per i crimini nazisti con un’espulsione forzata. L’unico peccato di alcuni di loro era semplicemente parlare tedesco. Brno ha perso i propri rom, i propri ebrei e i propri tedeschi, che creavano quell’atmosfera unica di società multiculturale e l’ombra di questa tragedia è ancora presente oggi nella città. Tuttavia è compito di una città moderna del XXI secolo superare le sue ombre e riflettere sul passato nella sua complessità, per quanto possa essere tragico e poco lusinghiero. I leader della città si sono ispirati ad alcune delle figure culturali e politiche di Brno e hanno dichiarato il 2015 Anno della Riconciliazione. L’obiettivo del progetto era celebrare il settantesimo anniversario della fine dell’occupazione nazista e della seconda guerra mondiale. Gli autori del progetto hanno permesso ai cittadini di Brno di rendere omaggio alla memoria di tutte le vittime. Quindi, i combattenti della resistenza cieca, gli ebrei, i rom e per la prima volta anche gli abitanti di Brno di lingua tedesca.
Questo programma dura tutto l’anno, ci sono più di 80 eventi e si rivolge a moltissimi cittadini. I residenti locali hanno reagito in maniere diverse. Alcuni hanno reagito positivamente, altri invece negativamente. All’estero però, e soprattutto nei Paesi di lingua tedesca, è prevalso l’entusiasmo. Parole di rispetto sono state espresse anche da Joachim Gauck, Presidente federale tedesco che ha ringraziato Brno per il suo gesto sovrano e per avere creato una nuova fiducia tra vicini. Come ho detto prima, uno dei momenti più importanti dell’Anno della Riconciliazione 2015, è stato il pellegrinaggio della riconciliazione, che ricorda le vittime della marcia della morte di Brno del 30 maggio 1945. Il pellegrinaggio andava in senso contrario rispetto alla marcia della morte e questo è stato un gesto simbolico di riconciliazione. È iniziato davanti alla fossa comune ed è finito nel centro città a Brno, dove è stata letta la dichiarazione di riconciliazione e del futuro condiviso. E’ diventato il primo documento ufficiale adottato dalla Assemblea Generale della città di Brno, che ricorda l’espulsione della popolazione tedesca. Dichiara non solo il dolore per le tragedie generate dalla guerra, ma anche che, avendo imparato dalla storia, non permetteremo mai più queste tragedie. Incoraggiati dal successo tenuto dall’Anno della Riconciliazione, gli organizzatori hanno poi deciso di continuare a sfruttare questo potenziale, portando alla nascita del Meeting di Brno. Il Meeting di Brno crea una sorta di piattaforma culturale di dibattito, rivolta soprattutto ai giovani con un intento educativo. Le prima esperienza di quest’anno è stata completamente positiva. Abbiamo ricordato gli infelici eventi della guerra e del dopoguerra che in realtà si sono trasformati in un dialogo che ha arricchito noi tutti. il tema degli eventi culturali e artistici di quest’anno è stato perdere e trovare una casa. I preparativi del Meeting di Brno 2017 sono già in corso. Il nostro obiettivo ovviamente è cercare di rivolgerci soprattutto agli studenti delle scuole superiori e delle università e parlare della migrazione e della ri-radicalizzazione della società. Brno ospita più di 80 mila studenti universitari che vengono dalla Repubblica Ceca, dalla Slovacchia e da molti altri Paesi. Per quanto riguarda i temi specifici del 2017, parleremo della creazione del Centro di Documentazione dell’olocausto degli ebrei di Brno, ci sarà l’installazione di alcuni pannelli sul percorso della Brno ebraica e inviteremo i discendenti di tre importanti famiglie di industriali le cui case oggi rappresentano i siti di maggiore interesse della nostra città. Una di loro è addirittura sulla lista del patrimonio dell’Unesco. Credo che il Meeting di Brno sia un festival di incredibile importanza, estremamente importante e proprio per questo vogliamo