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«Mia sorella la vita». Boris Pasternak

- Mostra PAD. C5

A pochi mesi dalla morte, sottoposto a una violenta campagna denigratoria per il suo romanzo Il dottor Živago, umiliato ed escluso dalla vita culturale e quotidianamente in pericolo di arresto, insieme ai suoi familiari, Boris Pasternak rispondeva a Leonid Bernstein, direttore d’orchestra della Filarmonica di New York, pubblicamente insultato dal ministro della cultura sovietico e sdegnato da questo comportamento: «Ma che dice? Che cosa c’entrano qui i ministri? Che importanza vuole che abbia! L’artista dialoga con Dio, e Questi gli offre svariati soggetti perché abbia di che scrivere. Può essere una commedia o una farsa, come nel suo caso. O anche una tragedia. Ma tutto è materiale che l’artista può impiegare nel suo lavoro».

Pasternak è stato un simbolo per intere generazioni in Russia, in quanto testimone che, se la vita è, al fondo, un dialogo ininterrotto con Dio, tutto ciò che accade assume il valore di una positività e di una bellezza. Al funerale di Pasternak, nel maggio 1960, a portare il feretro saranno giovani scrittori tra cui Sinjavskij e Daniel’, segno di una staffetta ideale che continua ancor oggi. Ol’ga Sedakova, una delle voci più suggestive della poesia russa dei nostri giorni, ricorda che per lei e la sua generazione gli scritti di Pasternak «suonavano come lettere apostoliche»; erano scritti temuti e vietati dal regime, circolavano esclusivamente attraverso i canali clandestini del samizdat...

Poeta, traduttore, scrittore, lungo tutto il suo itinerario esistenziale e artistico Pasternak ha sviluppato un unico grande tema, la Vita. Una Vita che può assumere anche altri nomi. Il primo di essi è Verità. Ma anche Eternità, Immortalità e così via. La Vita, intesa non come l’oggetto, bensì come l’interlocutore del pensiero. Il titolo della mostra – che vuole appunto sottolineare questo aspetto – è tratto da una poesia dello stesso Pasternak, che dà anche il titolo a una delle sue più famose raccolte di versi.

La mostra – in cui pannelli di testo e di foto si alterneranno a momenti di recitazione, proiezione e dialogo – si snoderà intorno a tre personaggi emblematici per Pasternak: Amleto, Faust e il dottor Živago. I primi due Pasternak frequentò a lungo come traduttore di Shakespaere e di Goethe, e l’ultimo è protagonista del grande romanzo che gli valse nel 1957 l’assegnazione del Nobel (che fu costretto a rifutare per timore di gravi ritorsioni da parte del regime sovietico).
Amleto (cui è dedicata anche la prima poesia del ciclo «Il dottor Živago»), è l’emblema dell’uomo che fa ingresso nella vita, consapevole di una responsabilità e di un sacrificio che gli vengono dall’essere «mandato». Faust è l’uomo che cerca di «strappare» un brandello di felicità con le proprie forze. Il dottor Živago (il nome in russo ha la stessa radice di «vita»), è il superamento della tentazione faustiana e il compimento dell’attesa di Amleto.


A cura di Adriano Dell’Asta e Giovanna Parravicini.
Con la collaborazione di alcuni di studenti dell'Università Cattolica e statale di Milano e con studenti russi di varie Università.

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