continuare con questo progetto. Nel 2015 abbiamo voluto che l’Anno della Riconciliazione diventasse una tradizione. Speriamo con questo di aiutarli a capire in maniera razionale la crisi dei rifugiati, senza che ci sia un’inutile isteria. Come cittadino di Brno, e come sindaco della città, ero convinto che i miei cittadini avrebbero accettato tutto questo e avrebbero riconosciuto che la città è pronta a gestire l’arrivo di potenziali rifugiati in stretta collaborazione con le forze dell’ordine. Purtroppo, abbiamo visto che c’è stata un’ondata di odio irrazionale verso i rifugiati e verso i fedeli pacifici dell’islam. Questo è stato proprio il momento che mi ha convinto che l’Anno della Riconciliazione non poteva che essere l’inizio. Ovviamente un anno è troppo breve. Non solamente i residenti di Brno ma anche tutta la nazione ceca ha ancora bisogno di questi anni di riconciliazione, ha bisogno di perdono, ha bisogno di trovare la propria libertà e dignità e questo deve farsi rendendo omaggio alla libertà e alla dignità degli altri. Vorrei adesso fare una citazione. Come ha detto un famoso scrittore francese, Milan Kundera, nato a Brno: “I cechi sono sempre a guardia dei loro confini ma non li superano”. Al tempo stesso, però, il popolo ceco, non troppo tempo fa, ha dovuto capire e vivere sulla propria pelle la mancanza di libertà in quanto era rifugiato dall’ideologia perversa del comunismo. E non riesco a capire adesso perché questa dolorosa esperienza del nostro popolo non viene ricordata dai cechi oggi, quando pensano ai migranti che fuggono dalla violenza, dagli orrori della guerra e dalle purghe razziali e ideologiche. Ecco perché è importante il Meeting di Brno che ha una missione, non solo per Brno e per i suoi residenti ma per l’intera Europa, per l’Italia, per la Grecia, per la Germania, per tutti quei punti caldi dove c’è la sofferenza e il dolore umano ma che al tempo stesso sono anche luoghi di solidarietà e di speranza. Ecco perché vogliamo incontrarci tutti gli anni al Meeting di Brno, per poter insieme parlare, discutere, argomentare e superare quei confini legati agli stereotipi. Ma, cosa ancora più importante, non dobbiamo rimanere in silenzio. Vorrei sfruttare questa preziosa opportunità per invitare tutti voi nella nostra bellissima città e non solamente in occasione del Meeting di Brno del 2017”.
Carissime signore e signori, cari amici. Volevo ringraziare di nuovo per l’invito al Meeting di Rimini. Spero che questo incontro di oggi sia un bell’inizio di cammino comune e di amicizia tra noi, come persone e come festival di Rimini e Meeting di Brno. Tutti siamo un bene per tutti. Tu sei un bene per me. Grazie per l’attenzione.

EMILIA GUARNIERI:
Grazie al sindaco di Brno a cui porterete i nostri ringraziamenti. Grazie a Kalousek. Credo che anche l’intervento del sindaco che ci è stato letto sia un’ulteriore conferma che l’amicizia tra i popoli è possibile così come un accento come quello che abbiamo sentito di attenzione, anche se drammatica, nei confronti dei rifugiati, cioè nei confronti di chi oggi soffre, in situazioni e circostanze diverse, ma la sofferenza è la stessa e spesso la radice di quella sofferenza è la stessa. La possibilità d’incontro che qui c’è stato, un’amicizia nuova che è nata, credo che ci dicano ulteriormente che l’amicizia tra le persone è possibile perché c’è questa certezza che tu sei un bene per me e che da questa amicizia possono nascere storie e pezzi di vita e di realtà condivise. Quindi, io vi ringrazio per la vostra testimonianza. Vi invito alla campagna di fundraising del Meeting. Avete visto che quest’anno non perdiamo nessuna occasione per ridirlo perché noi, nel nostro Paese, il Meeting lo dobbiamo sostenere se vogliamo continuare a farlo. Quindi, grazie per quanto potrete contribuire, grazie a voi per la vostra partecipazione, buon pranzo.